Il gruppo Lufthansa sale al 90% di ITA Airways


Parlando di 4 stelle, sapete per caso dopo quanto ITA risponde in merito ad una richiesta di compensazione EU261? Le prime 2 settimane sono passate velocemente, di solito OS risponde in un paio di giorni... grazie!
Per me sono stati veloci, ma vogliono applicare la cifra per i voli <1500km invece di quella >3500km...
 
Eberhart (Ita): “Siamo vicini al porto di Civitavecchia, più facile avere cherosene”

L’ad della compagnia ha chiesto alla casa madre Lufthansa gli aerei necessari a rafforzare le rotte del lungo raggio. Si punta sugli Airbus A350-900, dalla maggiore autonomia. Newark e Osaka le nuove possibili rotte: “Vorrei che il 10% del vettore restasse allo Stato italiano”

ROMA – Civitavecchia non è soltanto il porto industriale più vicino a Roma. Nelle parole di Joerg Eberhart, amministratore delegato di Ita Airways, diventa anche una piccola assicurazione sulla vita della compagnia aerea.

Se la crisi internazionale dovesse complicare l’approvvigionamento di carburante, Ita punterebbe sulla prossimità tra l’aeroporto di Fiumicino (suo hub principale) e Civitavecchia. Una vicinanza che avvantaggia Ita nell’acquisizione di cherosene per gli aerei rispetto alle compagnie consorelle, come Swiss a Zurigo, Lufthansa a Francoforte, Austrian a Vienna.

Ita, peraltro, è appena diventata “operatore carburante”. Quindi può acquistare direttamente il jet fuel, anche dal Nord Africa o dalla Norvegia, riducendo il peso degli intermediari.

La flotta
Ovviamente il carburante deve servire una flotta ampia e moderna. Per questo Ita bussa alla porta del Gruppo Lufthansa – che la controllerà al 90% da giugno – per avere nuovi aerei e accelerare sul lungo raggio.

Al sito Aerotime, Eberhart spiega anche che Ita desidera aggiungere almeno sette aeromobili widebody (dal doppio corridoio) alla flotta portandoli dagli attuali 23 a quota 30. La preferenza è netta. Vuole degli Airbus A350-900, più versatili, più adatti alle rotte intercontinentali e dalla maggiore autonomia di volo.

Il problema, però, è il calendario industriale. Il produttore Airbus ha esaurito gli ordini fino al 2033. Per questo Ita ha chiesto gli aeromobili alla casa madre (il Gruppo Lufthansa) che invece li ha acquistati per tempo. La prospettiva, nel giro di dieci anni, è quella di trasformare Ita in un operatore di lungo raggio basato solo sull’A350-900.

Prima ancora di ricevere nuovi aerei, Ita deve però recuperare quelli che ha già. Eberhart indica un dato pesante. Ben 18 velivoli restano fermi per i problemi ai motori Pratt & Whitney. Si tratta di A220, A320 e A321, macchine fondamentali per le rotte di corto e medio raggio.

Il nodo Fiumicino
Il cuore della strategia è Fiumicino. Secondo Eberhart, l’hub romano cresce di circa il 5% l’anno, più della media europea. Ma Ita non vuole limitarsi a seguire il mercato. Punta a guadagnare quote nello scalo e, per farlo, deve correre più velocemente.

A proposito di rotte – nel pieno delle guerre in Ucraina e Medio Oriente – Ita guarda soprattutto al Giappone. La compagnia raggiunge già Tokyo e si interessa adesso ad Osaka come possibile destinazione nei prossimi cinque anni.

Sul fronte americano, Newark è un’altra ipotesi, anche perché l’alleato statunitense United ha un hub forte e le reti potrebbero incastrarsi meglio.

No al marchio Alitalia
Sull’assetto azionario, il Gruppo Lufthansa può acquisire il restante 10% di Ita Airways che rimane nelle mani dello Stato italiano entro il 2033. Eberhart non ha fretta che questo accada. “Sarei molto favorevole a mantenere il governo con il 10% in Ita il più a lungo possibile, ma è solo la mia opinione. Alla fine, la decisione spetta al Gruppo Lufthansa”.

Eberhart ribadisce infine che non riporterà in vita il vecchio marchio Alitalia, pur riconoscendogli una forza emotiva. Alcuni simboli della stagione migliore di Alitalia, come la grande “A” tricolore sulla coda, potrebbero un giorno arricchire l’identità del marchio Ita. Non sarà una restaurazione, dunque, ma un innesto controllato di memoria.


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