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All’inizio di luglio Volotea ha affidato a FTI Consulting il mandato per ristrutturare di nuovo il suo debito. È la terza volta in quattro anni. Le controparti sono sempre le stesse: la SEPI (la holding pubblica spagnola che nel 2022 le prestò 200 milioni attraverso il fondo per le imprese strategiche) e le banche creditrici. Il passivo complessivo sfiora i 315 milioni.

Le scadenze pesano in modo diseguale. Nel 2026 vanno rimborsati 31,3 milioni, nel 2027 altri 42, poi il grosso arriva tutto insieme nel 2029, quando il prestito principale va restituito in un’unica soluzione. Oltre 200 milioni in un colpo solo.
Le due ristrutturazioni precedenti hanno solo spostato le date. Nell’estate 2024 la compagnia rinviò 36,9 milioni tra capitale e interessi. A metà 2025 differì altri 15,4 milioni di interessi e quasi 11 di capitale.

Ogni volta le scadenze si allontanano, il debito resta.
Il nodo è tecnico. Il prestito della SEPI vale come credito pubblico, e per legge l’ente non accetta stralci: solo rinvii, con limiti stretti. Le banche private e i fondi, dal canto loro, non vogliono assorbire perdite se lo Stato non condivide il sacrificio. Da qui lo stallo che si ripete a ogni trattativa.

Sullo sfondo c’è la redditività, non il calendario. Volotea è in perdita ogni anno dal 2019, con un rosso accumulato che supera i 500 milioni. I 71 milioni iniettati da Aegean, dal fondo PAR Capital e dal management nel round chiuso a marzo 2026 (con la quota della greca salita oltre il 20%) sono serviti a coprire scadenze, non a finanziare una svolta operativa. Il progetto di quotazione in Borsa, intanto, resta congelato.

La prova vera saranno i conti del 2025. La compagnia dice che sarà il suo miglior esercizio di sempre, ma non ha ancora confermato il ritorno all’utile. Senza quel dato, la trattativa dell’estate resta senza ancoraggio.

fonte: falcovbs