Ve lo metto sotto perchè sotto paywall. Se fosse vero per la metà sarebbe già abbastanza allarmante. Poi va beh...mancano nomi e cognomi ecc, ma detto questo dubito che sguazziamo nel jet fuel.
Cherosene per gli aerei, sale l’allarme per i voli a rischio in Europa: solo due Paesi con riserve fino a 90 giorni
di Leonard Berberi
Senza nuovi rifornimenti in pericolo l’estate dei viaggi. Ci sono Stati europei che hanno al massimo 8-10 giorni di riserve prima di interrompere i voli
La situazione sul carburante per gli aerei in Europa è più critica di quanto emerso finora. Con il jet fuel attuale che dovrebbe finire tra la seconda e la terza settimana di maggio — includendo gli ultimi carichi via mare arrivati dal Golfo Persico —, le riserve strategiche del Vecchio Continente rischiano di essere insufficienti a consentire i voli in piena estate in diverse aree. Soltanto due Paesi avrebbero cherosene d’emergenza per 90 giorni, mentre la maggior parte non supererebbe una crisi più lunga di 30 giorni. Alcuni Stati avrebbero addirittura 8-10 giorni di autonomia, prima di restare a secco. È quanto apprende il
Corriere da tre fonti comunitarie a conoscenza della situazione.
Le incognite
È una questione talmente delicata che le bocche, in via ufficiale, restano cucite. A Bruxelles sperano che la tregua tra Usa e Iran regga, così da consentire la ripresa dei movimenti delle navi cisterna attraverso lo Stretto di Hormuz. «Il rischio di una carenza di cherosene in Europa è passato da virtuale a reale in pochi giorni», spiega una delle fonti. «Al netto dei Notam, i bollettini aeronautici, depositati da alcuni aeroporti italiani, ci sono altri scali del continente che da giorni registrano sofferenze nei quantitativi di jet fuel senza darne notizia ufficiale», sostiene un’altra.
Il fabbisogno importato
Il
Corriere ha potuto visionare delle comunicazioni tra fornitori di jet fuel e aviolinee: in alcuni scali si parla di quantitativo massimo imbarcabile (5 mila chilogrammi) per velivolo o di impossibilità a rifornire gli aerei privati per dare priorità ai voli di linea. L’Europa importa dal Golfo Persico il 43% del suo fabbisogno annuale di carburante per l’aviazione. Con lo stop al passaggio delle petroliere nell’area, il continente si ritrova con un calo drastico dei volumi disponibili alla vigilia del picco del traffico.
I limiti strutturali
A rendere il quadro ancora più delicato è il fatto che l’attività di raffinazione negli impianti europei è già al massimo, quindi fisicamente non c’è la possibilità di aggiungere ulteriori quote di produzione in estate, confermano le tre fonti. Maggio diventa così un periodo cruciale. Se non dovessero arrivare altre navi dal Golfo Persico potrebbero scattare prima le attività di prelievo dalle riserve strategiche e poi lo stop alle forniture di cherosene negli aeroporti di alcuni Paesi. Ad avere pochi giorni di disponibilità sarebbero diversi Stati dell’Est Europa, ma anche alcuni di piccole dimensioni nella parte occidentale del continente, proseguono le fonti.
La situazione dell’Italia
Da quanto si apprende l’Italia avrebbe riserve per 30-60 giorni. In un’intervista a questo giornale il presidente di Assaeroporti, Carlo Borgomeo, ha detto che il carburante per aerei nel nostro Paese c’è sicuramente «fino alla fine di maggio». «Sono molto preoccupato dalla situazione attuale, anche perché non sembra esserci senso di urgenza a Bruxelles, ma nemmeno l’ombra di una direzione chiara», confida una delle fonti. «Ci era stato detto che le riserve strategiche erano significative, ma solo una piccola parte è dedicata al jet fuel».
I tavoli riservati
Negli ultimi confronti con i funzionari comunitari i proprietari delle petroliere hanno fatto sapere che non è sufficiente che Hormuz riapra in modo stabile, ma è necessario che anche il costo per assicurare le navi cisterna si riduca. Non solo. Dopo la ripresa dei transiti, serviranno diverse settimane — tra riposizionamento e tragitto — prima che le cisterne possano arrivare in Europa con i loro carichi di jet fuel. Le petroliere di grandi dimensioni potrebbero impiegare due mesi.
Nei prossimi giorni
Con il Medio Oriente al momento non in grado di rifornire di cherosene l’Europa e l’Asia che si tiene in casa la produzione — pur avendo enormi capacità di raffinazione —, l’unica alternativa per il Vecchio Continente è rappresentata dagli Stati Uniti. «Ma bisogna vedere a quale prezzo e a quali condizioni», sottolineano le fonti. Nei prossimi giorni Bruxelles proverà a raccogliere numeri aggiornati sulla quantità di jet fuel realmente presente. «L’Europa deve pensare a un piano che tenga conto di eventuali misure di mitigazione — concludono le fonti — e che abbia chiaro come deve essere allocato il cherosene tra i Paesi».