Il punto è che stai leggendo quel documento come se fosse un piano industriale libero, quando in realtà è prima di tutto un atto negoziale con la Commissione UE pieno di vincoli sulla discontinuità economica.
Sul tema flotta, ci sono tre cose che secondo me stai semplificando troppo:
1) I “52 aerei ex-Alitalia” non sono un target da raggiungere, ma un tetto massimo dentro un perimetro imposto dalla Commissione.
ITA non poteva semplicemente “prendersi” la flotta AZ: doveva acquisire asset a condizioni di mercato e soprattutto dimostrare discontinuità. Il fatto che oggi siano meno non è una deviazione, è coerente con quel vincolo.
2) Stai trattando come vincolo quello che nel documento è scenario di piano.
La quota di aerei owned vs leased non è un obbligo imposto dalla Commissione, ma un’ipotesi industriale. E per una newco il leasing (specie sui widebody) è la scelta più standard per contenere CAPEX e mantenere flessibilità, non il contrario.
3) Sul rinnovo flotta stai proprio invertendo causa ed effetto.
La Commissione ha imposto:
- discontinuità economica netta
- riduzione del perimetro
- modernizzazione con aeromobili più efficienti
Non a caso nelle motivazioni della decisione si parla esplicitamente di una compagnia con struttura più sostenibile e flotta di nuova generazione fuel-efficient.
Quindi il “rifarsi la flotta” non è una scelta arbitraria e dispendiosa: è parte del modo in cui dimostri di NON essere Alitalia.
Sul tema sostenibilità: non è un vincolo numerico tipo “devi comprare X aerei nuovi”, ma è chiaramente un pilastro del piano approvato, e infatti tutta la strategia ITA si basa sul rinnovo della flotta proprio per ridurre consumi ed emissioni.
4) Wet lease e regional: qui hai un punto, ma anche qui manca il contesto.
ITA parte con perimetro ridotto, senza obblighi di continuità operativa su tutto il network AZ e con l’obiettivo di arrivare rapidamente alla vendita: usare wet lease in fase transitoria è discutibile, ma non è fuori logica.