I raid iraniani hanno colpito
Dubai, trasformando il simbolo del lusso globale, l'isola artificiale di
Palm Jumeirah, in uno scenario di
guerra. L’attacco, sferrato da Teheran come rappresaglia contro le operazioni militari di Israele e
Stati Uniti, ha provocato 4 feriti e il collasso del traffico aereo internazionale. Testimoni oculari riferiscono di forti esplosioni e di una densa colonna di fumo nero che si è levata da uno dei resort di lusso di «The Palm». Secondo le autorità degli Emirati, almeno quattro persone sono rimaste ferite a seguito dell'impatto dei vettori sull'hotel Fairmont dell'isola. Le sirene delle ambulanze hanno squarciato il silenzio di quella che, fino a poche ore fa, era considerata una delle zone più sicure e ambite del pianeta.
Paralisi globale
L'escalation militare ha costretto le autorità aeronautiche a una decisione senza precedenti: la chiusura totale dello spazio aereo. Il
Dubai International, l'aeroporto più trafficato al mondo per passeggeri internazionali, e l'Al Maktoum International hanno sospeso ogni operazione a partire dal 28 febbraio. I numeri descrivono un caos logistico di proporzioni storiche: oltre 500 voli tra cancellazioni e ritardi. Giganti come Emirates e Etihad hanno sospeso i voli, seguiti da vettori internazionali come Lufthansa, Air France, British Airways e Qatar Airways.
La sospensione dei collegamenti si estende a tutto il Medio Oriente e all'Asia Centrale, con
alcune compagnie che prevedono stop fino al 28 marzo.
«Perdite miliardarie»
Dubai non è solo una città, è lo snodo vitale che connette Europa, Asia e Africa. Ogni ora di chiusura dello spazio aereo si traduce in perdite miliardarie. Con il petrolio che ha superato i 100 dollari al barile, le deviazioni di migliaia di miglia per evitare la zona di guerra stanno portando i costi operativi delle compagnie aeree a livelli insostenibili. Ma il danno più profondo è d'immagine e strategico. Gli Emirati Arabi Uniti, che hanno fondato il proprio modello di sviluppo sulla neutralità e la sicurezza, si trovano ora coinvolti direttamente nel conflitto.
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