[TR] Kiev/Kharkiv


Flyfan

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LJU
Mi ricorderò della tua gentilezza (e comprensione sui temi di Istria e Dalmazia) nel caso in cui le cose da noi più a sud (Bosnia) dovessero mettersi male (pare che i Serbi vogliano tornare al 1333 e cioè ai tempi della Grande Serbia di Dušan), c’è già maretta e poi ci sono le elezioni (contestate) tra 2 mesi. L’indirizzo puoi mandarmelo in privato, tranquillo.

G
😬 No problem, so che laggiù non ci si annoia mai a lungo, ma non so se gradiresti la noia della tranquillità slovena da provincia europea, di nuovo in essere dopo il periodo passato col matto e suoi scagnozzi.
 

flapane

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Se penso che il mio migliore amico è di Kharkiv e sarei dovuto (non) andarci a breve per una festa...
Dev'essere impressionante, essere lì in questi mesi.

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Seaking

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Bel racconto, molto toccante: ribadisco anche qui quello che ho già detto nel TR di 13900 ambientato nel biellese in Cile: quando vedi con i tuoi occhi quello che sei abituato a guardare solo dai TG, la prospettiva ti cambia e ti cambia per sempre.

Slava Ukraini!
 

belumosi

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TR illuminante come pochi. E' un po' come vedere in alta definizione, quello che di solito osserviamo attraverso immagini sgranate.
Fa male al cuore pensare che la situazione che hai postato è comunque all'acqua di rose rispetto ad altre zone dell'Ucraina.
 

gbon

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21 Agosto 2013
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Grazie mille per le bellissime foto.
Ho riconosciuto alcuni posti che avevo visto nel mio ultimo viaggio a Kiev, in epoca pre-Covid.
Quando ci ero stato, avevamo preso la metro, profondissima. Al mio stupore mi spiegarono che era stata costruita così per servire da rifugio antiaereo. Mi erano sembrati dei matti!
 

gbon

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Già, la metro è stata costruita lo scorso anno.
Ovviamente non si aspettavano l'invasione e la metro è, credo, post II Guerra Mondiale.
Ma da noi (UE, intendo), la guerra è un evento che non fa parte delle cose possibili, tanto è vero che non costruiamo metro profondissime (Roma a parte, ma quello è un altro problema).
 

I-DAVE

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6 Novembre 2005
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a Taiwan, nel cuore e nella mente
Grazie per averlo postato, una testimonianza importante e toccante.

La mia ex assistente è di Kyiv, ci siamo sentiti la mattina dell'attacco russo, vedendola online su Teams; si era rifugiata nello scantinato di casa. Quando le ho detto "scappa, quello è completamente pazzo", mi ha risposto che la questione era fuori discussione. Kyiv è casa sua, l'Ucraina la sua patria. Lei, di madrelingua russa (ma bilingue russo/ucraino). I genitori abitavano in uno dei paesini vicini a Hostomel, hanno sentito "in diretta" l'attacco all'aeroporto. Angoscia per ore, giorni.

Erano anni che mi diceva che i russi avrebbero attaccato, ci avevamo scherzato un paio di anni prima quando, durante un audit a Barcellona, mi aveva portato una collezione di dolcetti della Roshen, dicendo che il mio regalo aiutava a sostenere le forze armate ucraine (il proprietario è infatti l'ex presidente ucraino Poroshenko). L'attenzione su questi temi, in Italia, è sempre relegata alla buona volontà dei divulgatori con competenze o interessi specifici (come il buon nicolap per quel che riguarda Africa/Medio Oriente), e mai mainstream, finché non c'è lo sgoop da fare. Infatti, la questione guerra in Ucraina è scemata nelle seconde e terze pagine dei giornali... quindi: grazie ancora, e ben vengano, anche nel loro piccolo, reportage come il tuo.

DaV

PS - UkrPoshta ha alcuni francobolli e gadget commemorativi in vendita sul loro e-shop, e si può anche donare per le ONG sul territorio che cercano di riparare la devastazione prodotta dall'esercito russo. Ci impiegano un po' ad arrivare, comprensibilmente... ma arrivano :)

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AlicorporateUK

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9 Marzo 2009
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Sarajevo
Un racconto che lascia senza parole. Grazie per la preziosa testimonianza.
Grazie di cuore, aless.

la noia della tranquillità slovena da provincia europea
Con ciò intendi niente dichiarazioni di guerra (velate ma mica tanto) in TV ogni santo giorno, riesumare quotidianamente ed in dettaglio gli eventi degli anni 90 (“Chi ha ucciso più civili? Parliamone.”) ma anche frivolezze tipo l’inquinamento fuori controllo e relativa qualità dell’aria da cancro? Hai ragione, mi annoierei!

Watch this space.

Bel racconto, molto toccante: ribadisco anche qui quello che ho già detto nel TR di 13900 ambientato nel biellese in Cile: quando vedi con i tuoi occhi quello che sei abituato a guardare solo dai TG, la prospettiva ti cambia e ti cambia per sempre.
Riflessione importante e grazie per averla “portata” anche qui. Sono sensazioni difficili da mettere per iscritto ed ammiro @13900 per la sua abilità in ciò (si veda il suo TR ed una sua risposta in particolare). Riflessioni che, senza dubbio, torneranno nei giorni a venire e per motivi di cui verrete presto a conoscenza con il prosieguo (si spera) del TR.

Hey Mr.G, grazie per la testimonianza. Immagino il tuo stato visto quello che hai passato sulla tua pelle. Ci vediamo a Londra e berremo anche per questo.
Thanks to you Sir and I am truly looking forward to that.

Grazie mille per le bellissime foto.
Ho riconosciuto alcuni posti che avevo visto nel mio ultimo viaggio a Kiev, in epoca pre-Covid.
Quando ci ero stato, avevamo preso la metro, profondissima. Al mio stupore mi spiegarono che era stata costruita così per servire da rifugio antiaereo. Mi erano sembrati dei matti!
Grazie per il commento e per i ricordi personali che hai condiviso.

TR illuminante come pochi. E' un po' come vedere in alta definizione, quello che di solito osserviamo attraverso immagini sgranate.
Fa male al cuore pensare che la situazione che hai postato è comunque all'acqua di rose rispetto ad altre zone dell'Ucraina.
Gentilissimo, grazie belumosi. Rispondo al tuo spunto per ultimo semplicemente perché inerente alla “situazione in altre zone dell’Ucraina” ed al prosieguo del mio viaggio. Grazie per la (giustissima e dovuta) riflessione.
 

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9 Marzo 2009
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Sarajevo
Grazie per averlo postato, una testimonianza importante e toccante.

La mia ex assistente è di Kyiv, ci siamo sentiti la mattina dell'attacco russo, vedendola online su Teams; si era rifugiata nello scantinato di casa. Quando le ho detto "scappa, quello è completamente pazzo", mi ha risposto che la questione era fuori discussione. Kyiv è casa sua, l'Ucraina la sua patria. Lei, di madrelingua russa (ma bilingue russo/ucraino). I genitori abitavano in uno dei paesini vicini a Hostomel, hanno sentito "in diretta" l'attacco all'aeroporto. Angoscia per ore, giorni.

Erano anni che mi diceva che i russi avrebbero attaccato, ci avevamo scherzato un paio di anni prima quando, durante un audit a Barcellona, mi aveva portato una collezione di dolcetti della Roshen, dicendo che il mio regalo aiutava a sostenere le forze armate ucraine (il proprietario è infatti l'ex presidente ucraino Poroshenko). L'attenzione su questi temi, in Italia, è sempre relegata alla buona volontà dei divulgatori con competenze o interessi specifici (come il buon nicolap per quel che riguarda Africa/Medio Oriente), e mai mainstream, finché non c'è lo sgoop da fare. Infatti, la questione guerra in Ucraina è scemata nelle seconde e terze pagine dei giornali... quindi: grazie ancora, e ben vengano, anche nel loro piccolo, reportage come il tuo.

DaV

PS - UkrPoshta ha alcuni francobolli e gadget commemorativi in vendita sul loro e-shop, e si può anche donare per le ONG sul territorio che cercano di riparare la devastazione prodotta dall'esercito russo. Ci impiegano un po' ad arrivare, comprensibilmente... ma arrivano :)

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I-DAVE, grazie per aver arricchito questo thread con una testimonianza così preziosa. Sul fatto che la questione Ucraina (come tante altre “questioni”, in essere da mesi e anni…) stia lentamente scemando, ne parlavo sia con il mio amico giornalista che con gente del posto, con cui condividevo i miei timori sul fatto che il conflitto potrebbe cadere nel dimenticatoio e continuare “in the background” nelle regioni del Sud (come, d’altronde, accade dal 2014). C’è addirittura gente che vedrebbe di buon occhio pressioni da parte della “comunità internazionale” in termini di concessione territori a Ivan il Terribile Putin, con la speranza che ciò aiuti a porre fine alle ostilità. In risposta, facevo notare come il tipo in questione, ahimé, non sia un “Milošević qualunque”…

G
 
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9 Marzo 2009
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PARTE 2





L’intenzione (accompagnata dalle logistiche del caso) era quella di rimettersi in viaggio per la cittadina di confine polacca (Przemysł) con un treno notturno per poi prendere un volo LOT da Rzeszów e rientrare a Varsavia. Tuttavia, tra intenzione ed attuazione, passa una tappa (imprevista e non pianificata) 6 ore a sud della capitale.

Le sirene di allarme anti-aereo/missile sono oramai come campane, anche se il governo locale (della città) ha di recente imposto a mezzi pubblici, taxi e così via dicendo di fermarsi immediatamente al suono delle stesse.

I lampi e tuoni che precedono il solito temporale di mezza estate mi fanno sobbalzare nell’appartamento al venticinquesimo piano dove soggiornavo e non posso che rimarcare ancora una volta la cordialità ed il sorriso sincero della gente con cui mi sono ritrovato a colloquiare e che m’invita a non dimenticare, oltre ai sentiti ringraziamenti per quello che ha fatto e sta facendo la Polonia (ripeto sempre che la mia padronanza della lingua polacca non corrisponde alla mia cittadinanza stricto-sensu ma niente, vabbè, it doesn’t matter. 😊)



Facciata della stazione “centrale” o Pasazhyrskyi, dove si ha accesso solo previo controllo passaporti da parte della polizia militare.



Just a slight change of plan…



Continua non appena ne avrò opportunità (e, soprattutto, una stabile connessione internet).

G
 
Ultima modifica:

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KIEV—KHARKIV

Alla mia domanda sullo stato attuale delle cose a Kharkiv (chiaro che basta farsi un giro sulla rete, ma stavolta potevo approfittare di preziose “first hand information”), il giornalista americano risponde, senza “BS” di sorta, con le seguenti parole: “If you fancy hearing explosions, seeing destroyed buildings and being awake at night, then go. And if a missile lands on you, there’s not much you can do anyway.” Sembra, inoltre, che inizino a scarseggiare i beni di prima necessità.

Chiaro.

Sala principale della stazione di Kiev.



L’organizzazione del viaggio si rivelerà molto più semplice della precedente odissea da Varsavia, sono circa 7 le ore che separano la capitale da Kharkiv, Intercity Plus del mattino, stesso modello di treno che opera sulla Przemysł—Kiev.



Armato di pane e coraggio, libro, un messaggio di un’Amica (capital “A” in purpose) nonché ex-collega israeliana (“I’m in tears, please don’t go” — manco fosse mi nonna!) e, last-but-not-least, un santino di Toni Capuozzo, mi accingo a salire.



Pochissimi i passeggeri nel mio vagone, la sfiga vuole tuttavia che spunti una signora americana che, obviously, dovrà farsi notare: si lamenterà della sua colazione, immagino la “breakfast bag” preparata dall’hotel per il check-out al mattino presto (“Fruit only?! No sandwiches?! This is outrageous!”) per poi pronunciarsi, generando emissioni sonore ben oltre i limiti di legge, su una probabile offensiva russa nei giorni a venire al fine di “riprendersi” la città (Scoop! You’ve heard it here first…); i suoi accompagnatori (un teutonico ed una ragazza ucraina) dovranno sopportarla fino alla fine, anche se pure quest’ultima sarà al telefono in loud speaker per gran parte del viaggio.

On-board.



Sedile comodissimo e reclinabile.



Per la cronaca, il Wi-Fi non funziona, tuttavia c’è Vodafone che ha un’ottima copertura (4G nearly all the way).

Vista sul Nipro (voglio un ringraziamento per il mio crescente impegno volto all’utilizzare i nomi italiani, sto facendo ripetizioni da @Flyfan by the way…).



Fauna locale.



Tappa al vagone bar per un “caffè”. In Ucraina vige il divieto di vendita di ogni tipo di bevanda alcolica fino alle 11 del mattino. Non che volessi una Centerba alle 7 del mattino ma giorni fa sono andato al supermercato per un po’ di spesa (tra cui birra tedesca introvabile in mezza Europa) e sono stato involontario (o mica tanto) protagonista di un siparietto piuttosto imbarazzante: la cassiera mi dice che devo attendere 5 minuti (senza spiegare il perché, evidentemente lo dava per garantito), fila enorme, io “fermo al palo” con tutti che mi guardano ed un signore che si lamenta con la cassiera stessa sul motivo dello stallo, con lei che risponde: “Alcool”. Insomma, quei momenti dove vorresti avere il pulsante che ti fa scomparire nel nulla.



Detto ciò, la vista dal finestrino si rivelerà piuttosto monotona, a parte le varie stazioni di passaggio.



Tagliacozzo o Vicovaro Mandela?



Continua.

G
 

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KHARKIV

Introduzione

Seconda città dell’Ucraina per numero di abitanti, fu capitale della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina dal 1917 al 1934, ex centro industriale e con popolazione prevalentemente russofona (tenendo anche in considerazione la sua regione, o oblast, per intero), la città vantava anche una significativa presenza ebraica (oltre 130000, secondo alcune stime) sino alla fine degli anni 30. Tornando ad epoche più recenti, la città fu parzialmente occupata dalle truppe russe all’inizio delle ostilità (febbraio) per poi essere liberata dalle forze territoriali ucraine. La città e la regione hanno subito e continuano a subire feroci attacchi missilistici dall’altra parte del confine (Belgorod) ed una stima ufficiale parla di quasi 2000 edifici distrutti o danneggiati, per la maggior parte civili.

Statua, accanto ai binari, di uno dei personaggi della novella russa “Le dodici sedie”.



Main hall.



Vista dalla stazione ferroviaria.



Sono sempre stato affascinato da queste facciate.



L’aria che si respira è ben diversa da quella di Kiev, per ovvi motivi. C’è gente armata ovunque, inclusi civili con fucile, elmetto e giubba anti-proiettile dinanzi ai posti più disparati, tipo ufficio postale o caserma pompieri.



WWII monument.



Quel poco di “attività” dinanzi alla stazione dei treni è essenzialmente il cuore pulsante della città al momento attuale. Stime indicano che più della metà della popolazione si è trasferita a nord o all’estero e sembra che in tanti stiamo tornando soltanto per riunirsi con i loro beni o prendere i propri cari e ripartire in entrambi i casi. In effetti, la sensazione è quella di una città fantasma — tanti negozi sono chiusi, il coprifuoco scatta già dalle 21 e l’ordine è quello di stare al buio nelle case.

Continua.

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Sono le 21 circa e l’atmosfera è surreale. Le foto (mediocri) non rendono affatto l’idea dell’angoscia che quasi percuote al calare della notte. Niente suoni, nemmeno i cani abbaiano (forse stanchi per via della mancanza di risposte da parte dei loro simili), sembra di vivere in un palazzo deserto e, tutto ad un tratto, mi riscopro bambino con domande all’apparenza futili come “Perché tutto ciò nel 2022? Quali sono i motivi reali di tutto questo? Perché questa gente è costretta a vivere in tali condizioni?” e così via dicendo. Difficile descrivere il tutto ma l’inquietudine è tale da far dimenticare i problemi lavorativi, gli alti-e-bassi della vita quotidiana e così via dicendo, senza contare la paura allo scattare della sirena anti-aerea (ammetto che a Kiev mi ero abituato tuttavia qui, alla vista dei crateri, dei palazzi sventrati in pieno centro ed ai rumori delle esplosioni, l’istinto è quello di fissare il cielo all’orizzonte per avvertire l’arrivo di un attacco da parte di un “nemico” che risiede a nemmeno 50km di distanza…).



Come potete ben vedere, le luci si contano sulle dita di una mano. A parte una sola notte (quella tra il 2 ed il 3 di luglio, se non vado errato), questa città (delle dimensioni di una “nostra” Milano), ha subito bombardamenti, attacchi missilistici e cariche di artiglieria continui, specie nei quartieri più a est, oramai ridotti a rovine e con scene stile Chernobyl.



21:52 ora locale: proprio nel momento in cui mi accingevo a pubblicare qualche altra foto e terminare quanto iniziato almeno per la giornata di oggi, torna il suono cupo della sirena e, con esso, dopo pochissimi secondi, una serie di esplosioni (che continuano mentre scrivo). Sconvolgente.

Continua (domani).

G