Aeroporti, il piano del Mit: voli intercontinentali a Milano Linate (ma solo in classe Business)
Il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti apre alla possibilità di avviare i voli intercontinentali da Milano Linate, in particolare con New York. A patto che gli aerei a fusoliera stretta abbiano al loro interno soltanto poltrone di classe Business. La clamorosa svolta — per un aeroporto cittadino che oggi per decreto ha un limite geografico sui collegamenti — si trova relegata in una frase di poche righe dentro il «Piano nazionale degli aeroporti».
Il documento
Un documento di 126 pagine che punta a «ridisegnare il perimetro d’interesse dell’aviazione civile da oggi al 2035», annunciato in pompa magna dal dicastero nei giorni scorsi, ma ancora riservato, consultato da pochi (che l’hanno ricevuto in formato cartaceo, nessun file digitale) e di cui il Corriere ha avuto copia dell’ultima versione della sua bozza. Al suo interno c’è anche un riferimento al city airport milanese che si trova a 12 minuti di metropolitana da piazza Duomo.
«Voli oltre i 1.500 chilometri»
Linate «potrebbe essere aperto a nuove rotte extra Ue anche oltre i 1.500 chilometri», si legge nel Piano. È la prima volta che un concetto del genere finisce in modo così netto. Ma queste rotte, precisa il documento, devono essere «operate esclusivamente con velivoli in configurazione business da compagnie legacy», cioè quelle tradizionali. Non jet privati, insomma, ma proprio voli di linea.
Le ragioni
Il motivo di questa svolta? «Per assicurare ai vettori aerei una maggiore efficienza e una più ampia scelta nel definire i loro servizi di linea conformemente ai diversi profili di domanda dei passeggeri, in modo trasparente e sulla base di criteri oggettivi». Come a dire: consentire alle compagnie di trasportare direttamente nel cuore di Milano la clientela «premium».
I vincoli giuridici
Perché ci siano i voli intercontinentali da Linate, sottolinea il Piano, bisogna però cambiare le leggi. Si dovrebbe «superare il decreto 01/09/2022 del ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile». Quel decreto — chiamato anche «Giovannini», dal nome dell’ex ministro — è stato autorizzato dalla Commissione europea e regola la ripartizione del traffico nel sistema aeroportuale milanese (Malpensa, Linate, Bergamo).
Il decreto Giovannini
Per Linate stabilisce tre cose. La prima: i vettori possono operare soltanto rotte punto a punto. La seconda: i collegamenti potranno essere effettuati con aeromobili a corridoio singolo (come gli Airbus A220, A320, i Boeing 737). La terza: ci possono essere soltanto voli con altri aeroporti Ue, oppure di Stati che hanno accordi con l’Unione, purché entro un raggio di 1.500 chilometri. Un modo per consentire, per esempio, i collegamenti con il Regno Unito.
Il tetto ai movimenti orari
C’è, poi, un altro aspetto tecnico: Linate ha, sempre per decreto, un limite di movimenti orari: massimo 18 (tra arrivi e partenze). Limite che il Piano non tocca. Dal momento che lo scalo è intasato — c’è una lunga lista d’attesa di vettori che vorrebbero entrare — per effettuare i voli intercontinentali dovranno essere sacrificate alcune frequenze sui collegamenti nazionali e internazionali.
Un mercato ricco
I numeri sono rilevanti. Secondo i dati forniti al Corriere dalle piattaforme specializzate, nel 2025 oltre 119 mila persone hanno viaggiato nelle classi Prima e Business tra Linate (ovviamente con scalo negli hub europei)/Malpensa e gli aeroporti di New York. Una media di 327 persone al giorno (in entrambe le direzioni). La tariffa media è stata di 2.450 dollari, a tratta, per oltre 292 milioni di ricavi.
L’impatto su Malpensa
Queste cifre spiegano perché la rimozione dei limiti a Linate drenerebbe traffico premium dall’altro aeroporto di Milano, quello di Malpensa. E gli addetti ai lavori fanno notare che i paletti erano stati messi anche — e soprattutto — per aiutare proprio Malpensa a decollare, dopo anni di difficoltà causate in particolare dalla crisi di Alitalia. Lo stesso via libera Ue scrive che i limiti di Linate sono pensati «nell’ottica del pieno dispiegamento delle potenzialità di sviluppo di Malpensa quale hub».
Le possibili rotte
Il toto-rotte però non prevede soltanto i voli diretti con New York. Con un Airbus 321neo a 70-80 poltrone Business, per esempio, si possono raggiungere anche Boston, Montreal, Toronto, Dubai, Doha, Riyadh, Delhi e Mumbai, Lagos e Dakar. Con la versione Xlr dell’A321 — usata oggi per i voli intercontinentali per esempio a Madrid (con Iberia) — si può arrivare a Washington, Chicago, Miami, Nairobi.
Chi potrebbe volare
Ma chi potrebbe essere interessata a questa «apertura» ai voli intercontinentali a Linate? Innanzitutto Ita Airways che, assieme al resto del gruppo Lufthansa, nel city airport ha una quota di mercato del 52% dei voli programmati per l’intero 2026, stando ai dati forniti dalla piattaforma specializzata Cirium. Tempo fa anche Air France-Klm ha mostrato interesse, come ha riferito al Corriere il ceo del gruppo Ben Smith.
I requisiti a bordo
Nessuno di questi vettori ha al momento gli aerei a corridoio singolo con la configurazione interna tutta Business. E, sempre che la modifica al decreto passi anche a Bruxelles, ci vorrà tempo prima che si possano effettuare questi voli. Chi è già pronto e volerebbe sulla rotta Linate-New York è l’aviolinea francese La Compagnie che ha già due A321 con solo 76 poltrone a bordo e che opera già tra Malpensa e la Grande Mela.
Il dettaglio è contenuto del «Piano nazionale degli aeroporti»: collegamenti di linea, con aerei a corridoio singolo. L’impatto su Malpensa e il valore di mercato
www.corriere.it
La Compagnie dovrebbe avere dei 321 all Business da una settantina di posti che fanno la spola tra Malpensa e New York
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