Ita mantiene la rotta
di Angela Zoppo
Più della guerra e del caro-carbure su conti 2026 pesano 150 milioni di extra-costi per i guai dei motori Pratt & Whitney
L’ad Eberhart prepara i legali e rassicura: l’obiettivo resta il pareggio
In un anno carico di turbolenze Ita Airways mantiene la rotta verso il pareggio operativo. «L’obiettivo resta alla nostra portata, anche se dipenderà da alcuni fattori esterni», premette Joerg Eberhart, amministratore delegato della compagnia, intervistato da Milano Finanza. «Oggi lo scenario è migliorato, con minori tensioni in Medio Oriente e prezzi del carburante più favorevoli. Resta però aperta la questione del risarcimento da parte di Pratt & Whitney per i problemi ai motori, che ci hanno costretto a lasciare a terra parte della flotta e affrontare costi imprevisti».
Domanda. Farete causa a Pratt & Whitney?
Risposta. Abbiamo cercato di raggiungere un accordo, ma la posizione di Pratt & Whitney è ancora molto lontana dalle nostre richieste. Ci hanno stimato supera i 150 milioni di dollari per questo ci stiamo preparando a un’azione legale. Nel frattempo il problema si è esteso e riguarda anche la camera di combustione. Oggi abbiamo quasi una ventina di aeromobili narrow body fermi a terra. È una situazione che interessa l’intero settore, con oltre 6 mila motori coinvolti nel mondo e una disponibilità molto limitata di propulsori di ricambio. Per noi significa continuare a sostenere costi di leasing, manutenzione e conservazione degli aeromobili, oltre a quelli degli equipaggi che volano meno, mentre i tempi di revisione possono arrivare fino a 10-15 mesi.
D. Come avete gestito la crisi del carburante?
R. La cosa più importante è stata mantenere la calma senza dare peso agli allarmismi diffusi in quei momenti e trasferendo questa sensazione di tranquillità e sicurezza ai nostri dipendenti. Non abbiamo mai avuto problemi di approvvigionamento e la politica di copertura, che interessa ancora l’80% del nostro fabbisogno di Jet A-1 per quest’anno, ci ha consentito di contenere l’impatto dell’aumento dei prezzi. Non abbiamo dovuto ridurre il network né cancellare voli per ragioni economiche. Le uniche sospensioni hanno riguardato alcune destinazioni in Medio Oriente, come Tel Aviv, Dubai e Arabia Saudita, esclusivamente per motivi di sicurezza. Tel Aviv è già tornata operativa. L’impatto economico della crisi è di qualche decina di milioni di euro e riteniamo di poterlo recuperare nei prossimi mesi.
D. Come stanno andando le prenotazioni estive e quali sono i piani per la rete?
R. Siamo soddisfatti. Nonostante la riduzione di capacità dovuta agli aeromobili fermi i voli stanno registrando riempimenti molto elevati, soprattutto sul lungo raggio. In questa fase la priorità è garantire puntualità, regolarità e ridurre al minimo le cancellazioni, in un estate caratterizzata da aeroporti congestionati. Houston, inaugurata a maggio, sta dando ottimi risultati, così come il resto del network verso Stati Uniti, Sud America e Giappone. Entro fine anno puntiamo inoltre ad aprire Caracas, compatibilmente con la situazione in Venezuela.
D. Venendo a Lufthansa, quando si completerà il passaggio al 90% di Ita?
R. Lufthansa ha esercitato l’opzione per acquisire il restante 49% e ha comunicato la decisione al Ministero dell’Economia a inizio giugno. Il trasferimento delle azioni diventerà però efficace solo tutte le autorizzazioni delle autorità competenti, comprese quelle in Europa e Stati Uniti. Se i tempi saranno rispettati, il processo potrà concludersi entro gennaio 2027.
D. I tempi influenzano l’iter di integrazione?
R. Abbiamo già realizzato tutto ciò che era possibile con Lufthansa nella veste di azionista di minoranza. I clienti possono già utilizzare Miles & More, beneficiare delle voli in codeshare e di un maggiore coordinamento operativo tra i vettori del gruppo. La fase successiva sarà l’integrazione commerciale, con l’utilizzo dei sistemi Lufthansa per le attività di vendita, revenue management e gestione della disponibilità dei posti. Questo passaggio potrà avvenire solo dopo il completamento dell’operazione societaria e i via libera regolatori. Successivamente potremo entrare anche nella joint venture transatlantica con Lufthansa, United Airlines e Air Canada. Una delle iniziative più importanti è il cambiamento di cultura aziendale. Il personale di Ita ha fatto un grande lavoro negli ultimi 5 anni, gestendo la fase di startup e concentrandosi sull’operatività aziendale. Ora stiamo lavorando per sviluppare uno spirito e un atteggiamento più imprenditoriali, perché si sentano tutti coinvolti nel portare avanti la compagnia come se fosse un’impresa familiare.
D. Che bilancio fa dell’ingresso in Star Alliance?
R. È un passaggio molto importante. Siamo già entrati nella joint venture con Ana e Lufthansa sul Giappone e continuiamo a rafforzare il network con accordi commerciali con vettori come Volotea, Aeritalia e Dat così da alimentare il traffico di lungo raggio attraverso l’hub di Roma.
D. E il brand Alitalia?
R. Ita resterà il nostro marchio e continueremo a investire sulla sua crescita. Alitalia conserva un valore storico ed emotivo molto importante. Vorremmo valorizzarne il patrimonio di divise, fotografie, filmati e materiali d’archivio, rendendolo fruibile al pubblico. Ne abbiamo parlato anche col ministro della Cultura, perché rappresenta una parte significativa della storia dell’aviazione italiana.
D. Come vede il consolidamento nei cieli europei e il futuro di EasyJet?
R. Tra i vettori tradizionali il consolidamento è già molto avanzato ed è destinato a proseguire. Compagnie come Tap e Lot potrebbero entrare in gruppi più grandi. Tra le low cost Ryanair, Wizz Air ed EasyJet hanno ancora piani di crescita molto ambiziosi, ma non è detto che il mercato possa sostenerli tutti. Le prime due dispongono di una struttura di costi più competitiva, mentre EasyJet opera con un modello più oneroso e, a mio giudizio, è il player più esposto. Quanto alle voci di una possibile acquisizione, se un investitore finanziario la valutasse per valorizzare i contratti di leasing e successivamente i singoli asset, il ragionamento economico potrebbe avere una logica. Naturalmente tutto dipenderebbe dal prezzo dell’operazione.
La strategia per mantenere la rotta verso il pareggio operativo, più della guerra e del caro-carburante, sui conti 2026 pesano gli extra costi per i problemi dei propulsori Pratt & Whitney. Il consolidamento nei cieli europei? Non è ancora finito
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