Trump oggi ha dichiarato che "la guerra finirà presto perchè non c'è più nulla da colpire".
Evidentemente non ha capito le conseguenze delle sue azioni...
Qui non stiamo parlando di giorni. Stiamo parlando di ANNI.
Quando viene colpita una guida spirituale come Khamenei, per milioni di persone non muore solo un leader politico, diventa un martire religioso. E nella cultura sciita il martirio ha un significato enorme. Questo significa una sola cosa: vendetta.
Non una vendetta immediata. Una vendetta che può durare decenni. Bisogna capire anche una differenza culturale enorme.
Se domani venisse ucciso il Papa, i cattolici non inizierebbero una guerra per vendetta. Ci sarebbe dolore, indignazione, ma non una vendetta religiosa globale. In alcune aree del Medio Oriente invece il concetto di vendicare l’onore e il martirio è molto più radicato. Quando una guida spirituale viene uccisa assieme alla sua famiglia, per molti è un affronto che deve essere vendicato.
E c’è un altro punto che pochi stanno considerando.
L’Iran non è un paese piccolo.
• circa 90 milioni di abitanti
• oltre 600.000 militari attivi
• uno dei più grandi arsenali missilistici del Medio Oriente
Negli ultimi attacchi sono stati lanciati centinaia di droni e missili. Ma secondo le dichiarazioni iraniane avrebbero utilizzato solo una parte limitata del loro arsenale, spesso sistemi più vecchi. In altre parole: il vero potenziale militare non è ancora stato utilizzato. E lo stanno tenendo nel caso il conflitto dovesse peggiorare.
Inoltre l’Iran non è isolato. Ha rapporti militari e forniture di armamenti con potenze enormi come:
• Russia
• Cina
• Corea del Nord
Paesi con tecnologie militari molto avanzate, missili, droni e sistemi d’arma estremamente pericolosi e devastanti.
Secondo molti analisti della sicurezza internazionale esiste anche un altro rischio:
La presenza di reti e gruppi simpatizzanti in diversi paesi del mondo, che potrebbero attivarsi se il conflitto dovesse allargarsi.
Ricordiamoci anche una cosa: I Paesi del Golfo (Arabia Saudita, Emirati, Bahrein, Kuwait, Oman e Qatar) sono di fronte all’Iran, separati solo da poche decine di Km. Non parliamo di continenti lontani. Parliamo di un fronte diretto a pochi chilometri. Quando un conflitto diventa anche religioso, la logica cambia completamente. Non è più solo geopolitica. Diventa onore, fede e vendetta.
E queste dinamiche nella storia raramente si chiudono in poche settimane.
Per questo chi pensa che tra pochi giorni tornerà tutto normale probabilmente non ha capito la portata di quello che sta succedendo.
Questa potrebbe essere solo la fase iniziale di una crisi che potrebbe durare decenni.
E infatti, Mojtaba Khamenei giura vendetta totale: ha perso padre, madre, moglie, figlio, sorella e cognato in una settimana.
Non è più solo un possibile successore. Non è più un candidato. Mojtaba Khamenei è ufficialmente la Guida Suprema dell’Iran, e la prima cosa che il mondo deve capire è questa: a quest’uomo è stata uccisa gran parte della famiglia e non si è arreso. È sopravvissuto con ferite lievi allo stesso attacco che ha eliminato suo padre e, invece di fuggire, ha accettato uno degli incarichi più pericolosi del pianeta.
Trump si aspettava che l’Iran crollasse come il Venezuela: eliminare il leader, installarne uno più docile e far tornare il petrolio verso Washington. Così lo aveva descritto lui stesso: “Quello che abbiamo fatto in Venezuela è lo scenario perfetto”. Ma dopo 8 giorni di bombardamenti, oltre 1.300 morti e la distruzione di marina, aviazione e numerose installazioni militari, l’Iran non si è inginocchiato.
Quando la Guardia Rivoluzionaria ha spinto l’Assemblea degli Esperti a scegliere Mojtaba, il messaggio è stato chiaro: la linea dura non solo è sopravvissuta, ma si è radicalizzata. Pensaci: Stati Uniti e Israele hanno eliminato la Guida Suprema, decine di alti funzionari, bombardato l’edificio dell’Assemblea degli Esperti a Qom e distrutto il bunker sotterraneo del complesso presidenziale. Il risultato non è stata la resa. È stato l’esatto opposto: hanno scelto il figlio dell’uomo assassinato per continuare sulla stessa linea.
Mojtaba non ha bisogno di dire “vendetta”. Le sue azioni lo dicono già. Un uomo ferito, nascosto, senza famiglia, che accetta di guidare una nazione sotto attacco non lo fa per firmare la pace. Lo fa perché non ha più nulla da perdere.
Personalmente?
Se c'è un capitolo della storia che spero si ripeta, è ciò che è successo a Dallas il 22 Novembre del 1963.