Per il centenario di Lufthansa, il CEO Carsten Spohr sottolinea la necessità di affrontare la prossima crisi, vista la debolezza del settore a causa del conflitto tra Iran e Israele. La compagnia punta su ITA Airways, controllata italiana del gruppo, come modello di efficienza. Nata dalla rifondazione di Alitalia, ITA ha riformato costi e struttura, guidata da Fabio Lazzerini, con risultati notevoli in poco tempo.
Nel giorno del centenario della storica compagnia di bandiera tedesca, lo scorso 15 aprile, la festa in casa Lufthansa si è consumata tra celebrazioni e nervi tesi. All’Hangar One di Francoforte, il CEO Carsten Spohr ha accolto gli invitati insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha definito il gruppo un pilastro dell’economia nazionale e un attore rilevante per la sicurezza del Paese. Fuori, però, la realtà del settore bussava alla porta, con le proteste dei sindacati e scioperi. Spohr ha scelto il basso profilo, lasciando da parte il tema sindacale per concentrare l’attenzione su ciò che lo attende: una “prossima tempesta” che, a suo dire, “farà davvero male”.
La tempesta è in arrivo su tutto il comparto. Il conflitto tra Iran e Israele, che inizialmente sembrava penalizzare soprattutto i vettori del Golfo, sta deprimendo l’intero settore. Il cherosene rincara, e gli analisti avvertono che il brand Lufthansa, cuore del gruppo, potrebbe essere quello più esposto, fino a ipotizzare un risultato peggiore rispetto ai tempi del Covid, ed è tutto dire. La divisione passeggeri del marchio principale viene considerata molto poco efficiente: secondo dati interni, gli equipaggi di corto raggio di CityLine volano in media 45 ore al mese, contro le 70 ore circa della nuova controllata italiana ITA Airways.
L'ex Alitalia ed ex compagnia di bandiera, entrata nel gruppo all’inizio del 2025, sembra essere diventata il modello da imitare, secondo molti analisti tedeschi. Come scrive in un articolo l'autorevole rivista economica tedesca Wirtschaft Woche, Spohr ha indicato ITA come seconda fonte di contributo ai risultati dopo Swiss. "Nel 2020, con Bruxelles indisponibile ad autorizzare nuovi aiuti di Stato - si legge - il governo italiano scelse la via della rifondazione, affidando a Fabio Lazzerini, allora nel board di Alitalia, la guida del nuovo vettore. La scelta si rivelò felice. Con un team di una trentina di pianificatori, il manager, di formazione informatica, riuscì a realizzare l’obiettivo che ogni dirigente del settore sogna: un’azienda senza zavorre ereditate dal passato. La prima mossa fu la modernizzazione dei sistemi. Poi Lazzerini selezionò dalle macerie di Alitalia il meglio. Il risultato fu una struttura con costi unitari, in molte aree chiave, inferiori perfino della metà rispetto al passato. In undici mesi la procedura d’insolvenza fu chiusa; nell’ottobre 2021 ITA decollò con 52 aeromobili e circa 2.800 dipendenti".
Il resto della storia lo conosciamo, anche se lo scenario potrebbe complicarsi a causa della crisi energetica globale. E poi, Lufthansa, la casa madre, vola più di prima ma incassa meno per passeggero, e i miglioramenti contabili non nascondono la fatica operativa del marchio.
Alla vigilia di una nuova crisi del settore, il gruppo tedesco punta su ITA Airways per rilanciare efficienza e margini. La controllata romana cresce più veloc…
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