Tutto nasce una domenica piovosa nell’aprile 2025 quando, preso dalla noia, controllo il sito del South Africa Parks per vedere se vi fosse per caso disponibilità per l’Otter Trail. Quest’ultimo, un trek di circa 42km su 5 giorni lungo la costa del Western Cape in Sud Africa, è tra i piú contingentati al mondo, con solo 12 trekkers ammessi al giorno. Il motivo è che il percorso è obbligato cosí come lo sono i pernottamenti nei rifugi, che hanno capienza per appunto solo 12 persone. Non è ammesso il campeggio.
Trovo due posti per febbraio 2026, che corrisponde all’estate australe (quindi il periodo migliore). In poco tempo trovo anche un altro sodale per un viaggio che - con un anno o quasi di anticipo - non sappiamo si realizzerà. Ma cosí sarà alla fine, e si parte destinazione Cape Town in un soleggiato pomeriggio di febbraio, con scalo a ZRH e poi CPT (i voli diretti per CPT erano tutti completi quando abbiamo finalmente preso i biglietti a fine 2025).
FCO-ZRH
LX1733 (operated by Helvetic)
E195 HB-JVP
20.15-21.50 (20.22-21.55)
Non ho molto da documentare sul feeder per ZRH, operato da Helvetic su un vecchio ERJ che mostra la sua età. Con 50min di transfer a Zurigo, la coincidenza è rischiosa ancora di più per il bagaglio e quindi decido di portare lo zaino e gran parte dell’essenziale per il trek come bagaglio a mano anche se supero ampiamente le misure del bagaglio a mano. Ma il volo non è pieno e non ci farà caso nessuno.
Il volo imbarca in orario e parte con qualche minuto di ritardo che recupereremo in volo.
Swiss credo sia l’unica compagnia che consente di preselezionare il pasto anche sui voli di corto raggio come questo, tra una scelta di (se ricordo bene) almeno sei proposte. Scelgo un tataki di tonno con soba noodles, che si rivelerà ottimo. Formaggio e dolce invece sono comuni a tutti.

Atterriamo a ZRH in orario ma LX nel frattempo ha anticipato il volo di 10 minuti e quindi la connessione è ancora più stretta. Forse per questo motivo all’uscita dall’aereo troviamo un addetto della compagnia con un cartello con scritto JNB (ce n'è anche un altro che aspetta pax per HKG) che ci accompagnerà con un transfer dedicato prima a una postazione separata per il controllo passaporti e poi direttamente al Terminal E, dove l’imbarco è già iniziato.

Nel frattempo l’Airtag mi dice che anche il bagaglio è arrivato sottobordo. LX e ZRH si confermano molto affidabili.
ZRH-JNB
LX242
A340-300 (HB-JMI)
22.40-10.30 (22.30-10.12)
Il volo è pieno in qualsiasi ordine di posto. Il volo è operato da un A340-300 (aka il marcione) che nonostante la tenera età di quasi 22 anni di onorato servizio LX ha completamente riconfigurato e mantenuto in maniera impeccabile. Nessuno, eccetto un avgeek, noterebbe la differenza.
Stacchiamo precisamente alle 10.30 e decolleremo una decina di minuti dopo per il volo che taglierà in verticale tutta l’Africa in dieci ore.

Nonostante la cabina piena il servizio è ottimo. Come spesso accade su Swiss l’AV chiede se preferisca parlare tedesco, inglese o francese. Finiremo per comunicare in francese.
A terra per guadagnare tempo viene servito l’aperitivo con tre assaggi diversi.

La cena è abbastanza elaborata ma con porzioni giuste e tempi ottimamente gestiti. Il tutto si conclude in circa due ore e mezza dopo il decollo, non facile se si considerano tutte le portate e in generale la complessità del servizio. Tutte le foto sono sul thread del catering.

Mentre mi cambio in bagno l’AV prepara il letto, la poltrona reclinata con le porte chiuse si presenta così.


Il marcione intanto procede a velocità decente grazie a forte vento a favore.

Dormo come un sasso per circa sei ore e mi sveglio che stiamo sorvolando il confine tra Namibia e Botswana.

Frattanto il marcione ha parecchio rallentato la corsa…

Chiedo un tè che mi viene portato subito con tazzina vuota bollente (questa è una new entry).

Poi, mezz’oretta dopo, l’AV mi chiede se sono pronto per la colazione, che prevede varie scelte fredde e due piatti caldi.

Terminata la colazione la cabina viene preparata per l’atterraggio, che avviene con 30 minuti di anticipo. Non è facile fotografare la poltrona ma ci provo.


Un'occhiata all’amenity kit, una borsa mi sembra disegnata per contenere un tablet sullo stile di quelle di AZ della ormai ex Magnifica, solo più grande. Il contenuto è nella norma ma altre cose si possono richiedere a parte.


A JNB la coda ai passaporti non è troppo lunga ma nonostante ciò i bagagli impiegano un’eternità, non il massimo per chi ha coincidenze strette e deve sdoganare obbligatoriamente il bagaglio a JNB prima di rispedirlo sul volo nazionale. Sapendo tutto ciò in anticipo visto che credo sia il mio decimo viaggio in Sud Africa, mi sono preso un biglietto separato per CPT con coincidenza di oltre tre ore.
Ritirato il bagaglio mi incammino verso il terminal nazionale, adiacente, e faccio il check-in per il volo Safair per CPT.
Tra i vari add-on da aggiungere al biglietto c’è pure l’accesso alla Bidvest Lounge che non è nulla di che ma adeguata per un terminal nazionale. Qui mi sparo il mio primo Rooibos di una lunga serie con qualche rusk, un biscotto tipico sudafricano secco e duro come fosse fatto di malta essiccata nel Sahara ma ottimo da inzuppare nelle bevande calde.

JNB-CPT
FA121
737-800 (ZS-SJI)
13.25-15.45 (13.18-15.25)
Nulla da eccepire sul volo o sulla compagnia low-cost, 737-800 vecchiotto ma ben mantenuto, volo pieno a tappo ma imbarco gestito in maniera ordinata. A bordo c’è il BoB e ordino lo snack più sudafricano che esista, il biltong (carne secca speziata). Prezzi ragionevolissimi (come in tutto il Sud Africa, del resto).

L’atterraggio è da False Bay quindi con vista panoramica sulla città e la Table Mountain coperta dalla classica nuvola detta “tovaglia”.

All’arrivo conto almeno tre 777 BA sul tarmac.


A CPT ci attende un tempo splendido. Il vantaggio dei viaggi in Sud Africa è l’assenza di fuso orario (solo un’ora di differenza).

Visto che ci attendono 5 giorni di cibo liofilizzato, a CPT compensiamo la prima sera con una cena da Fyn, ristorante nippo-sudafricano che dicono essere uno dei migliori di tutta l'Africa.


L’indomani in programma c’è la visita medica obbligatoria (tutti coloro che vogliono intraprendere l’Otter Trail devono ottenere un certificato medico da un practitioner sudafricano a seguito di controllo medico) e poi gli ultimi acquisti per il trek, gas e quant’altro non era possibile trasportare in aereo.
Nel pomeriggio facciamo una scappata a Franschhoek, una cittadina molto pittoresca a un’ora e qualcosa da CPT fondata dagli ugonotti francesi con relativo monumento celebrativo. Nella chiesa della cittadina c’è il concerto della filarmonica di Cape Town, al quale assiste un pubblico con età media superiore agli 80 anni (e manco a dirlo, visto dove ci troviamo, tutti bianchi afrikaner).


Per lo stesso motivo della sera prima stasera ci buttiamo sul pesce in un ristorante dove non c’è un menu ma una formula unica in cui si sceglie il pesce dal bancone (a peso) che viene grigliato e servito con varie salse e contorni.


L’indomani ci incamminiamo di buon’ora facendo un pezzo di strada con Ciccio1.

Da Cape Town a Natures Valley, dove trascorreremo la notte, saranno 557km, percorsi in quasi 7 ore (con limitazioni di velocità di ogni tipo) per la maggior parte in mezzo al nulla e di una noia mortale. Ma devo dire che nelle stazioni di benzina sudafricane situate in culonia si trova l’essenziale!


Ultima notte in un letto decente e con cibo commestibile.
Giorno 1 (4.8km)
Dicevo il percorso è obbligato con partenza da Storms River e arrivo a Natures Valley. Leggendo sul webbe tutti raccomandano di lasciare la macchina a Natures Valley dove c’è un parcheggio recintato (siamo pur sempre in Sud Africa) in modo da trovartela all’arrivo, e di farti portare da un taxi a Storms River, e cosí facciamo.
Il primo giorno non è molto impegnativo, occorre presentarsi entro le 14 nel centro dei ranger di Storms River, pagare una fee di circa 80 euro (oltre al centone pagato quando prenoti).

Ti fanno un rapido briefing, con annesso studio delle basse maree in particolare nei giorni 3 e 4 in cui vanno attraversati fiumi a guado che si riversano in mare ed è essenziale arrivare in bassa marea. Questa ovviamente va a culo e saremo fortunati: il quarto giorno è prevista alle 10.30am, con una camminata stimata dal rifugio di circa 4 ore. Quindi partenza alle 6.30am quando c’è già luce molto easy, evita di camminare con il buio, che non è il massimo anche se ovviamente siamo attrezzati anche per quello.


Oltre allo spiegone sulle maree, misuri il peso dello zaino (che non deve essere superiore al 20% del corpo) e in teoria ci sarebbe un filmato da vedere ma non riusciamo a far funzionare la TV. Quindi si parte.
La camminata è molto tranquilla ma perdiamo subito il sentiero e, peggio ancora, ci portiamo dietro una coppia di indiani (fino a metà percorso del giorno 1 il trek è accessibile a tutti, poi un cartello dice che da quel punto solo gli Otter Trailers sono autorizzati). Per fortuna, essendo un tracciato essenzialmente solo costiero, lo recuperiamo subito.
Panorami del primo giorno.


E il primo giorno è andato. Si inizia con il cibo liofilizzato (portato nello zaino in quantità sufficiente) che ci accompagnerà per tutti e 5 i giorni. Quello è l’aspetto peggiore di tutta l’avventura, tutto il resto si sopporta molto meglio. Familiarizziamo anche con gli altri compagni di viaggio, che saranno in tutto 8 e non 10, tutti sudafricani: due coppie di settantenni (di cui una al suo quarto Otter Trail!) nonché un gruppo di 4 boeroni/e che vedremo poco perché avranno tempi molto sfasati e trascorreranno le serate in allegria a giudicare dalle risate e dall’odore di dagga (la cannabis locale).
Giorno 2 (7.9km)
Albeggia.

Panorami vari. La sensazione di quiete, con l’unico rumore delle onde che si rompono sulle rocce, è meravigliosa (ndr: non ci sarà campo per tutti e 5 i giorni).


Ad un certo punto c’è l’opzione di scendere fino in spiaggia.

Si risale e vista dall’alto si presenta cosí

Il sentiero è un misto tra boschi e camminate in cima a promontori come questo, interamente sotto il sole.

Primo torrente da attraversare a guado, altezza vita, ce ne saranno diversi per strada.

Arrivo al secondo rifugio dopo 3 ore e mezza non troppo impegnative. I rifugi sono tutti identici, due casette con 6 letti a castello ciascuno. C’è un serbatoio di acqua piovana dal colore giallo-piscia e sapore metallico. Giurano tutti che è potabile ed in effetti non darà particolari problemi (le resistenze del mio apparato digerente le attribuisco tutte al cibo liofilizzato).


I pomeriggi si trascorrono riposando tra letture e bagni nel mare (acqua gelida). Alle 8, quando cala la notte, senza corrente elettrica, si va tutti a letto (meno i 4 boeroni di cui sopra).

Giorno 3 (7,7 km)
Altri panorami vari.

Ci imbattiamo in questi simpatici animali che ci dicono chiamarsi rock rabbit e imparentato, non so bene come, con gli elefanti. Per fortuna non incontrerò animali particolarmente ostili (a differenza degli altri che avvisteranno serpenti a loro detta - e ci credo - "scary").





Ultimo guado del giorno (visto dall’alto, il rifugio è subito dopo e visibile in basso a sinistra)


Impacchettare lo zaino è un lavoro certosino in quanto devi portarti non solo tutto l’occorrente ma anche ciò che potrebbe servire in caso di pioggia, emergenza, incidenti ecc… E poiché ti porti tutto in spalla per 5 giorni si cerca di minimizzare tutto ciò che non è necessario. La Bialetti non appartiene però a quest’ultima categoria.

[to be continued]
Trovo due posti per febbraio 2026, che corrisponde all’estate australe (quindi il periodo migliore). In poco tempo trovo anche un altro sodale per un viaggio che - con un anno o quasi di anticipo - non sappiamo si realizzerà. Ma cosí sarà alla fine, e si parte destinazione Cape Town in un soleggiato pomeriggio di febbraio, con scalo a ZRH e poi CPT (i voli diretti per CPT erano tutti completi quando abbiamo finalmente preso i biglietti a fine 2025).
FCO-ZRH
LX1733 (operated by Helvetic)
E195 HB-JVP
20.15-21.50 (20.22-21.55)
Non ho molto da documentare sul feeder per ZRH, operato da Helvetic su un vecchio ERJ che mostra la sua età. Con 50min di transfer a Zurigo, la coincidenza è rischiosa ancora di più per il bagaglio e quindi decido di portare lo zaino e gran parte dell’essenziale per il trek come bagaglio a mano anche se supero ampiamente le misure del bagaglio a mano. Ma il volo non è pieno e non ci farà caso nessuno.
Il volo imbarca in orario e parte con qualche minuto di ritardo che recupereremo in volo.
Swiss credo sia l’unica compagnia che consente di preselezionare il pasto anche sui voli di corto raggio come questo, tra una scelta di (se ricordo bene) almeno sei proposte. Scelgo un tataki di tonno con soba noodles, che si rivelerà ottimo. Formaggio e dolce invece sono comuni a tutti.

Atterriamo a ZRH in orario ma LX nel frattempo ha anticipato il volo di 10 minuti e quindi la connessione è ancora più stretta. Forse per questo motivo all’uscita dall’aereo troviamo un addetto della compagnia con un cartello con scritto JNB (ce n'è anche un altro che aspetta pax per HKG) che ci accompagnerà con un transfer dedicato prima a una postazione separata per il controllo passaporti e poi direttamente al Terminal E, dove l’imbarco è già iniziato.

Nel frattempo l’Airtag mi dice che anche il bagaglio è arrivato sottobordo. LX e ZRH si confermano molto affidabili.
ZRH-JNB
LX242
A340-300 (HB-JMI)
22.40-10.30 (22.30-10.12)
Il volo è pieno in qualsiasi ordine di posto. Il volo è operato da un A340-300 (aka il marcione) che nonostante la tenera età di quasi 22 anni di onorato servizio LX ha completamente riconfigurato e mantenuto in maniera impeccabile. Nessuno, eccetto un avgeek, noterebbe la differenza.
Stacchiamo precisamente alle 10.30 e decolleremo una decina di minuti dopo per il volo che taglierà in verticale tutta l’Africa in dieci ore.

Nonostante la cabina piena il servizio è ottimo. Come spesso accade su Swiss l’AV chiede se preferisca parlare tedesco, inglese o francese. Finiremo per comunicare in francese.
A terra per guadagnare tempo viene servito l’aperitivo con tre assaggi diversi.

La cena è abbastanza elaborata ma con porzioni giuste e tempi ottimamente gestiti. Il tutto si conclude in circa due ore e mezza dopo il decollo, non facile se si considerano tutte le portate e in generale la complessità del servizio. Tutte le foto sono sul thread del catering.

Mentre mi cambio in bagno l’AV prepara il letto, la poltrona reclinata con le porte chiuse si presenta così.


Il marcione intanto procede a velocità decente grazie a forte vento a favore.

Dormo come un sasso per circa sei ore e mi sveglio che stiamo sorvolando il confine tra Namibia e Botswana.

Frattanto il marcione ha parecchio rallentato la corsa…

Chiedo un tè che mi viene portato subito con tazzina vuota bollente (questa è una new entry).

Poi, mezz’oretta dopo, l’AV mi chiede se sono pronto per la colazione, che prevede varie scelte fredde e due piatti caldi.

Terminata la colazione la cabina viene preparata per l’atterraggio, che avviene con 30 minuti di anticipo. Non è facile fotografare la poltrona ma ci provo.


Un'occhiata all’amenity kit, una borsa mi sembra disegnata per contenere un tablet sullo stile di quelle di AZ della ormai ex Magnifica, solo più grande. Il contenuto è nella norma ma altre cose si possono richiedere a parte.


A JNB la coda ai passaporti non è troppo lunga ma nonostante ciò i bagagli impiegano un’eternità, non il massimo per chi ha coincidenze strette e deve sdoganare obbligatoriamente il bagaglio a JNB prima di rispedirlo sul volo nazionale. Sapendo tutto ciò in anticipo visto che credo sia il mio decimo viaggio in Sud Africa, mi sono preso un biglietto separato per CPT con coincidenza di oltre tre ore.
Ritirato il bagaglio mi incammino verso il terminal nazionale, adiacente, e faccio il check-in per il volo Safair per CPT.
Tra i vari add-on da aggiungere al biglietto c’è pure l’accesso alla Bidvest Lounge che non è nulla di che ma adeguata per un terminal nazionale. Qui mi sparo il mio primo Rooibos di una lunga serie con qualche rusk, un biscotto tipico sudafricano secco e duro come fosse fatto di malta essiccata nel Sahara ma ottimo da inzuppare nelle bevande calde.

JNB-CPT
FA121
737-800 (ZS-SJI)
13.25-15.45 (13.18-15.25)
Nulla da eccepire sul volo o sulla compagnia low-cost, 737-800 vecchiotto ma ben mantenuto, volo pieno a tappo ma imbarco gestito in maniera ordinata. A bordo c’è il BoB e ordino lo snack più sudafricano che esista, il biltong (carne secca speziata). Prezzi ragionevolissimi (come in tutto il Sud Africa, del resto).

L’atterraggio è da False Bay quindi con vista panoramica sulla città e la Table Mountain coperta dalla classica nuvola detta “tovaglia”.

All’arrivo conto almeno tre 777 BA sul tarmac.


A CPT ci attende un tempo splendido. Il vantaggio dei viaggi in Sud Africa è l’assenza di fuso orario (solo un’ora di differenza).

Visto che ci attendono 5 giorni di cibo liofilizzato, a CPT compensiamo la prima sera con una cena da Fyn, ristorante nippo-sudafricano che dicono essere uno dei migliori di tutta l'Africa.


L’indomani in programma c’è la visita medica obbligatoria (tutti coloro che vogliono intraprendere l’Otter Trail devono ottenere un certificato medico da un practitioner sudafricano a seguito di controllo medico) e poi gli ultimi acquisti per il trek, gas e quant’altro non era possibile trasportare in aereo.
Nel pomeriggio facciamo una scappata a Franschhoek, una cittadina molto pittoresca a un’ora e qualcosa da CPT fondata dagli ugonotti francesi con relativo monumento celebrativo. Nella chiesa della cittadina c’è il concerto della filarmonica di Cape Town, al quale assiste un pubblico con età media superiore agli 80 anni (e manco a dirlo, visto dove ci troviamo, tutti bianchi afrikaner).


Per lo stesso motivo della sera prima stasera ci buttiamo sul pesce in un ristorante dove non c’è un menu ma una formula unica in cui si sceglie il pesce dal bancone (a peso) che viene grigliato e servito con varie salse e contorni.


L’indomani ci incamminiamo di buon’ora facendo un pezzo di strada con Ciccio1.

Da Cape Town a Natures Valley, dove trascorreremo la notte, saranno 557km, percorsi in quasi 7 ore (con limitazioni di velocità di ogni tipo) per la maggior parte in mezzo al nulla e di una noia mortale. Ma devo dire che nelle stazioni di benzina sudafricane situate in culonia si trova l’essenziale!


Ultima notte in un letto decente e con cibo commestibile.
Giorno 1 (4.8km)
Dicevo il percorso è obbligato con partenza da Storms River e arrivo a Natures Valley. Leggendo sul webbe tutti raccomandano di lasciare la macchina a Natures Valley dove c’è un parcheggio recintato (siamo pur sempre in Sud Africa) in modo da trovartela all’arrivo, e di farti portare da un taxi a Storms River, e cosí facciamo.
Il primo giorno non è molto impegnativo, occorre presentarsi entro le 14 nel centro dei ranger di Storms River, pagare una fee di circa 80 euro (oltre al centone pagato quando prenoti).

Ti fanno un rapido briefing, con annesso studio delle basse maree in particolare nei giorni 3 e 4 in cui vanno attraversati fiumi a guado che si riversano in mare ed è essenziale arrivare in bassa marea. Questa ovviamente va a culo e saremo fortunati: il quarto giorno è prevista alle 10.30am, con una camminata stimata dal rifugio di circa 4 ore. Quindi partenza alle 6.30am quando c’è già luce molto easy, evita di camminare con il buio, che non è il massimo anche se ovviamente siamo attrezzati anche per quello.


Oltre allo spiegone sulle maree, misuri il peso dello zaino (che non deve essere superiore al 20% del corpo) e in teoria ci sarebbe un filmato da vedere ma non riusciamo a far funzionare la TV. Quindi si parte.
La camminata è molto tranquilla ma perdiamo subito il sentiero e, peggio ancora, ci portiamo dietro una coppia di indiani (fino a metà percorso del giorno 1 il trek è accessibile a tutti, poi un cartello dice che da quel punto solo gli Otter Trailers sono autorizzati). Per fortuna, essendo un tracciato essenzialmente solo costiero, lo recuperiamo subito.
Panorami del primo giorno.


E il primo giorno è andato. Si inizia con il cibo liofilizzato (portato nello zaino in quantità sufficiente) che ci accompagnerà per tutti e 5 i giorni. Quello è l’aspetto peggiore di tutta l’avventura, tutto il resto si sopporta molto meglio. Familiarizziamo anche con gli altri compagni di viaggio, che saranno in tutto 8 e non 10, tutti sudafricani: due coppie di settantenni (di cui una al suo quarto Otter Trail!) nonché un gruppo di 4 boeroni/e che vedremo poco perché avranno tempi molto sfasati e trascorreranno le serate in allegria a giudicare dalle risate e dall’odore di dagga (la cannabis locale).
Giorno 2 (7.9km)
Albeggia.

Panorami vari. La sensazione di quiete, con l’unico rumore delle onde che si rompono sulle rocce, è meravigliosa (ndr: non ci sarà campo per tutti e 5 i giorni).


Ad un certo punto c’è l’opzione di scendere fino in spiaggia.

Si risale e vista dall’alto si presenta cosí

Il sentiero è un misto tra boschi e camminate in cima a promontori come questo, interamente sotto il sole.

Primo torrente da attraversare a guado, altezza vita, ce ne saranno diversi per strada.

Arrivo al secondo rifugio dopo 3 ore e mezza non troppo impegnative. I rifugi sono tutti identici, due casette con 6 letti a castello ciascuno. C’è un serbatoio di acqua piovana dal colore giallo-piscia e sapore metallico. Giurano tutti che è potabile ed in effetti non darà particolari problemi (le resistenze del mio apparato digerente le attribuisco tutte al cibo liofilizzato).


I pomeriggi si trascorrono riposando tra letture e bagni nel mare (acqua gelida). Alle 8, quando cala la notte, senza corrente elettrica, si va tutti a letto (meno i 4 boeroni di cui sopra).

Giorno 3 (7,7 km)
Altri panorami vari.

Ci imbattiamo in questi simpatici animali che ci dicono chiamarsi rock rabbit e imparentato, non so bene come, con gli elefanti. Per fortuna non incontrerò animali particolarmente ostili (a differenza degli altri che avvisteranno serpenti a loro detta - e ci credo - "scary").





Ultimo guado del giorno (visto dall’alto, il rifugio è subito dopo e visibile in basso a sinistra)


Impacchettare lo zaino è un lavoro certosino in quanto devi portarti non solo tutto l’occorrente ma anche ciò che potrebbe servire in caso di pioggia, emergenza, incidenti ecc… E poiché ti porti tutto in spalla per 5 giorni si cerca di minimizzare tutto ciò che non è necessario. La Bialetti non appartiene però a quest’ultima categoria.

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