[TR] L'eclissi dei quadrimotori: i miei (probabilmente) ultimi 747 e 340 [FINITO]

I-DAVE

Moderatore
Cacchiarola, sono già innamorato di Akeno.
Se potessi, per compensare, mi butterei nel primo Wagamama che fosse aperto seduta stante...
Non è aperto quello di Marpenza?

Maddeché!
Non sai quanto l'invidio, io che sbrodolo anche per la DrPepper...
Diglielo!

Ma perche' devi volere il diabete? E soprattutto non ti ricordi quei 'succhi di frutta' con colori che persino al Pride definirebbero "chiassosi" che il Nostro ci propinava dalla Malesia?
Taiwan, non Malesia:



OT coreano da urlo, veramente notevole.

Ciao
Marco
Grazie!

*sospiro*.... prima o poi riempio una vasca da bagno di ramen e buonanotte ar secchio.

nomi più facili da ricordare a sto giro: la stazione uèohmachiè?
E il distributore di ramen: senticheodori.
😄

La pronuncia giapponese è di solito molto facile per gli italiani, c'è una certo corrispondenza fonetica.

Mo' te tocca cambia' nick: non puoi non essere Nando (eventualmente A-Nando!)

(scusa, è tutta colpa dell'invidia)
🤣🤣🤣

Sono andato a Nara nell'ormai lontano 2011, e sono durato pochissimo. Al terzo cerbiatto (che stava attraversando la strada sulle strisce!) un'immagine s'e' inchiodata nella mia mente, un'immagine fortissima, potentissima.

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Sono dovuto scappare per evitare il misfatto e possibili anni di gabbio.
Ho trovato incredibile che non servano carne di cervo/cerbiatto o simili. Vendono le cicale arrostite ma non la selvaggina!?

OT coreano e giapponese stratosferici. Che voglia di Oriente.
Grazie! Già, che voglia di tornare :(

DaV
 

vipero

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.
Non è aperto quello di Marpenza?
Avrei bisogno di un tesserino (scaduto :( ) o una carta d’imbarco...
Al momento sono due cose inapplicabili.
Ma certo in loco i sapori devono essere tutta un’altra cosa.
È così per la carbonara, figuriamoci per i nabeyaki.
 

aamilan

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TR molto bello e interessante. Non conosco affatto l'oriente ma mi attira molto, soprattutto leggendo questi TR. Non posto TR per il semplice fatto che o dimentico di fare foto, oppure le poche volte che le ho fatte in aereo mi hanno cazziato, e poi, non riuscirei a raccontare il viaggio come te o 13900 (voi siete studiati).
 

13900

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TR molto bello e interessante. Non conosco affatto l'oriente ma mi attira molto, soprattutto leggendo questi TR. Non posto TR per il semplice fatto che o dimentico di fare foto, oppure le poche volte che le ho fatte in aereo mi hanno cazziato, e poi, non riuscirei a raccontare il viaggio come te o 13900 (voi siete studiati).
E invece dovresti. Voglio dire, ce la fa Dancrane... qualcosa dall’Alaska ci manca.
 
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I-DAVE

Moderatore
Avrei bisogno di un tesserino (scaduto :( ) o una carta d’imbarco...
Al momento sono due cose inapplicabili.
Ma certo in loco i sapori devono essere tutta un’altra cosa.
È così per la carbonara, figuriamoci per i nabeyaki.
Soprattutto per la carbonara, soprattutto per la carbonara... 😄 😄 😄
(lo dico prima di essere bannato: era vomitevole)

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DaV
 

londonfog

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Londra
Aggiungo un altro commento per non sembrare troppo bestia.

La parentesi di Kyoto e' splendida, Dave. Adoro quella citta', ci sono stato due volte e ci tornerei dopodomani per una terza. Anzi, domani. C'e' qualcosa che la rende epica.
Mi associo, io sono andato in Giappone molte volte negli anni 80. Ritornerei domani mattina a Kyoto e Nara
 

I-DAVE

Moderatore
La vacanza è agli sgoccioli, e il mio biglietto di ritorno parte da Nagoya, città non particolarmente nota ai turisti occidentali; è quindi una inaspettata e piacevole sorpresa trovare una città vivibile e piacevole da esplorare, e situata in una posizione chiave per una gita fuori porta sul Nakasendo, l'antica strada postale imperiale che congiungeva Edo (Tokyo) a Kyoto.

La mia ultima mattina a Kyoto si apre con l'ennesima dormita - prevedo comunque di prendere il treno verso la tarda mattina. Finisco di impacchettare le ultime cose e parto armi e bagagli verso la metro e quindi la stazione di Kyoto.

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Non ho prenotato nessun biglietto per lasciarmi un po' di flessibilità e, visti i prezzi più o meno simili, decido di prendere uno shinkansen Hikari, un po' più lento del Nozomi (cosa comunque impercettibile tra le due stazioni), e lievemente più veloce del Kodama, che avrei pure preso se avessi trovato una partenza intorno all'orario in cui ero in stazione, senza dover aspettare ore.

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Tra le due città occorrono poco più che trenta minuti, passati in fretta guardando fuori dal finestrino.

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La stazione di Nagoya è un incubo di corridoi. Avrei probabilmente fatto prima a camminare verso l'hotel (androoms Nagoya Fushimi) che a cercare di prendere la metro; almeno la camera è già pronta quando arrivo, anche se sono in anticipo sull'orario del check-in.

Piccola, come in quasi tutti gli alberghi giapponesi, ma estremamente funzionale e con uno stile che mi piace moltissimo.

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Disfo velocemente la valigia e poi esco per un giro esplorativo. Il castello non è troppo lontano, ed è sicuramente l'attrazione principale, per cui mi dirigo lì.

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Mi piace che una città moderna possa anche essere ordinata e verde: le due cose non devono essere necessariamente in contrasto.

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Lungo la strada mi imbatto in un tempio. Scopro solo a casa che è il Gokoku Shrine, costruito durante la WW2 e dedicato a oltre 93000 morti militari giapponesi, e in particolare ai marinai della Yamato. Ma la storia, si sa, ha il gusto per l'ironia, e quindi il tempio venne distrutto durante un raid aereo nel 1945, prima di essere ricostruito nel '58.

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La stessa sorte toccò al castello di Nagoya, che sorge a pochi minuti a piedi da qui. Il castello fu uno dei più grandi del Giappone all'epoca della costruzione e sede del clan Owari della famiglia Tokugawa, lo shogunato che controllò il Giappone per oltre 250 anni, fino alla restorazione Meiji nel 1868.

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I raid aerei distrussero completamente il castello, il palazzo reale e sbriciolarono parte delle mura. Sul finire degli anni '50, una replica esatta venne edificata, in cemento armato, incluse le torrette di guardia poste ai vertici delle mura. Il castello è ora chiuso e c'è un progetto per ricostruirlo nuovamente, ma con le tecniche tradizionali e completamente in legno, come l'originale.

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I giapponesi hanno una passione per coltivare i crisantemi, il fiore imperiale.

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Ottobre-novembre è il periodo della fioritura, e i giardini tengono esposizioni dedicate a questa pianta che, in Oriente, ha il significato diametralmente opposto a quello funesto che noi gli attribuiamo. Ogni anno, al castello si organizza una competizione che include crisantemi bonsai e diorami.

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Stessa sorte del castellò la subì il palazzo imperiale, che si trovava all'interno delle mura; e allo stesso modo venne ricostruito dopo la guerra, ma seguendo le tecniche costruttive e i materiali del 1600.

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Il palazzo è visitabile, e la visita altamente raccomandabile. Finché fu in piedi, venne ritenuto una dei migliori esempi dell'architettura shoin, ricchissimo di una collezione di pitture su schermo della scuola di Kano, tanto che molti vennero portati a Kyoto e installati nel palazzo di Ninomaru, cosicché il palazzo di Nagoya venne solo usato saltuariamente durante gli spostamenti dell'imperatore tra Edo e Kyoto, come luogo di sosta, e preservato meticolosamente per oltre tre secoli, passato indenne guerre, tumulti e terremoti, fino ad essere sbriciolato dagli aerei americani.

Visto l'uso di materiali naturali e delicati, come il legno, anche qui occorre togliersi le scarpe per la visita. A grande richiesta dei miei fan, non potevo non donarvi la vista di un paio dei miei calzini a righe.

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La visita attraversa i vari ambienti del palazzo, dalla sala più esterna a quella delle udienze ufficiali; man mano che ci si allontana dal centro del palazzo, le scene rappresentate sui divisori in carta di riso sono via via più minacciose, con bestie feroci come tigri e leopardi, e dovevano incutere timore nel visitatore di più basso lignaggio.

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Le sale sono tutte ricoperte con con tatami, mentre i corridoi sono in legno. La seconda sala era quelle delle udienze, lievemente sollevata rispetto alla precedente, dove chi chiedeva udienza doveva rimanere.

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Lo Jorakuden era la sala dove risiedeva lo shogun quando era di passaggio a Nagoya, e pertanto la sala più riccamente decorata.

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Mi rimetto le scarpe all'uscita del palazzo e faccio un'ultima foto al castello prima di incamminarmi verso il Museo Tokugawa.

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Per strada, un gruppo di colletti bianchi che avrebbe fatto la gioia di Henry Ford: dresscode di qualunque colore purché sia nero.

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La strada mi porta giusto davanti al palazzo del municipio, in stile imperiale giapponese. L'edificio, inaugurato nel 1934, sopravvisse alla guerra.

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Calcolo malissimo i tempi e arrivo poco prima delle 16:30, l'orario di ultimo ingresso al museo.

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Avrei circa mezz'ora per vedere tutto, ma non sono un grande amante delle corse - magari l'avrei visto in 15 minuti, ma avessi voluto fermarmi di più non avrei potuto. Decido quindi di non entrare nel museo, ma visitare solo i giardini. Un po' mi spiace, dato che il museo, gestito dalla fondazione della famiglia Tokugawa (i discendenti diretti degli shogun), abbraccia quattro secoli di storia e raccoglie la quasi sterminata eredità culturale lasciata da una delle famiglie più importanti del Giappone, con cimeli e oggetti culturali assolutamente unici come i manoscritti delle Storie di Genji, che risalgono al X secolo.

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Il sole è ormai basso sull'orizzonte (è pur sempre novembre) ed è più bello passeggiare che fotografare, con questa luce...

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Finisco il giro e faccio un paio di acquisti al bookshop. L'edificio principale del museo è in stile imperiale giapponese.

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Col tramonto che infuria su un incrocio particolarmente fotogenico (amo tutti quei cavi!), vado verso la stazione della metro di Kurumamichi per accorciare di un'oretta buona il ritorno all'hotel.

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I-DAVE

Moderatore
Mentre stavo costruendo l'itinerario, ricercando qui e là un po' di Giappone rurale visitabile nei pressi di Nagoya, tre nomi continuavano a saltare fuori: nakasendo, Tsumago, Magome.

Il Nakasendo era una delle cinque strade imperiali che collegavano Edo (l'attuale Tokyo) a Kyoto; a differenza della Tokaido, che percorreva la costa, il Nakasendo passava per il sistema montuoso centrale giapponese, lungo la valle del fiume Kiso.

Il Nakasendo, inteso come percorso, si è per lo più mantenuto e, in alcuni tratti, l'antico selciato medievale è ancora al suo posto, tra cui l'itinerario tra i due villaggi di posta di Tsumago e Magome, che sembrano i nomi di due personaggi dei cartoni giapponesi, ma sono due splendidi piccoli villaggi che mantengono ancora le loro antiche case in legno.

Il mio penultimo giorno in terra giapponese (terzultimo, per i pignoli, se includiamo il giorno del volo) inizia con una veloce colazione alla caffetteria dell'hotel - la colazione è inclusa, anche se un po' spartana: un toast al formaggio e tonno (!), un uovo sodo e del caffelatte.

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Vado diretto alla stazione centrale di Nagoya, con Hyperdia che mi suggerisce una serie di combinazioni per arrivare alla piccola stazione di Nagiso, da dove parte il sentiero.

Ci sono pochissimi treni diretti tra Nagoya e Nagiso, e la maggior parte dei tragitti richiede un cambio di treno a Nakatsugawa. Prendo il rapido della JR West Chuo Line - ci impiega un po' di più del Limited Express, ma costa la metà.

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Arrivato a Nakatsugawa, ci sono una quindicina di minuti per la coincidenza. Train spotting time!

Uno dei Shinano Limited Express che viaggia tra Nagoya e Nagano.

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Un treno della serie 211 su un binario di parcheggio, in attesa di svolgere un servizio per Nagoya.

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... mentre un altro 211 è appena arrivato.

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Pochi minuti dopo arriva anche il mio treno locale per Nagiso.

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Poche persone salgono a bordo, qualcuno in abbigliamento da trekking e bastoncini da passeggio.

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In diciotto minuti precisi si arriva a Nagiso. La stazione è spartana e non ci sono molte indicazioni, a parte un cartello appeso sul ponte in ferro, che scavalca la linea ferroviaria, che indica di tirare dritto per il Nakasendo in direzione Tsumago.

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Salgo per una foto, ma poi continuerò nella direzione indicata (non che cambi molto: le due strade si riuniscono sopra l'imboccatura del tunnel ferroviario).

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All'imbocco del Nakasendo si trova un prugno piangente. Tra febbraio e marzo, si riempie di fiori bianchi, molto simili a quelli del ciliegio (d'altra parte sono della stessa famiglia delle rosacee, come melo, albicocco, mandorlo e altri noti alberi da frutta); altri due prugni piangenti si trovano lungo il percorso.

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Forse perché ho perso un po' di tempo con alcune foto, non ci sono altre persone sul percorso insieme a me. È tutto molto silenzioso, sembra di essere in un mondo completamente separato dalla realtà. Qua le temperature sono più basse che in pianura - la valle è piuttosto stretta e si sale verso il passo di Magome - e quindi finalmente qualche acero dà sfoggio dei suoi colori autunnali.

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Un vecchio abbeveratoio in legno. Tutto il Nakasendo è pieno di cose che i millenials probabilmente non sanno neppure esistere :D

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Un sentiero si stacca ed entra nella foresta, chissà dove porta.

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La piccola frazione di Godo è appena dopo un paio di tornanti. Alcune case sono riparate da un muro di siepi tagliate a forma di coni e cilindri.

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Un piccolo tempio si trova subito a sud dell'incrocio principale.

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Verso il fiume si trova anche la falegnameria Tatemotu - hanno un negozio a Tsumago, di fronte all'ufficio postale. Alcuni blocchi da costruzione e tavolette votive per il tempio sono in vendita self-service: basta mettere i soldi (200 yen) nella cassetta ai piedi del tavolo e prendere la confezione.

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Lascio la frazione e continuo lungo il Nakasendo. I prossimi chilometri dovrebbero essere senza presenza umana, fino alle prime case al limitare di Tsumago.

La Via prosegue senza fine
Lungi dall'uscio dal quale parte.
Ora la Via è fuggita avanti,
Devo inseguirla ad ogni costo
Rincorrendola con piedi alati
Sin all'incrocio con una più larga
Dove si uniscono piste e sentieri.
E poi dove andrò ? Nessuno lo sa.


Mi aspetto sempre di trovare Bilbo Baggins dietro la curva.

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In una parte più ombreggiata, coperta dal bosco, appena fuori dalla strada principale, trovo quello che penso sia un cimitero.

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Ritorno in fretta sul sentiero, che non si sa mai.

Le pietre miliari erano usate anche nel Giappone feudale. Questa dovrebbe essere stata posta del 1604.

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Giocattoli fuori dall'unica casa che incrocio tra Godo e Tsumago. Erano secoli che non vedevo un pogo stick!

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Sulla destra del sentiero, si inerpica una diramazione che porta alle rovine del castello di Tsumago, sopra una collina che domina l'ansa del fiume Kisa che scorre proprio sotto. Salendo, incontro un gruppo di tre americani che mi dicono che la salita non vale la pena. Avranno ragione...

Il sentiero è pure reso scivoloso da un fitto tappeto di foglie morte che fa risaltare ancora di più i tronchi argentei della piccola foresta di bambù. Questa foto mi ricorda in modo impressionante una gigantografia fotografica che copriva una parte della parete posteriore della mia classe all'asilo, la classe rossa.

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Bambù.

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Usciti dalla foresta, il paesaggio si apre un po', e iniziano a vedersi alcune attività umane. Davvero una splendida giornata per camminare.

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Questo è anche l'inizio del villaggio di Tsumago.

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Prima di un rovinoso terremoto nel 1800, questa roccia aveva la forma di una carpa ed è tutt'ora nota come la roccia-carpa; una targa ricorda l'evento.

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Molte delle costruzioni sono state restaurate allo stato originale, benché ammodernate con acqua corrente ed elettricità.

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Il villaggio consiste in due strade, una principale carrabile (ma non ho visto alcuna macchina passare) e una parallela pedonale. La parte più vicina al fiume è attraversata da una terza strada carrabile che di fatto bypassa il paese, e dai posteggi per i bus turistici, che arriveranno verso l'ora di pranzo.

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Alcuni edifici fanno parte del patrimonio cittadino, e sono parzialmente aperti. Non si può entrare ma si può osservare dall'esterno com'era la vita nei secoli passati.

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Il piccolo ufficio postale è anche un museo delle cassette postali (!) e ha l'unico bancomat che troverete nei dintorni. Se dovete prelevare, attenzione che l'ufficio chiude per pranzo... lo dico per esperienza!

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I cachi sono molto apprezzati sia in Giappone che in Corea del Sud, e li troverete ovunque, se vi piacciono.

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Per pranzo non ci sono moltissime opzioni. Mi fermo in un ristorantino/negozio di souvenir, attratto dall'odore di carne arrostita.

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Nel frattempo, sono arrivati i bus turistici.

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L'atmosfera però rimane relativamente tranquilla - dev'essere completamente fuori stagione ormai.

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Tipico della zona è il cipresso giapponese hinoki, che qui viene lavorato artigianalmente. Alcuni dei negozi sono specializzati in utensili in legno e prodotti per la cucina, inclusi bento box in legno di cipresso, laccati, bellissimi nella loro semplicità. Forse era meglio se l'ufficio postale fosse rimasto chiuso...

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Considerando che ho ancora una decina di chilometri da camminare prima di Magome, forse è meglio rimettersi in cammino. Il sentiero costeggia il fiume Araragi, un immissario del Kiso, per un pezzo, prima di salire rapidamente un centinaio di metri ed entrare nel bosco attraverso alcuni tornanti.

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Il bosco dura poco - un'apertura nella valle lascia spazio alle ultime abitazioni della frazione di Otsumago, dove si trovano un paio di ryokan in legno e qualche modesta abitazione. Qui sembra di essere un in mondo completamente separato da quello da cui provengo.

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La frazione dura poche case, e il sentiero riprende, ben segnalato, all'interno del bosco.

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Il bosco è umido e piuttosto folto e, nonostante la giornata soleggiata, la temperatura inizia a scendere gradualmente man mano che il sentiero sale. Ci sono però ampi spazi dove il sole riesce a filtrare e dove ci si può sedere cinque minuti a bere un sorso di tè (sicuro al 100% che i giapponesi veri si portino il sakè).

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Non che sia suggeribile fermarsi troppo a lungo: la zona è abitata da orsi, e si trovano frequenti campanelle anti-orso...

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Qui l'autunno è sicuramente arrivato. Una coperta di foglie gialle, rosse e brune copre alcuni tratti del sentiero.

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Dopo alcuni chilometri c'è una deviazione per le piccole cascate di O e Me (Odaki e Medaki - daki significa cascata).

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Poco oltre, il sentiero incrocia la strada provinciale per poi iniziare l'ascesa al passo di Magome. Non ho visto anima viva per chilometri e, ogni volta che mi fermo a recuperare un po' il fiato o a bere un sorso d'acqua, sento solo i rumori del bosco. Sicuramente sono passati dei bambini:

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Uno dei pochi punti di ristoro, la storica casa da tè Tateba, è purtroppo chiusa. Il gruppo di ciliegi che segna la casa da tè è un'attrazione primaverile, quando sono i fiore, ma i rami argentei fanno la loro scena anche d'autunno.

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Poco dopo il sentiero si ricongiunge con la strada provinciale proprio al passo di Magome. Ormai Magome è vicina e il piccolo santuario di Kumano annuncia l'inizio dell'abitato duecenti metri dopo.

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La parte alta di Magome è ancora prettamente rurale, con alcune fattorie e molti campi. La strada e il sentiero, che si intersecano e costeggiano, iniziano a scendere di altitudine.

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Anche il sole inizia a scendere, il pomeriggio è ormai inoltrato e non manca molto al tramonto. La luce si fa più morbida e iniziano a vedersi abitazioni e negozi.

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Il sentiero risale, staccandosi dalla provinciale, e inerpicandosi su una piccola collina: poco oltre è stato ricavato un punto panoramico.

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Visto l'orario e il tramondo ormai prossimo, decido di rimanere qui ad attendere - non credo d'altra parte ci sia un punto migliore nelle vicinanze :)

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Col sole ormai al di sotto dell'orizzonte, entro ufficialmente a Magome passando a fianco all'antica bacheca degli annunci.

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Magome è più aristocratica di Tsumago - la strada principale è in selciato, le case elegantemente restaurate, i negozi più importanti e in numero maggiore. La luce del crepuscolo le dona un aspetto misterioso.

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A differenza di Tsumago, si sviluppa unicamente lungo una sola strada principale, completamente in discesa (o salita, a seconda dei punti di vista).

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I pochi turisti si affrettano a fare gli ultimi acquisti prima di tornare ai loro alloggi.

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Faccio qualche acquisto anche io, tra cui l'immancabile magnete, e dei cracker di riso glassati da Usagiya, un negozio specializzato in questo prodotto. Quando esco dal negozio, vedo che centinaia di lanterne sono state poste lungo il sentieri che attraversa il paese.

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Non essendoci illuminazione aerea, questo è ancora il modo tradizionale di illuminare la strada, insieme alla fioca luce delle case e dei ristoranti che stanno ora aprendo.

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All'incrocio con la strada provinciale 7 speravo di trovare informazioni per il bus verso Nakatsugawa ma... non c'è nulla. L'ufficio informazioni turistiche è ovviamente chiuso a quest'ora, e oltre non ci sono che campi.

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Consulto la mappa e vedo che la stazione più vicina è Ochaigawa, a circa sei chilometri. Nakatsugawa è oltre otto chilometri da qui, anche se è più servita. Non sono entusiasta all'idea di fare altri sei chilometri, ma non ci sono molte alternative; passo l'ultima casa che ormai è notte e mi incammino.

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Il primo chilometro e mezzo è in mezzo ai campi, con alcune piccole guesthouse e case qui e là. Il buio scende in fretta, così come la temperatura, ma la stellata che si vede è assolutamente incredibile e mi spiace non aver portato il treppiede.

Il sentiero arriva al bivio - scendere giù per la strada acciottolata del periodo Edo, in mezzo alla foresta, senza luce a parte la torcia del telefonino, o scendere per la provinciale, rischiando di venire investito? Decido per il sentiero - non sono tutt'ora sicuro fosse la scelta migliore ma è quella che probabilmente rifarei pure oggi :D una foresta di notte è un posto curioso: i rumori che ne interrompono il silenzio sono diversi da quelli del giorno, come anche gli animali che la abitano. Ovviamente non ho nessuna foto, dato che con la torcia riuscivo a vedere a malapena venti metri di fronte a me, mentre l'umidità iniziava a salire e formare una specie di nebbiolina sospesa. Il tratto è comunque corto, circa un chilometro.

Attraversato il Yubunesougo, il resto della camminata è all'interno dell'abitato di Ochiai, lungo il fiume, fino alla confluenza con il Kiso, dove si svolta verso nord-est seguendo quest'ultimo fino alla piccola fermata non presenziata. Arrivo dieci minuti scarsi prima del treno per Nakatsugawa - non ci sono macchinette per fare il biglietto, panico!

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Salgo a bordo sperando di trovare il controllore e spiegare la situazione con google translate, ma trovo questo:

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Tengo il biglietto e cambio al volo il treno a Nakatsugawa (non ci sarebbe stato il tempo materiale per fare il biglietto lì) e fermo il controllore appena dopo la partenza - a cui spiego la situazione. Sembra una cosa normale perché mi viene fatto il biglietto sul treno che pago senza multe o altro. Manca poco che mi addormenti, cullato dal rumore ritmico del treno sui binari, ma resisto.

Arrivo in hotel che sono le nove, dopo un veloce salto ad un 7-Eleven per qualcosa da mangiare; faccio appena in tempo a farmi una doccia e mettere la testa sul cuscino che mi addormento in un secondo - niente di meglio per dormire bene che fare una bella camminata :D
 
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I-DAVE

Moderatore
Il mio ultimo giorno giapponese a Nagoya è dedicato al museo ferroviario SCMaglev, gestito dalla JR Central, una delle società ferroviarie giapponesi. Ho una passione per i mezzi di trasporto, checcidevofà!

Il museo è collegato dalla Aonami Line, una vecchia linea merci che univa la stazione di Nagoya al porto, e riadattata al trasporto passeggeri pochi anni fa. Dato che è sabato, la linea è molto frequentata dalle famiglie che si recano proprio al museo.

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Fatto il biglietto, si entra in una sala con una bella locomitiva a vapore classe C62 - la più veloce vaporiera giapponese, antesignana dei treni ad alta velocità che poi correranno sulla linea ad alta velocità tra Tokyo e Osaka. La C62-17 in esposizione detiene il record di velocità su una linea a scartamento ridotto.

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A fianco, il maglev MLX01, detentore del record di velocità per maglev.

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Gli interni sono molto simili a quelli di un aereo, cappelliere incluse.

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La sala degli Shinkansen contiene una selezione di mezzi che hanno fatto la storia del trasporto su lunga percorrenza in Giappone, non necessariamente come parte della serie dei treni ad alta velocità :)

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Questo sembrava più uno dei tram milanesi.

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Di pari passo con l'evoluzione delle locomotive, anche le carrozze diventavano più confortevoli. La classe Suha 43 era la prima di nuova concezione delle JR, dopo la guerra.

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Anche i treni della metropolitana si evolvevano. La classe Kuha 111 fu la prima ad adottare un nuovo giunto cardanico (qualsiasi cosa sia!) per diminuire la rumorosità delle treno.

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La classe Kuha 381 fu la prima, all'inizio degli anni '70, disegnata con un meccanismo di pendolamento che permettesse di affrontare le tortuose curve montane della linea tra Nagoya e Nagano a maggiore velocità, senza compromettere il comfort dei passeggeri.

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Il papà di tutti gli Shinkansen, il modello 0. Costruito per viaggiare oltre i 200km/h sulla nuova linea costruita tra Tokyo e Osaka, fu il capostipite della serie.

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Alcune versioni erano anche dotate di carrozza ristorante.

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Alla serie 0 succedette la 100, migliorata nel comfort e con la possibilità di ospitare una carrozza ristorante panoramica a due piani. Il muso inizia a farsi più appuntito.

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La carrozza ristorante era tra quelle a due piani, con la cucina al piano inferiore e un sistema di porta vivande che permetteva di passare il cibo direttamente dalla cucina.

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La serie 300, che debuttò negli anni '90, permise un significativo incremento di velocità (fino a 270 km/h) grazie all'uso di alluminio nella scocca, più leggero, la nuova forma aerodinamica e motori asincroni più leggeri e performanti.

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Fino a giungere agli odierni serie 700 e N700. Un trainset completo N700 è all'esterno ed è usato come area ristorazione - tutti possono entrare e sedersi ai posti a mangiare il loro bento box!

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Finisco la visita e torno verso il centro di Nagoya, all'Osu Kannon temple.

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C'è qualche cerimonia in corso, pertanto non entro.

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Nelle vicinanze si trova però il quartiere dei divertimenti, con negozi di videogiochi, fumetti, negozi equivoci e un sacco di persone vestite in maniera assurda.

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Spendo il resto del pomeriggio a fare un po' di shopping (ancora!), e crowd watching lungo il Hisaya-odori Park, un lungo parco lineare, dove trovo un assembramento di giovani otaku intenti a ballare su un dj-set composto di famose sigle di anime giapponesi.



Torno in hotel a preparare la valigia - domani si torna a casa.
 

I-DAVE

Moderatore
È il giorno del rientro; come sempre, un'eccitazione misto nostalgia mi pervade. Non mi piace tornare a casa, alla routine, ma ahimè anche io ho bollette da pagare. Oggi si vola con un 340, quello che sarà probabilmente il mio ultimo volo con la serie -300 (e, a vedere bene, probabilmente il mio ultimo volo con un quadrimotore, del tutto).

Prendo armi e bagagli e mi perdo alla ricerca della giusta entrata della metro con l'ascensore. È una battaglia, ma ho le armi giuste :D

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Alla stazione di Nagoya mi perdo nuovamente - devo andare alla parte della stazione che serve i treni della Meitetsu Airport Line. I treni più veloci impiegano 28 minuti - non male, considerando i quasi 45 km di distanza.

La prima impressione dell'aeroporto è buona: luminoso, ben organizzato, con ampi spazi. Sarà anche il fatto che è ampiamente sottoutilizzato...

Singapore Airlines vuole proprio assicurarsi la necessaria visibilità.

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C'è una discreta coda al check-in, organizzato di rigorose code con nastri spartitraffico.

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L'addetta giapponese è efficientissima: in due minuti controlla il passaporto, conferma il posto già scelto online, etichetta i bagagli (due, che un altro addetto provvede a raddrizzare sul nastro. Valigia rigida e trolley morbido: da qualche parte dovevo pur mettere tutti i souvenier...), mi stampa la carta d'imbarco e vi appone la ricevuta dei bagagli imbarcati , oltre a farvi sopra una mezza dozzina di segni a penna che, credo, dovrebbero aiutarmi a comprendere l'arcano significato di quelle lettere e numeri.

Finisco la mezza bottiglietta di tè freddo e vado al controllo passaporti, e quindi ai controlli di sicurezza, altro prodigio di efficienza. Credo che dal momento in cui ho consegnato i bagagli al check-in a quello in cui sono airside, non siani passati più di dieci minuti.

L'architettura airside è piacevole: vetrate luminose sul piazzale, un soffitto dal design non banale, e una moquette colorata.

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A proposito di vetrate: ottime per poter fare un po' di spotting! Se non fossero completamente controluce :( del mio avione quadrimotorizzato non c'è ancora traccia, essendoci solo un 350 finlandese a tenere alta la bandiera dell'UE.

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Stranamente, non compro niente al duty-free, anche se la tentazione di prendere un cuociriso Panasonic o una tavoletta del cesso automatica della Toto era davvero fortissima. Non trovo neppure l'angolo dei KitKat ai gusti improponibili che c'è a Narita.

Vado al gate ad aspettare l'imbarco, che apre puntuale e dove si forma un'ordinata fila. Sono pronto a salire sul volo 737, che è operato da un 340.

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Volo: LH 737
Tratta: Chubu Centrair International Airport (NGO) >>> Frankfurt (FRA)
Aereo: Airbus 340-313
Età: 20.1 anni
Reg: D-AIGS
Posto: 43K
Sched/Actual: 1055-1525//1116-1525
Durata volo: 12h 09′
Gate: 16A

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Mi accomodo (si fa per dire) al mio posto lato finestrino. La cosa buona dei 330 e 340 è l'avere solo due sedili lato finestrino, che evitano il double-excuse-me quando occorre alzarsi.

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Sul sedile si trovano già il cuscino e la coperta. Non c'è amenity kit.

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Il volo è praticamente pieno, ahimè. Rulliamo mentre viene effettuata la dimostrazione di sicurezza. C'è almeno un'assistente di volo giapponese, anche perché, a occhio, metà e oltre dei passeggeri è nipponico.

Un po' di fauna locale:

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Decolliamo verso nord, facciamo un rapido 360° in senso antiorario, e puntiamo nuovamente verso nord, sorvolando la penisola di Chita.


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A grande distanza (circa 175km), il monte Fuji.

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Che si mangia oggi? Un'ora dopo il decollo vengono consegnati i menu.

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Dopo un'altra mezz'ora, arriva l'aperitivo. Sicuramente, applausi per avere il ginger ale, anche se la lattina da 0.15cl... è da sparagnini.

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Guardo un po' di supereroi sull'IFE, ormai la qualità degli schermi è buona in quasi tutti i casi. Lo spettacolo più bello però è dato dal finestrino - l'affascinante territorio orientale russo tiene incollati. Visto il limitato spazio vitale dato dal mio vicino (uno bello grosso...) mi accontento di fare le foto col telefonino.

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Dopo due ore dall'aperitivo, quindi più o meno l'orario di un pranzo tardivo, considerando il fuso giapponese, viene servito questo ibrido crucco-nipponico con l'italica fettuccina a fare da legante per un redivivo Patto RoBerTo culinario. Da bere prendo una birra, purtroppo l'intransigenza teutonica sul luppolo non ammette che a bordo dei voli Lufthansa possa essere servito altro che Warsteiner. Visto che la salsa di soia è troppa per il solo sushi, sperimento: salsa di soia e salame.

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Una microscopica luna si alza sopra l'ala, mentre le assistenti di volo passano a ritirare i vassoi vuoti. Di solito Lufthansa ha staff che interagisce piacevolmente con i passeggeri; in questo caso, un robot stazionava lungo la mia fila, interazioni zero, gioia di vivere men che meno.

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Pipì time. Bagno pulito e regolarmente fornito di tutto il necessario.

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Mi metto buono a guardare qualche film e ascoltare musica. Non riesco ad addormentarmi. Siamo circa a metà volo, arriva uno spuntino.

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Tra uno sbadiglio e l'altro dovuto alla rincorsa al tramonto che stiamo facendo, arriviamo a due ore e mezza da Francoforte che servono la cena. In teoria, per il mio orologio biologico è corretto - sono circa le 20 ora giapponese.

Degli appetitosi rigatoni in rigor mortis con salsa di pomodoro e carne macinata che litigano per divorzio, asparagi sciolti dal vapore di riscaldamento e tocchi di melanzane allietano il mio palato. Uhm, no. Pasto davvero mediocre, fortunatamente di ridotta quantità.

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Mangio per la fame, cercando di non sbrodolarmi in mezzo alle turbolenze che hanno deciso di colpire questa porzione di volta celeste sopra la Svezia. Atterriamo in un turbinio di pioggia, due ore dopo, con lenta maestosità che identifica il 340.

Andiamo dritti, fortunatamente, ad un jetbridge - un'ora e venti dovrebbero bastare a prendere la coincidenza. Ma ormai Francoforte è al collasso: code infinite alla security, gente che urla, furbi che saltano la coda; almeno il controllo automatico del passaporto è praticamente istantaneo. Sembra di stare al vecchio aeroporto di Istanbul.

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Arrivo (ancora una volta!) al gate pochi minuti prima che apra; alla fine va bene perché, non essendoci spazio per sedersi, mi metto in coda ed entrerò tra i primi.

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LH_DLH

Volo: LH 276
Tratta: Frankfurt (FRA) >>> Milano-Linate (LIN)
Aereo: Airbus 320-214
Età: 0.4 anni
Reg: D-AIWH
Posto: 28F
Sched/Actual: 1710-1820 // 1718-1819
Durata volo: 1h 01′
Gate: B08

Fortunatamente si imbarca con jetbridge e non via bus, che sta venendo giù un acquazzone. L'aereo è nuovo di trinca ma nella sfiga è un 320 CEO e non NEO.

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Per qualche arcano motivo, ci viene distribuito un panino al momento dell'imbarco e non durante il volo. Pane ai semi di girasole, con formaggio gouda e un formaggio spalmabile alle erbe. Colesterolo, a me!

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L'aereo è mezzo vuoto, si può stare larghi.

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Appena finita la demo di sicurezza, vengono spente le luci in cabina, in preparazione al decollo. La sensazione della cabina buia è sempre piacevole, ed è poi uno shock quando le riaccendono in crociera.

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Decolliamo sotto la pioggia. Le gocce d'acqua scivolano via dal finestrino man mano che prendiamo velocità, e un piccolo ruscello si forma al momento della rotazione, all'inclinarsi del velivolo.

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Entriamo in una nuvola, e inizia discolabirinto, bianca e con le luci colorate.

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Quando arriviamo in quota, siamo chiusi a sandwich tra due strati nuvolosi, ma almeno il volo è tranquillo.

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Viene fatto un passaggio bibite (coi panini già consegnati all'imbarco).

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Non c'è molto altro da aggiungere ad un volo tutto sommato tranquillo. Atterriamo in orario a Linate, dove i bagagli si faranno attendere un bel po' - è sempre SEA, d'altro canto - ma almeno arrivano entrambi. E così finisce questo salto nel passato - in attesa del vaccino :D

DaV
 

londonfog

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Londra
1) Kyoto e Kobe sono i mei ricordi piu' belli del Giappone (visitato per lavoro negli anni 80)
2) Palazzo imperiale di Nagoya una sorpresa
3) Foto e racconto fantastici della passeggiata nel sentiero medioevale (non ci provi nemmeno a cimentarmi con i nomi giapponesi).
4} La descrizione dei pasti Lufthansa sul volo di ritorno mi ha rimesso di buonumore (mi ero alzato veramente male)
 
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marksimon

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Cameri (NO)
Semplicemente spettacolare!
Il Giappone era già nella mia lista dei desideri, ma dopo questo tuo TR la voglia è aumentata "di brutto".
Foto bellissime, complimenti.

Ciao
Marco
 

13900

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Magome-Tsumago è qualcosa che vorrei fare da quel dì. Bellissimo il tramonto a Tsumago, le luci del paese, la descrizione della passeggata nella foresta... c'erano per caso i Kodama della Principessa Mononoke? Grazie per il racconto Dave; novembre si sta rivelando la cigliegina sulla torta di quest'anno di merda e questo TR mi ha dato una buona dose di "escapism". Credo che me lo rileggerò un po' di volte.
 

I-POV

Socio AIAC
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Bellissimo Dave. Grandi foto e grande trip.
Sarei dovuto andare in Giappone ad Agosto ma ovviamente ho dovuto rinunciare.
Mi hai dato qualche spunto per quando sarà possibile tornarci.
 

lollomz

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Tutto molto bello, poi leggere il report tutto d’un fiato è un po’ come poter avere a disposizione tutte le puntate di una serie :)
Grazie per aver condiviso!
 

dox74

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Milano
Grazie, mi hai fatto sognare ricordando l’adorato Giappone in questo (ennesimo) weekend in casa e senza nessun progetto di viaggio davanti...TR davvero interessante.