Non mi era mai capitato prima, e credo difficilmente mi capiterà di nuovo, di essere l’unico passeggero, ma non di un volo: dell’aeroporto.
Bukhara, una mattina di agosto. Caldo, molto, ma secco, un po’ventilato, sopportabile, meglio del clima tropicale caldo-umido lasciato qualche giorno prima in Italia.
Vengo da Samarcanda (in treno) e, dopo aver visitato Bukhara, proseguo per Tashkent. Il volo UH 802 parte alle 12:00 e sono le 9:00. Sono arrivato presto in aeroporto perché non sapevo se avrei trovato affollamento (ingenuo), se avrei incontrato traffico fra l’albergo e l’aeroporto e perché l’app di Silkavia, la divisione regional di Uzbekistan Airways, non ha funzionato quando ho provato a scaricare la carta di imbarco.
È anche vero che le autorità uzbeke non amano le carte di imbarco digitali e quindi la funzione di download potrebbe essere stata disattivata. Rispetto a quando altri forumisti avevano notato l’impossibilità di fare check-in online in Uzbekistan, qualcosa effettivamente è cambiato: il check-in si può fare, ma non si possono ottenere le carte di imbarco digitali; nemmeno Turkish con la sua app lo permette, come constaterò in partenza da Tashkent.
All’esterno del terminal, se vogliamo chiamarlo così, operai dipingono di rosso il piazzale, senza però lasciare varchi di passaggio. Mi fanno cenno di passare in un punto dove la vernice di sarebbe già asciugata. Procedo con cautela.
Appena dentro, un addetto alla sicurezza si smuove dal suo torpore, passo i bagagli allo scanner ed entro. Non c’è nessuno.






[NdR: in un TR del 2018 di Scarab, allora col nick del cap, e Dancrane (https://www.aviazionecivile.it/threads/tr-transoxiana.140691/post-1850243) sono ritratti alcuni particolari dell’interno dell’aeroporto di Bukhara che io, però, non ho ritrovato: possibile che ci fosse una parte dell’aeroporto chiusa come le nonne e le zie tenevano chiuso il salotto buono?].
Aspetto, non posso fare altro.
Qualcuno passa: prima altri operai, poi qualche addetto alle operazioni di terra, uno dei quali comincia a piazzare ulteriori e ottimistiche corsie per il check-in.


Pochi voli oggi, ma sospetto sia sempre così.

Tutti i tabelloni sono ricoperti di plastica. C’è una bilancia, ovviamente analogica, presumo per pesare i bagagli. Una ragazza, quella che più tardi mi consegnerà la carta di imbarco, pesa se stessa.
[NdR 2: ho ripescato un post del 2015 secondo cui Uzbekistan Airways avrebbe (riporto testualmente) “deciso di far scattare il controllo del peso prima dell'imbarco anche per i passeggeri, oltre che per i bagagli a mano, per determinare con esattezza il piano di volo. Lo riporta la CNN spiegando che in una recente dichiarazione, la compagnia di bandiera del paese ha annunciato che peserà passeggeri e il loro bagaglio a mano prima di un volo. L'Uzbekistan Airlines ha annunciato che i passeggeri saranno pesati su bilance nelle zone di partenza degli scali e sarà assicurata la massima privacy.” https://www.aviazionecivile.it/threads/curiosita-uzbekistan-airways.136275/post-1702121]
Dopo un po’ arriva una famigliola; sembrano indiani, padre, madre e figlio piccolo, e sono tentato di salutarli. Poco per volta, arrivano altri passeggeri, in prevalenza cinesi, che sembrano avere un’aria smarrita o perlomeno perplessa.
Un’ora prima dell’imbarco conto 10 passeggeri in attesa, me compreso, e siccome questo è l’unico volo della mattinata, ne deduco che siamo 10 in tutto l’aeroporto.
Il check-in apre, non ci metto molto e mi indicano di salire al piano superiore dove c’è l’area di imbarco. Prima si passa da un banco dove controllano il passaporto, poi agli scanner.
I contenitori degli oggetti sono cassette per la frutta.

Scusate la pochezza dello zoom digitale, ma avevo timore ad avvicinarmi, dato che, in genere, fare foto ai varchi di controllo è vietato.
Vado in bagno (pulito, devo dire, ma senza passeggeri non deve essere difficile) e replico involontariamente la scena di Peter Sellers con la carta igienica in Hollywood Party.
Nei pochi metri quadri dell’area di imbarco si trovano un duty free shop (chiuso)

e un bar (l’unico, aperto).


Sfrutto le finestre che danno sull’apron (i cui vetri hanno visto tempi migliori) per fare qualche foto al nulla.



11, 12, 13, 16, 32, 58 (li contavo): arrivano i passeggeri locali, con calma. Alla fine si riempiranno pressoché tutti i 70 posti dell’ATR 72-600, nel frattempo arrivato da Tashkent e immortalato con la scarsissima qualità fotografica che contraddistingue questo TR, complici anche i vetri lerci (ma soprattutto per il fatto che avevo solo il telefono per fare foto e non prevedevo di fare un TR).


Ci imbarchiamo. Autobus ululà, ATR ululì.

(Chiarisco nel caso ve ne fosse bisogno: ululà è il punto di partenza).

Arrivo al mio posto (9D, finestrino) e lo trovo occupato da una signora, sicuramente uzbeka. Mi siedo al posto a fianco, lato corridoio, che poi era il suo. Mostrandomi la cintura di sicurezza, mi chiede di aiutarla a stringerla.
Distribuiscono caramelle: forti e unisoni rumori di scartocciamento.

Già in rullaggio, la signora uzbeka riceve una telefonata, alla quale risponde. Perplesso, mi giro e vedo che sono in molti ad essere occupati in conversazioni o a inviare messaggi, anche dopo il decollo. La signora uzbeka non mette in modalità aereo.
La salita è parecchio turbolenta; la signora uzbeka si mette le mani in faccia, non so se sta pregando o se è terrorizzata, o entrambe le cose. Sicuramente è terrorizzata, perché ad ogni sobbalzo si gira verso di me cercando conforto. Io provo a tranquillizzarla con lo sguardo, ma probabilmente mi prende per scemo.
In crociera il volo procede tranquillo e anche la signora uzbeka lo diventa, per ora.

Il comandante si manifesta con un annuncio trilingue, uzbeko, russo e inglese. Io mi distraggo un po’ leggendo la rivista di bordo (di Uzbekistan Airways) e trovo interessante la lista dei divieti, particolarmente il primo: It is forbidden to enter the cockpit and interfere with the flight crew.

Comincia la discesa verso Tashkent e ricominciamo le turbolenze. La signora uzbeka si rianima e afferra saldamente lo schienale davanti a lei, provando invano a stabilizzare il volo.

Beve più volte dalla bottiglia di acqua Montella, generosamente offerta da Silkavia, avendo probabilmente la salivazione leggerissimamente azzerata.

All’atterraggio la signora uzbeka rilascia tutta la tensione mollandomi un cazzotto sulla gamba e finalmente si rilassa. Sollevando l’indice, mi fa capire che è la prima volta che vola: bene signora, sono contento che sia finita.
Benarrivati a Tashkent, capitale della gloriosa nazione dell’Uzbekistan.
Bukhara, una mattina di agosto. Caldo, molto, ma secco, un po’ventilato, sopportabile, meglio del clima tropicale caldo-umido lasciato qualche giorno prima in Italia.
Vengo da Samarcanda (in treno) e, dopo aver visitato Bukhara, proseguo per Tashkent. Il volo UH 802 parte alle 12:00 e sono le 9:00. Sono arrivato presto in aeroporto perché non sapevo se avrei trovato affollamento (ingenuo), se avrei incontrato traffico fra l’albergo e l’aeroporto e perché l’app di Silkavia, la divisione regional di Uzbekistan Airways, non ha funzionato quando ho provato a scaricare la carta di imbarco.
È anche vero che le autorità uzbeke non amano le carte di imbarco digitali e quindi la funzione di download potrebbe essere stata disattivata. Rispetto a quando altri forumisti avevano notato l’impossibilità di fare check-in online in Uzbekistan, qualcosa effettivamente è cambiato: il check-in si può fare, ma non si possono ottenere le carte di imbarco digitali; nemmeno Turkish con la sua app lo permette, come constaterò in partenza da Tashkent.
All’esterno del terminal, se vogliamo chiamarlo così, operai dipingono di rosso il piazzale, senza però lasciare varchi di passaggio. Mi fanno cenno di passare in un punto dove la vernice di sarebbe già asciugata. Procedo con cautela.
Appena dentro, un addetto alla sicurezza si smuove dal suo torpore, passo i bagagli allo scanner ed entro. Non c’è nessuno.






[NdR: in un TR del 2018 di Scarab, allora col nick del cap, e Dancrane (https://www.aviazionecivile.it/threads/tr-transoxiana.140691/post-1850243) sono ritratti alcuni particolari dell’interno dell’aeroporto di Bukhara che io, però, non ho ritrovato: possibile che ci fosse una parte dell’aeroporto chiusa come le nonne e le zie tenevano chiuso il salotto buono?].
Aspetto, non posso fare altro.
Qualcuno passa: prima altri operai, poi qualche addetto alle operazioni di terra, uno dei quali comincia a piazzare ulteriori e ottimistiche corsie per il check-in.


Pochi voli oggi, ma sospetto sia sempre così.

Tutti i tabelloni sono ricoperti di plastica. C’è una bilancia, ovviamente analogica, presumo per pesare i bagagli. Una ragazza, quella che più tardi mi consegnerà la carta di imbarco, pesa se stessa.
[NdR 2: ho ripescato un post del 2015 secondo cui Uzbekistan Airways avrebbe (riporto testualmente) “deciso di far scattare il controllo del peso prima dell'imbarco anche per i passeggeri, oltre che per i bagagli a mano, per determinare con esattezza il piano di volo. Lo riporta la CNN spiegando che in una recente dichiarazione, la compagnia di bandiera del paese ha annunciato che peserà passeggeri e il loro bagaglio a mano prima di un volo. L'Uzbekistan Airlines ha annunciato che i passeggeri saranno pesati su bilance nelle zone di partenza degli scali e sarà assicurata la massima privacy.” https://www.aviazionecivile.it/threads/curiosita-uzbekistan-airways.136275/post-1702121]
Dopo un po’ arriva una famigliola; sembrano indiani, padre, madre e figlio piccolo, e sono tentato di salutarli. Poco per volta, arrivano altri passeggeri, in prevalenza cinesi, che sembrano avere un’aria smarrita o perlomeno perplessa.
Un’ora prima dell’imbarco conto 10 passeggeri in attesa, me compreso, e siccome questo è l’unico volo della mattinata, ne deduco che siamo 10 in tutto l’aeroporto.
Il check-in apre, non ci metto molto e mi indicano di salire al piano superiore dove c’è l’area di imbarco. Prima si passa da un banco dove controllano il passaporto, poi agli scanner.
I contenitori degli oggetti sono cassette per la frutta.

Scusate la pochezza dello zoom digitale, ma avevo timore ad avvicinarmi, dato che, in genere, fare foto ai varchi di controllo è vietato.
Vado in bagno (pulito, devo dire, ma senza passeggeri non deve essere difficile) e replico involontariamente la scena di Peter Sellers con la carta igienica in Hollywood Party.
Nei pochi metri quadri dell’area di imbarco si trovano un duty free shop (chiuso)

e un bar (l’unico, aperto).


Sfrutto le finestre che danno sull’apron (i cui vetri hanno visto tempi migliori) per fare qualche foto al nulla.



11, 12, 13, 16, 32, 58 (li contavo): arrivano i passeggeri locali, con calma. Alla fine si riempiranno pressoché tutti i 70 posti dell’ATR 72-600, nel frattempo arrivato da Tashkent e immortalato con la scarsissima qualità fotografica che contraddistingue questo TR, complici anche i vetri lerci (ma soprattutto per il fatto che avevo solo il telefono per fare foto e non prevedevo di fare un TR).


Ci imbarchiamo. Autobus ululà, ATR ululì.

(Chiarisco nel caso ve ne fosse bisogno: ululà è il punto di partenza).

Arrivo al mio posto (9D, finestrino) e lo trovo occupato da una signora, sicuramente uzbeka. Mi siedo al posto a fianco, lato corridoio, che poi era il suo. Mostrandomi la cintura di sicurezza, mi chiede di aiutarla a stringerla.
Distribuiscono caramelle: forti e unisoni rumori di scartocciamento.

Già in rullaggio, la signora uzbeka riceve una telefonata, alla quale risponde. Perplesso, mi giro e vedo che sono in molti ad essere occupati in conversazioni o a inviare messaggi, anche dopo il decollo. La signora uzbeka non mette in modalità aereo.
La salita è parecchio turbolenta; la signora uzbeka si mette le mani in faccia, non so se sta pregando o se è terrorizzata, o entrambe le cose. Sicuramente è terrorizzata, perché ad ogni sobbalzo si gira verso di me cercando conforto. Io provo a tranquillizzarla con lo sguardo, ma probabilmente mi prende per scemo.
In crociera il volo procede tranquillo e anche la signora uzbeka lo diventa, per ora.

Il comandante si manifesta con un annuncio trilingue, uzbeko, russo e inglese. Io mi distraggo un po’ leggendo la rivista di bordo (di Uzbekistan Airways) e trovo interessante la lista dei divieti, particolarmente il primo: It is forbidden to enter the cockpit and interfere with the flight crew.

Comincia la discesa verso Tashkent e ricominciamo le turbolenze. La signora uzbeka si rianima e afferra saldamente lo schienale davanti a lei, provando invano a stabilizzare il volo.

Beve più volte dalla bottiglia di acqua Montella, generosamente offerta da Silkavia, avendo probabilmente la salivazione leggerissimamente azzerata.

All’atterraggio la signora uzbeka rilascia tutta la tensione mollandomi un cazzotto sulla gamba e finalmente si rilassa. Sollevando l’indice, mi fa capire che è la prima volta che vola: bene signora, sono contento che sia finita.
Benarrivati a Tashkent, capitale della gloriosa nazione dell’Uzbekistan.