La mattina usciamo di buon'ora per fare colazione e per vedere due cose che mi ero prefissato di visitare di persona, la zona vicino all'Università, teatro di sanguinosi scontri tra polizia e manifestanti, soprattutto tra il 20 ed il 21 dicembre 1989 ed il museo del comunismo, che sta poco lontano.
L'ingresso della metro Universitate: mi aspetto di veder uscire Will Smith inseguito dagli zombie, in pieno stile "Io sono leggenda".
Poco distante il cippo commemorativo delle vittime degli scontri , più qualche altra lapide. Qui il 21 dicembre 1989 c'è stato un vero e proprio bagno di sangue, con 13 morti.
Questo murales invece è di qualche mese fa e fa riferimento ai 15.000 cani uccisi a Suraia, presso un canile privato. La cosa ha suscitato una grande reazione presso l'opinione pubblica, portando lo scorso febbraio un migliaio di persone in piazza.
In Romania da giorni si parla dello scandalo dei 15 mila cani uccisi nel canile privato di Suraia, nella provincia di Vrancea (est del Paese). Domenica 22 febbraio attivisti, artisti e personalità pubbliche hanno manifestato contro questa barbarie
www.balcanicaucaso.org
Poco più in là il monumento alle stesse 13 vittime degli scontri, avvenuti davanti alla Sala Dalles (un teatro), che è a due passi.
Vedere di persona i luoghi della rivolta mi fa parecchia impressione, anche perché conservo ancora un ricordo vivido degli avvenimenti visti in diretta TV.
Poco dopo arriviamo al museo del comunismo, che in realtà è più una ricostruzione della vita ai tempi del regime, con mobili ed altre memorabilia conservate in una casa. Mi aspettavo qualcosa di più, ma è comunque una visita interessante.
Per esempio, questa bandiera simbolo della rivoluzione non è originale...
Interessante comunque il materiale dell'epoca.
Arredamento dell'epoca: mi sembra di essere finito dentro il set dell'indimenticabile "Goodbye Lenin"
In ultimo, la più agghiacciante delle immagini per chi conosce la storia del carcere di Pitesti e di Eugen Turcanu.
Aderente al movimento fascista romeno, viene incarcerato nel 1948 e, con una piroetta degna di Roberto Bolle, in carcere si converte immediatamente al comunismo, diventandone pure un accanito sostenitore.
Così accanito da diventare una sorta di Kapò in carcere e, con il beneplacito del direttore del carcere e del vice-direttore della Securitate, dare inizio la notte di Natale del 1949 al suo programma di rieducazione marxista chiamata "Uomini nuovi", ovvero carta bianca per torturare i prigionieri nei modi più efferati possibili per distruggerne la personalità e l'umanità. Tutto questo per tre lunghissimi anni, fino a quando la disumanizzazione portata dal "metodo Pitesti" non giunge ai piani alti del partito, che decide di porvi fine in modo consono coi tempi, ovvero processo e fucilazione per Turcanu e per i suoi 20 sgherri.
Ne avevo letto in passato e non sono letture leggere.
Usciamo e abbiamo un paio d'ore di tempo da ammazzare prima che si faccia l'ora della visita alla villa di Ceausescu, rigidamente contingentata nei numeri (avevamo prenotato per tempo).
Altri esempi di architettura classica, stupenda.
Dopo un veloce boccone mangiato da Luca (famosi punti vendita che ci trovano in tutta la città, sempre con ampia coda per acquistare), prendiamo il fidato Blue per andare alla villa.
La casa si trova non lontano dall'arco di trionfo, in una zona residenziale oggi molto moderna e di qualità.
Dico oggi perché fino al 1989 intorno alla villa non si poteva costruire nulla: era di fatto isolata dal resto della città e protetta da un cordone di agenti della Securitate.
Nella villa non si possono fare foto e tocca pure mettere i sovrascarpe per non rovinare il parquet.
Quando inizia la visita ci accoglie una figura mitologica, l'equivalente moderno di Lurch degli Addams: stessa flemma nei movimenti, stesso tono di voce basso, stesso umorismo nero.
Si rivolge a noi con "Good people" ed ogni tanto dispensa qua e là qualche freddura.
La casa mi fa impressione: boiserie ovunque, tappeti regalati dallo Scià di Persia, Vasi cinesi regalati da Mao, lampadari in vetro di Murano, tutto pesantissimo, austero, lontano anni luce dalla vita reale del popolo.
La guida ci parla anche dei figli del dittatore e della fine che hanno fatto:
Valentin, il primogenito e l'unico ancora in vita: fisico nucleare, si è sempre dedicato alla scienza e allo sport (gestiva lo Steaua Bucarest). Imprigionato per 9 mesi dopo la rivoluzione, su di lui non verranno mai formulate accuse. Oggi vive molto low profile continuando il suo lavoro presso l'Istituto di Fisica Atomica.
Zoia, già citata, di mestiere matematica. Anche lei non coinvolta nella vita politica, arrestata durante la rivoluzione ma rilasciata qualche mese dopo senza accuse. Morirà di cancro ai polmoni nel 2006.
Nicu, l'ultimogenito e, come direbbe il mio defunto zio piacentino "el pu se cancher de tut": viveur, alcolizzato, designato dal padre come suo naturale successore, tristemente famoso sulle cronache per aver di fatto obbligato Nadia Comaneci (la stella della ginnastica delle Olimpiadi del '76) a diventare la sua amante bambina. Lui in carcere ci starà diversi anni per poi morire nel 1996 di cirrosi epatica.
La visita finisce e il giardino interno è ora adibito a bar. Da qui si vede l'esterno della villa.
Uscendo riesco a rubare una foto dei mosaici.
Le case fuori, essendo state costruite di recente, sono tutte moderne molto curate.
Accanto alla villa, l'ambasciata del Kuwait, bellissima.
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