[TR] Kyrgyzstan: Cavalli, yak e cani pazzi


FLR86

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Ciao a tutti

Premetto che questo sarà un TR un po’ mozzato per via del fatto che non ho molte foto del viaggio di andata e nessuna del viaggio di ritorno, dato che poi avevo deciso di non farlo.
Avendo però le idee poco chiare, il cambio di rotta è sempre dietro l’angolo. Motivo per il quale sto scrivendo questo TR di due settimane in terra Kirghiza che, nonostante le mancanze di cui sopra, potrebbe avere un intermezzo, aeronautico e non, di interesse per qualcuno.

Era da un po’ di tempo che fantasticavo su quelle zone. Così, complici i prezzi decisamente altini per le mete extra Europee ed essendo Bishkek una delle destinazioni più abbordabili, ho colto la palla al balzo acquistando un volo Pegasus con andata da FCO e ritorno su BLQ. In un primo momento i prezzi Turkish e Pegasus erano sostanzialmente uguali, ma il tempo di prendere una decisione ed il prezzo Turkish schizza a +300 Euro, dovendo così accontentarmi della cugina povera.

Flash Forward ed arriva il giorno della partenza. Non avendo avuto il tempo di organizzare nulla, non sono ancora sicuro se fermarmi a Bishkek o provare a prendere direttamente un volo per Osh una volta arrivato a destinazione. Mi ritrovo quindi sul bus diretto a Tiburtina a fare incastri mentali con le date per cercare di dare un po’ di forma al tutto, chattando nel frattempo con la manger dell’ormai famoso Apple Hostel di Bishkek, per sapere se ci sarà qualcuno nei giorni successivi con il quale dividere le spese del tour che vorrei fare. Dopo un paio d’ore mi conferma di aver trovato una persona.
Dato che la prima tessera del domino è andata e l’itinerario nella mia testa è un po’ più chiaro, le chiedo anche di acquistarmi un volo per Osh.

Tra una cosa e l’altra eccoci a FCO





Ero convinto, visto il periodo poco propizio, di trovarmi davanti a lunghe file ed interminabili attese. Alcuni banchi sono effettivamente molto intasati. Non è il caso del banco Pegasus che si presenta così.



Neanche cinque minuti per imbarcare il bagaglio e prendere atto del ritardo di 30 minuti del mio volo.
Proseguo per i controlli di sicurezza, anche qua senza alcuna attesa. Stessa cosa per il controllo passaporti.





In 15 minuti sono airside, alla faccia dei disagi.
Il tempo di mangiare un panino congelato (neanche ben scaldato) per la modica cifra di 7 euri e 50 e mi reco al gate con il trenino



Nel frattempo il volo accumula ulteriori 30 minuti di ritardo ed io ne approfitto per farmi un giretto nel terminal, vedere dal vivo i 350 ITA e confermarmi quanto sia brutta quella livrea sul timone.





Ed eccolo l’A320neo (come gli altri che prenderò) che ci porterà a Istanbul con partenza ritardata di oltre 1 ora







Sul volo poco da dire, scorre via liscio nel tristissimo posto corridoio. Il resto è quello che ci si aspetta da una low-cost.
IFE on demand a pagamento al costo di € 2,99 che non ho provato, anche perché la selezione mi sembrava abbastanza scarna





Pitch scarso



Arrivati a SAW ho giusto il tempo di superare i controlli di sicurezza dell’area transiti e raggiungere il gate che l’imbarco è quasi al termine. A questo punto il mio unico pensiero è sperare che il bagaglio imbarcato sia riuscito a fare altrettanto.





Questa volta ho acquistato il posto finestrino per € 5,99





Il sole tramonta in fretta ma almeno posso vedermi le luci di Baku



Non avendo avuto il tempo di prendere qualcosa da mangiare ad Istanbul, opto per farmi spennare con il catering di bordo. Con 9 euri mi aggiudico un panino con della feta ed un succo di frutta. Inutile sottolineare come la consistenza di tale “panino” sia oggetto di studio dei migliori centri di ricerca al mondo.



Alla fine arriviamo a Bishkek in anticipo rispetto alla tabella di marcia. Messo il timbro sul passaporto vado ad attendere speranzoso lo zaino al nastro bagagli che, manco a farlo apposta, è il primo a uscire. Essendo piena notte mi faccio accalappiare da un tassista e, non parlando né russo né kirghiso, gli indico semplicemente la mia destinazione sul telefono. Caricato lo zaino, faccio per salire in macchina dal lato destro, salvo poi realizzare che da quel lato si trova il volante. Sarà stata la stanchezza del viaggio ma il primo pensiero è “Non sapevo guidassero a sinistra”. La confusione aumenta quando lo vedo imboccare la carreggiata di destra. Ma, sorpassate un paio di macchine, capisco immediatamente che qua vale tutto, purché abbia quattro ruote e l’immancabile crepa sul parabrezza. Il che apre inevitabilmente le porte al mercato di auto usate dal Sol Levante.
Dopo circa 30 minuti in cui tentiamo di scambiare due parole con il tassista usando Google translate, raggiungo l’ostello e mi infilo a letto.

Il giorno successivo me la prendo con calma dato che il mio unico obiettivo è prelevare dei contanti facendo nel contempo quattro passi per la città, giusto per constatare che quasi tutti i supermercati sono aperti H24 e che per prelevare con Mastercard avrò moltissimi problemi.
Fuori dal centro la situazione è più o meno la solita, con tante strade sterrate o polverose, e casette o baracche con tetti di lamiera che ti fanno capire che non siamo proprio nel primo mondo





I 41 gradi senza un filo di vento non coadiuvano certo la passeggiata, motivo per il quale la maggior parte degli avventori ha ben pensato di non lasciare l’ostello. Nonostante questo mi spingo fino all’Osh Bazaar dove, dopo 4-5 tentativi non andati a buon fine, trovo finalmente un bancomat dal quale riesco a prelevare.
L'Osh Bazaar è il classico bazaar presente in molti altri posti nel mondo, in cui si può trovare la qualunque in mezzo ad un brulicare di persone. Come primo impatto è comunque sempre piacevole.



Proseguo a vagare ancora un po’ per poi tornare in ostello e pagare quanto dovuto per tour e biglietto aereo. L’Apple Hostel è The place to be in Bishkek. Punto d'incontro per molti turisti e non, sia per la vicinanza alla stazione dei bus che per l’organizzazione di diversi tour, l’ostello in sé non è niente di speciale ma, come primo appoggio, soprattutto se stai andando a braccio, direi che non si può trovare di meglio.
La giornata si conclude con una cena nel ristorante accanto (anche qua si va a gesti) e via in branda pronto per l’alzataccia della mattina successiva

Continua (spero tra non troppo tempo)
 
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OTTIMO!!!!

Tra l’altro in questi giorni s’è appena completata la Silk Road Race, che il mitico Soufiane ha vinto di nuovo. Non vedo l’ora di leggermi tutto il TR per bene.
 

WB

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Splendido! Anche io sono tornato da un giro tra Kazakistan a Kirghizistan e non vedo l'ora di leggere il resto!
 

flapane

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Ecco i TR che piacciono a me, Asia centrale ed estremi del continente americano.
Avrei scommesso la mano sinistra fosse di 13900.

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Ecco i TR che piacciono a me, Asia centrale ed estremi del continente americano.
Avrei scommesso la mano sinistra fosse di 13900.

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E invece no! Sono proprio contento di vedere che ci sono altri (vedi WB qui sotto, che aspetto al varco) che stanno scoprendo quelle lande.

Splendido! Anche io sono tornato da un giro tra Kazakistan a Kirghizistan e non vedo l'ora di leggere il resto!
Il TR lo posti in settimana, vero? Vero?
 

Dancrane

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Ottima partenza, adesso, considerato che sei sopravvissuto al panino di Pegasus, vai avanti!
 

ilPrincipeDiCasador

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Wow! Bello vedere un po' di -stan su AC. Io ci sono stato nel lontano 2011 e dalle prime foto e commenti sembra che non sia cambiato tanto. Prelevare era impossibile e pagare con carta era qualcosa di impensabile. Mi ricordo di aver pagato un ostello con iTunes! I viaggi in auto, imprese da stuntman!
Ottimo inizio, non vedo l'ora di leggere il resto!
 
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nicolap

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TR che promette cose interessantissime, grazie! Sono stato a Bihskek una 15ina di anni fa, e ne ho un bel ricordo.
 

FLR86

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OTTIMO!!!!

Tra l’altro in questi giorni s’è appena completata la Silk Road Race, che il mitico Soufiane ha vinto di nuovo. Non vedo l’ora di leggermi tutto il TR per bene.
Splendido! Anche io sono tornato da un giro tra Kazakistan a Kirghizistan e non vedo l'ora di leggere il resto!
TR come questo valgono la giornata. Ti ringrazio e aspetto il seguito.
Ecco i TR che piacciono a me, Asia centrale ed estremi del continente americano.
Avrei scommesso la mano sinistra fosse di 13900.

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Ottima partenza, adesso, considerato che sei sopravvissuto al panino di Pegasus, vai avanti!
TR che promette cose interessantissime, grazie! Sono stato a Bihskek una 15ina di anni fa, e ne ho un bel ricordo.
Grazie a tutti!

Wow! Bello vedere un po' di -stan su AC. Io ci sono stato nel lontano 2011 e dalle prime foto e commenti sembra che non sia cambiato tanto. Prelevare era impossibile e pagare con carta era qualcosa di impensabile. Mi ricordo di aver pagato un ostello con iTunes! I viaggi in auto, imprese da stuntman!
Ottimo inizio, non vedo l'ora di leggere il resto!
A dir la verità in città ho travato diversi posti in cui si poteva pagare con carta. Il problema era il circuito dato il 99% accettava solo Visa, ed io avevo solo Mastercard. Sui bancomat non so se fosse un problema di circuito o meno, ma ho avuto parecchi problemi a trovarne uno che mi facesse prelevare.
 

FLR86

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La sveglia suona alle 6, e dato che la stazione degli autobus è proprio dietro l’ostello, alle 6.30 sono lì. La mia destinazione sarà Kyzart, circa 5 ore da Bishkek, il punto di partenza del tour a cavallo di tre giorni che mi porterà sulle sponde del lago Songköl. Come da indicazioni della sera precedente, vado quindi in cerca della marshrutka per Čaek. Le prime persone alle quali chiedo indicazioni mi accompagnano gentilmente al mio minibus, dove sistemo lo zaino, prima di andare a fare il biglietto e tornare a bordo per prendere posto.



Poco dopo arriva un ragazzo tedesco chiedendo se quello è l’autobus per Kyzart. Annuisco e mi chiede se sono il ragazzo italiano del tour, scoprendo che sarà dunque lui il mio compagno di viaggio per i prossimi giorni.
Alla fine l’attesa per aspettare che il minibus si riempia raggiungerà le due ore, e per le 08:30 riusciamo finalmente a metterci in marcia.

Attraversata la città ho il primo impatto con le strade extraurbane kirghize, spesso limitate ad una larga lingua d’asfalto in cui le corsie diventano uno stato dell’anima, non essendoci linee di mezzadria a demarcarle. A bordo strada, di tanto in tanto, si vedono taniche di benzina in vendita ed ambulanti vari, tra i quali venditori di pannocchie che roteano le loro pinze per attirare l’attenzione degli astanti.
Appena fuori da Bishkek il paesaggio inizia a farsi interessante, con le montagne che circondano la città che adesso sono ben visibili con le loro cime innevate.
Dopo circa 3 ore di viaggio ci fermiamo a mangiare ad una sorta di stazione di servizio con un ristorante self-service. Già lo sapevo, ma fin da subito capisco che per chi non mangia carne come me, l’Asia centrale non è proprio il posto ideale.

Il paesaggio inizia a farsi più roccioso



Poco dopo imbocchiamo la strada per Kyzart e qui l’asfalto si trasforma definitivamente in sterrato, di quello pietroso che ti sembra di essere seduto su un martello pneumatico.
Man mano che saliamo, l’aria che arriva dal finestrino si fa più frizzantina, ed è un piacere lasciarsi alle spalle la cappa di calore di Bishkek.
Intanto fuori si iniziano vedere le prime yurte con cavalli al seguito, oltre a diversi cimiteri sparsi in qua in là in mezzo al nulla.



Finalmente, dopo un altro paio d’ore di viaggio, arriviamo a destinazione. Siamo a circa 2300 metri e ad accoglierci troviamo un arc de triomphe alla kirghza e l’ennesimo cimitero





Avvertiamo chi di dovere che siamo arrivati e, dopo quarto d’ora di attesa sul ciglio della strada, viene a prenderci un ragazzo che ci porta a casa sua dove, dopo aver pranzato, lasciamo gli zaini grandi e travasiamo in uno zainetto più piccolo lo stretto necessario per questi tre giorni.
Fuori ad aspettarci ci sono i cavalli insieme alla nostra guida, un ragazzo di 20 anni che parla due parole in croce d’inglese. Ma è gentile e sorridente, a volte quanto basta per comunicare in queste occasioni.
Dopo aver preso in carico i nostri zainetti e messi nelle bisacce, ci viene consegnato il caschetto, che nel mio caso durerà tra il minuto e il minuto e mezzo dato il caldo che faceva con il sole che ci picchiava sopra.
Il briefing pre partenza consiste sostanzialmente in una domanda “Hai mai montato a cavallo?”. Che la risposta sia sì o no poco importa, è più o meno tutto. Personalmente avevo qualche esperienza diversi anni prima, per il mio compagno è sostanzialmente la prima volta. Montiamo a cavallo e andiamo.



Appena usciti dal paese si apre il paesaggio nella sua vastità, tra campi dorati, montagne e splendide colline









Si vede che i cavalli sono abituati ad uscite di questo tipo e la passeggiata scorre tranquilla. Dopo una breve sosta riprendiamo la marcia, e notiamo che ci sta raggiungendo da dietro una mandria di una ventina di cavalli composta da un gruppone di sloveni con guide al seguito.



I loro cavalli sono decisamente più su di giri e noi approfittiamo per aggregarci al gruppo seguendoli al trotto per un pezzo. Sulla strada incrociamo due ragazzi che stanno procedendo a piedi. Poco dopo ci fermiamo ad un fiume per fare una breve sosta e riempire le nostre borracce filtranti



Ripartiamo iniziando ad inerpicarci tra le montagne, per poi scollinare nuovamente, fino ad arrivare alla nostra destinazione di giornata dopo circa cinque ore dalla partenza









Il posto, immerso in una splendida vallata, è gestito da una famiglia che, come molte da queste parti, sale in altura nei mesi estivi per far pascolare gli animali, e che può vedere nel turismo una fonte di reddito aggiuntiva.
Intorno a noi mucche ed ovviamente tanti cavalli allo stato brado o semibrado. Molti di questi appartengono infatti ai vari pastori che, in qualche caso, gli legano le zampe anteriori per non farli allontanare troppo.







Scesi da cavallo ci viene mostrata la nostra yurta per la notte. Ovviamente niente corrente né stufa, ma le coperte sono abbastanza spesse da far superare la notte senza problemi.



La tipica chiusura superiore delle yurte, simbolo nazionale riportato sulla bandiera del paese, che sia apre e chiude all’occorrenza per far filtrare la luce o riparare dalla pioggia.



Il bagno (ovvero un buco in una sgabuzzino)



Posate le nostre cose pensiamo bene di andare a darci una rinfrescata nel fiume insieme alla guida. Nonostante il sole stia calando e l’aria stia diventando sempre più fresca non vogliamo perdere l’occasione di fare il bagno in posto così!





Una volta sistemati siamo pronti per mangiare. Insieme a noi ci sono una coppia francese ed una sivzzera, alle quali ci uniremo anche il giorno seguente, e le loro guide. La ragazza svizzera ha la madre russa il che ci aiuta decisamente nella comunicazione.
A servirci è la figlia dei “proprietari” che rimane con noi per tutto il tempo, pronta a riempire le nostre tazze dell’immancabile chai.
Il cibo non è male, ed è quello che mangerò un po’ ovunque tra noodles, riso, verdure, zuppe, bocconcini di carne che vengono messi un po’ ovunque a tradimento, nonché un ottimo pane. Sulla tavola non mancano poi i vassoi con dolcetti e biscotti vari, che ad occhio e croce saranno lì da qualche settimana.



La serata scorre piacevolmente e vorremo concluderla godendoci un bel cielo stellato, ma la stanchezza prende il sopravvento e ce ne andiamo tutti a letto prima che sparisca l’ultimo flebile bagliore.

La mattina seguente, dopo una colazione a base di simil pancakes e degli ottimi yogurt e marmellate fatte in casa, ripartiamo alla chetichella, ognuno con la propria guida, per poi rincontrarci lungo la strada.
Adesso saliamo sul serio ed i cavalli si trasformano in capre di montagna, destreggiandosi tra sentierini rocciosi che a volte non lasciano spazio e molto margine di errore. Il paesaggio è meraviglioso.







Arrivati in cima siamo oltre i 3000 metri e davanti a noi si apre la splendida vista sul Songköl. Ne approfittiamo quindi per fare una breve pausa e goderci il panorama.



Proseguiamo scendendo nella vallata, e quello che vedo continua stupirmi per la sua bellezza





Va bene il passo, va bene il trotto, ma quando arriviamo in piano il mio unico pensiero è quello di galoppare tra queste immense steppe che profumano di libertà. Faccio quindi cenno alla guida di andare, e lui, che secondo me non vedeva l’ora, parte ed io lo seguo a ruota. Il mio cavallino non gareggerà al Kentucky Derby, ma è quanto basta per farmi provare una splendida sensazione di leggerezza e stamparmi un sorriso in faccia.

Ormai vicini alle sponde del lago ci fermiamo per il pranzo





Ed è lì che provo per la prima (ed unica) volta il Kumis, il latte di cavallo fermentato tipico di buona parte dell’Asia centrale. Me ne versano una tazza. Ma arrivo a malapena a metà che già non ce la faccio più, mentre le nostre guide se lo scolano con gusto. Un sapore fortissimo, acidognolo, frizzantino che trovo onestamente imbevibile. Ma il fatto di non aver avuto conseguenze gastrointestinali penso possa già definirsi un successone.

Ripartiamo continuando nella direzione del lago, mentre il paesaggio si fa sempre più magico







Nella prateria sorge il mausoleo di Olzhobolot Uulu Andash, eroe nazionale che, nella metà dell’800, respinse un attacco kazaco proprio in questi luoghi



Una volta sulle sponde del lago non posso perdermi l’occasione di rifare una bella galoppata in questa meraviglia di posto









Poco prima di arrivare a destinazione ci fermiamo a fare un bagno. La temperatura esterna è perfetta, l’acqua è limpidissima e fredda al punto giusto una volta acclimatati.

Dopo altre 5 ore arriviamo alle nostre yurte. Io ed il ragazzo tedesco veniamo sistemati in una da cinque letti, ma saremo solo io e lui.





Giusto il tempo di riposarci un attimo poi, approfittando della presenza di una rete, ci mettiamo a fare due scambi a pallavolo tutti insieme.

Qua incontro una ragazza francese che, anche lei arrivata a cavallo una decina di giorni prima, ha poi deciso di rimanere per qualche settimana facendo volontariato in cambio di vitto e alloggio. Dato che qua non prende il telefono e che arrivano molti francesi, ogni tanto si fa mandare, da qualche turista che torna a valle, un pizzino virtuale ai genitori per far sapere che è viva e vegeta.
Chiacchieriamo per un po’ e viene fuori che la madre è palestinese ed il padre israeliano. Alla mia domanda se parlasse ebraico o arabo, mi dice che no, lei non parla nessuno dei due. Mi fa intendere che dietro c’è una storia complicata, che i genitori sono andati in Francia per scappare da certe dinamiche e che dal giorno uno volevano che lei fosse solo francese. Stop.

Mentre il sole tramonta approfitto per farmi due passi sulla collina di fronte per godermi la Golden Hour. La vista è semplicemente meravigliosa













Torno al campo ed andiamo a cena. Questa volta tutta la famiglia mangia con coi. Dentro la yurta può sembrare di essere in città o in un villaggio, finchè non guardi fuori dalla porta e ti ritrovi in un bellissimo quadro



Questa volta aspettiamo il calare della notte per goderci lo spettacolo del cielo stellato, che non delude.
Ritornato nella yurta per andare a dormire vedo con la coda dell’occhio un topo che esce da sotto il materasso. Appena lo dico al mio compagno di stanza pensiamo a cosa fare, ma appena alza il cuscino del suo letto caccia un urlo gridandomi di andare a vedere, che ha visto qualcosa. Io gli rispondo che col cavolo che ci vado dato che si tratta del suo letto! Alla fine, dopo minuti di urli che suscitano le risate degli altri ragazzi che ci sentono da fuori, mi avvicino cautamente per constatare che si trattava solamente di un accendino lasciato da qualcuno.

La mattina dopo colazione siamo pronti per tornare a valle, questa volta da soli dato che gli altri ragazzi rimarranno un giorno in più. Ci salutiamo e riprendiamo la marcia costeggiando il lago per poi risalire dalla parte opposta completando il percorso ad anello











Dato che dovremo cercare di arrivare a Kyzart non troppo tardi, questa volta si va più spediti, ed io mi prendo qualche libertà in più. Arrivati in cima facciamo una piccola pausa, per poi riprendere a scendere godendoci ancora per un po’ questi magnifici scorci.











Arriviamo nel primo pomeriggio alla casa dalla quale eravamo partiti dove lasciamo i cavalli, pranziamo e riprendiamo la roba che avevamo parcheggiato. Dopo 15 ore di monta in tre giorni pensavo di arrivare distrutto, con dolori muscolari ovunque, ma sorprendentemente sto bene. L’unico problemino che potete immaginare, e che mi porterò dietro per un paio di giorni, è dovuto al continuo strusciare del culo sulla sella.

Io devo tornare a Bishkek mentre l’altro ragazzo andrà verso Karakol. Ci dicono che per la mashrutka diretta è troppo tardi, così prendiamo un taxi fino a Kočkor dove riusciamo a salire sulle mashrutke per le relative destinazioni. Arrivo a Bishkek in serata dopo altre cinque ore di viaggio, abbastanza distrutto ma felice dell’esperienza vissuta. Racimolo qualcosa per la cena nel supermercato e vado a letto consapevole che avrò poche ore di sonno prima di ripartire nuovamente.
 
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londonfog

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8 Luglio 2012
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Londra
Wow! Giro fantastico, mi hai fatto venire in mente l'ultima volta che sono andato a cavallo (peferisco non contare quanti anni sono passati :unsure: 😇)