[TR] Mal d'Asia (finito)

Simme71

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TR magnifico, gran viaggio. Certo che leggere il motto "Now Everyone Can Fly" mi ha davvero annichilito, speriamo di tornare presto alla normalità. Grazie per la condivisione!
 

13900

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Bello, bello, bello. Sembra un Giappone che parla cinese... Magari il continente fosse così.
 

TW 843

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6 Novembre 2005
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Ormeggiatore di aliscafi
É scritto molto bene as usual!

Detto questo Kaohsiung ricorda molto la periferia di Nola, in molto peggio.

Quindi mi chiedo cosa tu vada a cercare in quei posti...non ti sembra di passare dalla brace alla padella?
 

bamby69

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18 Marzo 2011
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Tr bellissimo era nei miei progetti fino a 2 anni fa ci avevamo studiato un percorso solo Taiwan con ritorno con stop over finale a BKK con il mio ex collega, poi tutto è andato a p.....e! Però ci conto da fare in un prox futuro da solo questo è certo. Aspettiamo il prossimo. Grazie.
 

I-DAVE

Moderatore
TR magnifico, gran viaggio. Certo che leggere il motto "Now Everyone Can Fly" mi ha davvero annichilito, speriamo di tornare presto alla normalità. Grazie per la condivisione!
Grazie!

Bello, bello, bello. Sembra un Giappone che parla cinese... Magari il continente fosse così.
Per molti versi lo è, gli effetti della dominazione giapponese sono ancora profondi (e, piaccia o no ai coreani, lo stesso si può dire per la Corea del Sud).

É scritto molto bene as usual!

Detto questo Kaohsiung ricorda molto la periferia di Nola, in molto peggio.

Quindi mi chiedo cosa tu vada a cercare in quei posti...non ti sembra di passare dalla brace alla padella?
Ma va là, salto sul carro dei buoi.

Tr bellissimo era nei miei progetti fino a 2 anni fa ci avevamo studiato un percorso solo Taiwan con ritorno con stop over finale a BKK con il mio ex collega, poi tutto è andato a p.....e! Però ci conto da fare in un prox futuro da solo questo è certo. Aspettiamo il prossimo. Grazie.
Grazie!

DaV
 

falkux

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14 Agosto 2009
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Piacenza
Bello davvero, posti interessanti, da venire voglia di andarci. Raccontati perdipiù in maniera che più immersiva non si può: ho sentito tutta l'umidità e l'odore di fritto!
 

I-DAVE

Moderatore
La signora alla reception dell'hotel, nel centro di Makung, è gentilissima pur non parlando una parola di inglese; Google translate aiuta un po', insieme a dei laminati con alcune informazioni nell'idioma di Scuotilancia; nella mia perspicacia capisco, tra le altre cose, che la camera non sarà pronta prima delle 15.

Armato di mappa, depliant in mandarino e tanta buona volontà, mi fiondo per le stradine di Makung, che è sempre stata una importante roccaforte militare sin dai tempi della dinastia Qing - soprattutto come baluardo contro i pirati che infestavano l'area.

Mi imbatto praticamente subito in un tempio tutto agghindato a festa - celebrazioni per qualche divinità?

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La porta di Shungcheng, e il relativo tratto di mura, fu l'ultima fortificazione dell'impero Qing a Taiwan, e aveva la particolarità di essere rivestita da polvere ottenuta dalla frantumazione dei gusci delle ostriche, che, a quanto pare, è un ottimo agente protettivo.

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Un'improvviso acquazzone, come tanti durante la giornata, blocca le mie scorribande per una quindicina di minuti. Per fortuna trovo riparo sotto la porta...

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... prima che spiova e possa riprendere il mio giro.

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La parte centrale della cittadina (che fa comunque 60.000 abitanti) è un dedalo di vicoli con piccoli edifici a uno o due piani, quasi tutti perfettamente conservati e ora luogo della movida serale - versione locale: ristoranti, b&b, negozi di souvenir e chioschi. Durante la mattina, l'area è quindi un po' sonnolenta, ma anche sgombra di turisti.

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La maggior parte delle architetture storiche, in quest'area, risalgono al 1600-1800. Il tempio di Shigong fu dedicato all'omonimo generale Qing durante le guerre che contrapposero il Regno di Tungning creato da Tuxinga, fedele alla dinastia Ming (di etnia Han) e le forze navali Qing, della nuova dinastia imperiale di etnia Manchu che infine prese il sopravvento.

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Makung (o Magong, secondo la traslitterazione Pinyin), è stata costruita attorno al tempio dedicato alla dea Mazu, la divinità protettrice del mare e dei naviganti. Il tempio originario si crede sia stato eretto intorno al 1300 e in seguito modificato e ingrandito fino agli ultimi interventi avvenuti nel 1922.

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La piazzetta antistante è uno dei punti focali della cittadina, e si trovano un sacco di chioschi che vendono tutti quegli intrugli colorati che io prediligo e 13900 no.

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La sala principale.

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A quanto pare i dragoni sono assai apprezzati!

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Trovandoci su un'isola, le attività portuali sono assai sviluppate. Oltre alla stazione passeggeri dove si prendono i traghetti veloci per Kaohsiung, Tainan e Chiayi e quelli per le isole minori dell'arcipelago, c'è un porto turistico e gli approdi delle navi pescatori, piuttosto grosso e sviluppato in quattro o cinque differenti moli; dalla parte opposta della baia, su un promontorio, c'è invece la base navale, che per ovvi motivi non è fotografabile e i cui moli sono rivolti verso sud.

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Praticamente di fronte, un segno della fratellanza italo-canado-taiwanese 😍 non ho osato provare il ristorante al piano terra, che in ogni caso serviva cucina americana.

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Sotto l'incombente minaccia del diluvio universale, del quale ho avuto vari assaggi durante l'intera giornata, una parte del tempo è stata proficuamente dedicata a comprare inutili souvenir (attività nel quale sono uno specialista: quando sarò ricchissimo, avrò una Wunderkammer dove mostrare orgoglione il frutto di tanto disperato lavoro).

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L'altra parte, ovviamente, a mangiare: per qualche curioso motivo, abbandono la mia atavica retrosia a mangiare da solo e mi faccio convincere da alcuni osti particolarmente ciarlieri (e parlanti inglese, o con in mano un menu inglese...) a provare alcune prelibatezze.

La prima è stata più una sfida alla mia sanità mentale: provare il famigerato "uovo centenario", vale a dirsi un uovo fermentato sotto sale, idrossido di calcio e carbonato di sodio. In origine, ovviamente, non si usavano questi ingredienti: venne scoperto casualmente quando (si dice) un contadino dello Hunan ritrovò un uovo di anatra rimasto sotto un mucchio di calce viva che aveva usato per costruire la sua casa, e decise di provarne il gusto. Un po' come se chef Rubio decidesse di vedere che sapore ha una costoletta di agnello casualmente ritrovata in un bagno di benzina... ma divago.

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Uno dei modi di servirlo è con zenzero fresco affettato e tofu. Ora, da dove cominciare... l'aspetto è certamente disgustoso. L'odore ricorda un po' quello del gorgonzola, e il tuorlo, che si riduce ad una consistenza cremosa, ne ricorda vagamente il sapore, anche se ha una nota di ammoniaca decisamente più accentuata. L'albume, invece, è po' sapido, ed è gelatinoso. Non riesco a finirlo. L'oste è tutto divertito, io un po' meno... se devo essere onesto, l'ho riprovato mesi dopo, in un altro posto, e il sapore era completamente diverso - questo sì molto più delicato e simile ad un gorgonzola dolce di ottima qualità.

Bisognoso di riprendermi dallo shock, cerco un posto qualsiasi che venda bubble tea; non solo ce ne sono a bizzeffe, ma ne trovo anche uno che vende bubble juice, cioè succhi o smoothie con sfere semigelatinose che esplodono rilasciando il succo contenuto al loro interno. Questo era succo di mango e arancia con pearls ai frutti di bosco 🤤 sono sicuro che il bogianen apprezzerebbe.

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Durante una seconda sosta da acquazzone, verso il tardo pomeriggio, vado sul sicuro e prendo un più classico beef noodles per una cena un po' anticipata - il brodo era un po' leggero ma la carne era tenerissima!

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Ormai quasi al crepuscolo, e con la pioggia che continua a cadere, torno in hotel e prendo possesso della mia camera, disfo lo zaino e inizio a mettere ordine nel macello che lo contraddistingue, tra cui preparare la biancheria per una lavatrice serale - l'hotel mette a disposizione lavatrice e asciugatrice a monete.

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(cont)
 

I-DAVE

Moderatore
Mentre pianificavo la visita a Penghu, una domanda mi sballonzolava frequentemente per la testa - come mi sposterò per l'isola, considerando che non posso noleggiare un motorino non avendo la patente internazionale (mannaggia devo muovermi a convertire la mia...), che è l'unica accettata a Taiwan?

Una ispirante lettura sul Taipei Times mi aveva già messo in testa il tarlo del cicloturismo, suggerendo che l'isola di Magong sia una specie di paradiso per ciclisti, essendo tutto sommato piatta, con strade ottimamente mantenute, e scarso traffico. Problema: dove noleggiare una bici? L'articolo del Taipei Times indicava un noleggio vicino al porto, ma ogni ricerca in tal senso non ha portato alcun risultato; Google però è mio amico, e scavando un po' di più mi sono imbattuto in questo articolo su Vital Penghu che ha più o meno risolto i miei ultimi dubbi.

Mi sveglio di buona mattina - troppo - il rosato dell'alba sta lasciando spazio all'azzurro di un cielo nuvoloso: significa che è troppo presto... Magong, dall'alto del decimo piano, è ancora addormontata. Mi riaddormento anche io. McDonald's, nel frattempo, veglia su tutti noi.

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Mi sveglio che sono le 10 ormai, decisamente più tardi di quanto avessi pianificato. Mi preparo in fretta e furia e faccio i 500 metri scarsi che mi separano dal negozio in Chongqing st dove noleggio la mia mountain bike. Il processo è indolore - google translate serve solo per fare la richiesta iniziale, poi il modulo da compilare è in inglese e il passaporto viene restituito subito dopo averlo fotocopiato. Il noleggio è per 24 ore e la bici è corredata di catena, luci, casco e piccolo kit riparazione, oltre a due piccole borse. È in ottime condizioni generali e con la forcella ammortizzata - non proprio necessario ma sempre apprezzabile.

Mi immetto nel traffico della tarda mattina - intorno a Magong ce n'è ed è inevitabilmente di motorini, come nel resto di Taiwan - e inizio a percorrere la strada 204, che rimane in zone piuttosto urbanizzate per circa cinque chilometri, fino al Penghu National Scenic Area Administration Building, dove faccio una prima sosta. Qui si trova il centro di informazioni turistiche, dove spero invano di trovare delle cartine un po' più dettagliate e in inglese, un negozio di souvenir e dove faccio rifornimento di qualche vettovaglia aggiuntiva. Il parco è stato modellato con opere di land art e terraforming.

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Visto il meteo, ovviamente, non c'è nessuno. Il mio destriero.

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Mi rimetto in marcia, destinazione il piccolo villaggio di Xingren. Poco oltre la diramazione tra le strade 204 e 201 si trova la casa restaurata dell'unico jinshi che abbia mai vissuto a Penghu, Cai TingLan; i jinshi, coloro che passavano gli esami imperiali al più alto livello, rimanevano di solito alla corte imperiale o venivano mandati come legati imperiali - Cai infatti visse in Vietnam per molti anni prima di tornare a Penghu, dove era nato, e dove fondò una scuola.

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Un monumento e un tempio sono stati eretti in suo onore in epoca recente. Dal poco che ho capito, dovrebbe essere un luogo frequentato soprattutto da studenti in cerca di fortuna per i loro esami.

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La parte più interessante è però la casa, completamente restaurata.

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L'interno è stato adibito a museo. È tutto in mandarino, quindi non è che si capisca molto...

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Torno nei pressi dove ho legato (eufemismo) la bici, e fa un acquazzone improvviso.

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Passata la pioggia, proseguo verso sud lungo la strada 201 fino a Suogang; mi fermo presso un tempio dedicato all'Imperatore di Giada. La costruzione è abbastanza recente (credo intorno agli anni '80).

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L'edificio è su tre piani, ad ogni piano c'è un tempio separato, oltre agli uffici disposti sui lati. Mi fa sempre strano visitare questi templi moderni, dove c'è anche l'ascensore, che non si capisce mai se sono scuole, uffici, templi, palestre di yoga, ristoranti o un misto...

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Il secondo piano è dedicato a Guanyin, la divinità della pietà.

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Questi templi si autofinanziano con le attività dei pellegrini e dei volontari. Non oso immaginare quanto costi la manutenzione...

Dal terzo piano si ha una vista completa sul piccolo porto di Suogang e lo spiazzo antistante il tempio. Lì sotto sono sicuro ci sia una stazione del Dharma Initiative...

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La piccola spiaggia di Suogang e l'arco di pietre che viene da secoli usato in tutto l'arcipelago come pescaia. Le tre colonne all'orizzonte sono le ciminiere dell'unica centrale elettrica dell'isola, quella di Chienshan.

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Già che sono qui, vado a fare un salto alla spiaggia, nulla di imperdibile. Nel mentre passa un Atr di FAT. La testata della pista 02 dell'aeroporto di Makung è a circa 4 km da qui. Immagino sia stato un avvicinamento "divertente".

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Il padiglione aiuterà a proteggere dal sole, ma è praticamente inutile quando la pioggia arriva di traverso.

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Dall'altra parte, l'Imperatore di Giada veglia su di noi.

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Recupero la bici e mi sposto di poche centiaia di metri per vedere la prima delle due shita di Suogang - piccole torri in pietra che si dice proteggano gli abitanti dai venti che, qui, spirano costanti e a volte in modo molto violento. Queste due shita non sono poi così piccole: la più alta delle due supera i 10 metri.

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L'altra è pochi isolati più in là.

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Circa un chilometro e mezzo più a sud, si trova al spiaggia di Shanshui (credo traducibile con qualcosa come "la montagna d'acqua"). Lungo la strada, si trova un tempio assai colorato.

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La spiaggia è quasi deserta, sicuramente la giornata non ha invogliato i turisti. C'è da dire che il turismo di mare è una cosa tipicamente occidentale, e di solito non si vedono orde di asiatici correre a prendere il sole in spiaggia (sole?? Orrore!!!). In fondo, il promontorio che credo abbia dato origine al nome.

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Immagino che, col sole, il colore delle acque sia anche meglio :)

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Un altro FAT, stavola un Md80. Altro atterraggio ballerino in mezzo al vento.

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Mi fermo per un po' di riposo e un tardivo picnic sulla spiaggia, prima di proseguire ulteriormente verso est, per raggiungere una seconda spiaggia - quella di Shili: più ampia e di un colore più chiaro. Di fronte si staglia il piccolo isolotto di Huching, che si può raggiungere in venti minuti di battello da Magong.

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La spiaggia è servita da una struttura che è un mezzo bar, un mezzo museo (o collezione di accozzaglie marittime, più appropriato), mezzo discoclub. Vista la tipologia di musica e il volume con cui veniva sparata fuori dagli altoparlanti, credo stessero facendo i preparativi per una festa scolastica di fine anno...

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Quattro chilometri più a est e sono alla punta estrema della penisola, nell'abitato di Fenggui. Per arrivarci si passa proprio a fianco ad una piccola piattaforma che dà sul promontorio dove si trova la base navale e, oltre, Magong. Senza zoom non si vede molto... siamo a oltre due chilometri e mezzo dalla prima e quattro dalla seconda.

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Lascio la bici vicino ad un tempio e faccio un giro a piedi; pur avendo una bella posizione, il villaggio non è particolarmente attraente, a parte una passeggiata lungo la costa.

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Qui si trovano delle strette insenature naturali tra le rocce basaltiche dove, in certe condizioni, si dovrebbe sentire un rumore sordo e vedere l'acqua sbuffare tipo geyser da alcuni tunnel sottomarini che sfiatano in superficie. Non sento l'uno e non vedo l'altro, pazienza. Un chiosco lì vicino sta facendo affari d'oro con bibite fresche e gelati. Invidia! In questo momento vorrei essere un gelataio a Taiwan.

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Sì, sono nel posto giusto almeno :p

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Arrivato fin qui, ora bisogna tornare indietro! In totale sono circa 24km di pedalata, one-way, e poco meno a tornare. Non essendo propriamente allenato, gli ultimi cinque km li faccio un po' annaspando. Arrivo a Magong che ormai è già buio; lego la bici vicino all'hotel e prendo qualcosa da mangiare al primo FamilyMart che trovo.

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Mi rendo conto che fare il giro della parte nord, in bici, sia un po' un'utopia (sono circa 35/40km one-way, più il ritorno...); con un po' di google translate, chiedo alla reception se sia possibile noleggiare una bici elettrica. Dopo un po' ci capiamo e la risposta è no, niente bici elettrica, ma è possibile noleggiare un motorino elettrico per il giorno successivo, riconsegna dopo 24 ore, senza patente internazionale, dato che sono limitati a max 45 km/h. Ci impiego meno di un quarto di secondo a dire sì e ci accordiamo per la consegna del motorino direttamente di fronte all'hotel la mattina dopo.

(cont.)
 

I-DAVE

Moderatore
:p
Puntualissimo, alle 9, il mio scooter elettrico arriva di fronte all'ingresso dell'hotel. La ragazza dell'autonoleggio mi spiega brevemente, in mezzo inglese mezzo cinese, come fare il cambio della batteria - ce ne sarà bisogno... - e mi consegna una mappa delle isole con i punti dove fare il cambio, in pratica tutti i maggiori 7-Eleven fino alla punta occidentale di Xiyu. Come dice Nico Cereghini, "Casco in testa ben allacciato, luci accese anche di giorno, e prudenza, sempre!", e sono pronto ad andare.

Il motore elettrico è un polmone, ma ha una coppia fenomenale, tanto che polverizzo quasi tutti i 100 e 125cc ai semafori - che poi mi riprendono dopo tipo 50 metri, stante che i 45 all'ora li vedo solo in discesa. La manopola dell'acceleratore ha qualche problema, ma a parte quello, il mezzo è abbastanza affidabile, essendo poco più che una carcassa metallica con una batteria e due ruote. E due freni, credo, ma vista la velocità con cui viaggio, credo che potrei fare come i Flinstones.

Sia come sia, il giro odierno prevede circa 40 km one way, con una mezza dozzina di soste.

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Anche oggi, il tempo non è dei migliori, ma almeno non pioverà. La strada è abbastanza semplice - inforcare la 203 e proseguire sulla stessa strada fino alla fine :D

La prima cosa che noto è la velocità con cui la carica della batteria scende - pensavo fosse un difetto della mia, ma a quanto pare è proprio così, e i pubblicizzati 40km con una carica sono assolutamente irrealistici. Ad essere generosi, dopo 15km è bene pensare di rimpiazzare la batteria, per non rischiare di trovarsi a "secco" prima della stazione successiva. Ad ogni buon conto, visto il costo basso della ricarica (una batteria carica costa circa 30 centesimi), cambio al primo punto possibile.

La prima sosta vera e propria è all'inizio della piccola isola di Chungtun, la più piccola delle isole che compongono la municipalità di Baisha e la prima arrivando dall'isola principale. Subito dopo il ponte c'è un parcheggio e un sentiero che porta ai generatori eolici sul lato orientale, da cui si possono vedere alcune delle isole esterne dell'arcipelago. Questa dovrebbe essere Yuanbei:

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Non faccio soste, tranne per un cambio di batterie, fino all'inizio del Penghu Great Bridge, dove ci sono un paio di ristoranti e chioschi, negozi di souvenir e una statua di Chiang Kai-shek, che probabilmente verrà abbattuta in futuro mentre il paese prosegue la strada nel rimuovere i rimasugli della dittatura. Il tempio dietro era assolutamente perdibile,

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Il ponte, lungo 2.5km, fu il più lungo del suo tipo in Asia al momento della costruzione negli anni '60; venne ricostruito nel 1996 dato che il ponte precedente non era più dimensionato per il traffico che vi transitava sopra giornalmente.

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e all'altro capo del ponte:

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A grande richiesta (degli sfasciacarrozze), ecco il destriero...

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Oltrepassato il ponte, il traffico diventa pressoché inesistente, e la strada 203 quasi deserta. Continuo per circa 6 km più a sud del ponte, sull'isola di Siyu, fino al villaggio di Erkan.

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È un piccolo villaggio che ha quasi interamente conservato le architetture tradizionali, ed è una delizia aggirarsi per i vicoli.

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Alcune case sono state trasformate in punti di ristoro o negozi di artigianato locale. Qui si trovano dei piccoli stick di incenso repellente per gli insetti, a base di alcune erbe locali.

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La struttura che ha dato origine alla conservazione del paese, agli inizi degli anni '90, è la residenza della famiglia Chen. La casa è in stile fujianese ed è ora un museo.

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Gli spazi coperti occupano circa 300 mq, oltre ai cortili; le suppellettili sono ancora quelle originali, così come la cucina.

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La preservazione non ha fatto danni - come ad esempio ritinteggiare in rosso brillante l'intonaco esterno al posto del consumato rivestimento in rosso pompei.

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Per fortuna i turisti non sono moltissimi. La maggior parte arriva su bus con tour organizzati.

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La maggior parte delle case ha delle spugne di corallo inserite all'interno delle facciate; non ne conosco l'origine e non ho trovato molte informazioni al riguardo. Altre spugne sono state usate per fare sculture e rappresentare animali e spiriti mitologici.

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Casetta, pergolato, pozzo, cactus colorati, pace. Chissà se è in vendita...

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Compro qualcosa da mangiare in uno dei ristorantini aperti - noodles saltati con frutti di mare e verdure. Volevo provare la granita (o succo) di cactus, ma quando sono tornato al negozio, che è all'ingresso del villaggio, c'era una coda infinita: è arrivata una comitiva.

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Invece che tornare subito al parcheggio e recuperare il motorino, vado dal lato opposto della strada - qualcuno ha costruito una specie di frazione con una mezza dozzina di case in stile fujianese vista oceano. Lodevole comunque l'aver mantenuto lo stile locale e, soprattutto, l'altezza!

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Poco più a sud, e sulla costa opposta, si trovano alcune colonne di basalto con la tipica struttura esagonale; le più grosse sono quelle di Daguoye (che sono pure più vicine), mentre quelle di Chixi sono un po' più piccole. Ovviamente, vado a vedere quelle più piccole - non volutamente, ma sbaglio strada...

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Nel piccolo porticciolo da pesca, il pescato del giorno viene fatto essiccare.

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Scendo ancora più a sud, circa cinque chilometri da Chixi, e mi ritrovo in Irlanda.

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Naian è il nome della spiaggia e del villaggio.

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Mi fermo un po' ad oziare in spiaggia, ma inizia a farsi tardi - ho ancora un paio di soste prima di tornare indietro. Inforco nuovamente lo scooter, verso il Siyu Fort occidentale - ce n'è uno, speculare, dalla parte opposta di Naian, chiamato con molta fantasia Siyu Fort orientale.

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Parcheggio al centro visitatori, che non ha molto da offrire - quale depliant, un paio di negozietti e i servizi igienici. Il forte è circa 150 metri oltre il centro visitatori; la prima fortificazione è del 1681, costruita dai lealisti di Koxinga contro la dinastia Qing.

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Il forte venne impiegato durante la guerra sino-francese e nel 1883 venne rimaneggiato per dotarlo di cannoni: uno da 6 pollici, due da 10 e uno da 12.

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Il forte è sopra una piattaforma di basalto, anche se è difficile rendersene conto data la lussureggiante vegetazione che lo assedia.

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Classificato come monumento nazionale, nel 1990 il governo locale di Penghu comprò alcuni cannoni Armstrong da 6 pollici per posizionarli come parte del monumento.

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Sotto la piattaforma dove sono alloggiati i cannoni, vi erano i magazzini.

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La batteria dello scooter è quasi a terra, per fortuna sono vicinissimo al paese di Waian - meno di un chilometro. Scambio la batteria al 7-Eleven, torno indietro e inforco la diramazione per il faro, che è sulla punta estrema a ovest di Waian. Sulla strada, si trova uno dei pochissimi "finti cannoni" ancora esistenti dalla seconda guerra mondiale, pensati per adescare i bombardieri nemici e fargli sprecare qualche bomba.

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L'ultima tappa è il faro di Yuwengdao, costruito oltre duecento anni fa; inizialmente una semplice torre in pietra, la struttura in ferro attuale, progettata dall'ingegnere britannico David Henderson, venne eretta nel 1874 e acceso per la prima volta l'anno successivo.

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Al posto della vecchia struttura in pietra, si trova ora una stele commemorativa.

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Il capo era parte di un'installazione militare a guardia dell'insenatura delle Pescadores. Il faro è ancora una struttura militare, ma è stata aperta al pubblico come monumento storico nel 1992. La piccola caserma e le strutture ancora usate dalla guardia costiera taiwanese sono all'ingresso (alle mie spalle nelle foto sotto) e dipinde in verde/marrone mimetico. Ci sono cartelli un po' ovunque che ricordano che il faro è ancora un'area militare attiva, anche se non ci sono particolari problemi a fare foto. I cannoni (questi sì originali) in foto non avevano alcuna funzione militare - erano usati come segnalatori durante i giorni di nebbia.

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Nei vecchi alloggi è stato ricavato un piccolo museo.

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Su internet si trovano foto spettacolari del tramonto, visto da qui; come si vede, la giornata non è proprio l'ideale per godersi il tramonto, e per di più tira un vento dannato.

Finito il giro, torno al motorino e comincio la lunga marcia di rientro verso Magong - ci vorranno quasi due ore, incluse tre soste per cambiare la batteria, e arrivo che è già buio. Invece che andare a cercare qualcosa per cenare, mollo il motorino vicino all'hotel, recupero il cavalletto della macchina fotografica e vado di corsa verso il Rainbow Bridge - stasera è una delle due serate (di quella settimana: il festival va avanti parecchie settimane) del Penghu International Fireworks Festival.

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Fortunatamente mancano ancora una trentina di minuti e trovo posto quasi in prima fila, in posizione davvero ottima - vicino alle transenne che sbarrano la strada verso il ponte, da dove vengono lanciati gli ordigni; non mi era mai capitato di essere così vicino ad un'esibizione di questo tipo (di solito si vedono in spiaggia da almeno mezzo chilometro di distanza... qua saremo a 200 metri scarsi).

Le foto fanno abbastanza pietà - non sono un esperto né un appassionato di questo tipo di fotografia. La prima è col telefonino, visto che brucio mezza dozzina di foto con le impostazioni cannate della digitale, mentre l'iPhone fa tutto da solo...

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Più o meno trovate delle impostazioni che mi soddisfano, continuo con la Canon.

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Lo speaker continua a dare informazioni, ignoro su cosa. Essendo un festival internazionale, è possibile che gli artificieri fossero stranieri, ma non ho trovato info.

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Si alza lievemente il vento, una bava davvero, ma è abbastanza per far strisciare le polveri, ancora illuminate, sul fotogramma.

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E questa è l'ultima foto che avesse senso - quella finale, con i botti di chiusura, è venuta simile all'esplosione di una supernova: tutto bianco 😂

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Finito lo spettacolo, che dura una quindicina di minuti, impacchetto tutto l'armamentario e do un'occhio al tempio di Guanyin che è proprio alle mie spalle.

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Tornerò il giorno dopo per una visita diurna. Ora, però, è tempo di uno spuntino, visto che non ho ancora cenato; il festival vuol dire mercato notturno, gnam

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Prendo una seppia gigante alla griglia e un fritto misto, per la gioia di falkux; l'ultima cosa non ricordo cosa fosse.

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e accompagno il tutto con un succo di Visitor appena mixato, sempre per la gioia di 13900.

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Torno verso l'hotel facendo crowd watching - la passione asiatica per fare code, quando si tratta di mangiare, non ha rivali:

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e un'ultima istantanea della vita notturna di Magong prima dell'ultima notte a Penghu.

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DaV
 

13900

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Cielo bigio, non un'anima in giro... non fosse per i fuochi d'artificio alla fine e per quella specie di fluimocil che ti sei bevuto sembrerebbe quasi Caresanablot (VC).
 
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londonfog

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Londra
Cielo bigio, non un'anima in giro... non fosse per i fuochi d'artificio alla fine e per quella specie di fluimocil che ti sei bevuto sembrerebbe quasi Caresanablot (VC).
Siccome so dov'e' Caresanablot (nome che mi ha fatto sempre sorridere), non ho ancora smesso di ridere da dieci minuti a questa parte.
Grazie Fabrizio, penso che tu mi abbia messo di buon umore per almeno tre giorni!
 
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setIRSposition

Moderatore
6 Novembre 2005
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Grazie DaV, bel racconto e belle foto, malgrado il meteo. Metti altre foto di cibo, dovessi mai riprenderti dall'uovo marcio.

Una curiosità: è dato sapere se esiste il cielo azzurro a Taiwan?
 

I-DAVE

Moderatore
Cielo bigio, non un'anima in giro... non fosse per i fuochi d'artificio alla fine e per quella specie di fluimocil che ti sei bevuto sembrerebbe quasi Caresanablot (VC).
LOL! Il Piemonte è una sorpresa continua 😄


Credo che al momento alla UniPegaso stiano facendo sconti formidabili sulla laurea in storia dell'Asia, dagli un occhio...

Grazie DaV, bel racconto e belle foto, malgrado il meteo. Metti altre foto di cibo, dovessi mai riprenderti dall'uovo marcio.

Una curiosità: è dato sapere se esiste il cielo azzurro a Taiwan?
Malfidente! Abbondanza di cielo azzurro nel prossimo post!

DaV
 

I-DAVE

Moderatore
L'ultimo giorno a Penghu inizia con una la sveglia alle 7 circa; ho il motorino ancora per tre ore circa e ci sta giusto un ultimo giro nella zona di Lintou, a sud dell'aeroporto.

La zona ospita la spiaggia più lunga dell'isola, di circa 3 chilometri. Arrivato nei dintorni, invece che seguire la freccia per Lintou Park, vedo poco distante quello che sembra un tempio; è in realtà una specie di sacrario militare.

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Un'altra giornata di sole, come si può vedere :D in realtà da maggio/giugno è la cosiddetta plum rain season, un fronte stazionario di bassa pressione che gravita tra Taiwan, Giappone, Corea e costa cinese per circa due mesi.

Il nome richiama la credenza popolare che, al maturare delle prugne, l'umidità dei pruni evapori, causando una persistenze coltre nuvolosa. Appena finisce la stagione umida, il cielo torna sereno, a parte durante il transito dei (non infrequenti) tifoni, la cui stagione dura fino a ottobre.

Il sacrario è un piccolo museo militare a cielo aperto; questo M24 è in perfetto stato di conservazione.

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Un MIM-14 Nike Hercules. Non ne avevo mai visto uno da vicino - con 12 metri di lunghezza, fa piuttosto impressione; e pensare che serviva solo ad abbattere aerei...

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Trovo affascinante che questi missili volassero grazie a valvole termoioniche quando ora teniamo in tasca telefonini dalla potenza di calcolo infinitamente superiore; e mi fa venire in mente la sigla di Goldrake: si trasforma in un razzo-missile, con circuiti di mille valvole.

Ignoro i dettagli di questo obice.

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In teoria, da qualche parte dovrebbe anche esserci un F-5, ma non lo trovo; probabile sia stato spostato in qualche magazzino.

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Il complesso è esattamente di fronte alla spiaggia di Lintou. Peccato per la giornata.

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La pineta dietro la spiaggia, a est del sacrario, ospita anche il memoriale del volo China Airlines 611, che si disintegrò in aria durante un volo da Taipei a Hong Kong. Quzalcuno ha lasciato dei fiori, in memoriam.

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La causa dell'esplosione fu identificata in una errata riparazione di un tailstrike, una ventina d'anni prima; l'incidente è il peggiore di sempre dell'aviazione civile taiwanese, e per fortuna concluse il ventennio di disgrazie aeree che costellarono i voli China Airlines. L'incidente è assai simile a quello capitato a Japan Airlines JL123 nel 1985, sempre causato da una incorretta riparazione in seguito a tailstrike.

Riprendo il mezzo e torno a Makung, lasciando infine il destriero allo stesso parcheggio dove l'ho ricevuto.

Visto che il volo è nel pomeriggio, completo l'esplorazione di Makung; proprio dietro l'hotel si trova il tempio dedicato alla divinità che protegge la città, che risale al 1886 (il tempio originario, del 1648, venne prima spostato e poi raso al suolo da un'incendio durante la guerra franco-cinese nel 1885).

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Torno verso la porta di Shungcheng; dalla porta si arriva al camminamento sopra l'antica cinta muraria. E inizia pure a vedersi un po' di cielo azzurro!

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All'interno delle mura, in posizione riparata, si trova il vecchio villaggio militare di Duxingshi, il più vecchio di Taiwan, che in parte è diroccato e in parte è stato riconvertito a zona culturale. Dalle mura si vedono solo i tetti che spuntano in mezzo ad una marea verde.

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La parte ancora da ristrutturare, che ospitava gli ufficiali di grado inferiore, è visibitale, ma le residenze sono chiuse - in alcuni casi, si può sbirciare dalle finestre rotte. La maggior parte sono in stile giapponese-occidentale e costruite in cemento armato, e risalgono all'occupazione nipponica.

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Erano presenti anche bunker e rifugi per i militari e le loro famiglie.

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Andando verso la parte già ristrutturata, che era occupata principalmente dagli ufficiali di grado superiore, si trova la residenza più grande, che oggi ospita il centro informazioni del villaggio.

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L'interno è in tipo stile giapponese, con le paratie mobili in legno e carta di riso.

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La parte già ristrutturata ospita alcuni bar e pub un po' hipster, i vari centri di informazione culturale e un hotel, tutti ricavati dai vecchi alloggi.

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Questo banyan è così grosso che hanno dovuto mettere dei sostegni per sorreggere i rami.

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Un po' di colore.

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Sono proprio sopra al tempio di Guanyin che ho visto brevemente la sera precedente - basta scendere...

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È decisamente più colorato della maggior parte dei templi che ho visto a Taiwan.

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Un'inaspettata targa in francese: a la memoire de l'Amiral Courbet et des braves morts pour la France aux Pescadores. 1885.

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Una grande verità, anche se sono sicuro qualcuno avrà da ridire! Eppure, Mr Lin (林) ha ragione.

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Arrivo alla casa del magistrato delle Pescadores, costruita durante il mandato giapponese in stile misto nipponico-occidentale Taisho-Showa per il governatore della contea di Penghu.

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La residenza è ora un museo, ed è aperto. Le sale giapponesi, con il tatami, sono separate dalle sale in stile occidentale, dove si trovano finestre a bovindo, non propriamente tipiche dello stile del paese del Sol Levante.

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annessa alla casa è stata ricavata una caffetteria, dove mi fermo per un mango ice e un pranzo tardivo (ahimè! Niente foto del cibo, stavolta).

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Torno in hotel, recupero la valigia e prendo un taxi per l'aeroporto - si torna sulla terraferma.

(cont)
 

I-DAVE

Moderatore
Arrivo all'aeroporto di Magong in dieci minuti di taxi; il tabellone delle partenze conferma che il volo è in orario.

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Vado verso i banchi check-in, pago l'eccesso per il bagaglio imbarcato e ricevo la carta d'imbarco. Sculture.

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L'aeroporto serve solo voli nazionali, ma è abbastanza trafficato, con circa 2.5 milioni di passeggeri annui (per un'isola di 100.000 abitanti!). Il terminal è più grosso di quanto mi aspettassi, con una mezza dozzina di gate. I controlli di sicurezza sono piuttosto veloci, non ci sono code - le partenze sono frequenti, ma i voli sono operati con aeromobili piccoli, per lo più turboelica.

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Arriva un ATR di Uni Air con la livrea di Bad Batz-Maru, uno dei tanti aerei del gruppo Eva Air con i personaggi di Hello Kitty.

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Mi accorgo solo ora che ci sono vari cartelli con il divieto di fare foto - ecco perché la maggior parte dei vetri ha una pellicola bluastra sopra...

Mi appropinquo al mio gate mentre viene annunciato un ritardo di 35 minuti; vengono quindi distribuiti delle confezioni di succo di frutta alla pesca. Gesto apprezzabile, ma scriverò comunque una lettera di proteste al direttore generale! (Scherzo ovviamente).

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In ritardo, imbarchiamo - aereo pieno.

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Tratta: Penghu Airport (MZG) >>> Tainan (TNN)
Volo: B7 8680
Aereo: ATR 72-600 (ATR 72-212A)
Marche: B-17017
Età: 2.8 anni
Posto: 16A
Sched/Actual: 1642-1707 // 1600-1635
Durata volo: 25′
Gate: 7

Il volo è un affare veloce - 25 minuti, d'altra parte sono meno di 100km in linea d'aria. Sorvoliamo l'isolotto di Inkai, con Baisha al centro e Xiyu in alto a sinistra.

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Fair weather.

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Non so come, vista la durata del volo, le due assistenti di volo riescano a distribuire salviettina e un drink - del tè d'orzo, una bevanda po' amarognola ma con un retrogusto dolciastro, che ricorda vagamente il sapore del tè non zuccherato. È popolare un po' ovunque in Asia e si trova facilmente in qualsiasi 7-Eleven.

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Atterriamo poco dopo all'aeroporto di Tainan, che è anche una base aerea - con conseguente annuncio di non fare foto o video. L'aerostazione è davvero in un angolo dell'aeroporto, mentre il resto del sedime è occupato dagli shelter di protezione dei caccia e dalle strutture di supporto. Il traffico è minimo, ma l'aeroporto ha comunque un volo giornaliero con Hong Kong e un paio di voli a settimana con Osaka e Ho Chi Minh City, oltre ai voli per le isole di Penghu e Kinmen.

Lo sbarco avviene tramite cobus e, una volta dentro il terminal, i bagagli arrivano in meno di cinque minuti.

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Prendo un taxi e vado al mio hotel; poche ore dopo mi trovo con i miei amici di Tainan per cena e qualche birra - forse qualcuna di troppo, visto che torno in hotel verso le 3 del mattino...

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Mi sveglio la mattina dopo verso mezzogiorno, cosa che non faccio quasi mai. L'idea di andare alla montagna di sale di Qigu salta, quindi me la prendo comoda e faccio qualche giro a caso per i quartieri di Tainan, che è sicuramente il mio posto preferito a Taiwan.

Un vecchio pozzo nascosto in un cortile all'interno di un negozio di souvenir.

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Questa stradina pedonale era a due passi dall'hotel.

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Passo di fronte al Fort Provintia, ex forte coloniale olandese.

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Al tempio dedicato al dio della guerra, Guang Gong, si stava svolgendo qualche tipo di celebrazione, con la banda e pure il teatrino delle marionette.

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Stessa cosa al tempio dedicato alla dea Matsu, così come in altri templi.

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Il piccolo tempio nella casa ancestrale della famiglia Cheng. L'edificio risale al 1600.

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In contrasto con l'edificio del '600, l'adiacente Land Bank Building è una struttura degli anni '20 in stile neoclassico, costruito dai giapponesi...

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... per arrivare, nell'isolato adiacente, all'architettura del XXI secolo: l'edificio 2 del Tainan Museum of Art, dell'architetto giapponese Shigeru Ban, completato a gennaio 2019.

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Poco oltre, la Wude Hall (la sala delle arti marziali) è ora l'aula magna della scuola elementare che occupa tutto l'isolato - l'edificio è degli anni '30.

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Vado a cena dai miei amici, che abitano nelle vicinanze - stavolta a letto presto, che domattina si parte all'alba!

[cont.]
 

I-DAVE

Moderatore
Ho calcolato tutto al decimo di secondo: con un volo in partenza alle 10 da Taoyuan Taiwan Int, prendendo il primo treno ad alta velocità da Tainan, arrivo comodo comodo e ho pure un buffer nel caso ci siano problemi col treno.

Questo significa svegliarsi all'alba, ma con 13 ore di volo davanti, non è 'sto gran problema. Faccio check out dall'hotel e chiedo di chiamarmi un taxi; intanto, il Mk 43 veglia sulla nostra sicurezza.

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La stazione dei treni ad alta velocità è a circa 25 minuti dal centro città; il treno arriva puntuale, dopo qualche incontro ravvicinato con dei volatili, probabilmente...

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Mi metto una sveglia nel caso mi addormentassi, giusto per non rischiare di arrivare fino a Taipei; non succede, e un'ora e mezza dopo sono dentro al terminal 2, pronto per lasciare lo zaino al check-in.

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Faccio una veloce colazione prima di andare al controllo documenti e a quello di sicurezza, veloci e senza problemi come al solito.

I vetri colorati di TPE sono una iattura per fare un po' di spotting, e le foto richiedono tanta di quella post-produzione...

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Spendo gli ultimi dollari taiwanesi in tè e mi metto comodo al gate. L'avione è già parcheggiato.

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Imabrchiamo.

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Tratta: Taoyuan Taiwan International (TPE) >>> Paris-Charles de Gaulle (CDG)
Volo: AF 557
Aereo: Boeing 777-200ER
Marche: F-GSPS
Età: 17.6 anni
Posto: 46L
Sched/Actual: 1035-1746 // 1025-1825
Durata volo: 13h 11′
Gate: D6

Ovviamente l'equipaggio saluta in francese qualsiasi passeggero dall'aspetto occidentale - ricambio nel mio inesistente francese ma ci aggiungo anche un good morning di protesta.

Sul sedile sono già posizionati cuscino, coperta e cuffia+mascherina. Pitch decente, e l'essere sulla fila da 2 (la configurazione è 3-4-3, ma le ultime file sono 2-4-2), sono già un'ottima notizia.

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Purtroppo il sedile a fianco non rimarrà libero :(

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Il nostro vicino fa push-back poco prima di noi.

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Coda...

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... che però dà l'opportunità di fare un po' di foto.

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... e infine, anche noi, stacchiamo i carrelli dalla pista. Alla prossima!

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Quaranta minuti precisi dopo il decollo viene servito un aperitivo; Air France è l'unica compagnia a service champagne anche in economy. Non volo spesso AF, ma devo dire che ho sempre trovato equipaggi eccellenti e molto disponibili.

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La statua di Iron Man in hotel mi ha messo nel mood di guardare qualche film Marvel, e così passo il tempo fino all'ora di pranzo, circa 2 ore dopo. Apprezzabile che il sistema accetti il normale jack da 3.5" per le cuffie, al posto di quello a due/tre punte.

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Il pranzo, si diceva. Ora: parliamone. Essendo in culo all'aereo, la scelta è quella che è, ovvero nessuna; prendo quindi quello che mi viene consegnato (almeno allietato da un bicchiere di ginger ale).

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Capisco abbondare con le verdure, di cui sono un grande fan, ma due insalate? L'abuso di carote garantirà una tintarella niente male, sono sicuro. La pasta condita con plastica fusa (che immagino dovesse essere formaggio), peperoni e polpette è davvero borderline, ma almeno il tortino al cioccolato e il Belpaese (su un aereo francese?!) risollevano le sorti un pasto un po' così.

Ma la star incontrastrata è questa qui:

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Sul menu era segnata come gelatina con funghi e arachidi. Io mi chiedo: perché? Chi ha autorizzato questo scempio in Air France, chi è venuto meno ai canoni del buon gusto tra i nostri cuginetti che, per quanto sciovinisti, almeno ne hanno nel mangiare e nel bere? Questo mistero rimarrà, ahimè, irrisolto.

Ritirati i vuoti, l'equipaggio passa chiedendo di abbassare gli scurini; un volo diurno diventa un volo notturno e così completo la mia maratona Marvel con altri tre film. Invece dei popcorn, gli assistenti di volo consegnano ghiaccioli alla guava, per sentirsi tropical ancora qualche ora.

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Sarà che ero super concentrato nella visione, sarà che ero stanco, il volo mi sembra essere passato in un attimo.

Due prima dell'atterraggio è in ora di cena (o colazione). Decisamente meglio del pranzo.

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Colazione vuole anche dire che possiamo alzare nuovamente gli scurini e terminare il letargo. Uno château (non sono riuscito ad identificare il paese)

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Atterriamo. Franzosi everywhere.

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Sbaracco il mio posto e scendo con la mandria - è stato un buon volo, niente turbolenze, tutto sommato posto confortevole e IFE all'altezza. Solo il cibo così così.

Un Caravelle nuovo fiammante è al nostro fianco.

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La connessione è piuttosto abbondante - 5 ore! - per cui mi incammino verso il terminal 2F a passo di lumaca per far passare un po' il tempo. Per fortuna l'infinita coda al controllo passaporti aiuta a far passare una mezz'ora abbondante.

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Vedo il mio primo Airbus A330-900. Bella macchina.

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Gran bella architettura, il 2F.

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In qualche modo tiro fino all'ora dell'imbarco, che avviene grossomodo puntuale.

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Tratta: Paris-Charles de Gaulle (CDG) >>> Milan-Malpensa (MXP)
Volo: AF 1630
Aereo: Airbus 318-100
Marche: F-GUGP
Età: 12.5 anni
Posto: 14F
Sched/Actual: 2129-2239 // 2110-2240
Durata volo: 1h 10'
Gate: F43

Seconda volta sul babybus, esattamente sullo stesso aereo. Sul volo non c'è molto da dire, se non un tramonto eccezionale una volta in quota.

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Come con KLM all'andata, abbastanza inaspettatamente viene servito un wrap con pollo e insalata - nulla di memorabile ma apprezzabile l'idea di offrire un pasto su un volo così corto.

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Il tramonto si spegne alle nostre spalle e il cielo diventa presto blu oltremare e poi nero, con le luci della cabina che si riflettono sul finestrino e rendono così poco affascinante guardare giù.

Tra volo e fuso sono abbastanza cotto, quindi spengo la macchina fotografica qui e non prendo ulteriori appunti sul resto del volo, che vagamente ricordo essere stato la fotocopia di decine di altri voli europei - noioso. La performance bagagli di Malpensa sarà stata terrificante come al solito, e il rientro a casa immagino sarà avvenuto via MXP Express e taxi, come sempre per gli atterraggi tardo-serali.

DaV
 

edag75

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1 Aprile 2016
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Padova
C'è voluto tempo per vederlo completato, ma ne è valsa la pena pazientare, gran bel TR!