Commento/chiacchera da bar del sottoscritto, basandomi solo sull'aver studiato sociologia dell'Islam, aver letto il libro di Axworthy sull'Iran e aver ascoltato i podcast di Arthur Snell: purtroppo penso che tu abbia ragione.
Non riesco a capire quale sia la strategia degli americani. Ad Israele suppongo che basti un Iran nel caos, perche' un Iran che sembra la Siria nel 2013 non ha soldi per pagare Hezbollah, o Hamas, o altri gruppi che iniziano con la H. Al regime iraniano serve sopravvivere, morto un ayatollah se ne fa un altro, l'importante e' che la cleptocrazia continui. Agli americani serve un regime change, OK, ma con chi e soprattutto come?
Concordo con te che una rivolta popolare mi sembra quantomeno remota; gli iraniani sono anche molto nazionalisti, fare il lavoro degli americani e degli israeliani non me li vedo a fare. La guardia rivoluzionaria ha tutti gli interessi a rimanere al vertice, perche' sono quelli che piu' guadagnano dall'essere al potere, e non esiste un futuro in cui guadagnino di meno di ora - o che li lasci in vita, diciamocelo. Il popolo li odiera' pure, specie dopo questo gennaio, ma non ha armi. L'esercito potrebbe combatterli, ma eddo che parliamo di guerra civile, Siria 2.0.
L'unica speranza, paradossalmente, e' che gli stati del Golfo ci mettano una pezza.
Secondo me l'idea è ripetere quanto fatto in Venezuela su larga scala. Dopo aver seccato la testa del serpente (cit.) e qualche decina di pesi massimi del regime, la proposta per quelli rimasti potrebbe tradursi in: "se tu vuoi vivere d'ora in poi lavori per noi. Altrimenti sai che ti troveremo e ti uccideremo. Se sottobanco ci mettiamo d'accordo, puoi continuare a fare la bella vita. Scegli tu".
Ormai è chiaro che grazie all'ottimo lavoro di CIA e Mossad, nessuno può dirsi al sicuro.
Non dimentichiamo che Trump resta fondamentalmente un commerciale, dal suo punto di vista può avere senso cercare di avvicinare i vertici del regime con proposte vantaggiose a livello personale.
Se chi di dovere a Teheran accettasse (ripeto, sottobanco) un'opzione del genere, forse la guerra potrebbe essere di breve durata e finire magari con una tregua di fatto permanente. Con l'Iran che accetta i colloqui su nucleare in cambio di una limata alle sanzioni. E naturalmente con gli USA che avrebbero in mano tutte le chiavi delle stanze dei bottoni. Tutto questo senza infierire più di tanto sul sistema paese, proprio come avvenuto in Venezuela.
Sarebbe sufficiente qualche zuccherino alle masse (tipo la liberazione dei prigionieri politici, ed un certo allentamento delle leggi coraniche), per cantare vittoria anche nei loro confronti.
In questo modo l'Iran, pur sconfitto militarmente (cosa peraltro inevitabile), non ne uscirebbe troppo umiliato e soprattutto rimarrebbero intatte le principali strutture di potere necessarie a garantire comunque un governo e a controllare le spinte centrifughe delle varie minoranze.
Naturalmente dovrebbe ridurre drasticamente i rapporti con Russia e soprattutto Cina, visto che da quel momento farebbe parte di quella serie di paesi ex nemici degli USA, diventati obtorto collo se non proprio amici, quanto meno meno detentori di alcuni interessi comuni.
L'alternativa per l'Iran è sparare missili fino all'esaurimento e poi aspettare giorno dopo giorno la visita dei velivoli di USA/Israele per decapitare via via tutti quelli che contano.
E' appena il caso di dire che a Trump non interessa per nulla esportare la democrazia, scusa usata in passato dai suoi predecessori. Anzi, lui per primo la ritiene un intralcio.
Il suo unico scopo è costringere in ogni modo il maggior numero possibile di paesi a negarsi alla Cina per ridurne al massimo l'espansionismo, che altrimenti nell'arco di qualche lustro arriverebbe ad insidiare l'egemonia degli USA sul resto del globo.