Swissair: anatomia di un grounding
Il 2 ottobre 2001 la flotta elvetica rimase a terra: dietro il fermo, anni di espansione, difficoltà finanziarie e una crisi di liquidità che travolse il fiore all’occhiello dell’aviazione svizzera
Venticinque anni fa, la Svizzera scoprì che anche un simbolo nazionale poteva restare senza contanti.
Il 2 ottobre 2001 gli aerei di Swissair rimasero a terra: era il grounding, la sospensione dei voli che rese visibile una crisi maturata nel tempo. Mancavano i mezzi immediatamente disponibili per sostenere l’attività quotidiana.
All’aeroporto di Zurigo l’orologio segnava le 16.15 quando una voce annunciò in modo definitivo che «Swissair non è più in grado di assicurare i voli previsti», lasciando a piedi 19 mila passeggeri.
Non era ancora la fine della compagnia. Il giorno successivo la Confederazione intervenne con un credito d’emergenza di e il 4 ottobre una parte dei voli tornò a decollare. Swissair avrebbe continuato a volare con un’attività ridotta ancora per sei mesi. La transizione si concluse tra il 31 marzo e il 1° aprile 2002: mentre la nuova SWISS effettuava il suo primo volo, da Basilea a Zurigo, l’ultimo aereo Swissair rientrava a Kloten.
Le radici della crisi erano lontane. Dopo il rifiuto svizzero dello Spazio economico europeo nel 1992, Swissair si trovò svantaggiata rispetto ai vettori dell’Unione europea. Per rafforzare la propria rete, alla fine del 1997 elaborò la “Hunter Strategy”, basata sull’acquisto di partecipazioni in altre compagnie europee.
Il piano prevedeva investimenti limitati, generalmente tra il 10 e il 30%, ma, nella pratica, l’espansione divenne molto più costosa: tra il 1998 e il 1999 il gruppo investì circa 4,1 miliardi di franchi. Diverse compagnie continuarono inoltre a richiedere nuovi capitali. Nel 2000 SAirGroup registrò una perdita record di 2,885 miliardi di franchi.
Poi arrivò l’11 settembre. Gli attentati negli Stati Uniti provocarono una brusca contrazione del traffico aereo e colpirono un gruppo già in grave difficoltà, accelerandone la crisi. Alla fine di settembre il problema più urgente divenne la liquidità. Nella notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre UBS e Credit Suisse elaborarono il progetto della “New Crossair”: la compagnia regionale sarebbe diventata il nucleo di un nuovo vettore, rilevando parte delle attività di Swissair. Il Dipartimento federale delle finanze parallelamente cercò di organizzare con le grandi banche un finanziamento ponte per scongiurare un arresto prematuro della flotta.
Intanto la situazione precipitava. Fornitori e aeroporti pretendevano pagamenti immediati o anticipati. A Heathrow due velivoli Swissair furono trattenuti per tasse aeroportuali non saldate e anche i fornitori di carburante chiedevano pagamenti anticipati. Il 2 ottobre la liquidità immediatamente disponibile non bastò più a mantenere i voli e la flotta rimase a terra.
Da quelle ore nacque una delle controversie centrali della vicenda. UBS e Credit Suisse furono accusate di non aver fornito in tempo i mezzi necessari a evitare il grounding. Un’indagine successiva della società di revisione e consulenza Ernst & Young concluse che le risorse finanziarie erano superiori ai 14,5 milioni di franchi indicati allora dalla direzione. Il presidente di SAirGroup, Mario Corti, contestò quei calcoli, sostenendo che la liquidità effettivamente disponibile fosse molto inferiore. Il collasso non è dunque riconducibile a una sola causa: vi si intrecciarono strategia industriale, indebitamento, gestione della liquidità, controllo societario e difficoltà della transizione.
L’intervento della Confederazione non si fermò però al credito d’emergenza: il prestito federale raggiunse complessivamente 1,45 miliardi di franchi, di cui 1,15 furono effettivamente versati. L’obiettivo era garantire temporaneamente parte dei collegamenti e accompagnare il trasferimento delle attività verso la nuova compagnia.
Sul fondamento di Crossair nacque così Swiss International Air Lines. Nel 2005 cominciò la sua integrazione nel gruppo Lufthansa, completata nel 2007. Nello stesso anno il Tribunale distrettuale di Bülach assolse tutti i 19 imputati nel processo sulla gestione di SAirGroup. Nel 2019 il Tribunale federale respinse un ricorso civile e, nel 2020, seguì un accordo extragiudiziale.
A un quarto di secolo di distanza, il grounding resta soprattutto un caso emblematico dei rischi di una crescita difficile da governare. Swissair aveva cercato nell’espansione europea una risposta al proprio isolamento; quella stessa strategia contribuì però ad aumentarne costi, rischi e dipendenze. Il 2 ottobre non nacque quindi una crisi: ne divennero improvvisamente visibili l’ampiezza e la profondità, lasciando nel Paese una ferita mai del tutto rimarginata.