[TR] Parinacota.


13900

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Ci sono viaggi di ogni tipo, come dice bene Rumiz nello splendido Tre uomini in bicicletta, un inno al bike touring che ho comprato mesi fa alla Feltrinelli di via Italia a Biella (per poi dimenticarmene fino a questa scampagnata). E così come succede al buon Paolo non appena inforcata la sella, questo viaggio - seppur breve - è stato un distillato di emozioni: gioia, esaltazione, noia, preoccupazione, tristezza, senso di colpa, pace e serenità.

Ma è meglio iniziare dall'inizio.
 
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13900

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I. LHR-MAD-SCL

E' il venerdì antecedente l''epica" ondata di caldo che, di lì a qualche giorno, porterà la perfida Albione a sfondare la soglia psicologica dei 40C, e sono a Farnborough. No, l'Air Show non c'entra, anche se i preparativi per l'evento fervono. Sono a Farnborough perchè lì è il mio ufficio e oggi è la mia ultima giornata di lavoro. Ultima nel senso di "per sempre", almeno per questo impiego.

Arrivo al business park, entro, percorro un vialetto fino in fondo e arrivo davanti a lui, il vecchio Buccaneer che fa da 'gate guardian' alla nostra palazzina. L'ho visto per la prima volta un anno e mezzo fa, quando pensavo che questo fosse il lavoro della vita, e invece s'è tramutato in un pacco clamoroso.


Pazienza. Devo essere sincero, sono contento di andarmene e di riconsegnare i laptop, il telefono e il badge. Pure il fatto che il bus per F'boro Main non passi per altre 4 ore, e mi toccherà farmi 3km a piedi, non scalfisce il mio buonumore. Come disse quel somaro di Boris, Hasta la vista, baby!


Il giorno dopo sono a LHR. C'è, come al solito oramai, una marea di gente ma sono airside in poco tempo e, gioia delle gioie, il mio BA464 è dato in partenza al Terminal 5B, lontano dalle masse roboanti che popolano il 5A. Qui è quasi tranquillo.











BKK... I nostri destini si incroceranno a breve.

La strada è lunga e tortuosa, oggi. Londra-Madrid, poi un tre ore di connessione e a seguire Madrid-Santiago del Cile. Di lì dovevano essere altre tre ore di attesa prima del volo per Arica, nel nord del paese, ma gli inevitabili 'aggiustamenti' di schedule han fatto sì che lo scalo sia diventato di undici ore. La cosa non mi piace per niente, ma mi riprometto di pensarci dopo.

E' passato un bel po' di tempo - tre anni, per l'esattezza - dalla mia ultima avventura in solitaria ad minchiam, e devo ammettere di provare un po' di nervosismo. Il Cile non è lo Xinjiang (non è una dittatura e posso, più o meno, farmi capire dagli indigeni) ma è difficile ritrovare il "ritmo" dei tempi che furono. Salgo a bordo un po' titubante e la lunga jetty sembra quasi un cattivo auspicio.


A bordo scopro che il ferro di oggi è uno dei G-GATx, gli aerei in leasing presi per sostituire i vetusti 737-400 che giravano su Gatters ai tempi. Gli interni sono gli stessi di quelli mainline, se non fosse che manca il guardaroba anteriore e il galley posteriore non è Spaceflex. Ancora una volta, sentiti auguri di idromer*a ad altissima pressione a chiunque abbia inventato lo Spaceflex e a chi l'ha comprato. Pitch nella norma, e come al solito acqua e patatine fritte come servizio.


Barajas mi calma come un vecchio amico. Sono passato di qui un'infinità di volte; quanti tramonti ho visto dal T4S, quante volte ho guardato le code dei vari LATAM, Iberia e via dicendo, immaginando di poter salire su un long-haul per il Sudamerica invece che l'ennesima navetta BA per Londra? Oggi è finalmente quel giorno, e non ha senso sentirsi in apprensione. Prendo una birra, mangio un po' del premiato 13900 trail mix e inizio veramente a godermi il viaggio.


Level, incredibile ma esiste ancora.


Questo Avianca per Bogotà deve essere andato in fuoristrada a giudicare da com'è spelacchiato il muso...


Il 787-9 che opererà il mio volo LA706 è timido e un pezzetto di coda è tutto ciò che riesco a fotografare.


Mentre questo 77W suo collega, diretto a GRU, sembra emergere tipo Lo Squalo pronto a far man bassa di brasiliani di rientro al paese. Dum-dum-dum-dum...


Il transito passa in fretta e in men che non si dica arriva il momento dell'imbarco, rigorosamente a gruppi. Ancora una volta noto come LATAM li faccia rispettare con zelo da khmer rouges. Io sono in gruppo 5, altrimenti conosciuto come Pezzent -, e riesco a raggiungere il mio agognato sedile 38C quando mancano una decina di minuti al decollo. Spoiler alert, partiremo con 10 minuti di ritardo, battendo comunque quel Qatar Airways che si intravede nella foto di cui sotto che, invece, doveva staccare mezz'ora prima di noi. Alla facciazza tua, Riporto Al Baker.








Pitch, decente.
Il volo viene dato di tredici ore e mezza, e poco prima della fine delle danze arriva un vicino di posto, al 38A. Il middle seat rimarrà libero, sia ringraziato Sant'Eustachio patrono dei barboni. Non voglio fare lo snob, ma non faccio un volo cosi lungo in Y dal 2014. Va detto, però, che LATAM ha degli assi in tasca mica da ridere.


L'IFE è moderno, con una buona dose di film ma, soprattutto, musica. Uno dei motivi per cui il Cile mi piace è che i gusti musicali sembrano molto simili ai miei e sono, in ogni caso, fermi ai primi anni '00. Infatti nell'IFE troviamo, in un crescendo di bellezza, quanto segue:








I LED si impostano sul settaggio "Nightclub di Caceres", parte un'informativa sul posizionamento dei toboganes (parola che mi suscita sempre ilarità) e siamo in aria nella calderrima notte madrilena, col sottoscritto che fa un silenzioso, ma non di meno imbarazzante, air guitar sulle note dei Maidens. Run to the hiiiiiiiills... Run for your liiiiiiiiiiife...




Salto a piè pari la cena, guardo qualche film tutto sommato dimenticabile, bevo come un cammello e cerco di addormentarmi. È tardi, stamattina ho infilato una 50na di km di bici, dovrei russare beatamente e invece... nada. Guardo altri film, rivedo mezza serie di Brooklyn 99, cambio mascherine (qui vige ancora l'obbligo di portarle), e alla fine riesco a cadere in una specie di sonno. Il volo è turbolento e continuo a svegliarmi finchè, sulla costa brasiliana, non lascio perdere qualsiasi velleità riposatoria. Il mio vicino, invece, è in standby dal momento del decollo, chissà come ha fatto.


Manca ancora parecchia strada.


Un paio d'ore prima dell'arrivo le luci traslano dal blu oltretomba a un rosso che fa subito venire in mente gli Inti Illimani. È l'ora del rancio, immagino.


Ed eccolo, infatti. Stavolta decido di partecipare, e il convento passa un tramezzino cotto-e-formaggio più uno yogurt. Entrambi, va detto, ottimi. Porzione non abbondantissima, per cui consiglio al nostro Mod Edoardo di portarsi la schiscetta col Camogli da casa semmai volasse LATAM tra qualche settimana per quel viaggio di cui sicuro sicuro farà il TR.

Dopodichè, sgomberati i vuoti, arriva l'annuncio del prossimo attraversamento della Cordigliera, per cui tutti seduti e cinturati. I piloti, va detto, non hanno acceso i segnali di 'allacciare le cinture' una volta durante la crociera, nemmeno quando le turbolenze sopra l'Amazzonia e Pantanal ci scuotevano sull'asse x, y e pure z... ora invece non si muove una piuma e facciamo l'atterraggio più tranquillo e delicato di sempre al nuevo Puhadel. Sono le 7 e mezza antimeridiane, la temperatura è di gradi centigradi 1, l'escursione termica con Madrid è pari a 39 celsius e, malgrado valorosi tentativi, la jetty per entrare nel terminal è rotta. Tocca scendere e risalire.

Nell'invitarvi a immaginare un duecento cristiani che bestemmiano per il freddo all'unisono mi congedo per stanotte e prometto che il TR continuerà.
 
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FLR86

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Il titolo mi rievoca un gran bel viaggio! Non vedo l'ora di leggere il resto!
 

rommel

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Chia
Bellissimo inizio come sempre.
Aspetto arrivo ad Arica dove ho fatto in treno sino a Tacna in mezzo a montagne di polvere....
 

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II. SCL-ARI

Aeroporto di Santiago, domenica mattina, temperatura 1C.

Scendiamo dalla scaletta, un aereo intero in ciabatte e maglietta che cristona, risaliamo nella jetway e siamo all'interno del terminal. Dalla mia ultima visita, SCL ha inaugurato il nuovo T2 ed è qui che ci ritroviamo. C'è anche un volo proveniente dagli USA, per cui una discreta folla di gente che non ha dormito bene e, per dirla con 8200, "si sta svegliando". Schivo gente a destra e sinistra, pesco dichiarazione giurata, assicurazione, paso de movilidad (altrimenti noto come 'il Green Pass') e passaporto e mi lancio a pesce giù per i corridoi del Puhadel.


C'è una serie di banchetti di fronte alla vasta sala dei controlli di immigrazione, ma non sono quelli della raccolta firme per l'ennesimo referendum proposto dalla Lega: sono lì per verificare il documentame vario che, teoricamente, dovrebbe proteggere dal Covid. Prima sorpresa, l'assicurazione non è più richiesta. Poco male, fa sempre piacere avercela. Seconda sorpresa, del GP non gliene frega una mazza a nessuno, nè tantomeno gliene frega di quanto ho dovuto penare a far convalidare i miei tre vaccini meid in de iucchei. Conta solo la dichiarazione giurata, in cui io faccio giurin giurello che andrò ad Arica (per ben un giorno, ma non stiamo a sindacare). Mi viene dato un bollino rosso da mettermi addosso e, addobbato come un film di Edwige Fenech su Telecupole, passo l'immigrazione.

Non so cosa significhi avere un bollino rosso; immagino che sia una cosa brutta, ma invece - sorpresa! - vuol dire che non devo fare il PCR a campione. Per cui posso veleggiare fino alla dogana, dove devo firmare un'altra dichiarazione giurata (in cui giuro la stessa cosa della prima), passo un controllo olfattivo da parte di un cane di nome Molotov e sono fuori.


E' arrivato il momento di affrontare il problema delle 11 ore di transito. Il terminal 1, ora assegnato ai voli nazionali, fa abbastanza pena e l'idea di passarci mezza giornata non mi attira. In più ho appena finito 13 ore con la mascherina e preferirei non fare l'ein plein. Vado all'Holiday Inn per chiedere una day room, ma con mia somma sorpresa l'hotel è pieno. Mi ricordo che c'è un La Quinta poco distante (e chi vuoi che vada al La Quinta, dai) ma, quando telefono, anch'esso è pieno. Chiamo il Diego de Almagro: pieno anche lui. C'è anche un Hilton. Si, hanno una stanza. Bene, salto su un taxi, gli dò una manata di pesos e in men che non si dica sono qui.


Nel tardo pomeriggio, una volta dormito, pulito e lavato, sono di nuovo in aeroporto. Il T1 non è cambiato di una virgola dal 2019, e mi sento come se dovessi tornare all'Isola di Pasqua (magari!). Invece ecco il mio volo, previsto con ben due minuti di anticipo.


Dal fondo intravedo un 747 passare, ma ora che riesco ad avvicinarmi alle vetrate (luride) questo è il meglio che riesco a vedere:


Il terminal nazionale è ben frequentato, mentre quello internazionale è (ancora) vuoto. Come si spiegano gli hotel pieni? Beh, la realtà è che il catramino United per Houston s'è svampato, oggi. L'Hilton era infatti pieno di famiglie americane con vouchers UA.


Una delle cose che adoro del Cile, dicevamo, è quell'atmosfera anni '90/primi anni '00 che si sente un po' dovunque. Questo terminal, per esempio, ha uno stile a metà tra un Leroy Merlin nell'hinterland di Milano e i sedili posteriori di una Uno Fire.


I bogianen del forum saranno felici di sapere che l'intrattenimento, nel terminal, è offerto dalla premiatissima Pauta TV:


Il mercato nazionale cileno è oramai un duopolio, Sky da una parte e LATAM dall'altra. Jetsmart, che mi sembrava ovunque pre-pandemia, ora è più rara degli animali esotici che ha dipinti sulla deriva.


Alla fine arriva anche il nostro ferro, inbound da Temuco. Il turnaround è di 40 minuti secchi, gestito da una turba di persone in rampa e da non meno di cinque addette above the wing. Il gruppo 6 ha le valigie taggate senza pietà (e gliele fanno pagare), e poi si passa a taggare tutti i secondi colli ai gruppi 5, 4 e 3. Tutto viene fatto velocemente, non ci sono proteste, nessuno si butta per terra a frignare, nessuno grida "Veggogna, veggogna!", nessuno chiede di pensare ai bambini. E, miracolo, nessuno strappe le bag tags sulla jetty per salire di straforo. Il vostro, forte del fatto di avere solo uno zainetto, passa senza problemi di sorta.

L'A321 di turno sulla SCL-ARI di oggi è quello classico LATAM: panche stile Lufthansa e pitch da pigmeo. Ci saranno tre posti liberi su 'sto coso.




I bidoni delle cappelliere sono di uno stile diverso da quelli classici, una specie di Sky Interiors dei poveri. Ho visto, su BA, le nuove cappelliere Airbus, quelle che consentono di riporre le valigie di taglio (non che ci arrivino in tanti, eh) e mi sembrano meglio di questi. Lo spazio, qui non è proprio più grande.


Comunque, ho il mio buon posto 22D, il mio vicino di banco s'è versato addosso una litrata di colonia marca AGIP e siamo tutti a bordo un minuto prima dell'orario di partenza. Decolliamo dentro a delle turbolenze abbastanza sostenute e, così cullato, mi addormento e salto a piè pari il giro di bevande. Le due ore passano in un baleno e siamo ad Arica in men che non si dica (tò, fa pure rima). Giusto il tempo di un taxi e, dopo una trentina di ore di viaggio, sono in hotel.

 

13900

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Una buona lettura di mezza estate.
Spero di finirlo in settimana!

Il titolo mi rievoca un gran bel viaggio! Non vedo l'ora di leggere il resto!
Grazie, il seguito arriverà presto.

Sempre sia lodato Sant'Eustachio.
Amen!

Saltare la cena? io sono dell’idea che bisogna sempre mangiare tutto, che non sai mai cosa può succedere e chissà quando riavrai accesso al cibo.
Fossi stato nella giungla... Avendo mangiato in aeroporto a LHR non avevo fame. E per le schifezze che propinano in aereo...

I tuoi TR sono una garanzia. Letto alla mattina e' quasi meglio di un caffe'!
Grazie Silvano!

Bellissimo inizio come sempre.
Aspetto arrivo ad Arica dove ho fatto in treno sino a Tacna in mezzo a montagne di polvere....
Arica non ha molto in questa storia, un po' come Antofagasta nella mia avventura cilena precedente...
 

Seaking

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Pauta TV è da barboni: noi che siamo civilizzati e moderni in aeroporto abbiamo Class TV, il cui palinsesto è tra i preferiti del nostro indomito viaggiatore!

Anche la descrizione del terminal cileno, tra Leroy Merlin e i sedili di una Fiat Uno Fire merita un pieno apprezzamento!
 

m.ridoni

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Anche la descrizione del terminal cileno, tra Leroy Merlin e i sedili di una Fiat Uno Fire merita un pieno apprezzamento!
Non so in Cile, ma in Brasile Leroy Merlin esiste, e riscuote anche grande successo. Ci sono stato più di qualche volta e devo dire che l'esperienza di acquisto è un po' da film distopico: assolutamente identico a quelli italiani (layout, colori, loghi, ecc.), ma con alcuni dettagli ovviamente diversi (scritte ovviamente in portoghese, prodotti che da noi non esistono, ecc.).
 

libicocco

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Non so in Cile, ma in Brasile Leroy Merlin esiste, e riscuote anche grande successo. Ci sono stato più di qualche volta e devo dire che l'esperienza di acquisto è un po' da film distopico: assolutamente identico a quelli italiani (layout, colori, loghi, ecc.), ma con alcuni dettagli ovviamente diversi (scritte ovviamente in portoghese, prodotti che da noi non esistono, ecc.).
..esperienza di acquisto e post vendita assolutamente in linea con gli elevati standard brasiliani..confermo!!
scusate ot
 

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III. Putre

L'obiettivo è l'altipiano, ma passare da 0 a 4.600 metri in una botta sola è da cretini. Per cui, per quanto la freva di arrivare sia tanta, conviene fare come gli alpinisti sulla via di una vetta importante: fare un campo base intermedio. E quel campo base non può essere altro che Putre, altitudine 3.600 metri e un nome che ricorda le peggio festacce universitarie torinesi, quel "Cutre" in cui servivano alcol di infimerrima categoria in secchielli di plastica da bambini (probabilmente rubati ai marmocchi in vacanza ad Arma di Taggia).

Esco dall'hotel piazzato strategicamente sul bagnasciuga di Arica e mi dirigo verso la sede di Econorent dove interrompo l'addetto nell'atto di farsi la prima tazza di mate de coca della giornata. In poco tempo ho esattamente l'auto che ho richiesto, ossia questa qui:


Un bel dieselone da 2.2 di cilindrata, il turbo che fa "wwrrrzzz" dopo un piacevolissimo ritardo godurioso e, soprattutto, 75 litri di capacità nel serbatoio, che mi premuro di riempire fino all'orlo ("lleno lleno" mi garantisce il tizio alla COPEC). Da qui alla Bolivia, dove il gasolio ha prezzo politico, non c'è un benzinaio che sia uno.

Parto verso nord, direzione Perù, prima di girare a destra all'altezza dell'autoporto. Da lì, la strada è solo in salita. Così come era successo ad Antofagasta ad andare verso Atacama, le nuvole fantozziane che intasano la costa si diradano prima ancora che spariscano i cani randagi e ora che arrivo a Poconchile c'è un bel sole e i Carabineros giocano a pallone davanti alla caserma.


La valle del Lauca, dove sorge il villaggetto di Poconchile, è un'oasi verde infilata tra montagne che non hanno visto pioggia a memoria d'uomo. Il sole pesta duro, ma l'aria è fresca e la gente gentile. Tutti sono Aymara, l'etnia di Evo Morales, e parlano uno spagnolo dolcissimo, distante anni luce dalla secchezza e ruvidume dell'originale iberico (di cui non sono chissà che fan). Prendo un caffè in una delle botteghine del paesello, servito da una signora che deve aver ispirato la canzone degli Inti Illimani, e poi riparto. In men che non si dica iniziano i tornanti.






Dio benedica le strade cilene. Sono tenute da Dio, hanno la giusta dose di misure di sicurezza e, anche quando sono semi interrotte da lavori di manutenzione, tutto comunque funziona a dovere. Qui c'è pure un ottimo segnale 4G, cosa che mi permette di continuare ad ascoltare i podcast di Rory Stewart e Alistair Campbell (consigliatissimi).


A una quota di circa 2.000 metri ci sono dei lavori di rifacimento del manto stradale, e seguo un Unimog dell'esercito cileno sulle deviazioni sterrate prima di esibirmi in un sorpasso coatto con doppia riga continua.


Alla fine, dopo una nutritissima serie di tornanti con doppio avvitamento, appare il primo mirador. La vista spazia su Putre, infilata in un panorama di alberi di eucalipto, cespugli di quinoa selvatica e montagne enormi che, comunque, chiamano ancora pre-Cordigliera. Su tutti svetta la mole del vulcano Taapaca, 5800 metri.


Ho un debole per i villaggetti di mezzacosta che in pochi si filano. Posti come Sary-Tash in Kyrgyzstan, Murghab in Tajikistan e, appunto, Putre hanno un posto speciale nel mio cuore. Putre, ecco, è la prova di cosa potrebbero essere questi posti quando c'è un governo non totalmente corrotto (come in Tajikistan) o in bancarotta perenne (Kyrgyzstan).






Le vie sono tutte in selciato, c'è una piccola e deliziosa promenade con tanto di ruscello centrale su O'Higgins, ci sono ospedale, caserma dei caramba, scuola e le visite dell'oftalmologo statale. C'è pure una filiale del Banco Estado con ATM e un totem su cui pagare le bollette. Tutti salutano tutti e vige l'obbligo di dare almeno una coccola a ogni cane di passaggio.




È bassa stagione, e i turisti stranieri devono ancora arrivare. Vado a vedere una guest-house segnalata su Google, e la trovo chiusa causa incendio. Un'altra è aperta, ma i lavoratori che vi albergano non sanno dirmi che fine abbia fatto la padrona. C'è un 'eco-lodge', ma la porta è chiusa e lucchettata. Alla fine, nascosto in fondo a un vicolo largo giusto quanto il mio Hyundai, trovo l'Hostal Vientos del Altiplano, dove per 30mila pesos ottengo una stanza in puro laterizio con bagno e letto fornito di coperte pelose decorate con disegni di treni. Visibilio.




Passo il resto del pomeriggio a leggere in piazza in compagnia di molteplici cani e di un paio di signore anziane. Sto prendendo il Diamox per l'altitudine, ma voglio assolutamente evitare di star male nei prossimi giorni; per cui rimango tranquillo, bevo una caterva di liquidi e, in soldoni, me la prendo estremamente comoda.






La temperatura è ottima e si può star traquillamente in maglietta. Solo al tramonto inizia a far freschetto, ma basta una giacca leggera per fare quei due passi fino al ristorante "La Casona del Rey", il più blasonato in città (e anche l'unico che si degni di aprire oggi). Il menù dell'unica vera e propria 'cena' di questo viaggio non può non includere pisco sour e alpaca alla griglia. Ci sarebbe anche la ceviche ma se uno si piglia il pesce crudo a 3600 metri di altitudine qualche problema deve averlo.




Vado a dormire ben soddisfatto, ma soprattutto pronto per il giorno che verrà; manca poco al coronamento di un sogno.
 

Seaking

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Veramente molto bello ed interessante: qui ci verrei al volo!
Putre è meravigliosa, uno di quei posti dal quale ti immagini che quelli di Naughty Dog abbiano preso ispirazione per le ambientazioni di Uncharted e le peripezie del suo protagonista, Nathan Drake.
 

Edoardo

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Ed eccolo, infatti. Stavolta decido di partecipare, e il convento passa un tramezzino cotto-e-formaggio più uno yogurt. Entrambi, va detto, ottimi. Porzione non abbondantissima, per cui consiglio al nostro Mod Edoardo di portarsi la schiscetta col Camogli da casa semmai volasse LATAM tra qualche settimana per quel viaggio di cui sicuro sicuro farà il TR.
Ho già due schiscette di frittata di pasta pronte a rimpiazzare la sbobba di Delta.


C'è anche un Hilton. Si, hanno una stanza. Bene, salto su un taxi, gli dò una manata di pesos e in men che non si dica sono qui.
Viaggi in First, camera all'Hilton... Hai fatti i soldi e non offri?
 

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“Colonia marca AGIP” è bellissimo e il resto pure non scherza.
Grazie!!

Pauta TV è da barboni: noi che siamo civilizzati e moderni in aeroporto abbiamo Class TV, il cui palinsesto è tra i preferiti del nostro indomito viaggiatore!

Anche la descrizione del terminal cileno, tra Leroy Merlin e i sedili di una Fiat Uno Fire merita un pieno apprezzamento!
Eh ma pauta ha un significato splendido per noi figli delle lande al di qua del Ticino. Vero, manca Jo Squillo che fa la diggei assieme ai manichini come in Class TV, però non si può aver tutto.

Non so in Cile, ma in Brasile Leroy Merlin esiste, e riscuote anche grande successo. Ci sono stato più di qualche volta e devo dire che l'esperienza di acquisto è un po' da film distopico: assolutamente identico a quelli italiani (layout, colori, loghi, ecc.), ma con alcuni dettagli ovviamente diversi (scritte ovviamente in portoghese, prodotti che da noi non esistono, ecc.).
..esperienza di acquisto e post vendita assolutamente in linea con gli elevati standard brasiliani..confermo!!
scusate ot
Sono le (piccole) gioie della globalizzazione! Un po' come scoprire i nomi diversi dell'Algida nei vari paesi.

Sempre un piacere leggere i tuoi TR! :love:
Grazie mille!

Veramente molto bello ed interessante: qui ci verrei al volo!
Putre è meravigliosa, uno di quei posti dal quale ti immagini che quelli di Naughty Dog abbiano preso ispirazione per le ambientazioni di Uncharted e le peripezie del suo protagonista, Nathan Drake.
E' un paesello veramente simpatico, personalmente l'ho trovata meglio di San Pedro de Atacama.

Viaggi in First, camera all'Hilton... Hai fatti i soldi e non offri?
Vorrei ricordarti che quello che fa le feste di compleanno con sciambagn e bengala, che fa i venerdì in remoto da Portofino e s'è preso la patente nautica non sono io.
 

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IV. L'Altipiano, finalmente.

Il giorno dopo faccio colazione, mi districo fuori dal parcheggio e sono in strada prima ancora che i camionisti si sveglino. Sento il richiamo dell'altipiano, e come John Muir con le montagne, devo andare.

Mancano meno di 40km al confine boliviano, e circa 1.000 metri di altitudine. Ci sono certe rampe niente male, e certi tornanti da capogiro. Di solito trovo che i cartelli "velocità consigliata...." siano fin troppo pessimisti ma, in queste montagne, imparo che se il suggerimento è di prendere una curva ai 30 all'ora un motivo c'è.


La strada diventa ciò che volevo diventasse, ossia s-p-l-e-n-d-i-d-a.






E poi, mentre l'autoradio provvidenzialmente mi propina una canzone di Luzmila Carpio, un'artista boliviana che canta in Quechua, scollino nella piana di Las Cuevas ed ecco ciò che mi si propone:




In primo piano le geometrie perfette del vulcano Parinacota, 6330mt. Poco più in là c'è il suo collega Pomerape, 6240mt. Erano anni che volevo arrivare qui, dai tempi dello speciale boliviano di Top Gear. Ho una lista, scribacchiata su un post-it e appesa sul frigo in casa, dei posti in cui voglio andare almeno una volta nella vita. Questo angolo di altipiano, tra Cile e Bolivia, era in cima. E ora ci sono.

Decido di fermarmi al mirador Cotacotani, che sovrasta la zona di lagune salmastre dello stesso nome. L'altitudine si fa sentire, ma tra Diamox e acqua sono abbastanza a posto, solo lento.


C'è un trail che porta al paese di Parinacota, e decido di seguirlo per un po'.


Sopra tutto e tutti c'è lui, Parinacota.


A differenza di Atacama sono praticamente da solo, se non includiamo pennuti vari. L'aria è piena dei loro trilli, borbottii, urli e battibecchi. Sembra quasi di stare al mercato; poi, una volta sistemate tutte le varie controversie, ciò che rimane è solo il rumore del vento. Ogni tanto passa un camion, più in alto. In quei momenti di silenzio posso sentire il mio cuore fare tum-tum-tum.




La fauna del posto include puma, vicuñas, fenicotteri e vizcachas, wisk'achu in Aymara. M'imbatto in una di quest'ultime, una specie di marmotta con la coda riccia.




Finisco il mio giro e torno all'auto. Le scarpe sembrano più pesanti di prima, e quando le scuoto ne esce una chilata di sabbia nera, vulcanica, che odora di zolfo e lava. La mente corre a Fjagradalsfjall, l'anno scorso. Metto la macchina in D e vado avanti, che c'è altro da vedere.