Conflitto in Medio Oriente


A leggere queste cazzate vien da ridere: i passeggeri di altri voli vengono ammassati su un diverso aereo, manco viaggino nei corridoi o in 6 nella fila da 4. Aggiungiamo pure le valige di cartone e le teglie di pepata di cozze da mangiare coi piatti di carta.
Anche Sky TG 24 e’ passata al traduttore di guggl o c’è dietro un giornalaio che scrivendo si rivede sul treno da bambino negli anni 70 partito dalla Sicilia per il nord Italia?
Penso sia una traduzione maldestra di questo :rolleyes:
a cui hanno tolto un paio di dettagli fondamentali:
- che si suggerisce di cancellare voli per destinazioni business , che si immaginano mezzi vuoti d'estate :rolleyes:
- che la vera parte della notizia è che questa razionalizzazione, abbastanza logica di per sé, viene resa possibile da un'esenzione temporanea alla regola dell'utilizzo degli slot per l'80% del tempo per non perderli.
In sostanza, la notizia è "non siete costretti a far volare aerei mezzi vuoti solo per tenervi gli slot, così possiamo usare il cherosene per mandare Jack, Sharon e i loro due pargoli Bryson e Britney in vacanza a Ibiza una settimana"
 
Infatti, si cali un velo pietoso sulla traduzione italiana.
Autorità inglesi : Se avete cinque voli per LIN potete cancellarne uno senza perdere lo slot a LHR
Quello che mi ha fatto venire in mente la traduzuone SkyTG24 : Potete caricare su LIN i passeggeri diretti a TRN (o VCE, o BLQ) per risparmiare sul carburante.
 
Crisi del cherosene, la raffineria nigeriana che aiuta le compagnie aeree europee a volare (per ora)

Dangote, il più grande impianto d’Africa, sta vendendo quantità record di jet fuel ai distributori europei. Ad aprile un sesto del carburante importato in Europa arriva dalla Nigeria

La raffineria dell’uomo più ricco d’Africa sta aiutando in queste settimane le compagnie aeree europee a volare senza particolari problemi. Non è ancora sufficiente a garantire le operazioni in estate, ma tanto basta a rassicurare per la primavera e far registrare esportazioni record verso il Vecchio Continente. In attesa che, a livello geopolitico, il conflitto nel Golfo Persico venga risolto.

Il maxi-impianto
A pochi chilometri da Lagos, in una «zona franca» che si affaccia sul Golfo di Guinea, scorrono chilometri di tubi, torri di distillazione e serbatoi dell’impianto di Aliko Dangote, miliardario che si ritrova all’improvviso a essere l’uomo della «salvezza» per l’aviazione europea. La raffineria Dangote è in grado di trasformare ogni giorno 650 mila barili di greggio in benzina, diesel e — soprattutto in questo periodo — carburante per aerei.

La carenza di carburante
Dalla fine di febbraio il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha sconvolto i mercati energetici globali: la chiusura dello Stretto di Hormuz ha interrotto il transito di un terzo del carburante per aviazione che alimenta i cieli europei. In tutto questo, pochi giorni prima dello scoppio della guerra la raffineria Dangote ha raggiunto la piena capacità operativa.

Il caso in Europa
Quando in particolare dal Kuwait il jet fuel ha iniziato a venire meno — per la chiusura di Hormuz — i fornitori europei hanno iniziato a guardare a due aree in particolare: gli Stati Uniti e la Nigeria. Una dinamica che ha portato a un fenomeno particolare: se un tempo le petroliere portavano il cherosene dall’Europa verso Lagos ora compiono il percorso inverso.

Il picco delle esportazioni
Le esportazioni di carburante per aviazione dalla raffineria Dangote verso l’Europa hanno raggiunto i 45 mila barili al giorno lo scorso marzo, stando ai dati forniti al Corriere dalla società specializzata Kpler. Per aprile le esportazioni sono di almeno 66 mila barili di jet fuel al giorno, il dato più alto di sempre.

I dati di aprile
Decine di navi cisterna stanno scaricando il materiale nei porti di Amsterdam, Rotterdam, Londra. Analizzando i dati forniti da Kpler si nota che ad aprile di quest’anno il 16% del jet fuel importato in Europa arriva proprio dalla Nigeria. Il mese prima la quota era del 10%. La media degli ultimi due anni è stata del 3%, con diversi mesi che non hanno visto barili arrivare da Dangote.

I vantaggi logistici
Dai documenti finanziari emerge che circa il 70% del greggio lavorato dalla raffineria proviene dalla Nigeria stessa, con evidenti vantaggi logistici ed economici. L’altro 30% viene trasportato da Stati Uniti, Brasile o Africa Occidentale. Con i suoi 650 mila barili di prodotto raffinato Dangote supera di gran lunga i grandi impianti europei, a partire da Shell Pernis a Rotterdam (404 mila).

I piani futuri
Il miliardario Dangote ha anticipato che l’impianto punta a raffinare fino a 1,4 milioni di barili al giorno «entro la fine del decennio», rendendola la più grande del mondo, superando anche i giganti asiatici. Il paradosso è tutto locale: la Nigeria ha in casa il più grande impianto del continente, ma le aviolinee locali hanno addirittura minacciato di fermare i voli per i costi eccessivi del jet fuel.


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Negli Emirati sono tornati gli allarmi sul telefono e a Fujairah è stato colpito un impianto petrolifero.
Svariati Pegasus e Stratotanker in volo sulla zona , sopra e sotto EAU; altri in arrivo da TLV, da almeno un paio di settimane non si vedeva tanto movimento.
Che rottura di coglioni questi quattro coglioni!
 
Però qualcuno a me deve spiegare la logica del colpire gli stati del Golfo. Scusate, ma a me sembra uno che riceve un pugno da Tizio e reagisce dando una sberla a Caio (potete scambiare sberla con pugno, cambiando l'ordine dei fattori, il prodotto non cambia).

Perché Tizio non è a portata di mano e Caio ospita le mani da dove Tizio può lanciare le sberle immagino.
 
Si pero' non mirano alle basi americane, mirano a raffinerie, aeroporti, e abitazioni civili. Quindi anche se USA non e' a portata di mano, non colpiscono gli USA nel Golfo

I missili lanciati sulle basi militari non son serviti a nulla, hanno a malapena danneggiato qualche struttura e qualche aereo.

Invece fanno molto più danno paralizzando l'economia di questi paesi, (come hanno fatto con Hormuz) che immagino a sua volta faranno pressione sugli Stati Uniti.
 
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I missili lanciati sulle basi militari non son serviti a nulla, hanno a malapena danneggiato qualche struttura e qualche aereo.

Invece fanno molto più danno paralizzando l'economia di questi paesi, (come hanno fatto con Hormuz) che immagino a sua volta faranno pressione sugli Stati Uniti.
Vedi, da una parte questa guerra ha rafforzato il regime iraniano, dall'altra ha rafforzato l'ostilità al regime iraniano di "questi paesi". Penso che la pressione venga più' dall'Europa e dall'America (approvigionamenti e rincaro prezzi del petrolio) che dai paesi del Golfo.
 
Però qualcuno a me deve spiegare la logica del colpire gli stati del Golfo. Scusate, ma a me sembra uno che riceve un pugno da Tizio e reagisce dando una sberla a Caio (potete scambiare sberla con pugno, cambiando l'ordine dei fattori, il prodotto non cambia).
Guerra asimmetrica. Colpisco dove posso farti male anche se non direttamente. Colpire i pozzi e le raffinerie degli altri paesi del Golfo fa soffrire molto gli USA. Creo un caos economico pazzesco che tu USA non riesci a sopportare.
 
Sei sicuro? Questi paesi vendono pochissimo da 2 mesi e hanno anche subito danni alle infrastrutture
Il problema è che questi paesi si sentono anche colpiti ingiustamente dall'Iran. E i rapporti con il regime iraniano non erano esattamente amichevoli prima che Trump & Co. decidessero che fosse una buona idea tentare di impossessarsi del petrolio iraniano o che una "bella guerra' distraesse la gente da altri problemi. Purtroppo gli sta andando male su tutti i fronti.