Premesso che sono ultra-europeista, non è solo questione di sicurezza: l'ingresso nell'UE dell'Ucraina dovrebbe avvenire comunque a seguito di tutta una serie di riforme sul piano politico, economico, sociale, dei diritti civili, anticorruzione, ecc. Molti dei parametri sarebbero difficili da raggiungere in una situazione normale, figuriamoci in un (purtroppo ipotetico) periodo di ricostruzione post-guerra. Per citare un precedente storico, nei primissimi anni '90 mi trovavo molto spesso nella neonata Croazia, e già si fantasticava ovunque su un'adesione pressoché immediata alla UE, che però è arrivata solo nel 2013, con il processo di adesione iniziato nel 2005, 10 anni dopo la fine delle ostilità. La vicina Slovenia, che a parte qualche scaramuccia, dopo la scissione non era coinvolta nel conflitto, comunque entrò nel 2004.
A meno, certo, che qualcuno non decida di rimettere in discussione tutte le regole (le stesse che precludono l'accesso a Turchia e ai balcanici rimasti fuori) e fare un'eccezione per l'Ucraina, cosa che però darebbe una mazzata (finale?) all'unità europea, intesa come come "casa comune" e non solo in senso burocratico-finanziario.