[TR] In sfregio al despota arancione: viva il Canada!


I-DAVE

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6 Novembre 2005
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a Taiwan, nel cuore e nella mente
Era da tanto che volevo visitare il nord America, avendo dedicato all'Asia buona parte della mia vita da adulto viaggiatore indipendente; il Canada è sempre rimasto un mio pallino, e visto che di andare sotto il 49° parallelo non se ne parla finché c'è lo psicopatico arancione con il suo circo Barnum, mi sento maturo per attraversare l'Atlantico e andare a caccia di aceri fiammeggianti e persone educatissime.

Fu così che un giorno di aprile mi misi a cercare voli e hotel per l'ultima settimana di ottobre, ancora confidando in un autunno decente e nel foliage. Avevo una mezza idea di visitare un parco, provo a infilarci l'Algonquin Park, ma in una settimana l'impresa si rivela ardua, e rimango così sulle città. Posto che Toronto era nella wishlist, forse una settimana per Toronto e Montreal sono un po' tirare, quindi decido di visitare Ottawa al posto della metropoli quebecana - magari Montreal la potrò abbinare a Queben City in una visita futura :) fissate le date, trovati i voli, scelti per lo più per volare un'ultima volta su un 747-400 (Lufthansa) prima che il modello scompaia definitivamente dalle scene, prenoto il tutto e mi metto comodo ad attendere ottobre. Già che ci sono mi ricordo anche di chiedere le ferie al lavoro...

Senonché. Senonché Lufthansa, che ultimamente fa più cappellate della fu-Alitalia, mi cambia l'aeromobile di andata: dal mitico jumbo jet al 787-9 con quel casino che sono le nuove sedute Allegris, che per me valgono comunque ben poco dato che volo in barbon class. Deludendo me, con le pive nel sacco, devo pure fare lo sforzo che ogni introverso non vorrebbe mai fare - chiamare il call centre per farsi riassegnare un posto finestrino già precedentemente pagato e traslato in uno sì al finestrino, ma a babordo (ergo col sole in faccia per tutto il volo). Tutto perché il sito Lufthansa e l'app ormai fanno pena e non consentono di fare modifiche dopo un cambio aeromobile. Però li perdono, perché il cambio aeromobile sembra triggerare un bug nel sistema che mi permette di selezionare, gratis, un posto standard per il volo di ritorno (che è invece operato da Air Canada), quando prima veniva la bellezza di 75 sesterzi per un posto senza extra legroom, e l'equivalente di 6 voli Ryanair per quelli in bulkhead e file di emergenza. Insomma, so' soddisfazioni.

Il giorno prima del volo, finito di prepare la valigia, vado per fare check-in e, sorpresa: nuovo cambio aeromobile: dal 787 si passa al vetusto 340, su cui peraltro disperavo di poter ancora fare un volo. Purtroppo è la version -300, quella con i phon sotto le ali e su cui ho già volato, invece che il -600; ma sono comunque quasi contento, perché credo che questo sarà davvero il mio ultimissimo volo sul modello, al netto di improbabili casualità (tipo: vincere la lotteria, il ritorno dei viaggi di lavoro a lungo raggio, ecc ecc ecc). Il posto rimane quello che ero riuscito a cambiare, 35K, e Aerolopa conferma che è un buon posto anche su questo aereo, e che non mi costringerà a contorsionismi cervicali per fare foto. Vado a letto tardi, passo una notte insonne prima della partenza, e mi sveglio che ho gli occhi tipo dracula. Ricontrollo la seat map e scopro con orrore che entrambi i voli ora sono pieni, quindi addio posto a fianco libero. Ormai è la norma. Mi avvio sonnolento verso la stazione di Varese, ancora livida sotto il cielo notturno e con le luci blu da discoteca a illuminare i binari. Il sottopassaggio per il binario 4, da dove parte sempre la S50 da/per Malpensa, sembra uscito da un sogno sci-fi. Ci sono i lavori su mezza rete lombarda e soprattutto tra Busto e Malpensa; la prima corsa del mattino l'hanno appena rimessa ma la gente ancora non lo sa e quindi il treno è quasi completamente vuoto.

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Il viaggio in treno è una specie di delirio onirico, dato che mi addormento e mi sveglio ogni 3 minuti pensando di aver perso la fermata per il T1. Malpensa si sta rifacendo il trucco per le olimpiadi, nonostante tre quarti delle scale mobili e dei tappeti mobili non funzioni, i bagni siano ancora dei cessi e i controlli passaporti ancora deliranti. Però basta aggiungere delle stecche in metallo sui pilastri e wow ohhhhh. Problema risolto. Menzione d'onore per le scale mobili al binario 3: quattro quarti fuori uso. Spero che da ottobre a oggi abbiano sistemato qualcosa, perché sennò è vergogna olimpica.

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Dopo un millennio passo da un banco check-in per lasciare una valigia. Non c'è molta coda, anzi praticamente non c'è nessuno; è ancora presto (quasi tre ore prima della partenza), ma ci sono già quelli che devono raccontare la storia della loro vita alle povere addette. Non capisco: io arrivo, metto il passaporto sul banco, dico dove devo andare e, se serve, ho già la stampata pronta con il PNR. La signorina mi chiede conferma della destinazione (Toronto? L'accendiamo?), mi conferma che il bagaglio lo rivedrò in Canada (con conseguente tasta testicula et grattatio pallorum tattiche), mi ridà passaporto e carte d'imbarco (cartacee! Non ne vedevo una da secoli) e mi saluta col sottinteso che devo gentilmente levarmi dai maroni per lasciare spazio al prossimo cliente. Tempo totale: 75 secondi massimo. Nell'algida efficienza dell'interazione non mi chiede se per caso avessi batterie al litio nel bagaglio imbarcato, com'era prassi una volta; sicuramente perché avrà letto nei miei occhi il viaggiatore scafato che mai commetterebbe una simile leggerezza. Ma dato che il momento del coglione capita a tutti, chiederlo non avrebbe fatto male (per la cronaca no, non avevo batterie al litio imbarcate. La Canon consuma come uno shuttle per cui devo comunque avere quella di scorta nello zainetto, o vi scordate il trip report).

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I controlli di sicurezza sono come sempre piuttosto veloci, al netto della coppia geriatrica albionica che è incapace di usare le postazioni di preparazione (vuote) finché l'unica altra astante non ha completato lo spogliarello e si è già messa in coda per il metal detector. Gli addetti alla sicurezza a Malpensa sono tra i più scazzati che abbia mai visto, con tendenziale peggioramente negli ultimi anni da quando hanno installato i nuovi scanner; e quindi non si accorgono neppure che i due ottuagenari non si sono nemmeno messi in fila. Dico loro che possono già mettersi in posizione, mi ignorano (o forse l'amplifon era spento, che ne so), li supero e mi metto in posizione 1 con già la cintura a penzoloni. Mi guardano come se avessi stuprato la loro figlia. Credo siano ancora lì ad aspettare che l'addetto alla sicurezza gli dica di andare avanti. Giù sotto, hanno finalmente aperto Dior e Luigi Vuittone; non che la mia contentezza derivi dall'avere due nuovi negozi dove non entrerò mai, ma dal constatare che abbiano fatto definitavemente sloggiare il banchetto di quelle piattole dell'Amex.

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Aspetto pochi minuti nel nuovo spazio wow ohhhhh con i megaschermi, i led schiatta-retina e le piantine penzolanti in attesa del gate - A05. Quindi dallo spazio nuovo sbrilluccicoso ohhh wow ci tuffiamo direttamente nel 1990 del satellite A.

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Fuori albeggia, e le albe in aeroporto hanno sempre un sapore meraviglioso.

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Intanto arriva il nostro avione (in ritardo) e si posteggia al dito, proprio a fianco di Condor che va anch'essa a Francoforte. Così, giusto per incasinare ben bene le file, con due gate per la stessa destinazione ma con compagnie diverse. Gli Acchiappafantasmi lo predissero tanti anni: "mai incrociare i flussi!". Ma non solo questi due voli: le file per i vari gate sembrano disegnare un punto croce ubriaco. In compenso, a rallegrarmi, al satellite c'è umanità posticcia varia, tra cui persone che dormono sui cuscini di Pizzaflor Impasti in Purezza mentre caffeinomani vari fanno lo slalom tra gli arti riversi a terra portando tre o quattro caffè d'asporto con due dita; uno uèfeeega con la voce di Alessandro Barbero e l'accento di Battiato incrista su aliquote sbagliate; un cinese tira su col naso così forte che sembra stia scatarrando (ehhh gli stereotipi da qualche parte devono pur nascere...). Non ci sono abbastanza sedute né nei pressi né lontano dal gate, quindi mi metto in piedi insieme ad altre cinquanta persone già pronte allo sprint per accapparrarsi un posto in cappelliera.

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Imbarchiamo, ovviamente in ritardo visto che l'aereo è arrivato tardi, con millemila annunci alla ricerca di pii volontari che vogliano imbarcare il bagaglio a mano, dato che il volo è al completo. Non vedo nessuno farsi avanti.

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Volo: LH 247
Tratta: Milan-Malpensa (MXP) >>> Frankfurt (FRA)
Aereo: Airbus 320-214
Età: 16 anni
Reg: D-AIZA
Posto: 23A
Sched/Actual: 0910-1030 // 0938-1036
Durata volo: 58'
Gate: A5

Il vantaggio di imbarcare dal dito è che non ti fanno mettere in coda al gate, o giù sul tarmac, quando ancora l'aereo deve spegnere i motori; finché i passeggeri precedenti non sono usciti, le pulizie non sono passate, l'equipaggio è a bordo, di lì non si passa comunque. Al netto che noi italiani ci mettiamo in coda comunque a ETD-2 ore, questo ci ha insegnato Ryanair e questo facciamo comunque. Saluto in tedesco l'equipaggio, e noto con orrore che il pitch della cabina di business è lo stesso di quello di economy alla mia fila. Ora, magari è un'illusione ottica, ma se è diverso, la differenza è impercettibile. Cui prodest, Carsten? Sia come sia, prendo posto al mio 23A, immacolato come sempre sugli aeromobili Lufthansa, mentre la controllata Eurowings fa pushback per Colonia.

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Dopo un caoticissimo briefing di sicurezza, in cui con orrore si coglie un inglese tutto impastato, aa/vv scoordinati con gli annunci, una roba che signora mia su Lufthansa guardi proprio no, pushbackiamo anche noi. Un ex amico scandinavo rulla gioioso sotto il sole ottobrino. Dietro, si vede parcheggiato l'Embraer di Austrian per uno dei loro ultimi voli da Malpensa, trasferita coattamente a Linate per fare un po' di sano slot squatting.

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Un raro 767-400. Ormai dispero di poterci salire.

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Siamo pronti a partire, prendiamo la rincorsa mentre un easyJet atterra.

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La mattinata è meteorologicamente assai interessante. È ancora relativamente presto, la giornata è umida e c'è foschia e nuvole basse sulle le valli. Il lago di Varese sembra un'altra nuvola bassa, non fosse per i paesi che gli si specchiano attorno tra cui, su quella specie di golfo proprio in centro, Gavirate, la vera patria d'origine dei Brutti e Buoni, checché ne dicano i boiafaus piemontesi.

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Dopo la virata che ci porta via da Somma Lombardo e sulla controvirata che ci livella, passiamo quasi sopra il seminario arcivescovile di Venegono, ancora avvolto nella bruma. Il bosco circostante sta iniziando il cambio di stagione.

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Varese e la sua boscosa conurbazione, il lago, il lago Maggiore ancora dietro, il Campo dei Fiori e le prealpi lombarde e piemontesi.

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Il lago di Lugano da due angolazioni diverse.

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Passiamo il primo strato nuvoloso e iniziano un po' di fastidiosi sobbalzi. Oggi niente Alpi.

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Il motivo dei sobbalzi è presto detto... non appena gli passiamo a fianco.

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Intanto c'è anche tempo per il servizio di bordo. Cioè, una bottiglietta d'acqua e sfogliare il buy onboard. Il mocio vileda che siede accanto a me, collassa sul sedile e se la ronfa fino alla discesa, quando viene svegliata dalle assistenti di volo per riporre il tavolino. La rompicogl... bravissima bambina undicenne dietro di me cerca di dislocarmi una vertebra a furia di calci nel sedile. I genitori, come al solito, assenti. La colonna sonora di questo volo sono i Baroness, nello specific il Yellow & Green album.

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Già in discesa, viene offerto un cioccolatino. Come capita spesso, a Francoforte il clima è una ciofeca.

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La centrale elettrica di Staudinger. Dei cinque moduli, quattro erano a carbone e uno a gas; solo il più recente (a carbone! E hanno spento il nucleare... follia) è ancora attivo. Quello a gas era in riserva fino a prima della pandemia.

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Sto già entrando in mood autunnale, in corto finale per la pista 25L.

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Trovo la nuova livrea di Condor simpatica e subito riconoscibile, anche se non particolarmente elegante. Tiriamo una bella legnata e rulliamo lungo la pista.

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Il nuovo T3 è praticamente pronto. Architettonicamente un orrore, spero almeno che internamente sia funzionale e decente; non che creda di metterci piede presto, dato che se volo su Francoforte è per una connessione con Lufty, che qui non opererà (si prenderà in compenso il T2).

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Attendiamo ad un raccordo che un 340 in livrea Star Alliance decolli, prima di attraversare la 25C verso il nostro posteggio. Trovo le contrails sulle winglet una delle cose più belle in generale del decollo/atterraggio, mi ricorda che l'aria è qualcosa di fisico, materia, come se si potesse tagliare con un coltello.

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Facciamo il tour della zona nord dell'aeroporto. Menzione speciale per l'ultimo 757-300 di Condor. Pochi giorni dopo, farà un volo speciale d'addio Francoforte-Vienna-Francoforte. Il 757 sarà per sempre l'aereo più bello del mondo, la thin lady with big boobs! Il -300 è così scomparso dai cieli europei, mentre il -200 resiste in qualche esemplare nella flotta Icelandair, e verrà comunque ritirato anche da loro nel 2026.

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Sbarchiamo ai remoti, come ormai da prassi a FRA. Aiuto un tizio americano da reparto geriatrico che aveva abbastanza bagagli per fare un altro sbarco in Normandia. Il transito è abbastanza lungo, ma la coda passaporti (con le macchinette automatizzate) è praticamente nulla e me la sbrigo in un petosecondo; sia sempre lodato chi le ha inventate. Il controllo passaporto manuale aveva la coda fino ad Amburgo. Il prossimo volo parte dai gate B, per cui occorre andare sottoterra nel claustrofobico tunnel che li connette.

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Trovo una postazione per sedermi un attimo, compro una (little) caesar salad che era la povertà in ciotola: due etti di insalata, tre pezzettini di pollo, salsa, un paio di ritagli di scarto di pseudo-grana, ovviamente a prezzi aeroportuali. Però c'era la fettina di limone!!

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I tavolini sono in buona posizione per un pochino di spotting.

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Soddisfatto, mi reco verso il gate, dove c'è la folgorazione, lei, bellissima, la Regina con il suo musone che sembra voler bucare la vetrata ed entrare nel terminal. È-una-fottuta-diva, ancora con la elegantissima, classica vecchia livrea prima che in Lufthansa rincoglionissero del tutto.

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Il gate è ancora chiuso, e nello ristretto spazio della torretta esagonale che ospita i sei gates, ci sono millemilioni di persone. Trovo posto a sedere giusto dalla parte opposta rispetto ai cancelletti. Parlo con un gruppo di amabili vecchine filippino-canadesi che snocciolano consigli su cosa vedere nei dintorni di Toronto. Ovviamente dimentico ogni singolo posto dopo meno di quindici secondi, visto che praticamente mi hanno snocciolato google maps in realtime. Di fronte al gate ci sono un paio di banchetti di IRCC o come si chiama ora l'immigrazione canadese, per il pre-controllo del documento. Vado al più vicino quando vedo che la gente inizia ad accodarsi, ed ho fatto benissimo perché dopo 10 minuti c'era una coda che quelle di Ryanair levati proprio. La ragazza che presidiava il banchetto dove vado è carinissima, professionale e stragentile, fa due chiacchiere con praticamente tutti i passeggeri, chiede a tutti in quale lingua vogliano comunicare (inglese, francese o tedesco, e chapeau per il trilinguismo), oltre ovviamente a controllare che la documentazione sia a posto. Insomma, se il Canada voleva farmi una splendida impressione prima ancora di metterci piede: beh, mission accomplished. Il nostro 340, un altro in livrea speciale Star Alliance, è già pronto per accoglierci.

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Il gate B25 è abbastanza disgraziato, i tornelli sono divisi in due dal lungo banco dove si mettono gli addetti al gate, con da una parte gli HON Circle, prima classe ecc, e i barbon dall'altra, senza che sia ben visibile in quale coda mettersi. Ma tanto prima di mettersi in coda c'è il piccolo dramma dell'overbooking - volo pieno e disperata ricerca che un singolo volontario prenda il volo successivo per 600€. Ci avevo anche pensato, ma prima ancora che i muscoli delle gambe potessero ricevere un segnale di movimento dal cervello, c'era già mezza dozzina di passeggeri fiondatisi a reclamare lo ius primae overbookingis e denaro associato. Vabbè, prossima volta. Intanto l'imbarco comincia.

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Volo: LH 470
Tratta: Frankfurt (FRA) >>> Toronto-Pearson (YYZ)
Aereo: Airbus 340-313X
Età: 27.7 anni
Reg: D-AIGN
Posto: 35K
Sched/Actual: 1400-1620 // 1428-1704
Durata volo: 8h 36'
Gate: B25

Saluto il capannello di assistenti di volo all'ingresso, che mi indirizzano sul secondo corridoio. Prendo posto, a fianco a me il passeggero cambia tre volte - un gruppo di indiani che riassembla la loro posizione per qualche motivo. Però, FraPort, non si fa di mettermi come vicino di gate un Air China. Piove, governo di Gigi Ping ladro.

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Boarding complete a -4 dall'ETD, mica male considerando che il volo è pieno, e (stereotype warning!) pieno di indiani, non proprio il popolo più ordinato del mondo. Sblocchiamo però in ritardo, e partiamo quasi mezz'ora dopo lo schedulato. Pazienza, penso, mezz'ora è nulla, di solito si recupera in volo. Col cavolo. Il 340, che a me piace da morire, anche e soprattutto dentro con la fila da 2 al finestrino, ha un problema. È motorizzato con dei phon. O dei fischietti. VA LENTO. Ora, di solito va solo poco più lento degli altri, roba di 5/10 minuti massimo. Oggi no. Saranno i venti contro, una NAT sfigata, non ne ho idea, ma ci impieghiamo circa 40 minuti oltre la durata media (e un'ora rispetto ai voli più veloci). Non passerà più. Rulliamo attraverso mezzo aeroporto. Terminal 2, ora non operativo e in attesa della riqualificazione e passaggio a Lufthansa.

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I fischietti fischiano (in senso affettuoso! I CFM56 sono motori fantastici) e prendiamo velocità, mentre la pioggia striscia sul finestrino, finché velocemente sparisce, lasciando il vetro lindo e pulito. Niente dice "velocità" più di questo.

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Area Lufthansa Technick, una macchina da soldi all'interno del Lufthansa Konzern.

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Passiamo attraverso le nubi e qualche sobbalzo, nulla di clamoroso, e poi tranquillità per il resto del volo. Sotto è coperto praticamente fino alla costa canadese. Io speravo di vedere la Groenlandia, ma, copertura nuvolosa a parte, passiamo davvero parecchio a sud.

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Lo spazio per le gambe è sufficiente per la mia statura scarsa. Recline misero tipico da economy, non contateci per dormire. Il cuscino per il collo, 20€ al duty free a Francoforte, una ciofeca (ed era pure in memory foam...) - come vedete è stato utilissimo come scaldacoscia.

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L'IFE è palesemente datato, ma lo schermo ha ancora una qualità decente. Più che altro si nota la dimensione abbastanza miserrima e la luminosità che non è il massimo. Con le proprie cuffie però la qualità audio è buona e c'è la ricarica USB. Il problema vero sono i contenuti, miserrimi: la selezione dei film non è esaltante e faccio abbastanza fatica a trovare qualcosa che volessi davvero guardare.

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Appena passiamo i 10000 piedi, credo una ventina di minuti, inizia il servizio aperitivo. Si vede che Lufthansa è diventata la lowcost del gruppo: una volta c'era un giro di bibite e un piccolo snack imbustato (che già era formano mignon), ora le bibite non ci sono più, sostituite da una bottiglietta d'acqua; rimangono i mini-pretzels, letteralmente mezza dozzina di numero. La miseria del servizio di bordo di LH, che già pre-Covid non è che fosse stellare, è ora davvero palese. Salvano il volo due aa/vv davvero bravissime; una era un automa, ho pure qualche dubbio capisse una qualsiasi lingua, rispondeva solo a monosillabi. L'unico a/v maschio era alto tipo 2 metri e cinquanta ed era pericolosamente simile a Goebbels! Inizio le mie 8 ore e mezza di volo guardando Sonic 2 (sono sempre stato un fan sin da quando, nel 1991, misi le mie mani di bimbo cicciottello sull'omonimo videogioco).

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La cabina è fortunatamente tenuta abbastanza fredda, non essendoci le bocchette d'aria individuale. Altri quindici minuti dopo l'aperitivo, se così si può chiamare, iniziano a distribuire decine e decine di pasti speciali (probabilmente hindu vegetarian, visto che metà volo è composto da indiani). Siamo appena oltre la costa irlandese e, finito coi pasti speciali, gli aa/vv tirano fuori il carrello con i pasti per tutti gli altri. Al mio vicino viene chiesto quale pasto preferisse, e lui risponde che aveva ordinato un pasto speciale. L'assistente di volo consulta la lista e dice che no, il 35J non ha nessun pasto speciale, al ché lui risponde che il suo posto originale era vattelapesca ma ha fatto cambio (facepalm). Per fortuna trovano un altro pasto speciale e glielo portano, sennò mangiava aria. La scelta è tra penne al sugo e polpette, prendo le polpette.

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Niente sale, niente pepe. Ci tengono alla nostra salute. Le due polpette di numero non erano cattive ma neppure nulla di memorabile; l'insalata di carote e sesamo era strana a dir poco. Il tiramisu doveva essere un plum cake (non so se nell'accezione anglosassone o in quella italiana) ma chiaramente è tutt'altro. Molto asciutto, ma edibile. Da bere prendo la mitica gingerella (ginger ale). Non danno più la lattina intera, ma versano da bottiglia, marchio sconosciuto - non la ben nota Canada Dry, che è tipo il golden standard delle ginger ale commerciali. Braccino portami via. Il ritiro dei vuoti richiede un'eternità e io devo andare in bagno. Per fortuna resisto.

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Il volo sembra non passare più. Mi sparo tutti e sei gli episodi di Young Sheldon disponibili (credo l'ultima stagione - credo di averlo visto tutto negli ultimi anni sempre e solo a bordo di aerei :D) e Kung Fu Panda 4. Come si può vedere, sono persona da film impegnati. Inizio i Goonies e appena arriviamo sulla terraferma ci sono trenta secondi di turbolenze. I carrellini ripassano per dei movie snack - minicalzone formaggio pomodoro e pesto che era sfiziosamente industriale, diciamo livello Lidl almeno. Il nuovo giro di bevande lo vediamo a ustione ormai completata.

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Finalmente le nubi si diradano e si vede un po' di terraferma, per la precisione la costa meridionale dell'isola di Newfoundland. Dog Cove in primo piano con la piccola Denny Island.

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Il piccolo arcipelago delle Isole della Maddalena, in piena baia di San Lorenzo. Qui si parla quasi esclusivamente francese.

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Cameron Lake in primo piano, Balsam Lake subito dietro con la Grand Island. La cittadina in primo piano è Fenelon Falls, circa 100km da Toronto. Questa mi ha fatto sudare le sette camicie per trovarla su google maps. Qui iniziamo la discesa, la cabina viene preparata e le assistenti di volo passano a distribuire cioccolatini.

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Passiamo proprio sopra Toronto mentre siamo ormai in procinto di attarrare, con una bella vista del Pearson.

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Andiamo a inquinare un pochino Mississauga, satellite di Toronto da 700mila abitanti, e facciamo inversione a U per allinearci alla pista 06R di YYZ.

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Il central business district di Mississauga in primo piano e, sullo sfondo, Toronto, con il proprio CBD sulle sponde del lago Ontario.

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Atterriamo senza grossi scossoni e rulliamo fino al terminal. Non so cosa ci faccia un Antonov 124 di VolgaDnepr qui, ma spero l'abbiano sequestrato.

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Code amiche mentre raggiungiamo il jetbridge e ci prepariamo a sbarcare.

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Sbarchiamo ragionevolmente in fretta e mi dirigo verso il controllo passaporti, che è davvero super veloce. Ho già fatto la dichiarazione doganale via internet, e al chiosco devo solo stampare la ricevuta, che poi presento a un'addetta di chiare origini indiane, gentilissima. Ho dichiarato cibo, specificamente biscotti; mi chiede se ho altro, le dico che potrei avere ancora una barretta di cioccolato nello zainetto perché non mi ricordo se le ho mangiate tutte sul volo, si mette a ridere e augura buon soggiorno in Canada. Le mie interazioni con canadesi finora sono commoventi. Amo già 'sto paese.

I bagagli impiegano un po' ad arrivare, diciamo performance alla Malpensa. Un gruppo di cinque o sei agenti della finanza canadese si aggirano per il mio carosello con due cani, uno dei quali è evidentemente un "cucciolo" ancora in training. Recuperato il bagaglio, dopo una necessaria sosta toilette, carico la mia Presto sul wallet di Google e vado direttamente alla stazione dell'UP per prendere il trenino per la città. Con mia sorpresa, il treno è diesel, la linea non è elettrificata! Non so perché ma quasi tutti i mezzi di trasporto locali che ho preso mi sono sembrati over-engineered, dai treni agli autobus, come se dovessero resistere a condizioni di utilizzo assai spartane.

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Fuori, il sole sta tramontando sopra l'aeroporto.

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Scendo a Bloor UP e cambio con la metro - cambio fantozziano perché la stazione di Dundas non è collegata direttamente a quella dell'UP e occorre uscire, fare un paio di isolati a piedi e prendere la metro. La segnaletica c'è, ma in alcuni punti un po' confusionaria. Arrivo comunque alla mia stazione di Bloor-Yonge e prendo possesso della mia camera (enorme! Era un bilocale con cucina a vista e bagno) al 28 piano con bella vista sui grattacieli.

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Sono abbastanza cotto, mi faccio una doccia e disfo un po' la valigia, ma ho la palpebra pesante - vado direttamente a dormire che biologicamente sono le 2 del mattino. Vediamo a che ora ci svegliamo domani col jetlag!

DaV
 
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