JL42
Wikipedia insegna che le parti del mondo con clima subtropicale sono queste:
Io decido, viste le mie preferenze e la geopolitica, che la mia fuga debba per forza essere diretta ad est. Le Ryukyu incombono, di nuovo. Sono stato a Miyako, a Ishigaki, a Taketomi e ad Amami; stavolta decido di andare all'epicentro dell'arcipelago, nella Rimini del Sol Levante, la Benidorm senza buzzurri chiamati Kev e Maureen arrivati dal Cheshire con Jet2. Okinawa.
L'itinerario è semplice: JL42 LHR-HND sabato mattina, poi "connessione" (presa separatamente, va detto) a HND per OKA. L'appuntamento è per le sei circa a Heathrow, Terminal 3.
JAL parte dalla zona C; prendo carta d'imbarco e avviluppo la bag tag su una maniglia della bike bag perchè sì, oggi si va con la bici. Al banco mi chiedono, gentilissimamente, di verificare il peso della bici; assicuratisi che il collo pesa solo 22kg, seguo un omino nelle segrete del Terminal 3 per il deposito ai raggi X per le valigie oversize, e permettetemi un breve excursus.
In un decennio passato a lavorare a LHR non avevo mai visto queste segrete: corridoi in cemento nudo, muri dipinti in verdolino tipo morgue di un ospedale bielorusso, luci fluorescenti al soffitto che o mancano o funzionano a metà. Penso che l'omino mi abbia chiesto di seguirlo perchè è alto esattamente come la mia bike bag. Non dovrei essere qui, come passeggero pagante. Scendiamo un paio di rampe, passiamo uno di quei portali dust-catcher in plasticaccia semitrasparente, e giriamo un angolo per finire in uno stanzone. Pavimento in cemento, muri anch'essi verdognoli, una cattedra tipo elementari di Vibo Valentia anno 1985. Sopra c'è un libraccio, una radio CB e, in mezzo alla stanza, un macchinario a raggi X oversize. Mi godo la scena dell'omino dell'handler che, come se fosse perfettamente normale di esser lì con un passeggero, sveglia l'addetto ICTS che si è addormentato sulla sedia prospiciente la cattedra.
L'addetto, una specie di giovane Giorgio Moroder solo che è di origine somala, si sveglia e senza batter ciglio mi indica di posare la bici sul nastro. Faccio, loro staccano uno dei codici a barre della bag tag che appongono su un bingo sheet, e torniamo indietro. Scene che ho visto solo all'aeroporto di Bukhara, ma apparentemente questo dovrebbe essere un aeroporto leader a livello mondiale. Dicono.
Buona parte degli ingressi della sicurezza sono ancora chiusi per lavori, perchè HAL è sempre ben lungi dal finire il progetto per le nuove postazioni di sicurezza. Passo quindi dalla parte Virgin del terminal, acchittata come un nightclub romeno tra lucine violacee e pannelli fucsia. Mancano solo le baldracche stravaccate sui tavolini e il pappone col White Russian in mano e la pelliccia sulle spalle.
Del T3 non ho molto da dire. Vado a quella che, una volta, era la brasserie belga e ora, mboh, si chiama in qualche modo diverso, ma rimane comunque il miglior posto dove passare del tempo in questo terminal. Decido di fare colazione e, sul menu, vedo le Florentine eggs - in pratica le eggs benedict ma senza salmone affumicato e con gli spinaci.
Unica sorpresa è il fatto che siano state fatte coi crumpet e non con gli English muffin, ma a me piacciono entrambi e quindi non mi faccio troppi problemi. Mangio, bevo, mando un po' di mail e poi arriva il momento di andare al gate. Lungo la via m'imbatto in questo messaggio di errore:
Da cui giudico che LHR, per i FIDS, gira ancora su Windows 7. Con calma HAL, è solo andato fuori supporto nel 2020!
Gli eterei corridoi dei gates 20. Mai cambiati dagli anni 90 ad oggi.
JAL 42 oggi parte dal gate 29, e a servirci è JA843J, un 787-8 di dieci anni di età in configurazione C30 M156. Insomma, su questo 787 ci stanno tanti cristiani quanti ne mette, su un A320neo, EasyJet. Poi laggente mi chiede perchè mi piace JAL.
Al momento della scelta del posto il volo sembrava semivuoto, e invece finisce che non ci sarà uno sgabello libero, almeno in barbon. Imbarco in perfetto orario e, visto che siamo in pochi, siamo a bordo in un amen.
I 30 post di business sono sistemati con l'Apex, stesso sedile che ha/aveva anche Korean Air. JAL ha sostituito, sui 350-1000, l'Apex con una nuova poltrona fatta da Safran, e immagino che - prima o poi - anche questi 787 verranno riconfigurati.
Mentre in barbon il setup è 2-4-2. Unici al mondo ad averla così sui 787. Stranamente, manca la Premium Economy, ma mi sembra che JL non abbia chissà che apprezzamento per quella cabina, a differenza di tante altre compagnie aeree.
Unico difetto, come sempre sulle nipponiche, è l'IFE inadeguato. Appena aperto, il Magic IV ha un'interfaccia grafica che mi ricorda il pannello di comando delle Suzuki Swift del 2010...
Arriva il mio vicino di banco, un giapponese che non si muoverà per tutto il volo, coperto da tre felpe e due sciarpe. Come sempre mi succede, il mio vicino di posto non può esimersi da qualche stranezza. In questo caso, un paio di scarpe dall'odore veramente tremebondo. Si leva le suddette per infilare i piedini in un paio di ciabatte tipo infermiera, e dalla zona piedi si leva un olezzo caprino che è subito nuraghe vista Gennargentu. Saranno 14 lunghe, lunghissime, ore.
Partiamo in orario, e lungo la via vedo il 777W di AA con la livrea storica "Flagship", vi metto una zoommata giusto per motivo d'inventario. A vederla sembra proprio una porcata e, non a caso, sono parcheggiati ai remoti.
E poi, via. Parte il servizio, e chiedo un'acqua tonica. La capocabina, che serve questo lato dell'aereo, armeggia con lattine e bottigliette per un po' e, quando mi arriva il desiderato beveraggio, scopro che ha capito G&T e mi ha servito una mezza bottigliata di Sapphire. Sono solo le 9 di mattina, ma va bene così.
Il volo procede tranquillo, c'è solo un difetto: la cabina è caldissima. Gli equipaggi JAL hanno la brutta abitudine di scaldare troppo la cabina, secondo me, ma penso che sia anche una cosa culturale; noi occidentali siamo tutti sbracati, mentre gli indigeni sono coperti fino alle orecchie. Vallo a capire. Sul 350, va detto, non era così.
Arriva il momento del rancio, che viene in due opzioni: pollo (versione asiatica) o polpette (occidentale). Vado di polpette, e devo dire che era tutto estremamente commestibile. Acqua e miso soup come accompagnamenti.
Gelato Northern Bloc conservato allo zero assoluto.
Un volo diurno per il Giappone non passa più; guardo qualche film sul mio telefono, leggo metà del mio libro, e poi faccio una capatina in galley dove l'equipaggio ha allestito questo snack bar:
Molto apprezzati gli smoothies. Vi prego di non cadere in facili ironie circa il nome, sebbene la foto al pacchettino io l'abbia fatta, per andar sul sicuro, al cesso.
All'incirca a otto ore dalla partenza, quando sto per scivolare in una pennichella postprandiale, ecco che tutte le luci vengono accese. Che succede? Dove siamo? Dove andiamo? Allarme in platea.
Niente di trascendentale, si tratta della distribuzione di una girella all'uvetta. Perchè tutto 'sto cinema? Mboh.
A -4 ore dall'arrivo, da qualche parte sopra la Corea, arriva la cena (o il pranzo? O la colazione? chi lo sa). Una sola scelta su menu, carne al curry con riso. A me piace, ma immagino le smorfie da parte dei passeggeri continentali.
Iniziamo la discesa. Fuori è buio e, al momento di valicare le montagne, ci imbattiamo in dei venti mica da ridere. Turbolenze a nastro, si balla come spesso succede ad arrivare a Tokyo. Quest'estate avevo letto
Bomber Mafia, il libro di Malcom Gladwell sulla nascita e sviluppo del bombardamento aereo nella seconda guerra mondiale, e c'era una parte dedicata a quando i bombardieri americani "scoprirono" le jetstream. M'immagino la strizza che devono aver provato i primi equipaggi a volare verso Tokyo. Noi siamo su un aereo che pesa quasi il quadruplo, e stiamo letteralmente saltando sopra e sotto. Le cose si calmano un po', facciamo un bel giro sopra la baia di Tokyo, e atterriamo lisci come l'olio sulla pista 34L. Di li a poco siamo a T3.
Poca fila all'immigrazione, ritiro la borsa e sono pronto ai banchi per il prosieguo.
continua!