Crisi del cherosene, la raffineria nigeriana che aiuta le compagnie aeree europee a volare (per ora)
Dangote, il più grande impianto d’Africa, sta vendendo quantità record di jet fuel ai distributori europei. Ad aprile un sesto del carburante importato in Europa arriva dalla Nigeria
La raffineria dell’uomo più ricco d’Africa sta aiutando in queste settimane le compagnie aeree europee a volare senza particolari problemi. Non è ancora sufficiente a garantire le operazioni in estate, ma tanto basta a rassicurare per la primavera e far registrare esportazioni record verso il Vecchio Continente. In attesa che, a livello geopolitico, il conflitto nel Golfo Persico venga risolto.
Il maxi-impianto
A pochi chilometri da Lagos, in una «zona franca» che si affaccia sul Golfo di Guinea, scorrono chilometri di tubi, torri di distillazione e serbatoi dell’impianto di Aliko Dangote, miliardario che si ritrova all’improvviso a essere l’uomo della «salvezza» per l’aviazione europea. La raffineria Dangote è in grado di trasformare ogni giorno 650 mila barili di greggio in benzina, diesel e — soprattutto in questo periodo — carburante per aerei.
La carenza di carburante
Dalla fine di febbraio il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha sconvolto i mercati energetici globali: la chiusura dello Stretto di Hormuz ha interrotto il transito di un terzo del carburante per aviazione che alimenta i cieli europei. In tutto questo, pochi giorni prima dello scoppio della guerra la raffineria Dangote ha raggiunto la piena capacità operativa.
Il caso in Europa
Quando in particolare dal Kuwait il jet fuel ha iniziato a venire meno — per la chiusura di Hormuz — i fornitori europei hanno iniziato a guardare a due aree in particolare: gli Stati Uniti e la Nigeria. Una dinamica che ha portato a un fenomeno particolare: se un tempo le petroliere portavano il cherosene dall’Europa verso Lagos ora compiono il percorso inverso.
Il picco delle esportazioni
Le esportazioni di carburante per aviazione dalla raffineria Dangote verso l’Europa hanno raggiunto i 45 mila barili al giorno lo scorso marzo, stando ai dati forniti al Corriere dalla società specializzata Kpler. Per aprile le esportazioni sono di almeno 66 mila barili di jet fuel al giorno, il dato più alto di sempre.
I dati di aprile
Decine di navi cisterna stanno scaricando il materiale nei porti di Amsterdam, Rotterdam, Londra. Analizzando i dati forniti da Kpler si nota che ad aprile di quest’anno il 16% del jet fuel importato in Europa arriva proprio dalla Nigeria. Il mese prima la quota era del 10%. La media degli ultimi due anni è stata del 3%, con diversi mesi che non hanno visto barili arrivare da Dangote.
I vantaggi logistici
Dai documenti finanziari emerge che circa il 70% del greggio lavorato dalla raffineria proviene dalla Nigeria stessa, con evidenti vantaggi logistici ed economici. L’altro 30% viene trasportato da Stati Uniti, Brasile o Africa Occidentale. Con i suoi 650 mila barili di prodotto raffinato Dangote supera di gran lunga i grandi impianti europei, a partire da Shell Pernis a Rotterdam (404 mila).
I piani futuri
Il miliardario Dangote ha anticipato che l’impianto punta a raffinare fino a 1,4 milioni di barili al giorno «entro la fine del decennio», rendendola la più grande del mondo, superando anche i giganti asiatici. Il paradosso è tutto locale: la Nigeria ha in casa il più grande impianto del continente, ma le aviolinee locali hanno addirittura minacciato di fermare i voli per i costi eccessivi del jet fuel.
Dangote, il più grande impianto d’Africa, sta vendendo quantità record di jet fuel ai distributori europei. Ad aprile un sesto del carburante importato in Europa arriva dalla Nigeria
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