@Giugo
Il Moby Prince se possibile, è stata una tragedia ancor peggiore di Ustica. Non solo per il bilancio di vittime ancor più alto, ma per l'assurdità stessa di non saper gestire un incidente del genere a poche miglia da un porto. Dal primo giorno emerse la confortevole teoria che la colpa era dell'equipaggio del traghetto (interamente deceduto), che probabilmente stava guardando la partita di coppa europea. Lo stesso ministro dimissionario Vizzini, battezzò fin da subito la certezza dell'errore umano, aggravato da una altrettanto confortevole nebbia.
Però le comunicazioni radio registrate e le testimonianze rese al processo, discordanti in punti determinanti, hanno lasciato molti dubbi.
La nebbia difficilmente poteva essere quel muro compatto che si è voluto delineare a tutti i costi in sede giudiziaria, visto che ci sono testimoni che da terra avevano potuto osservare le luci delle navi alla fonda (compresa la Agip Abruzzo), tanto più che lo stesso comandante della petroliera, spazientito per il ritardo dei soccorso dopo l'SOS, urla via radio che "Livorno ci vede e ci vede con gli occhi!"
Anche la posizione della Agip Abruzzo dichiarata dallo stesso capitano cambierà radicalmente: al momento del disastro, nel guidare i pompieri verso la nave, dichiara tra le altre cose, che la prua è rivolta verso Sud. In sede processuale, sarà rivolta verso nord. A meno di pensare che il comandante trovasse simpatico dirigere i soccorsi altrove, è difficile supporre che stesse mentendo. Ma siccome il Moby ha speronato la fiancata destra della petroliera, bisognerebbe supporre che il traghetto, dopo aver superato la AA lasciandola alla propria sinistra, abbia fatto una virata a sinistra di 180° per arrivare a quel tipo di collisione. Situazione quanto meno anomala. E lo stesso comandante, se non erro al secondo processo, si avvarrà semplicemente della facoltà di non rispondere.
Ci sarebbero da scrivere pagine, su tutti gli errori e le incongruenze di questo caso.
Che, non si sa bene perchè, si è sempre cercato di mantenere ad un profilo più basso possibile. Anche le celebrazioni annuali a Livorno e in Sardegna, hanno tendenzialmente una copertura locale o poco più.
Ovviamente non conosco le cause, ma si è letto un po' di tutto. Dal traghetto capitato nello scenario di un travaso di armi finito male a causa di uno o più incidenti, fino ad un guasto del timone di prua, che sarebbe rimasto bloccato dirigendo forzatamente il Moby contro la petroliera. Se il primo scenario è complottistico tout-court, nel secondo ci sarebbe da capire come mai a fronte di un timone bloccato la nave non abbia dato immediatamente indietro tutta: in quel momento la velocità del traghetto sarebbe dovuta essere piuttosto bassa e in teoria non ci sarebbero dovuti essere problemi.
Come dice Nicola, i risarcimenti sono entrati in gioco fin da subito. Dopo appena due mesi dalla tragedia, gli armatori, il proprietario del petrolio e gli assicuratori, firmarono un accordo tra loro. Che ovviamente scaricava sull'equipaggio del traghetto ogni responsabilità e che obbligava le parti ad agire in modo compatto in caso di giudizio contro terzi.
Rispetto ad Ustica, paradossalmente questo incidente avvenuto appena fuori da un porto, è ancor più misterioso. Perchè sul volo Itavia sappiamo bene cosa potrebbe essere successo nei vari scenari delineati, a prescindere da quale sia quello reale.
Qui no, almeno senza entrare in ipotesi abbastanza complesse (e tutte da dimostrare) come quelle descritte sopra.
Unica certezza, dopo quasi trent'anni, si è diradata la nebbia che per troppo tempo ha fatto comodo a tanti. A partire da chi gestì i soccorsi in modo così scellerato.