Flyr dichiara bancarotta


Cesare.Caldi

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La compagnia low cost norvegese Flyr espande il suo network con diverse nuove destinazioni, per l'Italia oltre a Roma e Bergamo già attive e Pisa appena annunciata aprirà voli anche per Alghero, Venezia, Napoli e Palermo arrivando cosi a 7 destinazioni servite in Italia

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Fewwy

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Torino
Metto qui:

dopo FlyBe, anche in Flyr non se la passano bene.
Oggi sul sito della compagnia è apparso un avviso poco rassicurante.

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micheleforchini

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BGY
Devo dire che le compagnie Nordics ricordano molto quelle nostrane. Certo, le loro nascono con loghi bellissimi, comunicazioni accattivanti e board non fatti da (apparenti) peracottai ma poi finiscono sempre allo stesso modo di una EgoAirways o LukeAir qualsiasi (per non citarne altre più blasonate)
 

13900

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Io credo sia un problema prettamente norvegese. In vite precedenti ho avuto modo di lavorare con e per clienti norvegesi in ambiti diversi da quelli trattati qui (telco, IT e maritime) e i norvegesi che ho incontrato appartenevano a due categorie: gente tremendamente preparata, che conosceva il prodotto che comprava meglio di noi, e gente che letteralmente non sapeva dove mettere i soldi e semplicemente li lanciava dalla finestra. I secondi erano di solito quelli piu' simpatici, di sicuro piu' "spumeggianti" nel modo di vestire (la combo stivali da cowboy-jeans-maglietta-giacca del completo di Loro Piana non era qualcosa di fuori dall'ordinario) ma erano quelli che, nel vero senso del termine, erano rigonfi di denaro. Uno dei colleghi norvegesi m'ha poi spiegato che questi erano gli yuppies del petrolio, gente che gestisce (o letteralmente possiede) fondi di investimento che hanno fatto i miliardi col boom del mare del Nord e ora diversificano con lo stesso approccio che avevo io a 15 anni in disco quando volevo accalappiare: basta che respirino.

Magari ci sono motivazioni piu' serie dietro a Flyr, a Norwegian e a Norse, ma penso seriamente che si tratti della stessa situazione che spingeva i 'miei' clienti norvegesi a buttarmi addosso secchiate di denaro a prescindere da ritardi o da idee strampalate. Altrimenti non mi spiego come mai ci siano investimenti (anche corposi) in compagnie che seguono business models quantomeno peregrini.
 

OneShot

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Paris
Io credo sia un problema prettamente norvegese. In vite precedenti ho avuto modo di lavorare con e per clienti norvegesi in ambiti diversi da quelli trattati qui (telco, IT e maritime) e i norvegesi che ho incontrato appartenevano a due categorie: gente tremendamente preparata, che conosceva il prodotto che comprava meglio di noi, e gente che letteralmente non sapeva dove mettere i soldi e semplicemente li lanciava dalla finestra. I secondi erano di solito quelli piu' simpatici, di sicuro piu' "spumeggianti" nel modo di vestire (la combo stivali da cowboy-jeans-maglietta-giacca del completo di Loro Piana non era qualcosa di fuori dall'ordinario) ma erano quelli che, nel vero senso del termine, erano rigonfi di denaro. Uno dei colleghi norvegesi m'ha poi spiegato che questi erano gli yuppies del petrolio, gente che gestisce (o letteralmente possiede) fondi di investimento che hanno fatto i miliardi col boom del mare del Nord e ora diversificano con lo stesso approccio che avevo io a 15 anni in disco quando volevo accalappiare: basta che respirino.

Magari ci sono motivazioni piu' serie dietro a Flyr, a Norwegian e a Norse, ma penso seriamente che si tratti della stessa situazione che spingeva i 'miei' clienti norvegesi a buttarmi addosso secchiate di denaro a prescindere da ritardi o da idee strampalate. Altrimenti non mi spiego come mai ci siano investimenti (anche corposi) in compagnie che seguono business models quantomeno peregrini.
E se fossero gli stessi che stanno investendo in AviaRoma?
 

13947

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Devo dire che le compagnie Nordics ricordano molto quelle nostrane. Certo, le loro nascono con loghi bellissimi, comunicazioni accattivanti e board non fatti da (apparenti) peracottai ma poi finiscono sempre allo stesso modo di una EgoAirways o LukeAir qualsiasi (per non citarne altre più blasonate)
Io credo sia un problema prettamente norvegese.
Di questo argomento si potrebbe parlare all'infinito. Un brevissimo ed incompleto riassunto della questione norvegese.

Norvegia è un mercato particolare, con tre compagnie aeree principali che convivono nel mercato nazionale, SAS, Norwegian e Widerøe.
Le prime due volano tra città principali, con un network praticamente identico che copre circa 15 destinazioni.
La terza ha una fittissima rete di collegamenti tra circa 40 città con 40% di voli FOT (continuità territoriale norvegese) assegnati in 3/4 grandi blocchi.

Oltre alla complessità delle operazioni in aeroporti STOL e alla necessità di specifiche apparecchiature per le operazioni verso queste destinazioni, l'assegnazione in blocco dei contratti rende difficile per nuove compagnie entrare sul mercato e avere un network/frequenze tale da essere appetibile. In passato vi sono stati rovinosi tentativi di competere con Widerøe. L'unica che convive "pacificamente" è DAT, che vola tra 4/5 città non coperte da Widerøe.

Prendendo in considerazione le due "major", anche in questo caso frequenza e capillarità giocano un ruolo importante, ma anche sovracapacità.
Non da ultimo, la situazione lavorativa influisce. WizzAir ha aperto basi locali per voli interni, salvo poi dover chiudere per scarsi risultati e "boicottaggio" per le posizioni della compagnia sui sindacati, poco apprezzate anche dall'allora prima ministra.

È innegabile che a differenza dell'Italia, dove gli spostamenti via terra sono "facili, veloci e possibili", in Norvegia l'aereo è un mezzo essenziale.
La rete ferroviaria è lunga solo circa 4 000 km e non copre l'intero paese. Solo 660 km sono autostrade.

Magari in futuro se una delle due major dovesse ridimensionarsi una nuova compagnia potrebbe avere delle possibilità, ma ciò è difficile immaginarlo con la situazione attuale.