Aggiungo da TGCom, non per fare alcun commento ma perché sono citati gli altri protagonisti del processo:
Appello strage Linate, pene ridotte
Superstite: "Vergogna essere italiano"
Due condanne cancellate, una confermata e una ridotta: queste le principali decisioni prese dalla Corte d'appello dopo tre ore e mezza di camera di consiglio nel processo di secondo grado per il disastro di Linate, che provocò 118 morti. Alla lettura della sentenza ci sono state proteste da parte dei parenti. L'unico superstite dell'incidente, Pasquale Padovano ha dichiarato: "Mi vergogno di essere italiano".
Padovano ha il corpo ancora segnato dalle cicatrici degli interventi chirurgici (oltre 40) subiti per le gravissime ustioni. La sentenza d'appello ha assolto due degli imputati, il direttore dell'aeroporto, Vincenzo Fusco, e il responsabile Enac per gli scali milanesi, Francesco Federico. L'unico superstite ha accolto il verdetto con finti applausi, urlando: "Questa è la giustizia... vergognatevi!". Uscito dall'Aula, seduto in corridoio, ha continuato a ripetere che queste cose non sono possibili e che "non finisce qui". "Ho subito 43 interventi, sono ridotto in questo modo, e questa è la giustizia italiana?", ha urlato più volte.
Paolo Pettinaroli, presidente del comitato dei familiari delle vittime, nella strage di Linate perse un figlio. "Sono distrutto e senza parole". E' disperato e incredulo: "Non ho più parole. Sono distrutto psicologicamente e anche fisicamente. Se dopo 5 anni di lotte e battaglie questi sono i risultati vuole dire che della sicurezza in volo non gliene importa niente a nessuno". I parenti delle vittime gridano per la rabbia. "Mi vengono a dire che il direttore di Linate, siccome non può essere considerato un dirigente, è innocente - continua Pettinaroli -. Non ho parole. Fusco è stato l'uomo che, quando ancora noi parenti non sapevamo nulla, quel giorno ci disse: 'Stiamo estraendo l'estraibile'. Peccato che, in mezzo a quelle estraibile, ci fosse anche mio figlio".
I direttori delle strutture aeroportuali milanesi, Francesco Federico e Vincenzo Fusco, in primo grado, avevano avuto rispettivamente sei anni e sei mesi e otto anni di reclusione. La Corte di appello ha confermato, invece, la condanna a sei anni e sei mesi nei confronti dell'ex presidente dell'Enav, l'ingegner Sandro Gualano. Da otto a tre è stata ridotta quella per l'uomo-radar Paolo Zacchetti. Altri quattro imputati in primo grado erano stati giudicati con il rito abbreviato. Fabio Marzocca è stato condannato a 4 anni e 4 mesi, mentre tre anni ciascuno sono stati inflitti ad Antonio Cavanna e Giovanni Lorenzo Grecchi. Per Sandro Gasparrini, assolto in primo grado, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del pm.
L'8 ottobre del 2001 alle 8,10 del mattino un SK686 della Sas, la compagnia aerea scandinava, in fase di decollo si schiantò contro un Cessna Citation nascosto nella nebbia e che non avrebbe dovuto esserci. Nello scontro morirono 118 persone.