Provo a ragionare un po' non sulla notizia in sé, ma sul come viene data nonchè sul come sia possibile ridurre i voli.
Berberi sul Corriere tira giù il solito articolo insulso, e l'insulsaggine è aumentata dal titolista dell'articolo (sull'on line, spesso è l'estensore dell'articolo; ma non so come opera il Corriere per iil sito). Il titolo è:
Crisi cherosene, i piani di emergenza delle compagnie aeree: tagli il martedì e mercoledì, stop ai voli all'ora di pranzo e alle rotte brevi
catenaccio (sottotitolo): Cosa prevedono le prime bozze nel caso dovesse iniziare a mancare il jet fuel in Europa
Il pezzo è basato al 90% su una intervista a Michael O'Leary. In coda una dichiarazione di Apostolos Tzitzikostas, commissario europeo ai trasporti.
Penso che abbiate sentito parlare delle "Five Ws" del giornalismo anglosassone, ma che sono un paradigma per la professione giornalistica di qualsiasi parte del mondo: Who, What, When, Where, Why. Ora, un pezzo che omette il "when" e il "where" per me si squalifica in partenza. Poi si parla di "compagnie aereee", ma in realtà ne viene citata una ed una sola, che ha un modello di esercizio differente da quello delle cd legacy. Anche la dichiarazione del commissario europeo non è datata.
Insomma, il valore informativo del pezzo è ben poco: quasi tutte ovvietà acchiappaclick. Per lo meno Berberi avanza qualche dobbio sul fatto che tagliando i voli siano possibili le riprotezioni: forse vuol dire che il cliente Ryanair è price-sensitive, quindi se aumenteranno i costi dei bigliettti volerà meno e ci sarà bisogno di meno riprotezioni? Ci sta. Ma MOL nelle sue dichiarazioni ben si guarda dall'avanzare questa ipotesi.
Passando poi al Fatto Quotidiano, abbiamo come titolo
Ryanair pronta a tagliare i voli di martedì, mercoledì e sabato: “Inizieremo dalle rotte meno redditizie, sacrificabili gli aerei di metà giornata”. Il piano d’emergenza
e catenaccio Dall'eliminazione delle partenze a metà giornata alla cancellazione delle rotte domestiche a favore dell'alta velocità ferroviaria. Le bozze dei piani di emergenza rivelate al Corriere della Sera dall'ad della low cost e dai vertici del settore
Il pezzo del Fatto è una riscrittura di quello del Corriere. Almeno speriamo che sia stato steso a mano e non con ChatGPT, Gemini et similia. Vale per Corriere come per Fatto: le dichiarazioni di O'Leary sembrano tutto fuorché una bozza dei piani di emergenza. Solo dichiarazioni rilasciate in una intervista e non in una conferenza stampa dove vengnono presentate comunicazioni ufficiali. E parla un solo capo azienda, non "i vertici del settore"
Sono sicuro che nelle pianificazioni delle varie linee aeree ci sia già qualcosa in stato avanzato di elaborazione, e che è ovvio che ad essere sacrificate saranno le relazioni con minore redditività. Mi aspetto che la legacy possano concentrare le operazioni sugli hub tagliando i feeder agli hub: mi spiego, i voli Italia - Germania di AZ/LH saranno concentrati su Milano e Roma per l'Italia, Monaco e Francoforte per la Germania; i Bologna - Monaco/Francoforte o Amburgo - Milano/Roma (ad esempio) saranno segati ed i passeggeri di Bologna ed Amburgo dovranno raggiungere gli hub via terra. Questo è molto meno fattibile, però, per le low cost che fanno voli point-to point: i voli Ryanair per Tirana da aeroporti italiani non insulari sono 15, salvo errori: se il criterio sarà tagliare quelli meno redditizi, la pianificazione dei giri macchina e turni equipaggi diventerà ben complicata, con inevitabili soste di aerei mentre gli spostamenti per aeroporti magari non molto serviti dai trasporti di terra potrebbero non essere agevoli.