OT: Ciclismo.
Invece che fare OT classico, giorno per giorno, vi propongo un OT differente, tematico. Prima parte, ciò che ho visto in bici; a seguire ci saranno parti sulla storia e sulla gente.
Prima di partire mi ero prefissato di stare quanto più lontano dalle parti centrali possibile, e di puntare a girare nel nord dell'isola. Poi, però, le cose sono andate diversamente. C'è stato un misto di jetlag e stanchezza a far si che non mi svegliassi mai prima delle 7:30/8:00, col risultato che uscire di casa prima delle 9 era impossibile. E, poi, il primo giorno ho avuto un problema - ma ne parliamo in un secondo.
Il bottino totale per la settimana è stato di 356km e 3.520m di dislivello, con due uscite da 85 e 116km rispettivamente.
La domenica sera, appena arrivato, sto montando la bici quando sento che il movimento centrale (bottom bracket per gli amici) "suona" male. A girare i pedali sembra che sia piena di ghiaia. Mi ricordo di mandare affezionatissimi auguri alla mia ex collega che, ai tempi, mi disse "prendi le Kogel, quelle ceramiche sono delle bombe!". Ho solo avuto problemi.
Comunque sia, il giorno successivo esco per un giro verso Kadena, e la BB fa dei rumori veramente poco raccomandabili, tipo l'Omino di Latta quando je manca il lubrificante. Purtroppo non ho niente per aprirla; giro quattro diversi negozi di bici, ma i proprietari giapponesi non hanno modo di far nulla. Si accucciano al capezzale della bici, girano i pedali, fanno una smorfia, e poi mi dicono che non hanno una T47 in stock. Gli chiedo se non possono aprire per darci un'occhio, ma non vogliono nemmeno far quello.
Lungo la via mi rifocillo col miglior snack per ciclisti del mondo, il fami-chiki dell'onnipresente Family Mart.
Ora, devi avere il coraggio, da adulto, di chiedere ad un altro adulto di darti il fami-chiki, e devi dirlo mentre lo indichi, ma una volta passato quel momento di vergogna il risultato merita lo sforzo.
Petto di pollo impanato e fritto, con pepe quanto basta. Delirio.
La bici fa rumori sempre più preoccupanti, e non mi capacito di come mai stia succedendo quello che sta succedento. Sono andato a fare l'ultimo giro a casa il giovedi, tutto andava bene. Ho pulito bene tutto, tutto girava perfettamente e ora... sembra che ci sia una grattugia a rotolare nel cestello della lavatrice. Stai a vedere che vengo a Okinawa per pedalare e non mi funziona il mezzo.
Vado sull'isoletta prospiciente all'aeroporto di Naha per rilassarmi un secondo, vedere gli aerei che passano e meditare sul da farsi.
Parte dell'aeroporto di Naha è militare, con una base dell'aeronautica giapponese. Vedo gli F15J, i P3 Orion e un paio di aerei da trasporto. Non si muove molto in grigioverde.
Ecco che passa un Chinook mentre, in alto a sinistra, un C130 va verso Kadena.
Passa uno dei 737 di Japan Transocean con la livrea dello squalo balena:
E in quel momento mi sovviene che, prima di partire, avevo scritto a un tizio conosciuto su Reddit. Lui ha un negozio di bici, Cutty Jungle. Fanno per lo più MTB ma... metti che... Mi risponde subito, e purtroppo non può aiutarmi, ma inizia a mettere in moto le truppe. Il suo amico Anatoli gestisce solo Specialized, ma... c'è un negozio nuovo a Okinawa città, dietro Kadena. Si chiama Ohana, i proprietari sono due americani. Mi manda il loro Whatsapp, e iniziamo a chiaccherare. Nel frattempo, gli aerei continuano ad arrivare.
Aaron, il proprietario di Ohana Cycle, mi fa "We mightn't have the spares, but we'll sure open it up and give it a look". Mi dice di venire domani che John il meccanico è di turno, aprono alle 11. Island time.
Ottimo, forse ho una soluzione. Continuo a guardare gli arrivi, dai.
Ed ecco che un P3 se la parte.
Tra un decollo e un atterraggio trovo un posto che fa i maritozzi. Semplicemente per la voglia di sentir dire, dalla signora, la parola "maritozzo" ne ordino uno al tiramisù. Oh, buono.
Il mio destriero ferito:
Il giorno dopo il tempo è grigio e mogio, e mi butto sulla strada per Okinawa. Arrivo in buon orario, esattamente mentre si sta mettendo a piovere. John è li che mi aspetta: barba bianca, mani come tenaglie, vestito alla Dude Lebowski e con la stessa attitudine. L'America sarebbe un posto molto migliore se ci fossero più John e meno Stephen Miller, o se i John fossero al comando. Divago.
John mi fa: "I'm going to have a quick look, but it might take a while". Vado a prendere un caffè sotto il diluvio in questa zona un po' sgarruppata di Okinawa City.
E, poi, miracolo. John mi chiama e mi fa "it was just too tight, now she's as good as new". Torno indietro, faccio un breve giro di prova, e infatti è tutto a posto. John commenta con un "Raaaaad!" che mi allarga il cuore e via, sono pronto a ripartire.
I giorni successivi li passo, più che a pedalare in sè, a fare cicloturismo. Giro abbastanza a caso a cavallo della mia bici, scoprendo un po' di posti di cui dirò negli OT successivi. Nel frattempo, qualche foto vista lungo la via.
Le case, nelle Ryukyu, sono più simili a quelle del Sudest asiatico che a quelle giapponesi. C'è un amore per il cemento armato che si spiega solo sapendo che razza di bestie possono essere i tifoni, cosa che rende l'ossessione americana per il legno - in posti come la Florida - sempre più strana.
Verso cape Zanpa i paesi si diradano e la zona diventa più bucolica. La mente corre all'Isola di Pasqua. Anche qui canna da zucchero e patata dolce.
Cape Zanpa in sè. Pare che ci siano più di mille balene humpback da queste parti, stando a un cartello, ma ovviamente non le vedo.
Lui pare sia Taiki, il primo abitante dell'impero delle Ryukyu che andò in Cina per allacciare accordi commerciali (e pagare tributi). I cinesi più revanscisti vedono questo fatto come una prova del fatto che le Ryukyu sono cosa loro, e ovviamente ciò causa frizioni e cose varie. Parlerò di guerra e geopolitica più tardi, appuntiamoci per il momento il celodurismo e il disgusto che mi provoca.
Meglio riparare dal complice autobus divenuto gelateria. Blue Seal è la gelateria di zona, portata dagli americani e - inevitabilmente - migliorata dai giapponesi. I
kombini saranno nati in America, come il famoso 7-11, ma se da quelle parti mangiare in un kombini è garanzia di idromerda a 18bar per almeno sei giorni, in Giappone sono il pa-ra-di-so.
All'estremo sud dell'isola:
Un giorno sto pedalando a sud, verso la spiaggia di Chinazaki - in pratica sono alla fine dell'isola - quando vedo un cartello coloratissimo e sento della musica reggae in giapponese. Mi dico "questa devo vederla" e finisco da
Nijigame Shoten, questa bella boutique qui sotto. In pratica è un laboratorio di
Bingata, l'arte di tingere i tessuti tipica delle Ryukyu. Il posto è proprio carino, per entrare ti danno delle ciabatte in cui i miei piedi entrano per un terzo (ilarità tra gli astanti) e le travi del soffitto sono all'altezza delle mie scapole (altra ilarità). Compro un po' di cose, tra cui delle cartoline che arriveranno a tutti, in Europa, in meno di una settimana.
Questi due devono essersi detti che il photoshoot a Haneda sarà per un'altra volta:
Chiudiamo con due scoperte trash. Il villaggio americano, vicino alla base di Kadena. Ha un difetto, che è il rumore dei jet a qualsiasi ora del giorno, ma è qualcosa da vedere. Prendete l'idea di Disneyland, e descrivetela a un mazzo di architetti nipponici cui avrete dato un bel po' di LSD. Ecco il risultato.
Da bravo europeo educato e dal palato fino dovrei schifare americanate simili, ma la realtà è che queste non sono americanate. Magari fosse così l'America! Immaginati Houston conciata in questa maniera, sai che figata?
La seconda trashata è il famoso taco rice. Una cosa che si serve solo a Okinawa, e solo - mi sembra di aver visto - nella zona della festaccia e intorno alle basi americane. Un incrocio tra Messico e Giappone, via USA. Lo ordino per vedere cos'è, ed ecco il risultato. Il taco rice, a quanto pare, non ha i tacos. Bbono, comunque. Mangiato con sottofondo degli F-35 che fan bordello.
E per la parte ciclistica direi che questo è quanto.