Ryanair vuole il Wi-Fi gratuito in volo: trattative con Amazon e Starlink (nonostante le liti)
di Leonard Berberi
Lo conferma al «Corriere» l’amministratore delegato del vettore Eddie Wilson: «I passeggeri non vogliono pagare per collegarsi a Internet, per noi vincerà la società che non ci farà pagare nulla»
Ryanair lavora attivamente per portare a bordo dei suoi quasi 650 aerei il Wi-Fi ultraveloce e gratuito. E, nonostante la lite pubblica, discute sia con Starlink sia con la rivale Amazon per individuare la migliore offerta. È quanto conferma in un’intervista al Corriere Eddie Wilson, amministratore delegato di Ryanair, la principale compagnia del gruppo low cost omonimo (che include Malta Air, Buzz e Lauda). Ma il nodo delle trattative resta uno soltanto: chi dovrà sostenere i costi di installazione e l’aumento dei consumi di carburante.
«Stiamo parlando con tutti i fornitori di connettività satellitare presenti sul mercato: Starlink, Amazon, Vodafone», racconta Wilson, a Milano per annunciare l’arrivo di altri tre Boeing 737 tra Malpensa e Bergamo, l’aumento dei voli in Lombardia e, allo stesso tempo, per segnalare che Roma Fiumicino non vedrà alcuna crescita perché i costi operativi restano elevatissimi. «Ma chi pagherà per Internet a bordo? Certamente né noi né i nostri passeggeri», dice.
Nei giorni scorsi il ceo del gruppo Ryanair, Michael O’Leary, e il numero uno di SpaceX (la società proprietaria di Starlink), Elon Musk, hanno litigato in pubblica piazza (virtuale). O’Leary, parlando con Reuters, ha spiegato che la low cost non installerà le antenne di Starlink perché farebbero aumentare i consumi di carburante del 2% «a causa del peso e della resistenza aerodinamica». Di recente il gruppo Lufthansa (con Ita Airways) ha annunciato che installerà Starlink a partire dalla seconda metà del 2026.
Musk ha risposto a stretto giro, sostenendo che O’Leary dispone di informazioni distorte e «minacciando» di comprare Ryanair per metterne alla guida una persona che si chiama Ryan. «Se metti qualcosa all’esterno di un aereo, i consumi aumentano», interviene Wilson. «Con 5 miliardi di euro di spese annue per il carburante, installare Starlink avrebbe un impatto rilevante sui nostri conti»: circa 100 milioni di euro in più.
Il problema è che, sottolinea il ceo di Ryanair, «i passeggeri non vogliono pagare per il Wi-Fi a bordo». E la low cost, diventata famosa per un modello di business che fa pagare servizi extra — dall’imbarco prioritario al bagaglio a mano, dalla scelta del posto ai pasti a bordo — deve arrendersi all’evidenza.
«Stiamo parlando con molte aziende che offrono connettività in alta quota, compresa Starlink. Parliamo con tutti», prosegue Wilson. «Amazon Kuiper e Vodafone però non sono avanzati come altri: non hanno ancora lanciato i satelliti in orbita bassa». In realtà Amazon ne ha già messi in orbita circa 150, molti meno degli oltre 9 mila del progetto di Musk. «Starlink è già operativo. E sono tutti ottimi sistemi».
«Ci piacerebbe offrire la connettività, ma serve una soluzione di business che non ci costi nulla — conclude il ceo di Ryanair —: quando ci sarà, la adotteremo. Ma non accetteremo costi aggiuntivi». La low cost irlandese — prima in Europa per passeggeri trasportati — è la prima del segmento a parlare apertamente dell’intenzione di portare Internet a bordo dei suoi jet.
Intanto vanno avanti i piani di espansione. «Quest’anno avremo 110 Boeing basati in Italia», calcola Wilson. «Se guardiamo all’estate, il mercato italiano crescerà di circa il 9%, anche se Roma non crescerà affatto». Il motivo? «A Fiumicino le tariffe aeroportuali sono intorno ai 50 euro a passeggero, senza sconti sulla tassa municipale per i voli domestici. Non ha senso per nessuna compagnia aerea. E certamente non ha senso perché gli italiani, non a torto, si sono abituati a tariffe molto basse».
In generale, in Italia «molti aeroporti regionali sanno di dipendere dall’accesso a tariffe low cost, capiscono il modello Ryanair e sanno di dover essere competitivi ogni giorno della settimana», continua il ceo del vettore. «Persino la Sicilia ha cambiato il modo di fare le cose». «L’unico vero blocco che vedo in Italia su base regionale — anche se credo che la tassa municipale andrebbe abolita — è la Sardegna», conclude Wilson. «L’isola fa affidamento sulla continuità territoriale, ma questo sistema è costoso e non offre mai vero valore».