ROMA – Ita Airways inizia il 2026 con molti buoni propositi. Tende, intanto, ben tre ramoscelli d’ulivo ai sindacati. La compagnia aerea farà 500 nuove assunzioni, punta ad aumentare la flotta oltre le previsioni ed è disposta a negoziare aumenti retributivi, sia pure nei limiti della ragionevolezza. Ita valuta anche di aggiungere dei riferimenti più netti ad Alitalia sulla livrea. Sono allo studio infine nuove rotte per il Nord America, a partire da Newark.
Joerg Eberhart, amministratore delegato di Ita. Quante persone assumerete?
«Il numero è consistente. Cerchiamo 100 piloti e 400 assistenti di volo».
Cinquecento persone. E’ un segnale anche verso i sindacati che hanno ormai archiviato la luna di miele con Ita proclamando due scioperi in 3 mesi?
«La mossa dimostra, prima di tutto, che Ita è stabile e sta crescendo in modo sicuro. Certo, ci farebbe piacere se anche i sindacati apprezzassero il nostro sforzo. Uno sforzo che coincide, peraltro, con un’importante novità organizzativa, al nostro interno».
Abbiamo ampliato il part-time delle dipendenti e dei dipendenti, soprattutto per gli assistenti di volo che chiedevano di poter combinare meglio il lavoro con la vita personale
Quale?
«Abbiamo aumentato il part-time soprattutto per gli assistenti di volo che chiedevano di poter combinare meglio il lavoro con la vita personale, familiare. Una soluzione che piace ai lavoratori e può convenire anche all’azienda. Un’ulteriore innovazione riguarda da vicino, di nuovo, gli assistenti e le assistenti di volo».
Ben 2400 persone.
«Che finora erano gestite da due soli responsabili. Troppo poco per creare vicinanza. Ora abbiamo introdotto otto tutor: ciascuno segue un gruppo di assistenti, e incontra ognuno di loro almeno una volta nell’anno. Dobbiamo ascoltare chi lavora sul campo».
Bene le aperture sul fronte del lavoro. I sindacati, però, lamentano che il vostro Piano di sviluppo industriale è prudente, anemico.
«Il Piano industriale attuale prevede l’innesto di un aereo per i voli di lungo raggio in ognuno dei prossimi 4 anni. Ma stiamo lavorando a un nuovo Piano, più ambizioso. Vorremmo crescere già quest’anno di due aeromobili di lungo raggio: se li troviamo, beninteso, perché il mercato è difficile. L’anno prossimo ne vogliamo aggiungere altri due, e non più uno soltanto. L’obiettivo è arrivare così, nel 2030, a 30 macchine di lungo raggio».
Ossessione lungo raggio?
«Questa è, mi creda, la colonna vertebrale di Ita: il lungo raggio da Roma Fiumicino. Quando sei forte lì, ne beneficiano anche quei voli di corto e medio raggio che hanno il compito di portare viaggiatrici e viaggiatori nella Capitale perché si imbarchino per lunghi viaggi intercontinentali».
Il nostro brand, nato dal nulla, si è conquistato la giusta attenzione. Non ha senso abbandonarlo
I vostri aerei, e quelli nuovi che si aggiungeranno, faranno riferimento in modo più netto ad Alitalia?
«Ita ha un valore. Non era facile procurare attenzione a un brand nato dal nulla: e noi oggi questa attenzione l’abbiamo conquistata. Dunque non avrebbe senso abbandonare il nuovo nome. L’idea semmai è di arricchirlo».
Facendo leva anche su Alitalia?
«Per ora stiamo lavorando internamente, consapevoli che anche il marchio Alitalia ha un valore. Vorremmo recuperare alcuni suoi tratti distintivi, direi iconici, soprattutto degli anni ’60, ad esempio sul timone di coda».
Studiate una correzione della livrea?
«La valutiamo, sì».
A proposito: com’è finita la lite con Aeroitalia che continua a usare il suo marchio, malgrado sia troppo simile a quello di Alitalia, che è di vostra proprietà?
«La fase cautelare si è conclusa positivamente per noi. Adesso attendiamo il giudizio di merito, fiduciosi nella solidità delle nostre argomentazioni. Loro intanto stanno studiando dei marchi storici di vettori che sono andati in fallimento».
Contro Aeroitalia abbiamo vinto nella fase cautelare. Adesso attendiamo il giudizio di merito. Certo, preferisco loro a certe aggressive low cost che prima conquistano e poi lasciano terra bruciata
Non mi sembra molto arrabbiato con Aeroitalia.
«Rispetto a certe aggressive low cost – che prima conquistano, poi lasciano terra bruciata – preferisco Aeroitalia».
In questo quadro ci saranno nuove rotte per Ita? Anche verso l’Asia?
«La guerra in Ucraina e il blocco dei cieli russi rendono l’Asia più lontana: è un approdo ambito, ma costoso, complicato. Voleremo di più verso l’America Latina e il Nord America. Studiamo ad esempio il Roma-Newark».
Newark, dove il vostro storico alleato United è molto forte.
«Più che al Jfk, il maggiore degli scali di New York. Certamente è necessario che le autorità antitrust statunitensi diano prima il via libera ad A++».
A++?
«E’ la nostra alleanza transatlantica con United, Air Canada, Lufthansa. Siamo in attesa di un riscontro dalle autorità, certi che ci stiano lavorando. Confidiamo in un via libera entro novembre 2026 con effetti benefici sui conti dei mesi a seguire».
In questo 2026 abbiamo ancora una quindicina di aeromobili fermi per i problemi ai motori Pratt&Whitney. Stimiamo un danno di 150 milioni
Al momento quanti aerei avete fermi per i problemi ormai noti ai motori Pratt&Whitney?
«L’anno scorso, una media di 18. Nel 2026, una quindicina».
Alla fine farete causa per danni agli americani di Pratt&Whitney?
«Abbiamo tentato la via del dialogo, fino allo sfinimento. Ma senza risultati».
Il danno presunto che avete subito per lo stop agli aerei?
«150 milioni».
Aumenti in busta paga? Serve un compromesso tra un’azienda che non fa ancora utili e i bisogni legittimi dei dipendenti. Non possiamo contribuire in modo illimitato
Torniamo ai sindacati, ai lavoratori. Più assunzioni, più aerei, d’accordo. Ma siete disposti a parlare di aumenti in busta paga?
«Serve un compromesso tra un’azienda che non fa ancora utili e i bisogni legittimi dei dipendenti, colpiti dall’inflazione e con esigenze comprensibili nella loro vita quotidiana. L’azienda può contribuire, ma non in modo illimitato».
Contribuire, fino a quanto?
«Spero ci sia senso di responsabilità nel fronte sindacale: concedere aumenti del 20% avrebbe impatti sulla crescita sostenibile di Ita, sulle nuove ulteriori assunzioni e le naturali progressioni delle carriere. E’ uno scenario che vogliamo evitare».
Ita Airways non fa utili, lei dice. Conferma per il 2025 un Ebit positivo, ma un risultato netto a meno 100 milioni?
«Queste cifre sono circolate e non sono state smentite. L’Ebit, se sarà positivo come credo, costituirà un motivo d’orgoglio per l’azienda e ogni suo dipendente. Sotto l’Ebit ci sono ancora costi importanti legati al leasing degli aeromobili e al finanziamento del leasing».
Ricorrerete alle banche per ripianare le perdite?
«Non c’è alcun bisogno. L’investimento di Lufthansa in Ita per 325 milioni è ancora lì, intatto, per nostra fortuna. E’ il nostro tesoretto”.
Intervista all’ad della compagnia, partecipata da Lufthansa al 41%: “Il nome rimane visto che il marchio si è imposto. Ma la livrea presenterà alcuni tratti ic…
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