[TR] - Do not travel to Vol. IV - Due Somalie ed un Fokker 100


ilPrincipeDiCasador

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16 Febbraio 2009
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Lözarn
Ci sono cose che si sa, prima o poi devono succedere. E chi mi conosce lo sa, una di queste era che probabilmente, prima o poi sarei finito in Somalia, o forse meglio dire nelle Somalie.

L’altra, meno probabile è che decidessi ancora una volta di scrivere un racconto di viaggio, questa volta fatto anche di un pezzo aeronautico interessante, almeno per chi come me ama catorci di ottava mano che volano ancora e aeroporti mai visti prima. Ho impiegato quattro mesi a partorire l’idea della Season 4, ma poi ho deciso che mi andava di farlo, sperando che questi racconti riescano a trasmettere quell’idea che mi sono fatto del mondo, che siamo tutti umani che alla fine “we are all the same”.

Bando alle chiacchiere, mettetevi comodi perché qua con i miei tempi si arriva a Natale. Per il momento, iniziamo con un volo, un aereo, una connessione tra due mondi apparentemente vicini ma assolutamente ed incredibilmente lontani, come dicevo prima, le due Somalie, la Somalia, quella di Mogadisco ed l’altra Somalia, il Somaliland, quella di Hargeisa.

Ah, no, non partiamo ancora, ci vuole la solita piccola premessa, soprattutto per chi non mi conosce o non ha letto i TR precedenti. E lo so, mi ripeto ma è importante. L’ho raccontato anche di persona ad alcuni di voi, dietro questi viaggi c’è molto di più della semplice ricerca dell’avventura. C’è soprattutto una curiosità enorme. La voglia di vedere con i miei occhi posti dei quali pensiamo di sapere già tutto, parlare con chi ci vive, confrontarmi con realtà che non sappiamo nemmeno che esistano e se possibile distruggere l’idea che il mondo sia diviso in ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. E non per dimostrare che quello che sappiamo sia sbagliato, avrei una presunzione enorme, ma semplicemente perché credo che vedere, ascoltare e cercare di capire sia uno dei motivi più belli per cui si possa viaggiare. E non pretendo che tutti capiscano, anzi, questi posti non sono roba semplice, ma la cosa più bella per me è proprio generare curiosità e andare beyond the headlines.

Come sempre, se questo genere di viaggi non fa per voi, nessun problema. Ci sono tanti altri posti nel mondo e tanti altri TR sul forum.

Se invece siete ancora qui, please seat back, relax and enjoy your flight.

Tra poco si parte.
 
Mogadiscio–Hargeisa.

Fokker 100.

La strada per l’aeroporto di Mogadiscio è devastata da buchi, interruzioni, bumper. Le barriere new jersey disegnano un serpentone dove si procede a bassa velocità. Poi ci sono check point, militari, polizia, bambini. Bisogna stare attenti a qualsiasi cosa. La tensione è alta ma il panorama non mi sembra molto diverso dalla strada che porta al terminal container di Gioia Tauro.

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Ci siamo quasi, da un certo punto in poi si procede a piedi, le auto vengono perquisite, noi passiamo attraverso una prima sicurezza.

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Poche foto, tutte rubate. L’aeroporto è completamente blindato. Se quelli di Al-Shabaab decidessero di far saltare qualcosa, comincerebbero da qui, uno dei pochi posti in Somalia con una buona quantità di stranieri.
Ci sono cancelli e barriere in cemento

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Controlli per accesso all’area aereoportuale

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Entriamo dentro

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Da qui in avanti black-out fotografico. Tutto ciò che non è i vestiti che si hanno addosso deve essere lasciato e controllato. Ci ridanno tutto dall’altra parte di quel gate con la bandiera azzurra e la stella bianca dove però veniamo rimessi in fila, privati dei bagagli e ricontrollati.

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Ci sono cani antidroga, cani antiesplosivi, antiarmi anti-qualsiasi cosa.
E’ passata un’ora, siamo finalmente all’ingresso del terminal.

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Eh no, non è finita. Ci sono ancora un paio di controlli. Prima di tutto controllo ingresso terminal

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Una volta dentro, l’unica cosa che mi viene da pensare è “che bordello”

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Oggi si vola con Premier Airlines, una compagnia basata a Nairobi, flotta di 3 Fokker 70, 2 Fokker 100 e 3 CRJ200. Volo confermato a telefono il giorno prima. Roba da anni 80. Che bellezza. L’acquisto di questo biglietto meriterebbe un racconto a parte. Fino all’ultimo momento non so su quale aereo volerò, nemmeno FR24 dice nulla. Anzi, il volo non compare da nessuna parte. Un attimo, qui si

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E anche sul tabellone delle partenze. Bene, poche le destinazioni nazionali ma tante le compagnie.

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E qui mi soffermo su quella che secondo me è una spiegazione necessaria.

Guardando il tabellone delle domestic departures la prima cosa che mi stupisce è la quantità di voli. Hargeisa, Baidoa, Kismayo, Beledweyne, Adado, Galkayo…alcuni anche più volte al giorno. In uno dei Paesi più poveri del mondo mi sembra un controsenso. In realtà quando chiedo alla mia guida capisco che è il contrario, in Somalia l’aereo non è un lusso è la necessaria conseguenza di quello che il paese è diventato. Per capire bisogna dimenticare la Somalia che vediamo sulla cartina. Mogadiscio, Baidoa o Kismayo sono sotto il controllo del governo o delle diverse amministrazioni regionali, ma questo non significa che lo siano anche le centinaia di chilometri che le separano. Circa il 30-40% del territorio è ancora controllato direttamente da al-Shabaab e la sua presenza si estende molto oltre, soprattutto nelle aree rurali. Le principali strade attraversano territori contesi, checkpoint e zone nelle quali spostarsi via terra può essere estremamente pericoloso, in alcuni casi è semplicemente una strada che porta alla morte, senza mezzi termini. Il risultato è una geografia assurda con città relativamente accessibili che fondamentalmente sono isole terrestri. Ecco spiegato quel tabellone, aerei e compagnie che non sono solo esoticità aeronautica. Sono uno dei pochi sistemi che permettono al Paese di continuare a muoversi e di connettere Somalia, Somaliland, Puntland. In un posto nel quale la normalità è davvero roba rara, quei voli sono proprio uno dei pochi pezzi di normalità rimasti.

Check-in fatto, si ritrona ai controlli.

Si inizia dal passaporto. Immigrazione. E si, tecnicamente sto lasciando la Somalia per recarmi in Somalia ma nella realtà delle cose sto lasciando la Somalia per andare in Somaliland.

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Dimenticate qualsivoglia DSC, qui si va a mano. Lista passeggeri su un bel foglio di carta and that’s it.

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E per finire ultima security. Sorry per la qualità della foto, ma qui si fa presto a finire male.

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Finalmente sono dall’altra parte. Un’avventura senza ancora aver messo piede a bordo.

Fauna locale

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Airside c’è anche una lounge. Accesso solo per i VIP.

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E’ finalmente ora dell’imbarco.

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Ladies and gentlemen, ecco a voi 5Y-SKB, Fokker 100, giovanotto di 35 anni. Ha vestito i colori di American, Carpatair, Portugalia prima di finire a volare per Jetways Airlines che oggi opera il volo per Premier Airlines.

Prima dell’imbarco noto un’altra chicca. Un Saab 340 che nel 1986 volava addirittura per Crossair. Chissà quante ne ha viste prima di finire nel terzo, o forse quarto mondo dell’aviazione civile.

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Finalmente on board. Che profumo di aviazione di altri tempi. Bentornati agli anni 90. Portacenere, sedili enormi e super imbottiti, nessun mood lighting, no USB, niente cappelliere Airspace XL. La storia, eppure sono solo 30 anni fa.

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Per ovvi motivi di aviopirlità (o si dice aviopirlicità)…vabbè ci siamo capiti, avevo chiesto un posto quanto più dietro possibile, vicino al motore. Accontentato. 20A.

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Pitch ok considerando la mia altezza

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Safety card

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Luci di cortesia

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Abbastanza insolito il fatto che prima di iniziare qualsiasi safety demo, una delle assistenti di volo distribuisca acqua a tutti.

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Nel frattempo la situazione si scalda, un passeggero all’uscita di emergenza non vuole separarsi dal bagaglio. Interviene une delle assistenti di volo, volano parole grosse e parte anche qualche spintone.

Alla fine sembra tornare la calma. Sembra. Appena l’assistente di volo si allontana il passeggero si riprende il bagaglio. Si apre la porta del cockpit ed esce il Capitano ed improvvisamente non c’è più niente da discutere. Credo che gliel’abbia fatto capire bene. In somalo.

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Safety demo...ormai abbiamo un’oretta di ritardo.

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Ciao Mogadiscio

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Un bel patchwork di lingue all’interno della cabina

Swahili

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Rumeno

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Portoghese

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Inizia il servizio. Acqua o succo di mela o tutti e due.

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E poi il rancio. Una scatola con un po’ di cose.

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All in all, not too bad. Intanto giù è così. Deserto, immensità, caldo e forse terroristi

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Foto di rito

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Ci siamo quasi, rateo verticale molto sostenuto. Non so se la ragione sia di security o volo breve o ATC senza traffico ma l’impressione è quella di andare giù in picchiata

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Ciao Fokker

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Ciao anche a lei

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Welcome to Hargeisa, welcome to Somaliland

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Atterriamo ad Hargeisa e la prima sensazione è che non siamo più in Somalia. Ed in effetti è più o meno così. L’aeroporto è decisamente messo meglio, tutto sembra più ordinato, si respira un’aria diversa. A Mogadiscio la sensazione di tensione è una costante. Militari, controlli, uomini armati, porte, barriere. Qui è tutto più rilassato. Normalità o quasi. E qui serve un piccolo passo indietro perché, in effetti, come detto prima siamo e non siamo più in Somalia.

Quella che oggi chiamiamo Somalia nasce nel 1960 dall’unione di due territori coloniali completamente diversi la Somalia italiana a sud, con Mogadiscio, e il Somaliland britannico a nord. Il Somaliland diventa indipendente il 26 giugno 1960 e cinque giorni dopo si unisce all’ex Somalia italiana per formare la Repubblica Somala. L’esperimento non finirà benissimo. Negli anni 80 il nord viene duramente represso dal regime di Siad Barre, Hargeisa viene bombardata e in buona parte distrutta. Quando nel 1991 lo Stato somalo collassa, il Somaliland prende una strada completamente diversa. Dichiara nuovamente la propria indipendenza e comincia a costruirsi uno Stato per conto suo. Ed è qui che la storia diventa incasinata. Per quasi tutto il mondo il Somaliland ancora oggi non è uno Stato indipendente. Solo Israele ha attualmente riconosciuto la sua indipendenza. E quindi, sulla carta siamo sempre in Somalia ma nella pratica ha un suo governo, un parlamento, proprie forze di sicurezza, una propria moneta, proprie targhe e proprie istituzioni. E soprattutto è riuscito per decenni a mantenere una stabilità che il resto della Somalia può solo sognare.

Insomma, Mogadiscio e Hargeisa distano poco più di un’ora di Fokker 100 ma sono due mondi diversi. Due Somalie, unite da un volo di un’ora.
 
Aspettavo questa quarta stagione con più freva di quanto non aspettassi la quarta di For All Mankind e, a differenza di quella di Apple, la Principe Studios non delude. però non puoi non dirci altro di Mogadiscio, laggente vogliono sapere!
 
Interessante, come antipasto. Ma come ci sei arrivato a Mogadiscio? Io ho vaghi ricordi di Mogadiscio dei primi anni '60; sono curioso dell'OT attuale. In altre parole, grazie del trailer vogliamo la prima puntata.
 
Interessante, come antipasto. Ma come ci sei arrivato a Mogadiscio? Io ho vaghi ricordi di Mogadiscio dei primi anni '60; sono curioso dell'OT attuale. In altre parole, grazie del trailer vogliamo la prima puntata.
Anche io sono curioso dell' arrivo!!..e di tutti i dettagli
 
Un mix di emozioni...direi al 90% ammirazione e al 10% qualcosa che sintetizzerei con il Bastianich di Cartoni Morti che dice: "tu sei pazzo furioso, lo sai questo?"

Ovviamente, figata!
 
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