Aral, o quello che resta.
Vedere quello che abbiamo combinato sul Lago D'Aral e' da tempo immemore nella mia lista di posti da visitare. Avevo gia' fatto un tentativo infruttuoso sul lato Uzbeko nel lontano 2016.
Non che ora stiamo facendo molto meglio eh! Ma questa tragedia dovrebbe essere insegnata in tutte le scuole.
Il lago era un enorme bacino salato al confine tra Kz e Uzbekistan e tramite la sua industria ittica forniva lavoro a migliaia di persone in loco e cibo alla disastrata Unione Sovietica. I lungimiranti sovietici decisero che tutta quest'acqua era quasi uno spreco e, grazie al loro fantasmagorico piano di diventare i maggiori produttori di cotone al mondo, decisero che questa zona sarebbe dovuta diventare un immenso cotonificio. I fiumi immissari vennero deviati, la stessa acqua del lago venne usata per irrigare e dagli anni '60 in poi il bacino comincio' a prosciugarsi irrimediabilmente. Sipario.
(immagine presa da Wikipedia)
Con pochissima acqua rimasta la salinita' aumento' a dismisura, in una spirale infernale; l'intero ecosistema e la vita nel lago cominciarono a morire e l'industria ittica locale con essa: Aralsk passo' da importante citta' con un'economia fiorente a ghost town. Inoltre, in assenza dell'effetto "mare", l'intera zona comincio' a desertificarsi con escursioni di temperature molto elevate e tempeste di sabbia che iniziarono a coprire tutto. Ad inizi anni 2000 rimase poca roba.
E non contenti, i suddetti sovietici usavano alcune isolette sul lago come luoghi per testare armi chimiche e similia. Abbandonarono tutto quando l'URSS si disgrego' e ando' tutto in malora con il vento che comincio' quindi a portare antrace e altra roba buona in giro per la regione.
Com'e' la situazione oggi?
Quello che rimane del lago: Piccolo Aral nella zona Kz, Grande Aral nella zona uzbeka.
Sul lato Kz stanno effettuando tentativi di recupero con alcune dighe, canali e bonifiche. Ad oggi l'acqua e' a circa 15km dalla citta' e ci sono progetti concreti per far tornare l'acqua nel porto di Aralsk.
Sul lato uzbeko invece, nisba, non ne vogliono sapere.
La cittadina di Aralsk sembra davvero una citta' fantasma. Sabbia, polvere e decadenza abitano le vie della citta'. Un velo di rassegnazione e i segni di un passato difficile, invece, sulle facce delle persone.
Il museo di storia di Aralsk merita una visita, per fortuna ha anche didascalie in inglese. Situato proprio nella vecchia area portuale, al suo esterno sono state preservate alcune navi da pesca degli anni '50.
La vista sul porto e' invece tremendamente assurda. Le gru sono ancora li', i fabbricati diroccati anche. Tutto intorno, spazzatura come se non ci fosse un domani. Sembra di essere nel set di Mad Max con tanti cammelli in giro.
Le vie del paese sono ancora attraversate dai vecchi binari, con la speranza che prima o poi tornino i treni merci. In giro tutto fa riferimento al mare e all'epoca che fu, anche le milioni di conchiglie per strada.
Mentre passeggio un gruppo di ragazzi adolescenti mi chiede da dove vengo, molto probabilmente per loro sembro ET. Dico "Italy" e uno risponde con tono semiserio: "Ahhh, Bonucci!".
La mia testa va in cortocircuito. Mi sarei aspettato Totti, Buffon, Pirlo e avrei accettato anche Inzaghi o Del Piero. Ma Bonucci perche'? Misteri.
In serata scambio due parole con Nur-Sultan, il gestore della guesthouse. Mi dice che il governo ha grandi progetti per far tornare l'acqua nel porto con le persone che aspettano questo momento da decenni, ma non sara' una cosa immediata. Turisti non se ne vedono moltissimi, date le difficolta' logistiche per arrivare qui.
Intanto le malattie nella zona non si contano; la qualita' dell'aria e' ai limiti del vivibile, sia per i venti che portano schifezze, sia per i continui roghi per bruciare la spazzatura. A quanto pare ognuno brucia i propri rifiuti davanti casa e nonostante cio' strade, piazze, parchetti, specchi d'acqua sono pieni di plastica.
Aral rimame per me l'esempio piu' eclatante di cosa possa fare il genere umano, in negativo, alla propria casa. Quasi a riprendere le parole dell'agente Smith in Matrix, siamo un virus che distrugge l'ambiente in cui stiamo. Inspiegabile.
[Continua]