LHR-LIN
I TR di questo forum, ultimamente, ci stan trattando troppo bene. Australia, Nuova Zelanda, il Kazakhstan, le compagnie recondite che solo
@ALESSIO78 riesce a scovare prima che portino i libri in tribunale... roba per palati fini. Riportiamo le cose un po' a livello.
E iniziamo con una finissima vista della Piccadilly Line, un giovedì pomeriggio di fine agosto. Tutti sembrano non aver voglia di fare un beneamato, io in primis. E infatti in metro non c'è nessuno.
Vogliate pascervi della vista di questo meraviglioso vagone Metro Cammell annata 1973. Pare che i suoi giorni siano contati, i treni ordinati nel 2018 sono in arrivo e, da qua a fine 2027, dovrebbe entrarne in servizio un numero compreso tra uno e magari anche due. Nel frattempo, a dorso di cammello dondoliamo verso Heathrow.
Ed ecco i miei averi. Vi risparmio l'arrivo, il check-in, lo sbolognamento della valigia e l'espletamento dei controlli di sicurezza. Oggi siamo persino in Club Europe, perchè la franchigia bagagli è di 2x32kg e, qualora il differenziale tra EuroTrash e Club sia prossimo alle sessanta sterline (costo dell'heavy bag surcharge) io vado per quest'ultima.
Vi risparmio anche il pellegrinaggio alla Galleries South, che si presenta come sempre da 15 anni a questa parte.
Hanno aggiunto un bidone di gelati Jude's ai gusti di: fango, vaniglia e fanghiglia. Incredibile come gli inglesi riescano a rovinare anche le cose semplici.
In offerta prosecco che all'A&O di Piazza Curiel a Biella costa sui 5 euri la boccia. Per lo
sciambagn devi ordinare, e siccome non ti dicono cosa sia suppongo che provenga dalla boccia in cartone del Ronco.
Ignoro i vini, il buffet sembra quello della mensa in azienda, andiamo a vedere i gin.
Pink Gin Gordon's: ma anche no. Infatti il Tanqueray si gira sconvolto. Buono quello all'arancia, penoso quello col blackcurrant francese (sapeva proprio di detersivo), mentre... parliamo del gin alcohol free (quello classico). L'ho provato così, liscio, convinto che avrebbe fatto schifo. E invece no. Sorprendentemente. Me ne bevo un paio con la tonica Fever Tree giusto per confermare.
Lato whisky e bourbon. Io non ci capisco nulla quindi lascio a voi.
La lounge, come sempre, è
strapiena e, come sempre, dopo venti minuti mi sono già fresato le gonadi. Fuori non si vede molto:
Oggi, poi, stando al Met ci sono temporali e quindi è tutto un delirio. Abbiamo 30 minuti di ritardo, ma esco comunque all'ora di imbarco prevista per farmi un giro, salutando il cavallo cui, nel frattempo, qualcuno ha messo la giacca. L'estate sta finendo, dicevano i Righeira.
L'avessi mai fatto. Il T5A è un bailamme. Tra il fatto che opera a capacità (35mio pax, unico tra i terminals di LHR), tra il fatto che HAL lo ha
enshittified con un aumento progressivo delle boutique e negozi, è diventato una bolgia. La mente corre ai tempi delle Olimpiadi, quando ero giovane e aitante e T5 era proprio un bel vedere. Ampi spazi a sedere, angoli tranquilli, caffè ancora a prezzi decenti (per Londra). Ricordo con affetto il baretto al gate 18. Ora è una lounge. Ricordo anche l'angolo relax al gate 7. Ora è una lounge anche quello. Giro al lato del gate 18 e scopro che stanno costruendo
un'altra lounge al posto di una delle ultime zone a sedere nei gates. Oramai T5 è Wetherspoons - Duty Free - Boutiques - Lounge.
È arrivato pure Zegna. Passo davanti al negozio - vuoto, ovviamente - e sento il buttafuori dire "Pussa via che spaventi i clienti".
Nel frattempo apre il gate, e il nostro carico di bauscia, americani, inglesi vestiti da gelatai e milanesi di ritorno dalle ferie rotola giù per la jetty del gate A23, l'ultimo giù in fondo, verso il prode G-TTSH, un A320neo che arriverà a compiere un anno di lì a poco, ancora bello
sbrilluccicante.
A bordo, nuovi interni coi sedili Recaro di ultima generazione, SkyFlex o comesichiama (quello col galley col finto legno, le lucine stile ingresso di un casino a Dubai, cappelliere larghe), consolle tra i sedili in bisnis e presa di corrente davanti, invece che infilata in basso tra i sedili. Non ho più seguito la vicenda (me ne sono andato e, sinceramente, ho di meglio da fare) ma non ho ancora capito se gli altri A320neo verranno rinfrescati con questi interni o meno.
Comunque, siamo in ritardo di trenta minuti, non coadiuvati dal fatto che una buona metà dei passeggeri sembra impermeabile agli annunci degli assistenti di volo che si raccomandano di metter le valigie in cappelliera di taglio. Ci sono anche dei pittogrammi a prova di foca, ma poco importa. Ora, mi si conceda un excursus: io non dico che Mao fosse una persona perbene, non sono come quelli che dicono che il Duce ha anche fatto cose buone. Però, detto tra noi, io devo dire una cosa: secondo me, Mao, quando dice che si deve colpirne uno per educarne cento ecco, si, Mao... in quel caso, c'aveva ragione. Perchè io sono sicuro che, se al primo che infila la valigia ad minchiam, gli assistenti di volo rifilassero uno schiaffo con una mazza da cricket secondo me risolveremmo un sacco di problemi.
Purtroppo il maoismo 2.0 non prende quota, mentre noi sì. Decollo e inizia il servizio. Dalla regia 8200, mi dice che l'in-flight lead in servizio oggi è proprio bravo. Bene. Infatti chiedo un G&T, lui annuisce e mi fa "You look like somebody who needs a double".
Non avevo mangiato in lounge perchè, di solito, in Club si mangia meglio. Dimenticavo che a quest'ora c'è il tremebondo afternoon tea. Evito i tramezzini al gusto di melma, e mi ritrovo con codesto piatto:
Da destra: macchia di brodo primordiale con annesso organismo dell'epoca. Una fettina di brie, una fettina di Leicester (buono come fermaporte), uno spicchio di cetriolo, un tocchettino di pomodoro evidentemente coltivato a Waterside, un quarto di Scotch egg, un quarto di quiche, una foglia di lattuga e del trasü de ciüc, come diceva mia nonna. Ora, intendiamoci, lo scotch egg e la quiche erano buone, e una intera sarebbe stata troppa... Ma dividerli in quartini è da cucine dickensiane.
Liquido il tutto in tre secondi netti, e finisco il beveraggio. Oltrepassiamo le Alpi, finendo in una coltre di nubi temporalesche wagneriane - nel senso del compositore, non del pelato russo - e l'IFL arriva a ritirare i vuoti. Senza che io faccia richiesta, giunge quanto segue.
Inizio a pensare che mi reputi un alcolizzato, ma non ho tempo di pensarci, balliamo parecchio e non voglio ribaltare il sacro nettare.
Due giravolte e un volteggio ed eccoci in arrivo a Linate. Il mio vicino è lì che scrive equazioni sul suo quaderno e quindi si perde la vista su Metanopoli, i vari uffici direzionali dell'ENI, la sede di BMW Italia - la Lourdes e la San Giovanni Rotondo degl'imbruttiti - i commieblocks di San Donato, il nuovo palazzetto dell'Unipol
(l'Unipol dome ueeee pheeega) e, più in là, i vari Storti, Curvi, Sdraiati, Diamanti, Boschi Verticali, il Palazzo Cielleste, insomma tutta la Milano che conta. Atterraggio sul velluto e siamo al Forlanini dove ci attendono i capaci Cobus di AviaPartner, come sempre refrattari all'uso dell'aria condizionata.
Verde
lùmbard, giallo zafferano, grigio nebbia: colori che esaltano il
genius loci, dialogano col territorio, rafforzano il legame a doppio filo che intreccia il Forlanini all'ambiente che lo circonda. Oppure delle scelte cromatiche terrificanti, tipo l'abbigliamento di Mughini, a seconda di come vi sentite.
Aeroitalia nella sua nuova mise. A me piace, vero che mi ricorda Malév, ma in meglio.
Salgo sul Cobus in posizione strategica, primo di fianco alla porta, come mi ha insegnato il Dogui una volta -
uè sbarbato, mettiti qui e salti tutti i giargiana! - e per l'appunto sono attraverso i controlli in un secondo, malgrado i macchinari installati da SEA facciano, come sempre, pena. EES ovviamente spento. Mi aspetto un'attesa eterna per la bici, e invece è già lì, allo scarico bagagli fuori misura. Prima tra tutti. Servizio di prima classe al
siti eirport, Aviapartner mi rimangio tutte le brutte cose che ti ho detto.
Prendo il mezzo, due vettovaglie al Carrefour, e in venti minuti sono al Moxy poco lontano. Mentre vado in stanza sento un americano, dietro di me, lamentarsi in inglese dell'aria condizionata poco forte in camera. Chissà come gli spiegheranno del colpo d'aria.
