ANTEFATTO
Primi anni ‘90: come molti ragazzi dell’epoca avevo una collezione di monete e di francobolli. Un giorno, sfogliando un album/raccoglitore regalatomi per il mio compleanno, scopro l’esistenza di uno stato mai sentito prima, con una curiosa bandiera che raffigura tre gambe. Facendo qualche ricerca, che all’epoca richiedeva tempi estremamente più lunghi di adesso, scopro che si tratta di una piccola isola situata tra Gran Bretagna e Irlanda. La curiosità in qualche modo aumenta quando mio zio mi spiega che l’isola è abitata anche da gatti senza coda. L’isola di Man finisce così nella lunga lista di luoghi che vorrei prima o poi visitare.
FAST FORWARD AL 2026
Nonostante da adulto abbia avuto la fortuna di soddisfare molte delle mie curiosità geografiche di gioventù, sono ancora diversi i luoghi in quella ideale lista.
All’indomani dell’ennesima crisi internazionale che agita fantasmi di cieli bloccati e voli cancellati, provo a cercare una meta per me nuova ma relativamente vicina. Ripenso quindi a quell’isoletta lasciata nel dimenticatoio per tanti anni e decido finalmente di colmare questa lacuna.
Ovviamente non ci sono voli diretti dall’Italia, per raggiungere IOM bisogna partire da una fra Londra, Manchester, Liverpool e poco altro. Alla fine la mia scelta ricadrà su MAN per gli orari più congeniali (anche se solo scrivendo il TR mi sono accorto che il codice di questo aeroporto potrebbe generare confusione con il nome dell’isola oggetto del TR). L’aeroporto di IOM è collegato sia da Loganair che da easyJet, opto per la prima per fare un’esperienza più caratteristica. Molto poco caratteristici saranno invece i voli da BGY a MAN e da MAN a LIN.
Iniziamo proprio da un BGY-MAN di Ryanair. Ammetto che se posso evito l’aeroporto di Orio al Serio e il motivo è essenzialmente questo:

Un viaggio di un’ora in bus, sperando che non ci sia traffico e confidando di ritrovare il proprio trolley a destinazione, non è il modo migliore di iniziare. Piuttosto caotico poi l’arrivo in aeroporto, con il flusso dei passeggeri scesi dal bus che incrocia in pieno quello dei passeggeri in uscita dal terminal. Sotto questo aspetto era decisamente meglio qualche anno fa, quando i bus fermavano in zona partenze. Vedremo se l’esperienza di viaggio per l’aeroporto migliorerà quando ci sarà il collegamento ferroviario.
Pur non amando BGY, devo riconoscere che alcune zone del terminal sono decisamente migliorate negli ultimi tempi, in particolare ai controlli di sicurezza. Oltre agli spazi più ampi e luminosi, sono state installate macchine di nuova generazione che consentono di non estrarre nulla dal bagaglio.

Faccio una sosta nella lounge Hellosky, esteticamente gradevole e decisamente migliore delle lounge Priority Pass di LIN e MXP per quanto riguarda l’offerta di cibo.

Ultima annotazione su BGY, sostanzialmente nessuna coda ai controlli passaporti, neanche per gli extra-UE. Almeno qui il temuto caos per l’Entry Exit System non si è visto.
Vi risparmio il volo Ryanair che sarà identico a qualunque altro volo della nota compagnia irlandese. Arriveremo a MAN in orario.
Manchester airport

Ovviamente lo sbarco avviene attraverso scaletta e successiva risalita nella torretta del terminal. Proprio su questa scala, un poetico cartello avvisava che “non tutte le compagnie scelgono di usare il jetbridge”.
Il terminal 3 è abbastanza tetro, tuttavia i percorsi a piedi non sono troppo lunghi e l’immigration sarà molto veloce (c’erano 8 varchi aperti su 9).
Un paio di italiani chiedono a chi devono mostrare l’ETA (che, come spiegato nella mail di conferma, è automaticamente associata al passaporto). Evidentemente per noi italici è difficile rinunciare alla gratificazione derivante dall’esibire il pezzo di carta ottenuto al termine di una procedura amministrativa.
In pochi minuti sono fuori e, camminando attraverso palazzine per uffici anni ‘90, arriverò al mio hotel subito fuori dall’aeroporto.

Si riparte quindi da Manchester. L’impressione dall’esterno è che l’aeroporto sia composto da una serie di edifici affogati in un groviglio di strade. Infatti la cosa più evidente sono queste passerelle pedonali per spostarsi tra un edificio e l’altro (stazione ferroviaria, T2 e T3).


Eccoci nell’area partenze del T2, decisamente più moderno del T3 utilizzato da Ryanair. Fino a qualche mese fa esisteva anche un T1, ora chiuso per la presenza di amianto e, come spiegava un operatore, utilizzato solo come parcheggio di aeromobili.

Nessuna coda al check-in per il mio volo. Le dimensioni consentite del bagaglio da cabina sono 40x35x18 quindi devo imbarcare il mio trolley.

Qualcuno avrà notato che nei miei TR commento sempre se ai controlli è necessario estrarre i liquidi, i computer, ecc. in quanto normalmente i macchinari più evoluti consentono di non farlo. Ci sono però dei casi in cui, pur in presenza di macchinari evoluti, vige ancora la biblica regola dei 100ml. Questo aeroporto è uno di quelli (scoprirò poi che in UK sono ancora svariati). Una bottiglietta d’acqua lasciata imprudentemente nello zaino mi costringerà quindi a diversi minuti di attesa dietro altri colpevoli come me di qualche dimenticanza, mentre gli addetti ispezionano i loro bagagli.
Un'ultima occhiata alla zona controlli

Un po’ di visitatori dell’aeroporto


Gli interni del T2 sembrano rinnovati da poco. Non mancano le sedute con disponibilità di prese di ricarica.


Manca ancora un po’ all’indicazione del gate e i monitor invitano a rilassarsi

Eccoci al gate B1, ovviamente imbarchi remoti. Al gate non viene richiesto di esibire il documento ma uno scanner (simile a quello dei controlli di frontiera) esamina il volto del passeggero.


Loganair LM694
MAN-IOM
ATR 72-600
Economy
Dopo un bel po’ di strada in bus arriviamo al nostro mezzo. Dovrebbe essere parcheggiato nella zona dell’ex T1 di cui dicevo prima.

Siamo a bordo, lo spazio certamente non abbonda, in particolare all’ultima fila che è la mia (ironicamente è la Emergency exit row su questo aereo e infatti l’assistente di volo ci fa il briefing e ci chiede se siamo disposti ad assistere in caso di emergenza). Perlomeno ho il posto accanto libero. Il load factor sarà all’incirca del 50% (una quarantina scarsa di passeggeri).


L’assistente di volo dice “say goodbye to the sunshine”. Personalmente non mi dispiace perché a Manchester c’è la stessa calura di Milano in questi giorni.
Decolliamo

Parafrasando il maestro Bruno Pizzul “tutto molto verde”.

Periferia sud-ovest di Manchester (questa cittadina dovrebbe essere Knutsford ma potrei sbagliare)

(Autodenuncia: le due immagini sopra sono state modificate con AI per attenuare il riflesso che non permetteva di vedere un tubo).
Durante il breve volo viene servito uno snack dolce e dell’acqua.

Il volo durerà 30 minuti in tutto. Dopo tante nuvole iniziamo a scendere e si intravede la costa sud dell’isola. Atterreremo da sud-ovest come è visibile dalla mappa.






Welcome to Ronaldsway airport

I cartelli sono in inglese e in lingua Manx

Zona riconsegna bagagli

Chiaramente l’aeroporto è a misura di isola. L’ultimo dato disponibile parla di 650mila passeggeri in un anno. La piccola area check-in

E l’ingresso del terminal dall’esterno. Un bus mi porterà nella capitale Douglas in circa 25 minuti.

Primi anni ‘90: come molti ragazzi dell’epoca avevo una collezione di monete e di francobolli. Un giorno, sfogliando un album/raccoglitore regalatomi per il mio compleanno, scopro l’esistenza di uno stato mai sentito prima, con una curiosa bandiera che raffigura tre gambe. Facendo qualche ricerca, che all’epoca richiedeva tempi estremamente più lunghi di adesso, scopro che si tratta di una piccola isola situata tra Gran Bretagna e Irlanda. La curiosità in qualche modo aumenta quando mio zio mi spiega che l’isola è abitata anche da gatti senza coda. L’isola di Man finisce così nella lunga lista di luoghi che vorrei prima o poi visitare.
FAST FORWARD AL 2026
Nonostante da adulto abbia avuto la fortuna di soddisfare molte delle mie curiosità geografiche di gioventù, sono ancora diversi i luoghi in quella ideale lista.
All’indomani dell’ennesima crisi internazionale che agita fantasmi di cieli bloccati e voli cancellati, provo a cercare una meta per me nuova ma relativamente vicina. Ripenso quindi a quell’isoletta lasciata nel dimenticatoio per tanti anni e decido finalmente di colmare questa lacuna.
Ovviamente non ci sono voli diretti dall’Italia, per raggiungere IOM bisogna partire da una fra Londra, Manchester, Liverpool e poco altro. Alla fine la mia scelta ricadrà su MAN per gli orari più congeniali (anche se solo scrivendo il TR mi sono accorto che il codice di questo aeroporto potrebbe generare confusione con il nome dell’isola oggetto del TR). L’aeroporto di IOM è collegato sia da Loganair che da easyJet, opto per la prima per fare un’esperienza più caratteristica. Molto poco caratteristici saranno invece i voli da BGY a MAN e da MAN a LIN.
Iniziamo proprio da un BGY-MAN di Ryanair. Ammetto che se posso evito l’aeroporto di Orio al Serio e il motivo è essenzialmente questo:

Un viaggio di un’ora in bus, sperando che non ci sia traffico e confidando di ritrovare il proprio trolley a destinazione, non è il modo migliore di iniziare. Piuttosto caotico poi l’arrivo in aeroporto, con il flusso dei passeggeri scesi dal bus che incrocia in pieno quello dei passeggeri in uscita dal terminal. Sotto questo aspetto era decisamente meglio qualche anno fa, quando i bus fermavano in zona partenze. Vedremo se l’esperienza di viaggio per l’aeroporto migliorerà quando ci sarà il collegamento ferroviario.
Pur non amando BGY, devo riconoscere che alcune zone del terminal sono decisamente migliorate negli ultimi tempi, in particolare ai controlli di sicurezza. Oltre agli spazi più ampi e luminosi, sono state installate macchine di nuova generazione che consentono di non estrarre nulla dal bagaglio.

Faccio una sosta nella lounge Hellosky, esteticamente gradevole e decisamente migliore delle lounge Priority Pass di LIN e MXP per quanto riguarda l’offerta di cibo.

Ultima annotazione su BGY, sostanzialmente nessuna coda ai controlli passaporti, neanche per gli extra-UE. Almeno qui il temuto caos per l’Entry Exit System non si è visto.
Vi risparmio il volo Ryanair che sarà identico a qualunque altro volo della nota compagnia irlandese. Arriveremo a MAN in orario.
Manchester airport

Ovviamente lo sbarco avviene attraverso scaletta e successiva risalita nella torretta del terminal. Proprio su questa scala, un poetico cartello avvisava che “non tutte le compagnie scelgono di usare il jetbridge”.
Il terminal 3 è abbastanza tetro, tuttavia i percorsi a piedi non sono troppo lunghi e l’immigration sarà molto veloce (c’erano 8 varchi aperti su 9).
Un paio di italiani chiedono a chi devono mostrare l’ETA (che, come spiegato nella mail di conferma, è automaticamente associata al passaporto). Evidentemente per noi italici è difficile rinunciare alla gratificazione derivante dall’esibire il pezzo di carta ottenuto al termine di una procedura amministrativa.
In pochi minuti sono fuori e, camminando attraverso palazzine per uffici anni ‘90, arriverò al mio hotel subito fuori dall’aeroporto.

Si riparte quindi da Manchester. L’impressione dall’esterno è che l’aeroporto sia composto da una serie di edifici affogati in un groviglio di strade. Infatti la cosa più evidente sono queste passerelle pedonali per spostarsi tra un edificio e l’altro (stazione ferroviaria, T2 e T3).


Eccoci nell’area partenze del T2, decisamente più moderno del T3 utilizzato da Ryanair. Fino a qualche mese fa esisteva anche un T1, ora chiuso per la presenza di amianto e, come spiegava un operatore, utilizzato solo come parcheggio di aeromobili.

Nessuna coda al check-in per il mio volo. Le dimensioni consentite del bagaglio da cabina sono 40x35x18 quindi devo imbarcare il mio trolley.

Qualcuno avrà notato che nei miei TR commento sempre se ai controlli è necessario estrarre i liquidi, i computer, ecc. in quanto normalmente i macchinari più evoluti consentono di non farlo. Ci sono però dei casi in cui, pur in presenza di macchinari evoluti, vige ancora la biblica regola dei 100ml. Questo aeroporto è uno di quelli (scoprirò poi che in UK sono ancora svariati). Una bottiglietta d’acqua lasciata imprudentemente nello zaino mi costringerà quindi a diversi minuti di attesa dietro altri colpevoli come me di qualche dimenticanza, mentre gli addetti ispezionano i loro bagagli.
Un'ultima occhiata alla zona controlli

Un po’ di visitatori dell’aeroporto


Gli interni del T2 sembrano rinnovati da poco. Non mancano le sedute con disponibilità di prese di ricarica.


Manca ancora un po’ all’indicazione del gate e i monitor invitano a rilassarsi

Eccoci al gate B1, ovviamente imbarchi remoti. Al gate non viene richiesto di esibire il documento ma uno scanner (simile a quello dei controlli di frontiera) esamina il volto del passeggero.


Loganair LM694
MAN-IOM
ATR 72-600
Economy
Dopo un bel po’ di strada in bus arriviamo al nostro mezzo. Dovrebbe essere parcheggiato nella zona dell’ex T1 di cui dicevo prima.

Siamo a bordo, lo spazio certamente non abbonda, in particolare all’ultima fila che è la mia (ironicamente è la Emergency exit row su questo aereo e infatti l’assistente di volo ci fa il briefing e ci chiede se siamo disposti ad assistere in caso di emergenza). Perlomeno ho il posto accanto libero. Il load factor sarà all’incirca del 50% (una quarantina scarsa di passeggeri).


L’assistente di volo dice “say goodbye to the sunshine”. Personalmente non mi dispiace perché a Manchester c’è la stessa calura di Milano in questi giorni.
Decolliamo

Parafrasando il maestro Bruno Pizzul “tutto molto verde”.

Periferia sud-ovest di Manchester (questa cittadina dovrebbe essere Knutsford ma potrei sbagliare)

(Autodenuncia: le due immagini sopra sono state modificate con AI per attenuare il riflesso che non permetteva di vedere un tubo).
Durante il breve volo viene servito uno snack dolce e dell’acqua.

Il volo durerà 30 minuti in tutto. Dopo tante nuvole iniziamo a scendere e si intravede la costa sud dell’isola. Atterreremo da sud-ovest come è visibile dalla mappa.






Welcome to Ronaldsway airport

I cartelli sono in inglese e in lingua Manx

Zona riconsegna bagagli

Chiaramente l’aeroporto è a misura di isola. L’ultimo dato disponibile parla di 650mila passeggeri in un anno. La piccola area check-in

E l’ingresso del terminal dall’esterno. Un bus mi porterà nella capitale Douglas in circa 25 minuti.
