TR FCO-EVN-FCO - Il viaggio che (geopoliticamente) non ti aspetti


Seaking

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Socio AIAC 2026
1 Febbraio 2012
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Roma
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L'idea di questo viaggio nasce qualche mese fa, in tempi geopolitici non sospetti.

L'occasione è quella di un viaggio di lavoro che mia moglie farà durante un weekend di marzo.
Da qui la sua idea: perché tu ed i ragazzi non vi fate un viaggio nello stesso weekend, in qualche destinazione che non avete ancora visto?

L'idea in effetti sembra interessante e subito si scatena una sorta di Consiglio di Elrond familiare.

Ma facciamo un passo indietro e presentiamo i partecipanti a questo viaggio perché, come vedrete, è rilevante per il racconto.
Oltre al sottoscritto abbiamo infatti:
  • Il Laureando: 21 anni, 4 esami per finire la triennale di Economia, idealista e sognatore con velleità da intellettuale (legge solo letteratura classica francese e russa, vede solo film d'autore, colleziona vinili, veste spesso vintage, ecc..) ed una certa attrazione per epoche storiche oramai scomparse
  • Baby Boss: chiamato così sin da tenera età per evidenti doti caratteriali, 17 anni, brillante, grande capacità analitica unita ad un innato fiuto per gli affari (farà infatti anche lui Economia), l'unico dei miei figli che ha una discreta passione per l'aviazione (accanito utilizzatore di flight sim con setup a due schermi di cui il secondo, in verticale, funge da EFB)
  • La Piccola: che verrà sempre chiamata così anche quando avrà 30 anni, oggi invece ne ha 13. Curiosa, amante dei viaggi, delle culture diverse dalla nostra. Ovviamente trattandosi dell'unica femmina, è smaccatamente la mia favorita.
Torniamo a noi.
Una volta che mia moglie lancia l'idea del viaggio, Baby Boss entra in modalità "Say no more" ed in breve tempo si appalesa con quella che non è un'idea di viaggio ma un vero e proprio business case.
Il business case (che in realtà abbraccia anche futuri viaggi, poi acquistati e sui quali relazionerò non appena completati), prevede:
  • Acquisto del Wizz Discount Club Standard Plus che, al prezzo di 99 Euro/anno, prevede per un massimo di 6 persone lo sconto di 10 Euro/tratta se il biglietto costa più di 29,99 Euro (in pratica ci basta un viaggio a/r in 5 e ce lo siamo già ripagato)
  • Acquisto di un FCO-EVN-FCO con Wizz alla modica cifra di 65 Euro a testa scontati (!), solo bagaglio a mano, orari comodi per il weekend (cit.)
  • Prenotazione di due notti in hotel a 4 stelle (valutazione 9,5 su Booking, perché Baby Boss ci tiene ai servizi sparkling) in centro a Erevan alla altrettanto modica cifra di 50 Euro/stanza/notte (prenderemo due stanze)
  • Ingresso gratuito per due nelle lounge di FCO ed EVN se c'è tempo e voglia (tramite Amex Platino/Priority Pass)
  • Gita in minivan al sito UNESCO di Geghard, al tempio di Garni ed alla sinfonia delle pietre (24 Euro a testa)
  • Accurata selezione di bar/ristoranti che il nostro ha già trovato triangolando TikTok, Google, Tripadvisor, ecc... prezzo medio a testa: 7-8 Euro
  • Spostamenti in taxi tramite App GG, che Baby Boss ha già selezionato come la più confacente al nostro caso perché ampiamente diffusa a Erevan e di facile utilizzo (è molto simile a FreeNow in effetti)
  • Uso della App MobiMatter (mai sentita) perché è quella con la miglior offerta di e-Sim in Armenia
Il business case effettivamente è solido e la decisione di acquisto matura nel giro di pochi minuti anche perché l'Armenia mi ha sempre attirato enormemente, sia per la sua cultura millenaria, sia per la tragica sorte che le è capitata tra fine '800 e anni '20 del 900 e per come il suo popolo ha saputo resistere e venirne fuori ancora più forte (grazie anche alla diaspora).

Una storia che andremo vedere di persona visitando il museo del genocidio e di cui si parla tuttora troppo poco (approfondirò in seguito).
In ultimo, sarà la mia prima volta nel Caucaso, e la cosa mi attira molto, complice anche la testimonianza del nostro Scarab, che in queste lande ci ha lasciato il cuore, rendendocene partecipi.

Nel frattempo Il Laureando, appresa la notizia che visiterà un Paese ex sovietico, per la troppa emozione va in overclock come un Intel 486 DX4 truccato degli anni '90 e mi tocca riavviarlo per farlo tornare normale.

I giorni passano e leggo con crescente preoccupazione dell'escalation nell'area del Golfo e del conflitto che si sta allargando un po' in tutta l'area.
Per fortuna l'Armenia riveste un piuttosto marginale, sia politicamente che militarmente e, cosa fondamentale, non ospita basi americane.

Il sito della Farnesina non dà nessun avviso di sicurezza nei giorni precedenti alla partenza e anche Wizz opera con regolarità.

Alla fine, non senza qualche perplessità dovuta anche all'episodio riguardante il drone caduto sulla exclave azera di Naxçivan (ma con l'Azerbaijan l'Iran non ha buoni rapporti anche perché gli azeri non nascondono certo le loro simpatie ed i loro affari con Israele), decido che partiremo comunque.

Si fa il giorno della partenza e, dopo aver smoccolato tutta la mattina perché il check-in di Wizz è stato giù per ore, alla fine ottengo le nostre beneamate carte di imbarco e siamo quindi pronti per partire, con rigoroso zaino in spalla e ben coperti perché a EVN si prevede freddo e forse anche un po' di neve.

Arrivati a FCO col fidato trenino, abbiamo una mezzoretta libera prima dell'imbarco e, mentre Il Laureando e La Piccola girano per i negozi, Baby Boss mi orienta senza esitazioni verso la Lounge Prima Vista del T3 dicendo che è senz'altro la migliore. Non ci sono mai stato e lo seguo.

Entriamo e noto subito che ha ragione: Lounge bellissima, sembra quasi un hotel. In occasioni come questa apprezzo davvero l'aver una Priority Pass con ospite, illimitata. Valore nominale dell'ingresso per due persone: 80 Euro.

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Giusto il tempo di bere qualcosa ed assaggiare qualche fetta di torta e si fa l'ora dell'imbarco.

Gate E60, che per gli esperti di FCO significa solo una cosa: Terminal IKEA!
Eccolo qui in tutto il suo splendore
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Qui il nostro gate poco prima dell'apertura.
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Oggi ci poterà a EVN 9H-WDL, un 321neo di un paio di anni.

L'imbarco inizia puntuale ed il volo, nonostante tutto, è piuttosto pieno (a occhio l'80% di LF): pochi italiani, molti russi, qualche armeno più nazionalità europee sparse.

Accanto a noi un gruppetto di 4 ragazze russe sui 18 anni: iphone, airpods, sneakers Golden Goose e borsa Vuitton. Vere? False? Non importa, basta che il tutto sia ben instagrammabile.

Qui le mie gambe che sfiorano il sedile davanti (sono in fila 27). Pensavo peggio per essere un viaggio in barbon class.

Quando sento salire vampate di barbonaggine accarezzo la Amex Platino, che è efficace come il Ventolin per un asmatico.
Barbone per necessità, non per scelta, che sia chiaro! :cool:
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La vista della cabina. Gli interno sono già belli sporchi, soprattutto la moquette, che offre un'ampia gamma di residui organici.
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Stacchiamo puntuali e via, che Iddio ce la mandi buona in questa vacanza lampo nel periodo peggiore possibile!

Il volo procede uneventful e arriviamo in orario intorno alle 22:30.

Ecco qui, in tutta la sua bellezza, il nostro neo.
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Si sbarca tramite scale sia a prora che a poppa e si va al terminal a piedi, come gli antichi! Freddo becco rispetto a Roma, ma lo sapevamo.

Il controllo passaporti va via in meno di 10 minuti, fuori ci aspetta il nostro driver e poco dopo le 23 siamo già in hotel.

--SEGUE--
 
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Hai capito il Baby Boss. Io a 17 pensavo a drogarmi, lui sa gia' le laaaaaung che meritano. Percaso ha anche un gilet Patagonia? T'ha gia' parlato del master in management di ESCP? Perche' se no, e' solo questione di tempo.
 
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E non è finita... vedrai quando incrocia la prima Lada Niva per strada!
I miei nonni erano Armeni. Come tornare a casa. Grazie. Aspetto il seguito. Sono commosso.
Non si può non provare empatia ed ammirazione per gli armeni. Magari un giorno ci racconterai delle tue origini.
La caratterizzazione della progenie batte di parecchie lunghezze il mio "Centro di Costo num. x". Il Baby Boss è un organizzatore nato. Da tenere con cura!
Eh, i miei sono dei veri personaggi, caratterizzarli è facile.
Vedo, nelle pieghe del racconto, il terrore nei tuoi occhi al solo pensiero del viaggio in lande potenzialmente ostili e pericolose.
Complimenti ai figli che, volentieri, ti avrebbero lasciato a casa, e ti hanno invece permesso di viaggiare con loro.
Dan, l'Armenia è in cima alla lista dei Paesi più sicuri, mai avuto dubbi su questo.
Quanto benessere in questo TR
Ho messo un apposito disclaimer ad inizio TR! :LOL:
Hai capito il Baby Boss. Io a 17 pensavo a drogarmi, lui sa gia' le laaaaaung che meritano. Percaso ha anche un gilet Patagonia? T'ha gia' parlato del master in management di ESCP? Perche' se no, e' solo questione di tempo.
Baby Boss, che guarda già 5-6 anni avanti, dopo la laurea in economia vorrebbe puntare al master a Cranfield.
 
Attraversare la città di sera ci regala già qualche prima avvisaglia di come questa è: quartieri popolari con stile architettonico tipicamente sovietico (palazzoni grigi, zero spazio ad abbellimenti e decori urbani) e zone decisamente più residenziali e moderne.

Al piano strada, locali e ristoranti molto ma molto carini, alla moda, alcuni proprio di tendenza.

Questo binomio palazzi grigi-locali alla moda mi ricorda molto Belgrado, dove sono stato qualche anno fa e dove mi sono trovato a mangiare in ristoranti davvero belli nonostante tutto intorno regnasse il grigio e un certo squallore post bellico, mai eliminato del tutto.

Questo ad esempio è l’interno del nostro hotel, che in realtà è in una zona residenziale molto accanto a via Pushkin che, come vedremo, porta nella zona più in e moderna della città, in Northern Avenue.

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E’ quasi mezzanotte, i ragazzi hanno fame e ci fermiamo per un piccolo spuntino.
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Nel posto dove ci fermiamo a mangiare noto una caratteristica comune alla maggior parte dei ragazzi armeni: capelli neri (tenuti o corti o un po’ più lunghi pettinati di lato), barba di un centimetro. No exceptions. Ora capisco perché Scarab quando va da quelle parti viene accolto a braccia aperte al grido di “miocuggino, miocuggino!”.

Le ragazze in media sono molto curate nell’aspetto e nel vestire, in netto contrato con i ragazzi. Anche qui Belgrado mi torna in mente.

La mattina seguente usciamo di buonora in esplorazione della città, fa freddo e nevischia. Il programma di oggi prevede di esplorare il centro, passare per il mercatino dell’artigianato locale, la cattedrale, la grande scalinata che porta al memoriale per i 50 anni dal genocidio per finire poi con la vista al museo a questo dedicato, che sta poco fuori dal centro.

Come dicevo, la città alterna zone belle a zone meno belle se non semi abbandonate. In ogni caso la sensazione, ovunque, è di grande sicurezza.

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Capitolo auto.

Erevan non è più quella descritta nei racconti di 10-15 anni fa, dove le auto ex URSS spopolavano. Qui ora spopolano Tesla, BYD oltre ad una sorprendente fetta di auto di super lusso.

Per dirne una: io in Italia credo di non aver mai visto una Maybach (marchio ultra lusso del gruppo Mercedes) per strada. A Erevan ne ho viste 4-5, più due Lamborghini Urus, una Rolls-Royce e infiniti SUV Mercedes e BMW di alta fascia. L’impressione è che la diaspora di qualche decennio fa abbia permesso a molti armeni di stabilirsi e fare fortuna all’estero, per poi riportare in patria competenze e risorse economiche che altrimenti l’economia locale non potrebbe generare.

Nella fascia media invece ho visto un’ampia penetrazione di modelli cinesi, soprattutto elettrici.

Lada Niva e Zigulì (simile alla nostra Fiat 124) ne circolano ancora, ma in nettissima minoranza (un po’ di più fuori città).

Ovviamente la prima volta che Il Laureando ha incrociato una Zigulì parcheggiata il suo commento, sintetico ed inappellabile, è stato: “E’ perfetta!”

Questo invece appare come un mal riuscito ibrido, tipo Brundle-mosca, per chi ama i film anni ’80 di Cronenberg.

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Erevan è chiamata “la città rosa” e questo nome deriva dal fatto che il materiale prevalente di costruzione è costituito da un tufo rosa molto bello.

Palazzi, monumenti, musei, qui tutto ciò che è costruito con la pietra (e non col grigio cemento) è fatto di tufo rosa.

Al tramonto il tufo rosa regala alla città colori unici. Peccato che noi il sole non lo vedremo mai perché sarà sempre nuvoloso e con neve…

Un esempio di colonnato in tufo rosa in piazza della repubblica.

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Qui il rosa si vede anche meglio (entrata del Marriott Hotel).

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Panoramica di Piazza della Repubblica con il museo storico armeno sullo sfondo. La polizia che si intravvede nella foto in mezzo alla piazza è abbastanza presente per tutta la città, ma in modo discreto.

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Sempre in piazza della Repubblica, palazzo del governo con simbolo sovietico dei tempi che furono. Il laureando va in tachicardia (come Cipollino-Boldi quando fa tatatatata) per l’emozione di vedere il simbolo di un’epoca storica che ora non c’è più.

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Una simpatica mappa del centro.

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La lingua armena è felicemente incomprensibile, complici un’origine antichissima ed un alfabeto diverso dal nostro.

Non solo non si capisce una sola parola, ma non saprei riconoscerne la sonorità se la dovessi risentire altrove. Adorabile questa cosa.

Scopro inoltre che nelle scuole lo studio del russo è ancora disponibile, seppur opzionale. Trovo questa cosa molto interessante perché permette ai bambini di imparare tre lingue in tre alfabeti diversi (armeno, cirillico e latino): una marcia in più pazzesca perché obbliga a sviluppare schemi mentali complessi. Se a questo uniamo il fatto che in Armenia lo studio degli scacchi è obbligatorio a scuola, ne viene fuori una formula dalle potenzialità incredibili. Ben fatto.

Proseguiamo verso il mercato dell’artigianato, dove ho già adocchiato su internet un pezzo che mi voglio comprare: il famoso melograno scolpito in un unico pezzo di legno, dipinto a mano in un bel rosso vivo.

Per arrivare al mercato si passa in un viale adornato di riproduzioni di stele armene, famose per le croci intagliate.

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Sovietic vibes everywhere

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Arriviamo al mercatino dell’artigianato dove, fondamentalmente, si vendono tre cose: ceramiche, melograni di legno e scacchiere, tutti fatti a mano, ovviamente. Si perché, come dicevo prima, gli scacchi sono parte integrante della vita degli armeni.

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Ecco i famosi melograni di legno. Ne compro uno grosso come la testa di un neonato.

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Proseguiamo verso la cattedrale, soviet vibes a palla.

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Il parco antistante la cattedrale offre qualche spunto artistico di rilievo.

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Zone meno fortunate della città.

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La cattedrale, imponente.

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Un mercato coperto dove si vendono questi piatti confezionati con frutta secca.

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E l’immancabile lavash, il pane armeno che ricorda vagamente il naan indiano, anche se questo è più sottile.

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Per strada incontriamo molto spesso dei cani randagi. Li riconosci perché hanno una sorta di medaglietta comunale attaccata all’orecchio: sono buonissimi, super educati, pacifici.

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Diciamo che se tra i parametri di civilizzazione di un Paese ci fosse anche la gestione dei cani randagi, l’Armenia qui vincerebbe per distacco.

Si fa l’ora di pranzo e Baby Boss ci porta in un ristorante che aveva preventivamente selezionato. Cucina tradizionale, porzioni abbondanti e conto che non arriva a 10 Euro a testa.

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Usciamo e si è fatta l’ora di andare al museo del genocidio. Una visita non leggera, ma va fatta.

Baby Boss chiama il taxi con la sua app. Non è tradotta al 100% in inglese, ma questo non lo ferma. Paga lui, tanto poi a fine mese abbiamo la clearing house per sanare tutte le posizioni debitorie/creditorie.

In breve saliamo sulla collina appena fuori dal centro dove sorge il museo con il memoriale. La pioggia mista a neve rende il posto davvero spettrale, come forse è giusto che sia, visto che onora la morte di circa un milione e mezzo di persone. La voce di un coro trasmesso dagli altoparlanti rende il tutto ancora più solenne.

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L’ingresso al museo è gratuito, quasi a dire: tutti devono veder, tutti devono sapere.

Anni fa avevo una collega armena. Un giorno parlando del suo Paese accennai a quel periodo storico e lei, visibilmente commossa e sorpresa mi rispose: “ah, ma allora conosci il nostro genocidio!”.

L’impressione è che gli armeni siano convinti che si tratti di un crimine del quale pochi sappiano, quasi a dire che di quella immane tragedia al mondo non importi nulla o non sappia neppure che sia mai esistita.

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I pannelli al muro e le foto raccontano del processo di islamizzazione dell’Anatolia da parte dell’impero ottomano, con stragi e deportazioni di massa della popolazione armena, che era ed è tuttora cristiana. La parte peggiore la fa il movimento dei cosiddetti Giovani Turchi, riformisti e nazionalisti che sognavano la fine del dispotismo del sultano Hamid II ma che diventarono poi ben peggiori del male che volevano curare.

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Al tempo la cosa non passò inosservata e molti furono gli appelli da parte di paesi occidentali e autorità religiose.

Qui una lettera di Papa Benedetto XV al sultano Ahmed V ed una dello Sharif della Mecca, che a nulla servirono.

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Risparmio le foto peggiori. Verso la fine vedo La Piccola seduta e le chiedo come sta “Per me basta così” mi risponde. Il Laureando e Baby Boss invece proseguono nella visita e nella lettura dei tanti racconti disponibili.

Il museo termina con questo monumento e un libro degli ospiti.

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Ancora oggi mi chiedo come sia possibile che la Turchia non riconosca le proprie responsabilità di fatti storici documentati da foto, filmati, documenti, ecc.. ed anzi si ostini a sostenere posizioni negazioniste. Germania ed Italia hanno saputo in qualche modo fare i conti con il loro passato. In Turchia no, fosse mai, anzi esistono tuttora vie e piazze intitolate ai leader dei Giovani Turchi (Talat Pasha, Enver Pasha e Cemal Pasha).

Con un misto di magone e rabbia torniamo in città per l’ultima visita della giornata alla famosa scalinata che porta al memoriale. Costruita a metà anni ’60, rispetta in pieno i canoni estetici sovietici, compresa una buona parte di stile architettonico Brutalista, che nasce proprio nel dopoguerra.

Piccole distrazioni lungo la via.

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Un altro cane randagio, enorme ed educatissimo. Mi sconvolge quando vedo che, scattato il verde pedonale, attraversa la strada come un cristiano qualsiasi…

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La piazza antistante la scala ospita diverse statue, tra le quali un Botero.

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Eccole, in tutto il loro brutale splendore!

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Ragazzi, chiedo, dove abbiamo già visto queste statue?

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E loro, in coro e senza esitazioni: a Dubai! Risposta esatta!

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Arriviamo in cima. Brutalismo esasperato!

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Il Laureando esige una foto, che fa molto film sovietico d'avanguardia.

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Manco fosse il nipote di Vladimir Motyl, il regista de "Il sole bianco del deserto", film sovietico del 1969 che Il Laureando ha avuto il coraggio di guardare in russo con sottotitoli in inglese, rimanendone estasiato.

Se avete il coraggio, si trova su Youtube:

Qui l’intero complesso in una foto col grandangolo

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Lì accanto l’ambasciata degli UAE. La location lascia un po’ a desiderare.

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Dentro il monumento, sembra una scena tratta dall’ultimo Dune. Mi aspetto di vedere il Barone Harkonnen svolazzare da un momento all’altro, ma fortunatamente non accade.

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Per la discesa prendiamo le scale mobili interne, che ospitano qualche pezzo di arte contemporanea (nulla di ché, a mio avviso).

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Alcuni punti della scalinata sono piuttosto suggestivi e Il Laureando è gasatissimo!

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Si fa sera e andiamo verso la zona più in della città, dove ceneremo.

Il teatro dell’opera, molto bello.

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Qui visto da dietro.

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La zona più moderna e modaiola della città. Molto carina.

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Murales spettacolare.

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Qui dove ceneremo: uno dei ristoranti armeni a conduzione familiare più popolari della città, a detta di Baby Boss.

Entriamo e non rimaniamo delusi. Atmosfera amichevole e piatti fantastici. Lo consiglio a tutti.

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Si è fatta una certa e siamo cotti, per cui si torna in hotel passando per via Pushkin, che qui sembra un po’ Madison Avenue “Caucasian Edition”.

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Per il giorno dopo è invece prevista una gita fuori città ed il rientro a FCO in serata.

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Bello, hai mai pensato di affittare i servizi di Baby Boss? Mi sembra una risorsa incredibile da avere a disposizione quando viaggi. La cosa triste del genocidio armeno è che molti non sanno che cos'è né come sia successo. Il ricordo e' importante.
 
Bello, hai mai pensato di affittare i servizi di Baby Boss? Mi sembra una risorsa incredibile da avere a disposizione quando viaggi. La cosa triste del genocidio armeno è che molti non sanno che cos'è né come sia successo. Il ricordo e' importante.
Baby Boss a 12 anni aveva già un profilo su Fiverr (tarocco perché era minorenne) dove vendeva il suo servizio di creazione di sottotitoli in inglese per i vari YouTuber! 😂