È il 16 di aprile. Fuori c'è aria di primavera, Pasqua è vicina, la settimana lavorativa è corta, e tra dieci giorni vado in Transilvania. Sono le 9 del mattino e sto sbadigliando in un ennesimo meeting di lavoro su Teams (chi l'ha inventato ha un girone nell'inferno tutto suo) mentre bevo il primo latte e menta della stagione, quando lo smartofono rulla sulla scrivania. Qualcuno mi ha aggiunto ad una chat di gruppo, il cui primo messaggio fa "come accennavo ieri sera, vorrei andare a Plovdiv".
A Plovdiv volevo andare anche io. Nel 2010, quando fui bloccato dall'indecifrabilità cirillica della stazione centrale di Sofia. Più recentemente, da quando ho deciso di visitare posti meno noti in giro per l'Europa. Guardiamo un po' gli orari, l'aviopirlata di autunno potrebbe essere in agguato. Non riusciamo a concretizzare. A maggio si ripresenta l'occasione. Stessa chat, stesse persone, stavolta sembra esserci la quadra. Si prenota. Bergamo-Sofia-torpedone-Plovdiv-torpedone-Sofia-Bergamo. Con Wizzair. A novembre. In quattro. Tutti aviopirla. Poi Ryanair ci tira la sorpresa melliflua del diretto Malpensa-Plovdiv, questo sì in orari comodi per il weekend. Che O'Leary sia maledetto. Rimaniamo su Wizzair perché un'aviopirlata o si fa bene, o non si fa.
È un venerdì di fine novembre. Pioviggina, a Varese. Salgo sul fido RegioExpress per Garibaldi, avendo cura di mettermi nell'ultima carrozza, l'unica (insieme alla prima) ad avere l'ammortizzatore antiserpeggio; che a stare in mezzo al treno c'è sempre l'effetto mare in burrasca. Da Garibaldi M2 a Udine M2 è un attimo, e il Nonno Aviopirla, Dancrane, è già lì ad aspettarmi nonostante, per abitudine, esca all'uscita sbagliata. Saliamo in macchina e ci avviamo verso Bergamo-Orio, con un cielo che promette acqua. L'autostrada è abbastanza libera e, più che acqua, scende neve-misto-schifo, tipico della pianura padana.
Enrico e il Presidentissimo Venexiano, compagni di viaggio, ci anticipano di una mezz'ora circa e iniziano a "carburare" da PaninoGiusto. Dopo qualche smadonnamento nello scendere le scalette di metallo del parcheggio scoperto, ricoperto di scivolosissima acqua-misto-neve in fase di ghiacciamento, arriviamo anche noi al terminal, con il passaggio per l'ultima volta al vecchio controllo di sicurezza prima dell'inaugurazione dell'estensione est, che include la nuova zona security con i macchinari di nuova generazione. Nonostante tutto, passiamo velocemente e andiamo a mangiare un boccone da Eataly. I due compagni di viaggio ci raggiungono per continuare la carburazione. Si vola low-cost per potersi permettere un panino in aeroporto, mica per altro; nella fattispecie, con la finocchiona, una roba leggera per coadiuvare il volo. DieciEuroECinquanta, bontà loro.
L'avione è arrivato, ma non imbarchiamo ancora.
Il volo viene segnalato in ritardo, hanno anche detto il motivo, ma chi se lo ricorda ora... dovevamo imbarcare dal gate A12, poi spostato all'A15 (per forza, aggiungerei, visto l'A12 era chiaramente chiuso per manutenzione). Infine imbarchiamo con circa un'ora di ritardo; il nonno, vista l'età, rimane seduto a contare tutti i passeggeri prima di raggiungerci a bordo. Per la precisione, 226 venduti, 222 a bordo. A metà novembre. Laggente vuole viaggiare!!
Tratta: Milan-Bergamo (BGY) >>> Sofia (SOF)
Volo: W6 4352
Aereo: Airbus 321neo
Marche: 9H-WNV
Età: 7.9 anni
Posto: 32A
Sched/Actual: 1305-1610 // 1435-1710
Durata volo: 1h 35′
Gate: A15
Pioviggina leggermente. Due voli per Istanbul partono a pochi minuti l'uno dall'altro; se Pegasus per SAW è una consuetudine a Bergamo, Turkish Airlines è una novità.
BGY hub per il medio-oriente!
Le panche di Wizzair dovrebbero essere vietate dalla convenzione di Ginevra, ogni volta mi dico che è l'ultima volta, per poi ricascarci nuovamente. Il comandante farfuglia qualcosa sul ritardo, annuncia che il meteo è pessimo, l'avvicinamento battuto da venti che neppure su Giove, e passeremo attraverso severe turbolences. Limortacc, mi ha fatto fare tutto il volo con l'ansia. Sblocchiamo e decolliamo nell'umidità, facendo condensare il vapor d'acqua sull'ala.
Superiamo, senza particolare scossoni, lo strato nuvoloso. Il cielo lì sopra è sempre più blu. Un 789 Turkish caracolla in direzione opposta.
Le nubi si diradano appena quando siamo sopra Venezia.
Il cielo si copre nuovamente dall'altra parte dell'alto Adriatico e i Balcani sono interamente coperti da nubi. Mi viene un languorino e tiro fuori l'altra metà del panino con la finocchiona, immagino il mio vicino di posto quanto sia stato felice. Iniziamo la discesa, quella famosa che doveva essere costellata da turbolenze pesanti, appena dopo Nis in Serbia. Turbolenza, non mi fai paura! T'affronto con la fiatella all'aglio gentilmente donatomi dal robusto salume toscano.
Cioè, per carità, qualche turbolenza c'è stata. Ma nulla da giustificare l'ansia che li mortacci del pilota mi ha regalato per un'ora e mezza. Di severe non c'è stato davvero nulla.
Non mi piacciono le turbolenze, se non si fosse capito. Adoro però i colori del tramonto (o alba) su nuvoloni scenografici.
Dragoman, che è comune bulgaro e non il soprannome che mi ha dato il vicino di posto, con la luce ormai in fase piuttosto calante e ISO troppo alti per qualcosa di decente.
La strada che chiude la circonvallazione occidentale di Sofia. Ci siamo.
Sovietudine. Quella nel centro non è una stazione ma la principale rimessa ferroviaria al servizio della città.
Questa, invece, è la stazione centrale. Alle spalle, la centrale elettrica che produce acqua calda e vapore per il riscaldamento urbano.
L'ultimo incrocio prima di atterrare. Qui il vento si sentiva davvero - inclusa la sensazione che l'aereo stesse crabbando non poco.
Tocchiamo duro e rulliamo verso il vecchio terminal sovietico. Lufthansa Technik ha un grosso hangar a Sofia.
L'aeroporto è un cimitero aeroportuale. Innumerevoli 319 ex Alitalia si godono la pensione qui.
Il nuovo Terminal 2, dove noi non andremo in quanto barbon, ma dove è stato Alessio in suo recente TR.
Altri cadaveri, letteralmente di un'altra epoca (Balkan non esiste più dal 2002, ma questo Tu-134 predata la caduta della cortina di ferro, e la compagnia era già morente da inizio anni '90).
Arriviamo al nostro stand (remoto, ovviamente). Riflessi colorati.
Sbarchiamo nella tiepida atmosfera bulgara: siamo quasi a fine novembre e siamo sopra i quindici gradi. Per arrivare a Plovdiv abbiamo prenotato un minivan, così da stare comodi; trovato l'autista, distribuiti i posti, col nonno spedito in ultima fila così si può distendere modello bara, partiamo con un traffico tutto sommato scorrevole, per la piacevole strada che si snoda inizialmente nella zona collinare stretta tra i Balcani a nord e il massiccio del Rila a sud, e poi sfocia nella pianura della Tracia, dove si trova anche Plovdiv. L'autostrada sembra tenuta benissimo.
Arriviamo a Plovdiv dopo poco più di un'oretta e mezza. Entriamo in qualche modo in hotel tramite self check-in, lasciamo i bagagli e ci accordiamo per vederci in una ventina di minuti, per un giro di esplorazione serale e una meritata cena che, tra fuso orario e trasferimento, sono già le nove passate. Facciamo un pre-giro dove casualmente troviamo un minimarket che casualmente ha delle birre in lattina, che casualmente finiscono alla cassa, dove avviene sempre casualmente uno scambio di denaro.
L'alberghetto è in posizione centrale, in mezzo alle vie acciottolate che salgono su uno dei colli che formano la città storica.
Gli altri due compagni di viaggio ci raggiungono e proseguiamo il giro. Mi emoziono sempre quando vedo rovine dell'antichità classica, in questo caso quel che resta della Porta Orientale. Plovdiv, o Filippopoli, fu importantissima città macedone e poi capitale della Tracia romana.
Ci spostiamo verso la zona della movida. Sulla collina saliremo domani.
Le gradinate dello stadio antico e, alle sue spalle, la moschea Djumaya, costruita durante la dominazione ottomana.
La città è assai piacevole e l'atmosfera vivace nella zona dei locali. Fa anche caldo, siamo sui 18 gradi, una cosa abbastanza inusuale per la stagione.
Veniamo rimbalzati da un locale, non si sa bene per quale motivo; troviamo una whiskeria, prendiamo due birre, forse tre, forse qualche gin tonic, e poi ci spostiamo per cena in uno dei tanti locali con posto a sedere all'aperto. Tutti i ristoranti sembrano pieni, andiamo avanti e indietro; sembra che i ristoranti siano tutti co-gestiti, lo staff va avanti per intere vie, veniamo mollati a camerieri diversi che ci promettono tavoli in momenti diversi; alla fine lasciamo il numero a uno, ed effettivamente 20 minuti dopo siamo seduti, all'aperto, a spizzicare due assaggini. Tutto buonissimo.
Il ragazzo che serve la zona dei nostri tavoli parla un inglese con accento americano davvero perfetto.
Finito di gozzovigl... la cena, veniamo indirizzati alla fine della strada per pagare il conto in un altro locale ancora. Non si capisce nulla, ma è tutto meraviglioso. Lasciamo la serata ai baldanzosi filippopolesi, che trasformano la città in una discoteca a cielo aperto, e passeggiamo fino all'hotel, con calma, passando per la chiesa ortodossa della Santa Madre di Dio, ritornando nella zona tranquilla del centro dove non vola una mosca e non si sente uno schiamazzo.
A Plovdiv volevo andare anche io. Nel 2010, quando fui bloccato dall'indecifrabilità cirillica della stazione centrale di Sofia. Più recentemente, da quando ho deciso di visitare posti meno noti in giro per l'Europa. Guardiamo un po' gli orari, l'aviopirlata di autunno potrebbe essere in agguato. Non riusciamo a concretizzare. A maggio si ripresenta l'occasione. Stessa chat, stesse persone, stavolta sembra esserci la quadra. Si prenota. Bergamo-Sofia-torpedone-Plovdiv-torpedone-Sofia-Bergamo. Con Wizzair. A novembre. In quattro. Tutti aviopirla. Poi Ryanair ci tira la sorpresa melliflua del diretto Malpensa-Plovdiv, questo sì in orari comodi per il weekend. Che O'Leary sia maledetto. Rimaniamo su Wizzair perché un'aviopirlata o si fa bene, o non si fa.
È un venerdì di fine novembre. Pioviggina, a Varese. Salgo sul fido RegioExpress per Garibaldi, avendo cura di mettermi nell'ultima carrozza, l'unica (insieme alla prima) ad avere l'ammortizzatore antiserpeggio; che a stare in mezzo al treno c'è sempre l'effetto mare in burrasca. Da Garibaldi M2 a Udine M2 è un attimo, e il Nonno Aviopirla, Dancrane, è già lì ad aspettarmi nonostante, per abitudine, esca all'uscita sbagliata. Saliamo in macchina e ci avviamo verso Bergamo-Orio, con un cielo che promette acqua. L'autostrada è abbastanza libera e, più che acqua, scende neve-misto-schifo, tipico della pianura padana.
Enrico e il Presidentissimo Venexiano, compagni di viaggio, ci anticipano di una mezz'ora circa e iniziano a "carburare" da PaninoGiusto. Dopo qualche smadonnamento nello scendere le scalette di metallo del parcheggio scoperto, ricoperto di scivolosissima acqua-misto-neve in fase di ghiacciamento, arriviamo anche noi al terminal, con il passaggio per l'ultima volta al vecchio controllo di sicurezza prima dell'inaugurazione dell'estensione est, che include la nuova zona security con i macchinari di nuova generazione. Nonostante tutto, passiamo velocemente e andiamo a mangiare un boccone da Eataly. I due compagni di viaggio ci raggiungono per continuare la carburazione. Si vola low-cost per potersi permettere un panino in aeroporto, mica per altro; nella fattispecie, con la finocchiona, una roba leggera per coadiuvare il volo. DieciEuroECinquanta, bontà loro.
L'avione è arrivato, ma non imbarchiamo ancora.
Il volo viene segnalato in ritardo, hanno anche detto il motivo, ma chi se lo ricorda ora... dovevamo imbarcare dal gate A12, poi spostato all'A15 (per forza, aggiungerei, visto l'A12 era chiaramente chiuso per manutenzione). Infine imbarchiamo con circa un'ora di ritardo; il nonno, vista l'età, rimane seduto a contare tutti i passeggeri prima di raggiungerci a bordo. Per la precisione, 226 venduti, 222 a bordo. A metà novembre. Laggente vuole viaggiare!!
Tratta: Milan-Bergamo (BGY) >>> Sofia (SOF)
Volo: W6 4352
Aereo: Airbus 321neo
Marche: 9H-WNV
Età: 7.9 anni
Posto: 32A
Sched/Actual: 1305-1610 // 1435-1710
Durata volo: 1h 35′
Gate: A15
Pioviggina leggermente. Due voli per Istanbul partono a pochi minuti l'uno dall'altro; se Pegasus per SAW è una consuetudine a Bergamo, Turkish Airlines è una novità.
BGY hub per il medio-oriente!
Le panche di Wizzair dovrebbero essere vietate dalla convenzione di Ginevra, ogni volta mi dico che è l'ultima volta, per poi ricascarci nuovamente. Il comandante farfuglia qualcosa sul ritardo, annuncia che il meteo è pessimo, l'avvicinamento battuto da venti che neppure su Giove, e passeremo attraverso severe turbolences. Limortacc, mi ha fatto fare tutto il volo con l'ansia. Sblocchiamo e decolliamo nell'umidità, facendo condensare il vapor d'acqua sull'ala.
Superiamo, senza particolare scossoni, lo strato nuvoloso. Il cielo lì sopra è sempre più blu. Un 789 Turkish caracolla in direzione opposta.
Le nubi si diradano appena quando siamo sopra Venezia.
Il cielo si copre nuovamente dall'altra parte dell'alto Adriatico e i Balcani sono interamente coperti da nubi. Mi viene un languorino e tiro fuori l'altra metà del panino con la finocchiona, immagino il mio vicino di posto quanto sia stato felice. Iniziamo la discesa, quella famosa che doveva essere costellata da turbolenze pesanti, appena dopo Nis in Serbia. Turbolenza, non mi fai paura! T'affronto con la fiatella all'aglio gentilmente donatomi dal robusto salume toscano.
Cioè, per carità, qualche turbolenza c'è stata. Ma nulla da giustificare l'ansia che li mortacci del pilota mi ha regalato per un'ora e mezza. Di severe non c'è stato davvero nulla.
Non mi piacciono le turbolenze, se non si fosse capito. Adoro però i colori del tramonto (o alba) su nuvoloni scenografici.
Dragoman, che è comune bulgaro e non il soprannome che mi ha dato il vicino di posto, con la luce ormai in fase piuttosto calante e ISO troppo alti per qualcosa di decente.
La strada che chiude la circonvallazione occidentale di Sofia. Ci siamo.
Sovietudine. Quella nel centro non è una stazione ma la principale rimessa ferroviaria al servizio della città.
Questa, invece, è la stazione centrale. Alle spalle, la centrale elettrica che produce acqua calda e vapore per il riscaldamento urbano.
L'ultimo incrocio prima di atterrare. Qui il vento si sentiva davvero - inclusa la sensazione che l'aereo stesse crabbando non poco.
Tocchiamo duro e rulliamo verso il vecchio terminal sovietico. Lufthansa Technik ha un grosso hangar a Sofia.
L'aeroporto è un cimitero aeroportuale. Innumerevoli 319 ex Alitalia si godono la pensione qui.
Il nuovo Terminal 2, dove noi non andremo in quanto barbon, ma dove è stato Alessio in suo recente TR.
Altri cadaveri, letteralmente di un'altra epoca (Balkan non esiste più dal 2002, ma questo Tu-134 predata la caduta della cortina di ferro, e la compagnia era già morente da inizio anni '90).
Arriviamo al nostro stand (remoto, ovviamente). Riflessi colorati.
Sbarchiamo nella tiepida atmosfera bulgara: siamo quasi a fine novembre e siamo sopra i quindici gradi. Per arrivare a Plovdiv abbiamo prenotato un minivan, così da stare comodi; trovato l'autista, distribuiti i posti, col nonno spedito in ultima fila così si può distendere modello bara, partiamo con un traffico tutto sommato scorrevole, per la piacevole strada che si snoda inizialmente nella zona collinare stretta tra i Balcani a nord e il massiccio del Rila a sud, e poi sfocia nella pianura della Tracia, dove si trova anche Plovdiv. L'autostrada sembra tenuta benissimo.
Arriviamo a Plovdiv dopo poco più di un'oretta e mezza. Entriamo in qualche modo in hotel tramite self check-in, lasciamo i bagagli e ci accordiamo per vederci in una ventina di minuti, per un giro di esplorazione serale e una meritata cena che, tra fuso orario e trasferimento, sono già le nove passate. Facciamo un pre-giro dove casualmente troviamo un minimarket che casualmente ha delle birre in lattina, che casualmente finiscono alla cassa, dove avviene sempre casualmente uno scambio di denaro.
L'alberghetto è in posizione centrale, in mezzo alle vie acciottolate che salgono su uno dei colli che formano la città storica.
Gli altri due compagni di viaggio ci raggiungono e proseguiamo il giro. Mi emoziono sempre quando vedo rovine dell'antichità classica, in questo caso quel che resta della Porta Orientale. Plovdiv, o Filippopoli, fu importantissima città macedone e poi capitale della Tracia romana.
Ci spostiamo verso la zona della movida. Sulla collina saliremo domani.
Le gradinate dello stadio antico e, alle sue spalle, la moschea Djumaya, costruita durante la dominazione ottomana.
La città è assai piacevole e l'atmosfera vivace nella zona dei locali. Fa anche caldo, siamo sui 18 gradi, una cosa abbastanza inusuale per la stagione.
Veniamo rimbalzati da un locale, non si sa bene per quale motivo; troviamo una whiskeria, prendiamo due birre, forse tre, forse qualche gin tonic, e poi ci spostiamo per cena in uno dei tanti locali con posto a sedere all'aperto. Tutti i ristoranti sembrano pieni, andiamo avanti e indietro; sembra che i ristoranti siano tutti co-gestiti, lo staff va avanti per intere vie, veniamo mollati a camerieri diversi che ci promettono tavoli in momenti diversi; alla fine lasciamo il numero a uno, ed effettivamente 20 minuti dopo siamo seduti, all'aperto, a spizzicare due assaggini. Tutto buonissimo.
Il ragazzo che serve la zona dei nostri tavoli parla un inglese con accento americano davvero perfetto.
Finito di gozzovigl... la cena, veniamo indirizzati alla fine della strada per pagare il conto in un altro locale ancora. Non si capisce nulla, ma è tutto meraviglioso. Lasciamo la serata ai baldanzosi filippopolesi, che trasformano la città in una discoteca a cielo aperto, e passeggiamo fino all'hotel, con calma, passando per la chiesa ortodossa della Santa Madre di Dio, ritornando nella zona tranquilla del centro dove non vola una mosca e non si sente uno schiamazzo.
