[TR] Un weekend col morto (Dancrane) e tre aviopirla.


I-DAVE

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Socio AIAC 2026
6 Novembre 2005
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a Taiwan, nel cuore e nella mente
È il 16 di aprile. Fuori c'è aria di primavera, Pasqua è vicina, la settimana lavorativa è corta, e tra dieci giorni vado in Transilvania. Sono le 9 del mattino e sto sbadigliando in un ennesimo meeting di lavoro su Teams (chi l'ha inventato ha un girone nell'inferno tutto suo) mentre bevo il primo latte e menta della stagione, quando lo smartofono rulla sulla scrivania. Qualcuno mi ha aggiunto ad una chat di gruppo, il cui primo messaggio fa "come accennavo ieri sera, vorrei andare a Plovdiv".

A Plovdiv volevo andare anche io. Nel 2010, quando fui bloccato dall'indecifrabilità cirillica della stazione centrale di Sofia. Più recentemente, da quando ho deciso di visitare posti meno noti in giro per l'Europa. Guardiamo un po' gli orari, l'aviopirlata di autunno potrebbe essere in agguato. Non riusciamo a concretizzare. A maggio si ripresenta l'occasione. Stessa chat, stesse persone, stavolta sembra esserci la quadra. Si prenota. Bergamo-Sofia-torpedone-Plovdiv-torpedone-Sofia-Bergamo. Con Wizzair. A novembre. In quattro. Tutti aviopirla. Poi Ryanair ci tira la sorpresa melliflua del diretto Malpensa-Plovdiv, questo sì in orari comodi per il weekend. Che O'Leary sia maledetto. Rimaniamo su Wizzair perché un'aviopirlata o si fa bene, o non si fa.

È un venerdì di fine novembre. Pioviggina, a Varese. Salgo sul fido RegioExpress per Garibaldi, avendo cura di mettermi nell'ultima carrozza, l'unica (insieme alla prima) ad avere l'ammortizzatore antiserpeggio; che a stare in mezzo al treno c'è sempre l'effetto mare in burrasca. Da Garibaldi M2 a Udine M2 è un attimo, e il Nonno Aviopirla, Dancrane, è già lì ad aspettarmi nonostante, per abitudine, esca all'uscita sbagliata. Saliamo in macchina e ci avviamo verso Bergamo-Orio, con un cielo che promette acqua. L'autostrada è abbastanza libera e, più che acqua, scende neve-misto-schifo, tipico della pianura padana.

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Enrico e il Presidentissimo Venexiano, compagni di viaggio, ci anticipano di una mezz'ora circa e iniziano a "carburare" da PaninoGiusto. Dopo qualche smadonnamento nello scendere le scalette di metallo del parcheggio scoperto, ricoperto di scivolosissima acqua-misto-neve in fase di ghiacciamento, arriviamo anche noi al terminal, con il passaggio per l'ultima volta al vecchio controllo di sicurezza prima dell'inaugurazione dell'estensione est, che include la nuova zona security con i macchinari di nuova generazione. Nonostante tutto, passiamo velocemente e andiamo a mangiare un boccone da Eataly. I due compagni di viaggio ci raggiungono per continuare la carburazione. Si vola low-cost per potersi permettere un panino in aeroporto, mica per altro; nella fattispecie, con la finocchiona, una roba leggera per coadiuvare il volo. DieciEuroECinquanta, bontà loro.

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L'avione è arrivato, ma non imbarchiamo ancora.

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Il volo viene segnalato in ritardo, hanno anche detto il motivo, ma chi se lo ricorda ora... dovevamo imbarcare dal gate A12, poi spostato all'A15 (per forza, aggiungerei, visto l'A12 era chiaramente chiuso per manutenzione). Infine imbarchiamo con circa un'ora di ritardo; il nonno, vista l'età, rimane seduto a contare tutti i passeggeri prima di raggiungerci a bordo. Per la precisione, 226 venduti, 222 a bordo. A metà novembre. Laggente vuole viaggiare!!

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Tratta: Milan-Bergamo (BGY) >>> Sofia (SOF)
Volo: W6 4352
Aereo: Airbus 321neo
Marche: 9H-WNV
Età: 7.9 anni
Posto: 32A
Sched/Actual: 1305-1610 // 1435-1710
Durata volo: 1h 35′
Gate: A15

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Pioviggina leggermente. Due voli per Istanbul partono a pochi minuti l'uno dall'altro; se Pegasus per SAW è una consuetudine a Bergamo, Turkish Airlines è una novità.

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BGY hub per il medio-oriente!

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Le panche di Wizzair dovrebbero essere vietate dalla convenzione di Ginevra, ogni volta mi dico che è l'ultima volta, per poi ricascarci nuovamente. Il comandante farfuglia qualcosa sul ritardo, annuncia che il meteo è pessimo, l'avvicinamento battuto da venti che neppure su Giove, e passeremo attraverso severe turbolences. Limortacc, mi ha fatto fare tutto il volo con l'ansia. Sblocchiamo e decolliamo nell'umidità, facendo condensare il vapor d'acqua sull'ala.

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Superiamo, senza particolare scossoni, lo strato nuvoloso. Il cielo lì sopra è sempre più blu. Un 789 Turkish caracolla in direzione opposta.

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Le nubi si diradano appena quando siamo sopra Venezia.

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Il cielo si copre nuovamente dall'altra parte dell'alto Adriatico e i Balcani sono interamente coperti da nubi. Mi viene un languorino e tiro fuori l'altra metà del panino con la finocchiona, immagino il mio vicino di posto quanto sia stato felice. Iniziamo la discesa, quella famosa che doveva essere costellata da turbolenze pesanti, appena dopo Nis in Serbia. Turbolenza, non mi fai paura! T'affronto con la fiatella all'aglio gentilmente donatomi dal robusto salume toscano.

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Cioè, per carità, qualche turbolenza c'è stata. Ma nulla da giustificare l'ansia che li mortacci del pilota mi ha regalato per un'ora e mezza. Di severe non c'è stato davvero nulla.

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Non mi piacciono le turbolenze, se non si fosse capito. Adoro però i colori del tramonto (o alba) su nuvoloni scenografici.

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Dragoman, che è comune bulgaro e non il soprannome che mi ha dato il vicino di posto, con la luce ormai in fase piuttosto calante e ISO troppo alti per qualcosa di decente.

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La strada che chiude la circonvallazione occidentale di Sofia. Ci siamo.

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Sovietudine. Quella nel centro non è una stazione ma la principale rimessa ferroviaria al servizio della città.

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Questa, invece, è la stazione centrale. Alle spalle, la centrale elettrica che produce acqua calda e vapore per il riscaldamento urbano.

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L'ultimo incrocio prima di atterrare. Qui il vento si sentiva davvero - inclusa la sensazione che l'aereo stesse crabbando non poco.

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Tocchiamo duro e rulliamo verso il vecchio terminal sovietico. Lufthansa Technik ha un grosso hangar a Sofia.

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L'aeroporto è un cimitero aeroportuale. Innumerevoli 319 ex Alitalia si godono la pensione qui.

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Il nuovo Terminal 2, dove noi non andremo in quanto barbon, ma dove è stato Alessio in suo recente TR.

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Altri cadaveri, letteralmente di un'altra epoca (Balkan non esiste più dal 2002, ma questo Tu-134 predata la caduta della cortina di ferro, e la compagnia era già morente da inizio anni '90).

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Arriviamo al nostro stand (remoto, ovviamente). Riflessi colorati.

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Sbarchiamo nella tiepida atmosfera bulgara: siamo quasi a fine novembre e siamo sopra i quindici gradi. Per arrivare a Plovdiv abbiamo prenotato un minivan, così da stare comodi; trovato l'autista, distribuiti i posti, col nonno spedito in ultima fila così si può distendere modello bara, partiamo con un traffico tutto sommato scorrevole, per la piacevole strada che si snoda inizialmente nella zona collinare stretta tra i Balcani a nord e il massiccio del Rila a sud, e poi sfocia nella pianura della Tracia, dove si trova anche Plovdiv. L'autostrada sembra tenuta benissimo.

Arriviamo a Plovdiv dopo poco più di un'oretta e mezza. Entriamo in qualche modo in hotel tramite self check-in, lasciamo i bagagli e ci accordiamo per vederci in una ventina di minuti, per un giro di esplorazione serale e una meritata cena che, tra fuso orario e trasferimento, sono già le nove passate. Facciamo un pre-giro dove casualmente troviamo un minimarket che casualmente ha delle birre in lattina, che casualmente finiscono alla cassa, dove avviene sempre casualmente uno scambio di denaro.

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L'alberghetto è in posizione centrale, in mezzo alle vie acciottolate che salgono su uno dei colli che formano la città storica.

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Gli altri due compagni di viaggio ci raggiungono e proseguiamo il giro. Mi emoziono sempre quando vedo rovine dell'antichità classica, in questo caso quel che resta della Porta Orientale. Plovdiv, o Filippopoli, fu importantissima città macedone e poi capitale della Tracia romana.

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Ci spostiamo verso la zona della movida. Sulla collina saliremo domani.

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Le gradinate dello stadio antico e, alle sue spalle, la moschea Djumaya, costruita durante la dominazione ottomana.

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La città è assai piacevole e l'atmosfera vivace nella zona dei locali. Fa anche caldo, siamo sui 18 gradi, una cosa abbastanza inusuale per la stagione.

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Veniamo rimbalzati da un locale, non si sa bene per quale motivo; troviamo una whiskeria, prendiamo due birre, forse tre, forse qualche gin tonic, e poi ci spostiamo per cena in uno dei tanti locali con posto a sedere all'aperto. Tutti i ristoranti sembrano pieni, andiamo avanti e indietro; sembra che i ristoranti siano tutti co-gestiti, lo staff va avanti per intere vie, veniamo mollati a camerieri diversi che ci promettono tavoli in momenti diversi; alla fine lasciamo il numero a uno, ed effettivamente 20 minuti dopo siamo seduti, all'aperto, a spizzicare due assaggini. Tutto buonissimo.

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Il ragazzo che serve la zona dei nostri tavoli parla un inglese con accento americano davvero perfetto.

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Finito di gozzovigl... la cena, veniamo indirizzati alla fine della strada per pagare il conto in un altro locale ancora. Non si capisce nulla, ma è tutto meraviglioso. Lasciamo la serata ai baldanzosi filippopolesi, che trasformano la città in una discoteca a cielo aperto, e passeggiamo fino all'hotel, con calma, passando per la chiesa ortodossa della Santa Madre di Dio, ritornando nella zona tranquilla del centro dove non vola una mosca e non si sente uno schiamazzo.

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La mattina arriva presto. Sono il primo a scendere per la colazione, dove la gentilissima proprietaria mi consegna un piatto incellophanato con quello che sarà il carburante fino a pranzo. Qualche salume, formaggio, cetrioli e pomodori. Pian piano scendono gli altri, facciamo due chiacchiere in lingua italiana dei segni con la proprietaria, lasciamo gli zainetti per la giornata e usciamo ad esplorare.

Torniamo alla porta di Filippopoli, finalmente con la luce, e scendiamo a vedere le rovine. Questa strada, e la relativa porta, congiungevano Plovdiv con Costantinopoli. Secondo le ricostruzioni degli archeologi, la strada era affiancata da un porticato colonnato, per tutta la sua lunghezza.

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Il quartiere di giorno.

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Qualcuno si ferma a prendere un caffè da Takin Ova, locale davvero carino. Intanto esploriamo gli interni della chiesa di San Nedelya, che è proprio a fianco. Purtroppo non si possono fare foto all'interno.

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Ci inerpichiamo sul Nebet Tepe, una delle sette colline (che ora sono... sei) che costituiscono la città. Casa Georgiadi è una delle sedi del museo storico cittadino.

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A fianco, la medievale Porta del Castello, costruita intorno all'anno mille e successivamente rinforzata dagli Ottomani, con l'aggiunta di case e magazzini sopra la ronda dei bastioni.

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Casa loro.

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Scendiamo lungo una stradina acciottolata, piena di negozietti di souvenir.

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... e risaliamo verso il "centro". Buon Natale!

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Il centro è permeato da banchetti che vendono gettoni per una specie di fiera del vino che si svolge lungo tutto il weekend. Ciascun gettone permette di assaggiare un microbicchiere di benz... dell'ottimo vino locale. Chi si fa ingolosire da questo nettare, può anche comprare la bottiglia intera. Ne proviamo un paio...

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Il centro città è piacevolissimo.

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Plovdid, prima e ora.

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Proseguiamo, lievemente intossicati, dalla parte opposta della collina, verso la nuovissima chiesa ortodossa dei Santi Arcangeli, da dove si gode di una ottima vista sulla parte meridionale e occidentale della città.

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Scendiamo verso il teatro romano.

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L'ingresso al teatro è a pagamento; costa una sciocchezza, ma non accettano carta né danno resto. Le follie delle amministrazioni pubbliche, sempre le ultime a seguire la realtà dei tempi. Il teatro però merita. Il Presidente scende fino al palco per provare il discorso del ventennale di AviazioneCivile, il cui raduno si terrà alcuni mesi dopo.

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Torniamo verso la parte bassa alla ricerca di un posto dove pranzare. Quel che resta dello stadio.

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Nella zona ottomana ci sono parecchi kebab, decidiamo di fermarci in uno proprio sotto la moschea Djumana.

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Prendiamo un po' di tutto. La signora credo ci stia odiando ancora oggi, soprattutto perché non servono birra e la chiediamo tipo diciotto volte.

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Via Daskalov è la principale arteria pedonale della città bassa, e un popolare punto di ritrovo per chi passeggia. O ha fame. Il kebabbaro sotto casa a Varese, per due euro e cinquasei, non mi fa neppure entrare dalla porta.

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Entriamo in un supermercato per curiosare. Qualcuno ne esce con una mezza dozzina di gin&tonic in lattina. Questa parte della città non è ancora stata rimessa a nuovo come si deve; molti palazzi sono di pregio, ma bisognosi di urgente manutenzione.

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Ci fermiamo per un caffè al Caffè Argento, dove è possibile ordinare un mochaccino, un cannellino e pure un bishcotino. Io prendo un freddo cappuccino. Credo non avrò problemi a stare sveglio per il resto della giornata.

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Siamo un po' in astinenza da socialismo reale, e quindi arriva la proposta di andare verso la Maritsa, il fiume di Plovdiv, per dare un occhio al resto della città, quella non turistica. Moschea.

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La camminata ci ripaga con una visione celestiale: il Maritsa River Bridge Shopping Centre. Quando il rinascimento incontra il comunismo.

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La maggior parte dei negozi sono chiusi. O, meglio: la maggior parte degli spazi commerciali sono deserti.

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L'albergo-cum-casinò, Grand Hotel Plovdiv, è il miraggio che ci porta fino all'altra sponda del fiume. Grandeur anni '70.

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L'altro ponte che attraversa la Maritsa.

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Chiudiamo il rettangolo tornando verso il nostro hotel lungo quella specie di autostrada urbana che è il viale Tsar Boris III, adornato da splendidi esempi di brutalismo, quasi bruttalismo in questo caso.

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Continuiamo sotto al traforo che sottopassa la collina, e risbuchiamo in zona hotel. Un giorno spiegheremo ai GenZ come si sopravviveva senza telefonino.

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Recuperiamo gli zainetti e incontriamo l'autista per il ritorno a Sofia, dove arriviamo che è già buio. Prendiamo possesso delle camere in modalità self check-in e ci accordiamo per vederci giù qualche minuto dopo.

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Facciamo una passeggiata senza pretesa di esaustività. La cattedrale ortodossa di Santa Domenica è lì a due passi.

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Gli interni sono magnifici.

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A qualcuno viene un leggero languorino.

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Tribunale.

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Ci infiliamo nella lunga via pedonale centrale, la Vitosha blvd, assai animata.

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24 non-stop.

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Facendo un giro che ancora non riesco a capire, arriviamo alla cattedrale Nevsky, costruita a inizio '900, e uno dei simboli cittadini.

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Lungo la via per il ristorante, facciamo un pit-stop da Tap Local. Birre davvero ottime. Qualcuno mi corregga, ma credo abbiamo provato tutta la carta.

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Arriviamo probabilmente già ciucchi a Monastirska Magernitsa, dove (credo) abbiamo prenotato. Ristorante di cucina tradizionale bulgara - le ricette sono prese dai vari monasteri sparsi per tutto il paese! Cibo molto buono. Per il vino lascio il commento agli esperti.

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Rotolando torniamo verso l'hotel, dove la nottata è gentilmente allietata da un rave party dal palazzo di fronte. Il giorno dopo, purtroppo, si torna già a casa.
 
Il weekend lungo è... corto, ed è già ora di tornare. Dopo una notata praticamente insonne grazie al rave party improvvisato nel palazzo attiguo, ci troviamo all'ingresso pronti per cercare un taxi. Camminiamo lungo la via principale, venendo sfanculati da uno o due tassisti; ma ne troviamo uno in una viuzza laterale, sperando che ci porti in aeroporto e non a fungere da materiale edile per qualche pilone autostradale. La mattinata è bigia e pioviggina. Arriviamo al vecchio terminal 1, da dove partono i voli Wizzair; il terminal è aperto ma la sicurezza è ancora chiusa, è troppo presto.

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Decidiamo di andare a vedere i due aerei monumentati proprio di fronte alla sede di Bulgaria Air. Un Tupolev 134 e uno Yak 42, davvero ben tenuti, sono parcheggiati in un parchetto. Balkan e Hemus Air erano due compagnie storiche bulgare, non sopravvissute alla transizione comunismo>capitalismo. Due delle tante vittime di quegli anni.

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Torniamo al terminal per una meritata colazione. L'atmosfera retrò è rovinata dalle aggiunte posticce per rendere il terminal vagamente funzionale nel corso degli anni.

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Il gate apre puntuale e imbarchiamo.

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Tratta: Sofia (SOF) >>> Milan-Bergamo (BGY)
Volo: W6 4351
Aereo: Airbus 321neo
Marche: 9H-WNH
Età: 1.7 anni
Posto: 8F
Sched/Actual: 1045-1200 // 1048-1133
Durata volo: 1h 45′
Gate: 3

Piove.

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Rulliamo verso la pista, gli hangar Lufthansa Technik occupano una parte abbastanza ampia dell'apron. LHT ha qui una grossa base manutentiva, e serve anche clienti inusuali a queste latitudini, come l'indiana IndiGo.

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Bulgaria Air, zitta zitta, si è presa gli Airbus 220 per modernizzare la flotta.

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Rivediamo alla luce del sole i cadaveri di varie compagnie non più volanti.

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Decolliamo verso ovest.

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Aero Technic BG è l'altra MRO che opera su SOF. Sono abilitati anche sui jumbolini, di cui un esemplare Air Libya è parcheggiato fuori dall'hangar. Air Libya è teoricamente bannata, come tutte le compagnie libiche, dal volare da/per l'UE, e l'aereo sembra essere fermo a Sofia da settembre 2025.

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Un C-27 Spartan e due Let 410 dell'aeronautica bulgara.

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Le grandi opere, quelle utili.

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Entriamo in un mare di nuvole, che copriranno buona parte dei Balcani.

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Alpi Dinariche, tra Bosnia e Croazia.

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Alpi Bebie nel parco nazionale di Paklenica.

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E il versante occidentale, che costeggia il canale della Morlacca, qui ormai nel suo cul-de-sac che è la Baia di Novigrad. Si vede bene come le montagne blocchino le nuvole all'interno.

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La punta meridionale dell'Istria, con Pola sulla sinistra.

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Comacchio, Porto Garibaldi e i vari "lidi" ferraresi.

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La Valle del Mezzano, ex zona acquitrinosa recuperata tra gli anni '30 e gli anni '60. Oggi è un'importante riserva avifaunicola. È quasi completamente disabitata, e le uniche strutture presenti sono quelle di supporto dell'agricoltura intensiva che qui si pratica.

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Ferrara.

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Mantova e la sua zona industriale. La ex raffineria IES, di proprietà dell'ungherese MOL, è stata chiusa a partire dal 2014; negli ultimi anni, è stata letteralmente smontata per venire caricata su chiatte e spedita in Kuwait, dove ora produce raffinati del petrolio... bloccati dalla guerra in Iran. Ah, l'ironia.

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Sirmione, il Lago di Garda e il monte Baldo.

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Ghedi.

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La Leonessa d'Italia.

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La riserva naturale delle Torbiere del Sebino, Iseo, il suo lago e Monte Isola.

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Siamo ormai in corto finale. Un signore porta a passeggio il cane, e un altro cammina lungo la passeggiata del Serio.

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Atterriamo a BGY in anticipo di quasi mezzora. Neos e un bizjet.

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Purtroppo i capannoni mi disturbano la foto su Bergamo Alta!

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Rubo un passaggio fino a Milano e ne approfitto per andare a trovare i miei (e scroccare il pranzo :D) prima di tornare a casa a Varese. Fin!

DaV
 
Propongo un intervento dell'UE per levare la 't' al nome del fiume Maritsa. L'occasione è troppo ghiotta per non farlo.

Splendide foto, e grande narrazione. Immagino che il fegato ne sia uscito perdente, da questo viaggio...

Torniamo al terminal per una meritata colazione. L'atmosfera retrò è rovinata dalle aggiunte posticce per rendere il terminal vagamente funzionale nel corso degli anni.

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Questo terminal mi ricorda lo splendido T1 di BUD, di fatto chiuso dai tempi della morte di Malév. Comparato con quella porcheria del T2A e B è un po' come paragonare Bob Dylan a Celentano.
 
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Ma che foto dal volo di ritorno! Trovo finestrini sempre talmente rovinati che non c’è verso di mettere a fuoco il paesaggio e non le righe del vetro…
 
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Bello, per me funge da vero e proprio warm up visto che a breve visiterò Sofia!
Plovdiv davvero molto interessante e con un centro cittadino tenuto in modo impaccabile!
 
Foto magnifiche, come sempre, e grande cura dei dettagli in tutto il racconto. Sembra quasi un racconto di un viaggio con gente seria e preparata.

Prendiamo un po' di tutto. La signora credo ci stia odiando ancora oggi, soprattutto perché non servono birra e la chiediamo tipo diciotto volte.

Che ricordi. Lo sguardo così dolce. I capei di rame a l'aura sparsi. La voce di usignolo berciante, per nulla ammorbidita dai nostri maldestri tentativi di interagire in bulgaro.

Però era tutto molto buono, e anche la maggior parte dei burek mangiati in quei due giorni.
 
Sia messo agli atti che i miei compagni di viaggio hanno provato in ogni modo a tarparmi le ali dal punto di vista alcolico, valga solo il rifiuto dei gin tonic in lattina che hanno fatto iniziare e finire a me.