Alitalia: cambia tutto?

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ermide

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1 Ottobre 2007
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Veneto.
Lutfhansa fa i propri interessi, come tutti gli operatori economici seri, non è detto che i suoi interessi non coincidano anche con gli interessi di Alitalia, o almeno con il minor danno possibile per Alitalia e le tasche degli italiani, qualora risolvesse definitivamente uno dei nostri problemi finora mai risolto.
 

nonflier

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19 Luglio 2018
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Il Messaggero sopra riportato dice "E, soprattutto, che Atlantia è disposta a ritornare sui propri passi solo se il colosso tedesco, che tra l'altro vuole valorizzare Fiumicino facendolo diventare il terzo hub del gruppo, sarà della partita.". Mi pare un'affermazione un poco azzardata dire che LH voglia fare di FCO il suo terzo hub (riducendo la flotta AZ ?). Se non erro ai tempi (inizio AS) LH parlò di FCO come potenziale quinto hub del gruppo (oggi potrebbe forse essere il 4°, visto il ridimensionamento di OS).
 

East End Ave

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13 Agosto 2013
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su e giu' sull'atlantico...
Di quei mentecatti di contribuenti che continuano a foraggiarla
lavoro nel settore da 30 anni, ho assistito da operatore dunque a non so piu' ormai quanti fallimenti, crisi, scioperi selvaggi e paventati grounding purtroppo mai avvenuti prima; mi permetto di aggiungere alla lista quella pletora di pax che in tutti questi anni mi han sfracassato gli zebbedei dicendo "mai piu'!", "ora basta!", "questi non vedranno piu' un solo centesimo da parte mia!" , "tutti a casa, tanto io volo con altri!" e via col corollario di inutili e insulse dichiarazioni, che crollano un minuto dopo, appena si buttano altri miliardi nel cesso e tutti volano felici e contenti...con le loro miglia, i favori, la pastasciutta, biscottini e salatini, i vari "c'ho n'amico", "conosco uno", "parleno itagliano", "i firme i capisco". etc etc etc...
Santi, navigatori, eroi e smemorati cronici.
 

13900

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26 Aprile 2012
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Quindi con mille e rotti dipendenti in cassa integrazione e con aerei in meno nella flotta i conti sono peggiorati. Eppure poi tuti i progetti partono sempre e solo dal numero di teste e aerei da tagliare.
Si torna sempre all'annoso problema. I CASK di Alitalia si possono abbassare, ma il problema e' che i RASK sono troppo, troppo, troppo bassi.
 

aamilan

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17 Luglio 2008
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Si torna sempre all'annoso problema. I CASK di Alitalia si possono abbassare, ma il problema e' che i RASK sono troppo, troppo, troppo bassi.
quello che volevo scrivere. Eppure i ricavi crescono a quanto ci viene detto, cosa incide cosi' tanto allora sui costi e come mai questi maggiori introiti non riescono a coprirli? Le rotte domestiche ed europee sono cosi' negative (fermo restando che l'intercontinentale guadagni)? sarebbe bello vedere un rendiconto di qualche rotta , magari aiuterebbe a capirci meglio.
 

East End Ave

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su e giu' sull'atlantico...
quello che volevo scrivere. Eppure i ricavi crescono a quanto ci viene detto, cosa incide cosi' tanto allora sui costi e come mai questi maggiori introiti non riescono a coprirli? Le rotte domestiche ed europee sono cosi' negative (fermo restando che l'intercontinentale guadagni)? sarebbe bello vedere un rendiconto di qualche rotta , magari aiuterebbe a capirci meglio.
io ci metterei una sfilza di contratti non competitivi...roba che paghi una salvietta 1 euro con contratto blindato a due secoli tanto per fare un esempio, oppure un cost-of-sale altrettanto spropositato (incentivi e marketing) ; perche' se non e' il personale, i ricavi crescono e i LF sono in linea non vedo dove possano esserci altri buchi.
 

Paolo_61

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io ci metterei una sfilza di contratti non competitivi...roba che paghi una salvietta 1 euro con contratto blindato a due secoli tanto per fare un esempio, oppure un cost-of-sale altrettanto spropositato (incentivi e marketing) ; perche' se non e' il personale, i ricavi crescono e i LF sono in linea non vedo dove possano esserci altri buchi.
Ma anche fossero "tarlati" tutti i contratti che comportano costi diretti variabili, l'aumento del fatturato dovrebbe portare a un miglioramento della copertura dei costi fissi che per definizione in una linea aerea sono sostanziali.
 

East End Ave

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su e giu' sull'atlantico...
Ma anche fossero "tarlati" tutti i contratti che comportano costi diretti variabili, l'aumento del fatturato dovrebbe portare a un miglioramento della copertura dei costi fissi che per definizione in una linea aerea sono sostanziali.
Io osservo quel che succede da noi Paolo, con micro tagli di cesello che messi gli uni sugli altri a fine anno comportano milioni e milioni di cost saving, la famosa storia dell'oliva insomma. Che non risolve, ma aiuta.
Pensando a come vanno certe cose qui da noi, all'andazzo di come si comportano mediamente i lavoratori italici all'interno di macro-strutture (malattie, 104, distacchi sindacali etc...), alle dinamiche societarie che vedono ancora oggi un'azienda in A.S. scialacquare liberamente in fiere e convegni a suon di bollicine, premi, incentivi, biglietti premio a go go, serate sponsorizzate ovunque...non posso non chiedermi cosa si intenda per A.S. , cosa facciano i 3+1 da tre anni, dove sia l'attenta gestione finanziaria, il serrato controllo su ogni costo e la scure sugli sprechi, che so per certo essere incredibilmente notevoli a tutt'oggi.
Mentre la barca affonda.
 

Paolo_61

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Io osservo quel che succede da noi Paolo, con micro tagli di cesello che messi gli uni sugli altri a fine anno comportano milioni e milioni di cost saving, la famosa storia dell'oliva insomma. Che non risolve, ma aiuta.
Pensando a come vanno certe cose qui da noi, all'andazzo di come si comportano mediamente i lavoratori italici all'interno di macro-strutture (malattie, 104, distacchi sindacali etc...), alle dinamiche societarie che vedono ancora oggi un'azienda in A.S. scialacquare liberamente in fiere e convegni a suon di bollicine, premi, incentivi, biglietti premio a go go, serate sponsorizzate ovunque...non posso non chiedermi cosa si intenda per A.S. , cosa facciano i 3+1 da tre anni, dove sia l'attenta gestione finanziaria, il serrato controllo su ogni costo e la scure sugli sprechi, che so per certo essere incredibilmente notevoli a tutt'oggi.
Mentre la barca affonda.
Per carità, tutto vero. Resta però difficile da spiegare come l’aumento dei ricavi a parità di volato non si traduca in un miglioramento della bottom line. Purtroppo senza bilanci non è possibile esprimere pareri sensati.
 

Rasmus

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8 Settembre 2017
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Senza bilanci è assolutamente inutile commentare, perché non è possibile stabilire se la notizia è vera (in questo momento ci sono mille interessi a mettere in giro voci non controllabilli) ed eventualmente quale sia l'origine della perdita.
Non è del tutto inutile commentare. Sono due anni e mezzo che i Commissari con i loro superpoteri stanno facendo un ottimo lavoro, (espressione che evidentemente deve avere un significato simile a "mandare tutto a putt@ne") mentre il resto dell'industria inanella record su record.
 

Rasmus

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8 Settembre 2017
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quello che volevo scrivere. Eppure i ricavi crescono a quanto ci viene detto, cosa incide cosi' tanto allora sui costi e come mai questi maggiori introiti non riescono a coprirli? Le rotte domestiche ed europee sono cosi' negative (fermo restando che l'intercontinentale guadagni)? sarebbe bello vedere un rendiconto di qualche rotta , magari aiuterebbe a capirci meglio.
I tagli di rete hanno l'effetto di aumentarlo, il CASK, se non si tagliano anche i costi fissi. I problemi di Alitalia sono sempre gli stessi: la dimensione, la posizione dell'hub e la generale inefficacia commerciale dell'organizzazione (che accentua un problema di debolezza del mercato domestico).
 

belumosi

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Alitalia, vendita dopo gli esuberi: azienda divisa in due e il volo a Lufthansa

Martedì 26 Novembre 2019 di Roberta Amoruso

ROMA La soluzione per il futuro di Alitalia non è ancora a portata di mano. Ma la frenata di Atlantia sulla cordata con Delta e Fs, oltre a spingere il governo a «prenderne atto» con qualche irritazione, sta spingendo anche la compagnia aerea verso un nuovo possibile scenario: un’Alitalia divisa in due, alleggerita, ristrutturata e a quel punto appetibile per una nuova cordata formata dall’asse Fs-Atlantia-Lufthansa con l’appoggio del Mef. Niente di deciso, sia chiaro, sono molti i dubbi del governo su questo fronte. «Stiamo valutando diverse possibilità, lo spezzatino e la vendita di asset separati domani non è tra queste», ha chiarito ieri il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, parlando di Alitalia a Quarta Repubblica. «Lufthansa ha fatto proposta commerciale, non fa proposta di equity, ma c’è bisogno anche di capitale per una nuova società».
Ma in realtà dopo che è sceso il gelo sulla cordata con Delta in trattativa da mesi, si stanno vagliando una ad una le possibili alternative. A partire dallo scenario che può coinvolgere Lufthansa.
Il disegno già definito nello schema di massima con tutte le sue complessità tecniche, presuppone però una condizione precisa: e cioè che vadano in porto le manovre in corso del governo e in particolare del premier, Giuseppe Conte, per stanare l’interesse dei tedeschi di Lufthansa. Non a caso nelle stesse ore in cui si va rielaborando il piano si stanno sondando anche le intenzioni di Atlantia, l’altro fronte di manovra, che a quanto pare sarebbe pronta a fare la sua parte. Del resto, già da tempo la società della famiglia Benetton trattando al tavolo con Delta e Fs aveva mostrato perplessità sull’indisponibilità degli americani a superare il 10% di Alitalia e a fornire le garanzie necessarie sull’ampliamento delle rotte verso gli Usa attraverso Skyteam. E quando Lufthansa si è affacciata alla finestra, Atlantia sembra aver intravisto subito nei partner tedeschi più chance di redditività rispetto a quelle assicurate dagli americani. Sullo sfondo, Fs rimane in campo con il suo piano. Ma anche Delta non si può considerare ancora fuori dai giochi, seppure sia un partner alternativo a Lufthansa. Dunque sarà Patuanelli, a dettare tempi e modalità della nuova fase nella procedura Alitalia. Il ministro lo farà dopo aver analizzato anche la relazione dei tre commissari straordinari e dopo aver raccolto l’esito delle manovre gestite da Conte sul fronte Lufthansa, da una parte, e Atlantia, dall’altra.

IL PIANO ALTERNATIVO
Qual è il progetto che può piacere ai tedeschi? L’idea è quella di affidare la ristrutturazione lampo di Alitalia ai tre commissari straordinari che hanno oggi in mano la gestione. Senza dunque affidare il dossier ad un commissario ad acta, come immaginato nelle ultime ore. Del resto, l’ipotesi non convince granché nel governo. Di qui la scelta di confermare la guida della nuova fase ai tre professionisti.
Per la verità, Enrico Laghi, Stefano Paleari e Daniele Discepolo non hanno nascosto, soprattutto negli ultimi giorni, una certa irritazione per un dossier passato nei fatti all’ottava proroga mettendo a rischio l’operatività di una compagnia che non può fare a meno del prestito pubblico da 400 milioni se vuole arrivare a marzo. E dunque ora più che mai i tre commissari spingono per una svolta che dia alla compagnia «la ragionevole prospettiva industriale» che le consentirebbe di accedere al prestito-ponte.
L’ipotesi è che ai commissari sia affidata la missione di dividere in due società l’attuale Alitalia, tra attività di volo (che comprende piloti e assistenti di volo) e asset di terra (amministrazione) e l’handling (ceck-in, biglietteria e manutenzione): una società, quest’ultima, cui farebbero capo circa 3.500 esuberi individuati dai tedeschi. Dopodiché, il modo per alleggerire il conto passerebbe da due strumenti: l’intervento del governo con ammortizzatori sociali di diverso tipo, dalla cassa integrazione (sono oltre 1.000 i lavoratori già in Cig) ai prepensionamenti alla solidarietà espansiva; ma anche la cessione a Lufthansa delle attività di volo. Così si spiegherebbe l’obiettivo di dimezzare gli esuberi chiesti da Lufthansa inizialmente (da 6.000 agli attuali 3.500). Una schema di massima che andrà definito nei dettagli: soprattutto per quel che riguarda i lavoratori dell’handling, probabilmente destinati ad Adr.


https://www.ilmessaggero.it/pay/edi...ri_lufthansa_ultime_notizie_news-4886070.html
 

belumosi

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Su Alitalia nulla si muove. Intanto i sindacati fanno la conta degli esuberi: ce ne sarebbero circa 4mila

L'incontro tra i commissari e Patuanelli non ha portato a nessun passo in avanti


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Alla fine, sia pure a microfono spento, alcuni ammettono che in Alitalia ci sono almeno 4.000 persone di troppo di cui più di un terzo fra il personale navigante. È il conto, a spanne, che alcune organizzazioni dei lavoratori inviano al governo mettendo le mani avanti. Se ci sono esuberi vanno assistiti con ammortizzatori sociali per tre o quattro anni e questi sono i numeri con cui bisognerà fare i conti.
Presi dal disorientamento per la mancanza di informazioni dal governo dopo che sono passati quattro giorni dal fallimento del tentativo di mettere insieme un cordata per salvare Alitalia, i sindacati brancolano nel buio, chiedono convocazioni urgenti e, spaventati, ipotizzano i peggiori scenari e tirano fuori sospetti indicibili: “Ferrovie dello Stato ha assunto quasi mille persone in questo mese per non prendere gli esuberi di Alitalia”, dice un rappresentante dei lavoratori, anche se quelle assunzioni sono state annunciate dall’Ad Gianfranco Battisti già nel piano industriale 2018/2023.
Tutti si aspettavano una pronta relazione dei commissari al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli dopo che mercoledì e giovedì scorso, Atlantia e Ferrovie avevano fatto sapere, in rapida successione, che non c’erano i presupposti per creare un raggruppamento che salvasse Alitalia. Si stava annunciando infatti che almeno 20,000 persone rischiavano il posto di lavoro. E mentre di fronte al tentativo del gruppo ArcelorMittal di sfilarsi dall’acquisto dell’Ilva nessun ministro si era sottratto dal lanciare un proprio allarme, nel caso Alitalia non è successo niente. E fino ad oggi non c’è stata alcuna vera comunicazione ufficiale sul destino della compagnia. Né una indicazione di quando relazioneranno sul fallimento della procedura di vendita di Alitalia i commissari. A creare ulteriore confusione ci ha pensato il presidente del Consiglio con un’intervista questa mattina ha parlato come se non fosse successo nulla.
Rispondendo ad una domanda durante una tavola rotonda, Giuseppe Conte oggi ha detto: “Insieme al ministro per lo sviluppo economico Stefano Patuanelli stiamo lavorando intensamente perché parli italiano, se dovrà interloquire con americani e tedeschi sarà secondario. Vediamo chi sarà miglior sponda per rilanciare Alitalia. Noi siamo per così dire neutri rispetto alla scelta tra americani e tedeschi, ora c’è un dialogo avviato con Delta”. Per poi aggiungere sibillino: “Stiamo cercando di finalizzare, deve essere un piano industriale, noi vogliamo una soluzione sostenibile, che possa offrire prospettiva. Non escludiamo un passaggio temporale”.
Sibillino Conte, scomparsi i tre commissari Enrico Laghi, Davide Discepolo e Stefano Paleari, muti al ministero dello Sviluppo economico che pure è il destinatario della relazione sulla procedura di vendita e la persona che deve decidere il da farsi. In 28 mesi, infatti, non si è riuscito a trovare nessuno che rilevasse l’intera azienda e senza esuberi come era stato chiesto dal precedente dai precedenti governi. Ricostruire tutte queste vicende è un lavoro complesso anche per chi ha avuto in mano il cubo di Rubrik della trattativa per oltre due anni e mezzo, e conosce la pratica a memoria. Ma poiché si è nel corso di una procedura fallimentare, i commissari devono rendicontare la gestione, ancora deficitaria di Alitalia, e anche ricostruire i 9 mesi di trattative fra Ferrovie dello Stato, Atlantia, Lufthansa e Delta. Normale che sia un lavoro che richieda tempo, ma almeno un’indicazione il governo e i commissari potevano darla, visto che si tratta pur sempre di parlare del futuro di 11 mila dipendenti di Alitalia, e oltre 20.000 persone dell’indotto coinvolte. E soprattutto perché le scadenze, poi andate a vuoto, le avevano indicate loro e una volta chiusa la trattativa con Delta e Lufthansa le strade che i commissari possono suggerire al ministro Patuanelli sono in qualche modo obbligate.
Limiti di tempo, dice Vincenzo De Sensi, che insegna Diritto della crisi d’impresa alla Luiss, non ce ne sono. Se per assurdo “il governo continuasse a versare soldi ad Alitalia si potrebbe andare avanti con [la gestione commissariale] all’infinito. Con un unico limite: i prestiti ponte sono appunto dei prestiti che vanno restituiti, se vengono spesi per mantenere in attività l’azienda, contribuiscono a ridurre il valore alla società. L’eventuale acquirente pretenderebbe di scontarli dal prezzo di vendita”. Per il professore però è meglio “una nazionalizzazione”, perché bruciare il capitale versato dallo stato non toglierebbe valore all’azienda. Tanto più conclude “che Alitalia è un’azienda che gestisce attività di interesse pubblico, come il trasporto, e queste operazioni potrebbero scontare un atteggiamento meno intransigente da parte dell’Unione europea”. La direzione per la concorrenza ha aperto un fascicolo sull’acquisto da parte di Fincantieri dei Chantiers de l’Atlantique. Ma non aveva detto nulla sulla nazionalizzazione decisa dal governo francese, quando i cantieri erano già stati assegnati dopo una procedura fallimentare, al gruppo navale italiano.
All’ipotesi stanno lavorando alcuni parlamentari di Leu, ma per il momento la soluzione pubblica non sembra aver fatto breccia nel governo. Semmai indiscrezioni di stampa e percezioni sindacali e che si vada verso la ristrutturazione gestita dai commissari. “Dopo aver tentato la vendita senza riuscirci, i commissari devono tentare la ristrutturazione dell’azienda e metterla in vendita anche a pezzi, se non decidono di lasciarla fallire”, fa presente un sindacalista.


https://www.huffingtonpost.it/entry...bbero-circa-4mila_it_5ddc20b0e4b0d50f3294aea4





 

dario abbece

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milano
Su Alitalia nulla si muove. Intanto i sindacati fanno la conta degli esuberi: ce ne sarebbero circa 4mila

L'incontro tra i commissari e Patuanelli non ha portato a nessun passo in avanti


-
Alla fine, sia pure a microfono spento, alcuni ammettono che in Alitalia ci sono almeno 4.000 persone di troppo di cui più di un terzo fra il personale navigante. È il conto, a spanne, che alcune organizzazioni dei lavoratori inviano al governo mettendo le mani avanti. Se ci sono esuberi vanno assistiti con ammortizzatori sociali per tre o quattro anni e questi sono i numeri con cui bisognerà fare i conti.
......



conto già fatto qui in passato , se non ricordo male...
 

Dancrane

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10 Febbraio 2008
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Milano
Sfugge il motivo per il quale gli ammortizzatori sociali dovrebbero essere di durata doppia rispetto a tutti gli altri cristiani. Apprezzabile, invece, il realismo che, dopo due anni e mezzo, sembra finalmente avere pervaso il sindacato.
 

aa/vv??

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E allora, finalmente e sempre sia veritiero quanto riportato, cosa assai dubbia negli ultimi tempi ,sarebbero 4mila esuberi la causa principale dell’impossibile pareggio tra RASK e CASK...?
LAI perdeva un milione al giorno, e quindi hanno licenziato 10.000 persone.
Hanno creato CAI, che perdeva un milione al giorno, e quindi hanno licenziato 2.000 persone.
Hanno creato SAI, che perdeva un milione al giorno, così hanno creato SAI in A.S. coi suoi 1000 in cassa integrazion, che perde un milione al giorno.
Ora licenziano altre 4.000 persone, e vedrai... stavolta, utili a palate.
 

Dancrane

Amministratore AC
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10 Febbraio 2008
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Milano
LAI perdeva un milione al giorno, e quindi hanno licenziato 10.000 persone.
Hanno creato CAI, che perdeva un milione al giorno, e quindi hanno licenziato 2.000 persone.
Hanno creato SAI, che perdeva un milione al giorno, così hanno creato SAI in A.S. coi suoi 1000 in cassa integrazion, che perde un milione al giorno.
Ora licenziano altre 4.000 persone, e vedrai... stavolta, utili a palate.
Alternative?
 
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