[TR] Champagne, piste corte e isole sperdute: viaggio ai margini dell’Oceania


danusa86

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28 Settembre 2008
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Parte 1 - La parte normale del viaggio, o quasi: MXP-DOH-ADL-AKL​


Kia ora da Auckland!

Questo TR sarà un po’ diverso dal solito perché lo scriverò a puntate, possibilmente mentre il viaggio è ancora in corso e prima che jet lag, vino e numero di voli rendano i ricordi completamente inaffidabili.

Il routing completo per il momento non lo svelo. Diciamo solo che l’obiettivo era tornare in Oceania approfittandone per raggiungere alcuni posti che da tempo comparivano nella categoria mentale “prima o poi devo andarci”.

Naturalmente, per una persona normale questo avrebbe potuto significare volare in Nuova Zelanda, passarci qualche settimana e tornare a casa.

Io ho adottato un approccio leggermente diverso.

Nei prossimi giorni compariranno isole remote, compagnie aeree relativamente esotiche, aeroporti decisamente più piccoli di Malpensa e almeno un paio di tratte nelle quali il concetto di “terminal” verrà sottoposto a una certa interpretazione creativa.
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Ma andiamo con ordine.

Per arrivare dall’altra parte del pianeta parto con Qatar Airways in Business. Il biglietto era stato emesso con Avios BA, 90.000 Avios + 301,37 euro, inizialmente sul seguente routing:

QR124 MXP-DOH
QR920 DOH-AKL


Poi Qatar cancella il diretto Doha-Auckland e mi riprotegge sul QR914.

Il risultato diventa:

MXP-DOH-ADL-AKL

MXP-DOH​

Qatar Airways QR124
Milano Malpensa - Doha
Business Class

Partenza schedulata 09:40
Arrivo schedulato 16:25

A Malpensa troviamo ad aspettarci un A350-900



Primo segmento su A350 e prima delle numerose ore che passerò nelle varie sfumature di bordeaux Qatar.

La Business su questo aeromobile non è Qsuite, ma rimane un prodotto 1-2-1 molto valido, con accesso diretto al corridoio, parecchio spazio e soprattutto un tavolino laterale sufficientemente grande da trasformare il posto in ufficio, ristorante, cantina e occasionalmente anche sedile.

Il mio 2A:



Il menu viene distribuito subito dopo l’imbarco.



Qatar continua con la formula dine on demand, che secondo me resta uno dei punti forti del prodotto. Si mangia quando si vuole e nell’ordine che si vuole.

La controindicazione è che non esiste più l’alibi “non è ora di mangiare”.

Con Qatar è sempre ora di mangiare.

Si comincia comunque civilmente.



Piccola parentesi sul cuscino, perché tornerà più avanti nel TR. Qatar ha una serie di cuscini dedicati alle varie destinazioni. Alcuni sono ormai diventati per me piccoli collector items. Questo è New York.

Decido inizialmente di lavorare un po’.



“Lavorare” in questo caso è un termine abbastanza generoso, visto che sul tavolo sono già comparsi champagne, frutta secca e patatine.

Arriva l’amuse-bouche.



Come antipasto scelgo la burrata.



Presentazione molto buona e, soprattutto, burrata vera e non una delle misteriose sfere bianche che talvolta le compagnie aeree cercano di far passare per latticini italiani.

Per il main avevo preordinato l’halibut.



Ottima scelta. Pesce ben cotto, cosa tutt’altro che scontata a 35.000 piedi, dove il confine tra “halibut” e “materiale da costruzione” può diventare sorprendentemente sottile.

A questo punto una persona dotata di autocontrollo avrebbe terminato il pasto.

Fortunatamente siamo su Aviazione Civile, e serve una recensione completa.



E per dare all’intera operazione una patina salutistica:



La carta delle bollicine offre tra l’altro Louis Roederer Collection 246 e Joseph Perrier Cuvée Royale Rosé.

Ho sempre apprezzato questa parte del servizio Qatar. Su molte compagnie il vino è un complemento del catering. Su Qatar, a volte, si ha l’impressione opposta: abbiano costruito una compagnia aerea intorno a una carta vini.

Dopo poco più di sei ore compare finalmente il Golfo.





Doha​


Ho qualche ora prima del volo successivo e mi dirigo alla Al Mourjan Business Lounge - The Garden.

Per chi non la conoscesse, The Garden si affaccia sull’Orchard del nuovo terminal, una specie di giardino botanico inserito dentro l’aeroporto.



L’effetto è notevole.

Sono generalmente allergico alla retorica sugli aeroporti come “destinazioni in sé”, ma Hamad qualche argomento a favore della teoria lo offre.

La lounge è enorme, moderna e in quel momento decisamente tranquilla.



Anche qui esiste naturalmente un ristorante à la carte.

Avendo però appena terminato un pranzo Qatar di dimensioni più o meno natalizie, faccio una cosa inconsueta e decido di non mangiare.

So che alcuni utenti potrebbero voler segnalare il post ai moderatori.

È però una scelta strategica, perché mi aspetta il pezzo forte della giornata.

DOH-ADL​


Qatar Airways QR914
Doha - Adelaide
Business Class

Boeing 777-300ER

Ed eccoci finalmente in Qsuite.





Il mio posto è il 4B.



Sul monitor compare una previsione di 13h07.

L’aspetto interessante della Qsuite è che, pur essendo ormai un prodotto sul mercato da diversi anni, continua a reggere molto bene il confronto. Privacy eccellente, porta, grande superficie di appoggio, spazio abbondante e soprattutto un letto vero, non semplicemente un sedile che assume vagamente una posizione orizzontale.

Amenity kit Diptyque e champagne completano il trasloco.

Il menu:



Per antipasto scelgo il piatto di pesce marinato.

Prima però il solito amuse-bouche.



Poi arriva questo:



Ottimo.

Come main, Black Angus beef tenderloin.



La foto rende abbastanza bene l’idea. Cotta forse leggermente troppo ma carne tenera e porzione decisamente seria.

Naturalmente chiudo con i formaggi.



Anche qui la carta vini è più lunga di alcuni menu degustazione terrestri. Tra le varie etichette compaiono Henriot Blanc de Blancs, Taittinger Prestige Rosé, Isabel Estate Sauvignon Blanc, Markus Molitor Riesling, Château Cantemerle e Sutil Syrah.

A un certo punto occorre ricordarsi che siamo qui principalmente per andare in Australia.

Passaggio in bagno, pigiama Qatar e trasformazione ufficiale in residente temporaneo del 777.



Quando torno la suite viene preparata per la notte.



Ed è qui che, secondo me, la Qsuite continua ad avere un vantaggio importante.

Con la porta chiusa, materassino, cuscino e coperta, l’impressione di privacy è notevole. Non diventa una camera d’albergo, naturalmente, ma per qualche ora ci si dimentica abbastanza facilmente di essere all’interno di un tubo metallico che viaggia a quasi 900 km/h sopra l’Oceano Indiano.

Dormo bene, ma poco. Devo prepararmi all'arrivo a Auckland previsto per le 23.30 e preferisco non esagerare. Passiamo una turbolenza importante sopre le Maldive ma poi prendo davvero sonno per qualche ora.

Al risveglio siamo ormai molto più vicini all’Australia.

Colazione. Rifiuto le portate principali, sono ancora pieno dalla cena e mi limito ad uno yoghurt, ad un cappuccino e un paio di croissant :)



Il nostro 777 è A7-BEQ e stiamo scendendo verso Adelaide dopo aver attraversato una quantità di oceano sufficiente a ridimensionare parecchio la cartina mentale europea.

Poco dopo appare Adelaide.



E qui arriva la particolarità del QR914.

La mia riprotezione era formalmente Doha-Auckland, ma il volo passa da Adelaide. Quindi, dopo quasi tredici ore, non siamo ancora arrivati.

Siamo semplicemente in Australia.

Di per sè nulla di male, ma annoia un po' dover scendere (anche se sgranchire le gambe non fa mai male) e dover passare di nuovo la sicurezza (come se non avesssimo già fatto 3 controlli - Malpensa, Doha all'arrivo, Doha al gate) dove la solerte polizia Australiana decide di controllare, a tutti e pezzo per pezzo, i liquidi degli amenity kits. Dopo circa 2 ore è tempo di imbarcarsi nuovamente.

ADL-AKL​


La cosa positiva è che il catering cambia.

Questo, a quanto pare, è tutto ciò che serve per convincermi ad affrontare altre ore di volo.

Il menu da Adelaide ha chiaramente un’impronta locale.

Moreton Bay prawn, tonno, Hunter Valley chicken, Black Angus australiano.

A questo punto mi ero ripromesso di mangiare qualcosa di leggero.

Il piano dura circa quattro minuti.

Antipasto con gamberi e tonno.



Poi Black Angus con Cabernet Australiano.

hosting immagini per annunci e forum

C’è probabilmente una legge internazionale che impedisce di attraversare l’emisfero australe su Qatar senza mangiare almeno due filetti di manzo. In realtà ero partito con l'idea del pollo, ma la FA mi fa cambiare idea dicendo "This beef is sourced locally, unlike the other one".

Chiudo con frutta.



La cabina nel frattempo si svuota abbastanza da permettere qualche altra foto.



Le ultime ore passano rapidamente.

Dopo più di un giorno trascorso tra aeroporti e aerei, finalmente compare la Nuova Zelanda.

E quando, dopo MXP, Doha, tredici ore verso Adelaide e l’ultimo salto sul Tasman, trovi questo cartello:



devo ammettere che fa un certo effetto.

Passo immigration e controllo di bio-security, dove dichiaro i miei scarponi da trekking ("Thank you very much for being so transparent, I wish everybody was like you").

Poco dopo:



Sono le 23:30 circa.

A questo punto la mia capacità di comprendere quale giorno della settimana sia ha definitivamente cessato di essere operativa.

Uber fino al Four Points by Sheraton Auckland, dove resterò per un paio di notti.

Prima, però, una foto della nuova piccola collezione.



I tre cuscini Qatar incontrati durante il viaggio: New York, Bali e Sydney.

Sì, sono collector items.

No, non intendo discutere se questa cosa sia normale. Ero tentato da prendere anche Doha e Tashkent, ma ci penserò al ritorno :)

La camera al Four Points:



Posizione centrale e, la mattina seguente, questa vista.



Auckland sarà però soltanto una pausa.

Perché fino a questo momento, nonostante le quasi trenta ore di viaggio e lo scalo australiano, abbiamo fatto cose tutto sommato normali: A350, 777, Qsuite, aeroporti enormi, lounge e jet bridge.

Dalla prossima puntata iniziamo lentamente ad allontanarci da tutto questo.

La prossima destinazione ha poche delle caratteristiche che normalmente associo a un grande aeroporto internazionale.

Ed è esattamente per questo che ci sto andando.

TBC... ✈️🏝️
 
Ultima modifica:
Complimenti. In un certo senso siamo colleghi perché anch’io avevo prenotato un itinerario AKL-DOH-MXP che si è trasformato in un AKL-ADL-DOH-MXP. Tra l’altro il controllo ad Adelaide è stato abbastanza penoso con la necessità di inserire i liquidi nei sacchetti trasparenti come ai tempi andati.
Per il resto concordo con le tue valutazioni su QR e DOH.
 
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Il TR è in revisione dai moderatori perché hai saltato la cena alla carta in lounge. Ti puoi salvare al ritorno
 
90k Avios con tasse non troppo alte non è male, ormai ex-USA non trovi quasi niente sotto i 70k/80k verso l'Europa, almeno 120k verso SEA / Oceania. Da tenere in considerazione con partenza dall'Italia visto che la compagna mi tormenta ogni anno per andare a MEL per l'AO :D
 
Ho letto champagne e piste e subito ho pensato all'Avvocato.

Poi ho capito che non erano quelle piste lì.

iu
 
Parte 2 – Dove finiscono le rotte normali

Dopo due giorni ad Auckland arriva finalmente il momento di partire per quella che, almeno per me, è la parte più interessante di questo viaggio.

Le Chatham Islands.

Sono circa 800 km a est della Nuova Zelanda continentale, nel mezzo del Pacifico meridionale, con poco più di 600 abitanti sparsi principalmente su Chatham Island e una manciata su Pitt Island.

Già arrivarci non è esattamente come prendere un Milano-Roma.

L’unica compagnia che le collega regolarmente alla mainland è Air Chathams, piccola compagnia familiare nata proprio sulle isole nel 1984 con una missione molto semplice: permettere a persone, merci e soprattutto prodotti della pesca di andare e venire da un posto altrimenti piuttosto isolato dal resto del mondo.

Oggi Air Chathams vola anche su alcune rotte regionali della North Island, ma le Chathams restano chiaramente il cuore della compagnia.

E infatti basta arrivare al terminal domestic di Auckland per capirlo.




Il banco Air Chathams è in un angolo piuttosto tranquillo del terminal.





Pochi fronzoli, logo verde, foto delle isole e soprattutto una mappa della rete.

Auckland, Whakatāne, Whanganui, Wellington, Christchurch e ovviamente quel puntino isolato sulla destra che sembra essere stato messo lì per sbaglio.

Chatham Islands.

E qui entra in gioco la mia brillante gestione dei tempi. Il volo è alle 17:00. Io arrivo alle 14:50. Peccato che per questo volo non ci sia praticamente nulla da fare.

Check-in. Valigia. Fine.

Non c’è security.

Si passa direttamente dalla zona pubblica del terminal all’aereo.

Tra parentesi, prima di arrivare mi ero anche bevuto circa un litro e mezzo d’acqua pensando: “meglio finirla prima dei controlli”.

Controlli che non esistono.

Ottimo.

La “lounge” per il volo odierno è questa.



La Koru Lounge Air New Zealand è presente ma, naturalmente, non è accessibile con questo biglietto.

Tanti i voli in partenza




Air Chathams: undici anni dopo

Air Chathams in realtà non l’ho scoperta preparando questo viaggio.

La prima volta che ci sono incappato era il 2016, mentre organizzavo un altro viaggio in Nuova Zelanda e cercavo compagnie un po’ fuori dal solito. A un certo punto salta fuori questa piccola compagnia privata che volava verso delle isole sperdute 800 km a est della mainland.

E ci volava con un Convair 580. Nel 2016.

Ovviamente mi si accende subito la lampadina.

Scrivo direttamente alla compagnia per capire come raggiungere le Chathams e, già che ci sono, chiedo anche del loro DC-3, uno degli ultimi ancora impiegati commercialmente. Quel viaggio alla fine non si fece.

Undici anni dopo, eccomi qui.

Nel frattempo Convair e DC-3 sono spariti dalla linea, mentre sulle rotte più corte da Auckland Air Chathams usa soprattutto i Saab 340.

La compagnia però resta molto particolare: nata nel 1984 per collegare le Chathams con la Nuova Zelanda, negli anni ha anche raccolto alcune rotte regionali lasciate da Air New Zealand, mantenendo un’impostazione ancora molto familiare.

Lo si capisce già al check-in.

Niente posti assegnati.

Niente cerimonie.

Ti presenti, lasci la valigia e quando è ora sali.

E, come scoprirò tra poco, qui sembra davvero che si conoscano tutti.






Il mistero dei McCallum Brothers

Nel frattempo ho un’altra questione aperta.

La mattina avevo ricevuto una mail dall’Hotel Chatham, uno dei pochissimi veri hotel dell’isola.

La mail recitava, nella sua interezza:

Morning
The McCallum Brothers are on the same flight they will be bring you to the hotel
Thank you Trudy


Chi siano i McCallum Brothers non ne ho la più pallida idea.

Al check-in chiedo.

L’addetta non batte ciglio.

“Ah sì, certo. Quando arrivano te li indico.”

Naturalmente.

Perché qui tutti sanno chi sono i McCallum Brothers.

Tranne me.

Decido quindi di imbarcarmi per ultimo, così posso aspettare di vederli.

Sono le 16:55. Partenza ore 17. Ed eccoli.

I McCallum Brothers arrivano al gate cinque minuti prima della partenza.

Io sono qui dalle 14:50. C’è chiaramente qualcuno che conosce meglio di me il sistema.


L’aereo

Ed eccolo finalmente.





Il nostro velivolo è ZK-MCO, un ATR 72-500.

Non proprio un giovincello.

È stato consegnato originariamente nel 1999 a Mount Cook Airline e ha passato gran parte della sua vita nel network Air New Zealand Link prima di entrare in Air Chathams nel 2019.

Quindi vecchiotto sì.

Ma per Air Chathams, relativamente recente.

La livrea gli sta anche bene.



Il logo con le isole e il 44° parallelo sud è uno dei dettagli che preferisco.


A bordo

Salgo tra gli ultimi.





Configurazione classica ATR.

Cabina decisamente vissuta ma ordinata.

Siamo solo 23 passeggeri.

E il motivo appare immediatamente.

Una parte consistente dei sedili anteriori è occupata dal cargo.

Non metaforicamente.

Proprio scatole e merci fissate sui sedili.

Metà aereo passeggeri, metà furgone DHL del Pacifico.

E in realtà è perfettamente coerente con la storia di Air Chathams.


Molly

L’unica assistente di volo si chiama Molly.

E Molly conosce tutti.

Letteralmente.

Saluta passeggeri per nome, chiede come stanno, parla con loro delle vacanze, dei parenti, di chi sta tornando sull’isola.

L’unico individuo vagamente sospetto a bordo sono io.

Quindi viene a chiacchierare.

È molto simpatica e l’atmosfera è talmente informale che sembra quasi di essere entrato in una riunione familiare per errore.

A un certo punto scherza con un passeggero seduto davanti a me.

Scopro che è uno dei rampisti della compagnia e che sta tornando dalle ferie.

Molly gli dice qualcosa del tipo:

“Finalmente sei tornato, così non devo più aiutare io a caricare il cargo.”

Ridono. E rido anche io.

Poi capisco che non era veramente una battuta.

Quando manca personale, Molly dà davvero una mano a caricare. Una compagnia dove il concetto di multitasking viene preso seriamente, insomma.


Levi

Il mio vicino di posto si chiama Levi.

È un imprenditore locale, attivo tra pesca e farming. Nato sull’Isola di Pitt, pur avendo circa solo 35 anni, ha vissuto per lavoro in Australia, Canada, Scozia e Mongolia. Insomma, “un uomo di mondo”.

Gli chiedo l’origine del nome immaginando avesse origini Israeliano e invece, no, nessuna tradizione biblica.

Mi risponde che semplicemente suo padre adorava i jeans Levi’s. Fine.

Levi diventa rapidamente la mia guida ufficiosa alle Chathams.

Comincia col prendermi in giro per essere arrivato in aeroporto due ore prima e sul fatto che non esista security mi dice: “più di volta ho volato col mio fucile da caccia nel bagaglio a mano”.

“Ovviamente non dicevo di averlo”. Sorride.

Conosce tutti, conosce la compagnia, conosce i cambiamenti in corso sull’isola e sembra sapere praticamente tutto ciò che mi interessa sapere.


Air Chathams sta per cambiare parecchio

Ed è proprio parlando con lui che scopro che questo volo è più interessante di quanto pensassi.

Dal 5 ottobre 2026 Air Chathams cambierà completamente il modo in cui collega le Chathams alla mainland.

L’ATR, troppo costoso, verrà venduto all’estero e il servizio regolare verso le isole passerà principalmente ai Saab 340.

Il nuovo schema prevede voli Chatham Islands-Wellington il lunedì, mercoledì e venerdì, e Chatham Islands-Christchurch il martedì e giovedì.

Come dicevo, il motivo è principalmente economico.

L’ATR offre molta capacità, ma è troppo grande e costoso da mantenere per il livello di utilizzo che Air Chathams riesce a garantirgli.

Il Saab è più piccolo, ma permette più frequenze e maggiore flessibilità.

Per una comunità così ridotta ha perfettamente senso.

E cambia anche un’altra cosa importante.

Il collegamento regolare diretto Auckland-Chatham Islands verrà sospeso.

Il Saab non è considerato adatto a operare regolarmente una tratta così lunga.

Rimarranno alcuni voli diretti Auckland-Chathams nei periodi turistici di punta utilizzando un ATR superstite, ma il traffico ordinario verrà canalizzato soprattutto via Wellington e Christchurch.

Quindi, senza averlo pianificato, sto volando su una combinazione rotta/aereo che tra poche settimane diventerà molto meno comune.


Air Chats e Green Miles

Air Chathams ha anche una rivista di bordo, che si può portare a casa. Si chiama, per l’appunto, Air Chats. Già il nome merita rispetto.

[/url]

Dentro c’è un misto magnifico di dati sulla compagnia, storia delle isole, turismo, infrastrutture, allevamento, pesca e pubblicità assolutamente impossibili da trovare su Qatar Airways.



Per esempio:

integratore intestinale per agnelli.

Finalmente una rivista che conosce il proprio pubblico.

Sfogliando la rivista e guardando il bicchiere del servizio scopro anche l’esistenza di Green Miles, il programma frequent flyer Air Chathams.



Chiedo informazioni a Levi.

Mi spiega che il programma esiste ma, paradossalmente, i voli verso le isole non sono “qualificanti”, Il programma è molto più legato ai segmenti del network regionale neozelandese.

Il che è curioso per una compagnia che si chiama Air Chathams.

Ma va bene così.

Nove aerei e un mondo tutto loro

La flotta attuale è piccola e varia.

ATR 72, Saab 340 e Cessna 206.







Il Cessna 206 è particolarmente interessante perché viene utilizzato anche per i collegamenti con Pitt Island.

Che naturalmente mi piacerebbe raggiungere.

Ma qui arriva la cattiva notizia.

Il Cessna è in manutenzione ad Auckland.

Quindi Pitt Island, per questa volta, salta. Mi viene offerta come alternativa di andarci con una barca di pescatori, ci penserò.


Servizio di bordo

Il servizio arriva senza troppi cerimoniali.

Levi mi racconta che anni fa davano degli ottimi sandwich ma il cost-saving è arrivato anche alle Chathams.

Oggi abbiamo patatine, biscotti, caffè e tè. E bicchieri rigorosamente “brandizzati”.







Dopo il black Angus e lo champagne Qatar delle puntate precedenti, diciamo che il pendolo gastronomico ha completato una discreta escursione.

Ma questo volo ha molto più carattere.


Conosco meglio i McCallum Brothers, finalmente

Nel frattempo chiaccherando conosco meglio chi siano i famigerati McCallum Brothers.

Prima sorpresa:

non sono due fratelli.

Sono padre e figlio.

Il figlio vive addirittura a Lugano. Quando scopre che sono italiano mi saluta in italiano.

Perché evidentemente il modo più logico per incontrare qualcuno che vive a Lugano è andare alle Chatham Islands.

Sono imprenditori nel settore dell’oyster farming e stanno lavorando anche a un nuovo collegamento marittimo per trasportare cargo e livestock tra la mainland e le isole.

E improvvisamente quella mail di Trudy sembra molto meno strana.

Qui tutto funziona attraverso persone che conoscono altre persone.

Non “prenota un transfer”.

“Vai con i McCallum.” Che arriveranno pure col mio stesso volo ma torneranno sulla “mainland” in una nave con 250 mucche.


Martedì arriva un 737

Poi arriva un’informazione ancora più interessante dal punto di vista aeronautico.

Martedì dovrebbe atterrare sull’isola il primo Boeing 737 cargo della storia delle Chathams.

La notizia si collega perfettamente a quello che sto leggendo sulla rivista.



La pista del Tuuta Airport è stata recentemente allungata da circa 1.360 a 1.850 metri, insieme ad altri lavori infrastrutturali, proprio per permettere l’utilizzo futuro di aeromobili più grandi.

La rivista cita esplicitamente la possibilità di operazioni con Boeing 737 cargo.

Per un’isola che vive di fishing, livestock e merci provenienti dalla mainland, è un cambiamento enorme.

Qui il cargo non è un’appendice dell’aviazione passeggeri.

È una parte essenziale dell’economia.


Monty

Levi mi racconta poi di Monty.

Monty è il poliziotto dell’isola.

Non “uno dei poliziotti”.

Il poliziotto.

La comunità è talmente piccola che la presenza delle autorità assume inevitabilmente un sapore diverso.

Immagino che fare una multa qui significhi poi incontrare la stessa persona al pub la sera, al supermercato il giorno dopo e forse sul volo per Wellington la settimana successiva.


Il fuso orario più strano del viaggio

Nel frattempo ci dirigiamo sempre più verso est.

Le Chathams hanno un fuso orario tutto loro.

Sono 45 minuti avanti rispetto alla mainland neozelandese.

Non mezz’ora.

Non un’ora.

Quarantacinque minuti.

In inverno sono UTC+12:45, mentre con l’ora legale diventano UTC+13:45.

La particolarità risale al XIX secolo ed è stata formalizzata nel 1957.

Quindi un volo che parte alle 17 e dura poco più di due ore ti deposita magicamente dopo le 20.

Ottimo sistema per chi ha già perso ogni rapporto sano con il jet lag.



Dove finisce davvero il mondo

Le Chatham sono famose anche per essere tra i primi luoghi abitati del pianeta a vedere sorgere il nuovo giorno.

Il riferimento più noto è Mount Hakepa, su Pitt Island, che viene spesso indicato come il primo luogo abitato al mondo a vedere il sole del nuovo giorno.

E intorno all’arcipelago ci sono alcune delle più importanti colonie di uccelli marini del Pacifico meridionale, inclusi diversi tipi di albatross.

Questa informazione la lascerei qui, una volta sola.

Perché ormai il punto è chiaro:

stiamo andando davvero molto lontano.


Arrivo

L’ATR accumula circa mezz’ora di ritardo.

Atterriamo intorno alle 20:30 locali.

Fuori è buio.

E appena scendo dall’aereo arriva il benvenuto delle Chathams.

Vento forte.

Otto gradi.

Dal clima relativamente mite di Auckland passo in trenta secondi a una specie di schiaffo meteorologico del Pacifico meridionale.



Il vento rende l’arrivo ancora più teatrale.

L’ATR resta illuminato sul piazzale mentre attraversiamo a piedi verso il terminal.



Cammino verso il terminal, cercando di non decollare col vento che sposta valigie e cargo.

[/url]

La scritta “Welcome to the Chatham Islands” finalmente conferma che questa volta sono arrivato davvero.

Il baggage claim è ancora più essenziale.



è una tettoia.

Le valigie arrivano.

Le prendi.

Fine.



Hotel Chatham

Arriviamo all’Hotel Chatham.



La camera è piccola, semplice e pulita.

Dopo lo Sheraton Auckland e le Qsuite, siamo entrati definitivamente in un altro universo.

Ma qui è esattamente quello che ci vuole.

Scendo a cena.



Carne, patate, piselli, cavolo, verdure.

Ed è ottimo.

Poi noto la lavagna in cucina.



“Desserts spelled backwards is stressed.”

E soprattutto:

THIS KITCHEN IS FOR DANCING.

Direi che per oggi può bastare.


Sono partito da Auckland con un ATR mezzo cargo, ho conosciuto Molly, Levi, i McCallum Brothers che non sono brothers, ho scoperto che martedì arriva un 737 cargo e sono finito su un’isola nel Pacifico con otto gradi e un vento che sembra voler restituirmi direttamente alla Nuova Zelanda.

Domani finalmente vediamo che posto è.
 
Che meraviglia! Compagnia aerea nuova per me, mai sentita prima ma sembra di conoscere già Molly! Ma quando manca uno dei piloti, prende lei il comando? Cmq bello bello bello, attendiamo il continuo dell'esperienza

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Fantastico, se va avanti così stai facendo il viaggio che io ho sempre pensato di fare "una di queste volte" (quelle che non succedono mai perché c'è sempre qualcosa che devi fare). Il racconto è fantastico, dire che eravamo con te sull'aereo è dire poco. Grazie per avermi messo di buon umore il lunedì di prima mattina!
 
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Qui siamo di fronte a epicità di altissimo livello, raccontata in maniera impeccabile! Non vedo l'ora di leggere le prossime puntate.

Uno dei miei rimpianti da aviopirla è proprio quello di non essere riuscito, appunto nel 2016, a fare una deviazione dal mio viaggio attraverso la Nuova Zelanda e volare sul Convair 580.
 
Sono partito da Auckland con un ATR mezzo cargo, ho conosciuto Molly, Levi, i McCallum Brothers che non sono brothers, ho scoperto che martedì arriva un 737 cargo e sono finito su un’isola nel Pacifico con otto gradi e un vento che sembra voler restituirmi direttamente alla Nuova Zelanda.

Domani finalmente vediamo che posto è.
Questa sì che è vita!
 
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  • AviazioneCivile.it è il portale online dell’Associazione Italiana Aviazione Civile (AIAC), da oltre vent’anni un punto di riferimento nel panorama associativo di settore. La community nasce nel 2005 da un gruppo di appassionati, crescendo fino a diventare uno dei più seguiti forum in lingua italiana sul mondo dell’aviazione civile. Il forum annovera tra i propri iscritti professionisti del settore come piloti e assistenti di volo, manager del trasporto aereo e impiegati in compagnie aeree, aeroporti ed enti pubblici oltre che una forte base di viaggiatori e semplici appassionati.

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