Io invece ritengo questo problema simile a quello dell'affollamento dei pronto soccorso.Riguardo al fatto che ci siano quelli nei Paesi del Golfo colpiti dai droni o dai missili, certamente hanno la priorità, ma ricordiamoci che alla Farnesina non lavorano 2 persone, per cui bisogna fare una cosa per volta, qualcuno che si occupi di tutte quelle persone non in emergenze, ma in qualche Paese impossibilitato a muoversi, ci sarà.
In alcune città (tra cui la mia) si va al PS sia per un taglio sul dito, sia ovviamente per un infarto.
Ed è ovvio che la priorità debba essere data a chi è in pericolo di vita: solo se non c'è nessuno, si può aiutare chi si è tagliato il dito.
Ora può capitare che qualcuno con un dito tagliato debba aspettare delle ore in un PS, ma troverei sbagliato e singolare mettersi a urlare ai quattro venti "eh la sanità italiana fa schifo", o peggio ancora raccomandarsi all'amico del cugino del parente per scavalcare le priorità.
Dovremmo affidarci all'intelligenza emotiva di ognuno di noi e capire che se si va in un PS dove ci sono due infarti, probabilmente è opportuno aspettare per farsi curare il dito oppure farsi aiutare da qualcun altro.
Ma la mia esperienza mi insegna che affidarsi all'intelligenza emotiva altrui è sbagliato.
Io penso che il governo e la Farnesina (e stiamo parlando di un colore politico diverso dal mio) stiano facendo tutto il possibile vista la situazione. Si poteva fare di meglio? Forse. O forse no.
Non sono d'accordo invece sull'accentrare l'assistenza, avere ambasciate/consolati in loco facilita la conoscenza della lingua locale, delle autorità, delle persone del posto e sicuramente velocizza i processi.
