Alitalia/CAI: stallo nelle trattative

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Bario

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SCINTILLE TRA IL LEADER DELLA CGIL EPIFANI E IL GOVERNO

Alitalia, stallo nelle trattative
Berlusconi: «Sono preoccupato»


Appello dei sindacati a Fantozzi: «Ci convochi». La cordata Cai abbandona il tavolo ma l'offerta resta


ROMA - «Siamo a un punto di non ritorno». Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani è pessimista circa l'esito della vicenda Alitalia. E in effetti la situazione di stallo venutasi a creare nelle trattative che riguardano il piano di salvataggio della compagnia non lascia molte speranze. Al termine di una giornata convulsa, in cui la Cai ha lasciato il tavolo delle trattaive, i sindacati cercano un ultimo spiraglio per riaprire il confronto: con una lettera al commissario straordinario Augusto Fantozzi le nove sigle sindacali hanno chiesto di essere ricevute «per comprendere gli atti formali presi e quelli che si accinge a intraprendere». Il premier Silvio Berlusconi si è detto molto preoccupato per la piega che sta prendendo la vicenda Alitalia e per una trattativa che si presenta ad un punto davvero critico. Partecipando al ricevimento per le nozze della giovane deputata del Pdl Elvira Savino, alla quale ha fatto da testimone, il Cavaliere, a chi gliene ha parlato non ha nascosto la preoccupazione per lo stato del confronto. E salutando gli ospiti della festa ha confermato la volontà di continuare a lavorare per la soluzione positiva della trattativa, sperando nel senso di responsabilità dei sindacati. CAI - Dopo il fallimento del tavolo di confronto e della mediazione durata tutta la notte al ministero del Lavoro, la Compagnia Aerea Italiana (Cai), la società che si è fatta carico di avviare il piano, non ha formalmente ritirato la sua offerta ma ha gelato le poche speranze di una apertura: («Cai prende atto, dopo sette giorni di incontri, che non esistono le condizioni per proseguire le trattative»). Il governo ha deciso di concedere ai sindacati un'altra giornata per formulare una eventuale proposta comune e di impegnarsi «affinché la situazione non precipiti con atti irreversibili del commissario o della Cai», assicurando tramite il ministro Sacconi che l'esecutivo farà di tutto per evitare la mobilità ma ribadendo attraverso il ministro Scajola che quella di trattare con Cai è l'unica alternativa alla mobilità e al licenziamento.
SCINTILLE EPIFANI-GOVERNO - Il destino della compagnia dunque è in bilico. E c'è spazio, in una giornata intensa e incerta, anche per un botta e risposta tra il leader della Cgil Guglielmo Epifani e Paolo Bonaiuti. Prima l'accusa del segretario della Cgil: «Non si era mai visto - ha spiegato - un governo che organizza un apparato di soccorso con decreti, carica la collettività di oneri e definisce una cordata di imprenditori per salvare Alitalia, ma che durante la fase finale, mentre si discuteva del rilancio dell'azienda e dei ventimila posti di lavoro, ad un certo punto abbandona il tavolo e fa saltare tutto. Prevedo un esito tragico di questa vicenda». Immediata la replica del sottosegretario alla presidenza del Consiglio «Quando Epifani dice che il governo si è alzato e ha lasciato le trattative, evidentemente dormiva». Poi la precisazione di Epifani: «Mai detto governo si sia alzato dal tavolo del confronto su Alitalia, ma ho detto che dovrebbe spiegare perché i rappresentanti della Cai si siano alzati dal tavolo della trattativa, dopo l'impegno profuso dal governo stesso a favore dell'operazione».
BERLUSCONI PREOCCUPATO - Molto preoccupato per la piega che sta prendendo la vicenda Alitalia e per una trattativa che si presenta ad un punto davvero critico. Silvio Berlusconi si è preso una serata di relax dagli impegni istituzionali, mantenendo la promessa di partecipare, dopo aver fatto da testimone nella Chiesa di San Lorenzo in Lucina, al ricevimento per le nozze della giovane deputata del Pdl Elvira Savino. Ma, a chi gliene ha parlato durante l'affollatissima festa che si è tenuta a Villa Miani, non ha nascosto la preoccupazione per lo stato del confronto per la cessione di Alitalia alla Cai. Il presidente del Consiglio ha lasciato il ricevimento intorno all'una di notte e, salito in macchina per tornare a Palazzo Grazioli, si è rimesso in contatto al telefono con chi sta seguendo da vicino la trattativa. Salutando gli ospiti della festa, il Cavaliere ha confermato la volontà di continuare a lavorare per la soluzione positiva della trattativa, sperando nel senso di responsabilità dei sindacati.(ANSA). PNZ-KYI 13-SET-08 01:30 NNN
L'ANPAC PRENDE TEMPO - Nella lettera a Fantozzi firmata da tutte e nove le organizzazioni sindacali e cioè dalle segreterie nazionali di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporti, Sdl, e dalle presidenze di Anpac, Unione Piloti, Anpav e Avia le rappresentanze dei lavoratori richiedono «un incontro urgentissimo al fine di ricevere informazioni in ordine agli atti formali di sua competenza». Il presidente dell’Anpac, Fabio Berti, nel frattempo ha sottolineato che i sindacati venerdì sera non riusciranno a produrre nessun documento unitario da presentare a sostegno di una ripresa della trattativa. Berti ha poi spiegato che Sacconi e Matteoli stanno spingendo molto per una ripresa del negoziato, «ma è difficile, le distanze sono serie. Sono distanze importanti». L'intesa tra le parti sulle opzioni per il salvataggio di Alitalia già nelle prime ore della mattinata era apparsa difficile. Di più: secondo i sindacati, le distanze erano «insormontabili». Non a caso lo stesso Sacconi aveva detto di ritenere molto probabile l'avvio già in giornata delle procedure di mobilità per i lavoratori, salvo poi precisare che il governo farà tutto il possibile per evitarla.
GLI ESUBERI - Non si scioglie il nodo esuberi. Secondo quanto riferiscono fonti sindacali, il numero dei lavoratori considerati in eccesso dalla Cai sarebbe di oltre 5mila (ma il ministro Sacconi non ci sta: «Non mi risulta, non è mai emerso»), considerando anche le attività del gruppo per le quali è prevista una esternalizzazione. In particolare, per i piloti ci sarebbero mille esuberi dei quali 130 riguardano l'esternalizzazione delle attività cargo. I dati riguardano complessivamente sia i lavoratori per i quali è previsto il ricorso ad ammortizzatori sociali con una copertura per sette anni, sia i dipendenti di attività per le quali è prevista l'esternalizzazione con la cessione ad altre società. Guardando le singole categorie, sarebbero 1.600 gli esuberi previsti per gli assistenti di volo, 840 per gli operai della manutenzione leggera, 950 nei servizi di terra aeroportuali, 800 per le attività di manutenzione pesante concentrate negli stabilimenti Atitech di Napoli e 360 tra i dipendenti (non piloti) delle attività cargo da esternalizzare.
IL NODO DEI PILOTI - La vicenda si gioca anche sulle dichiarazioni rilasciate a margine degli incontri. Come quella di Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa San Paolo, che sta dietro a Cai, secondo cui i lavoratori della compagnia «non si rendono conto della situazione in cui si trova Alitalia, in particolare i piloti». Una tesi che questi ultimi hanno però subito rispedito al mittente: «Non siamo così capricciosi o poco coscienti - sbotta Roberto Spinazzola, segretario generale dell'Unione Piloti - : l'offerta di Cai è prendere o lasciare e quanto e mille persone in esubero è un dramma non gestibile».
LE REAZIONI POLITICHE - Mentre dunque sul futuro di Alitalia si addensano nubi sempre più scure, dal mondo della politica arrivano le prime reazioni. È il centrodestra a prendere la parola. Mentre Capezzone (FI) e Rotondi (Dca) mettono le mani avanti facendo sapere che un eventuale fallimento sarà da addossare alla responsabilità dei sindacati, il leghista Roberto Calderoli mette l'accento sul fatto che in un modo o nell'altro la questione andrà a chiudersi, con sollievo per le casse pubbliche. Nel Pd è il leader Walter Veltroni a lanciare l'attacco più duro all'esecutivo: «Il governo è allo sbando» accusa il segretario dei democratici, sottolineando che la crisi della compagnia è stata gestita «in modo dilettantesco».





[www.corriere.it]
 
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nicolap

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Roma

Ci sarà del disagio temporaneo, ma il mercato non scompare, il traffico sarà lo stesso e da qualcosa deve rinascere qualcosa, tanti verranno reimpiegati (incluso l’indotto) e con tutta probabilità a condizioni migliori di CAI, condizioni che rischiavano di dare una reazione a catena in un’Italia già stagnante e volutamente umiliata nel mercato del lavoro degli ultimi 10 anni (in tutti i settori).
Vado in controtendenza anche io, che ti ho sempre quotato.

E' senz'altro vero che il mercato del lavoro è umiliato in Italia, e non certo solo negli ultimi 10 anni. Ma questo è il risultato di un immobilismo fabbricato ad arte da una sinergia tra sistema politico e gilde sindacali (che del primo sono diretta emanazione). Un sistema che ha creato rendite di posizione e che, soprattutto, ha sistematicamente impedito la crescita e la tutela di tutti i "paria" che del sistema sindacale non facevano parte o che più semplicemente non vi trovavano identificazione.
Le condizioni migliori di quelle proposte da CAI ci saranno quando il mercato sarà libero, e non co-gestito da cricche criminali.



Il rifiuto è un’occasione per liberarsi dal marcio (che non sono solo naviganti in ufficio), sganciarsi un po’ dai poteri sindacali e prendere fiato, perchè in questa operazione la politica c’è dentro fino alle orecchie e tanto marcio sarebbe probabilmente rimasto al suo posto.


Il marcio è il sindacato in questo caso. Inteso come cricca politica di gestione della società e delle sue politiche.

Altra cosa che mi ha colpito, leggendo i giornali e parlando con la gente, è la pressochè sistematica condanna da parte dell'opinione pubblica della faccenda AZ.
C'è una sorta di trasversale condivisione della volontà di vedere la compagnia chiusa. Credo sia la prima volta nella storia del nostro paese.
 

bareise

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bari, Puglia.
Vado in controtendenza anche io, che ti ho sempre quotato.

E' senz'altro vero che il mercato del lavoro è umiliato in Italia, e non certo solo negli ultimi 10 anni. Ma questo è il risultato di un immobilismo fabbricato ad arte da una sinergia tra sistema politico e gilde sindacali (che del primo sono diretta emanazione). Un sistema che ha creato rendite di posizione e che, soprattutto, ha sistematicamente impedito la crescita e la tutela di tutti i "paria" che del sistema sindacale non facevano parte o che più semplicemente non vi trovavano identificazione.
Le condizioni migliori di quelle proposte da CAI ci saranno quando il mercato sarà libero, e non co-gestito da cricche criminali.



Il marcio è il sindacato in questo caso. Inteso come cricca politica di gestione della società e delle sue politiche.

Altra cosa che mi ha colpito, leggendo i giornali e parlando con la gente, è la pressochè sistematica condanna da parte dell'opinione pubblica della faccenda AZ.
C'è una sorta di trasversale condivisione della volontà di vedere la compagnia chiusa. Credo sia la prima volta nella storia del nostro paese.
Effettivamente la gente è stufa perchè vede AZ come un branco di privilegiati..specie i romani di Fiumicino
 

airblue

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Altra cosa che mi ha colpito, leggendo i giornali e parlando con la gente, è la pressochè sistematica condanna da parte dell'opinione pubblica della faccenda AZ.
C'è una sorta di trasversale condivisione della volontà di vedere la compagnia chiusa. Credo sia la prima volta nella storia del nostro paese.
la difesa dei piloti del loro salario a 7 mila Euro rispetto ai 5 mila proposti, in un momento di forte difficoltà economica generale, con famiglie che stentano ad arrivare a fine mese, piccole aziende che chiudono e non viene offerto alcun ammortizzatore sociale ai dipendenti, è stato il colpo di grazia agli occhi dell'opinione pubblica.

Soprattutto il sentore che ho dai discorsi di bar che ho sentito è che la gente comune non concepisce come chi lavora in un azienda fallita e rischia di restare a casa, si possa permettere di rifiutare una proposta di continuità del lavoro nella nascente CAI.
 

Bario

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Soprattutto il sentore che ho dai discorsi di bar che ho sentito è che la gente comune non concepisce come chi lavora in un azienda fallita e rischia di restare a casa, si possa permettere di rifiutare una proposta di continuità del lavoro nella nascente CAI.
Questo è il punto di tutta la questione, dal mio punto di vista!
 

bourne

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Io credo che facciano bene a tirare la corda, alla fine hanno buone probabilità di vincere. Non dimentichiamo che un governo ha molti strumenti per convincere "importantissimi" industriali a investire, fosse anche a fondo perduto (non dimentichiamo chi governa la GdF etc.....)
 

billie-joe

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13 Settembre 2007
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SINDACATI E PILOTI
Compagnia di veto

di Dario Di Vico
corriere.it

Una cosa va messa subito in chiaro: quello che sta andando in scena in queste ore a Roma non è un tradizionale conflitto sindacale. Nella storia, anche recente, della rappresentanza dei lavoratori italiani abbiamo assistito a battaglie e vertenze molto aspre durate giorni e giorni. In gioco quasi sempre c'era la forza del sindacalismo italiano, la difesa delle sue postazioni e la capacità di condizionare le decisioni della controparte ma in un contesto in cui le ragioni di un interesse comune allo sviluppo dell’azienda assai raramente sono venute meno. In Alitalia è diverso. Nella compagnia di bandiera vige, purtroppo ormai da tempo immemorabile, una forma particolare di governance che è non esagerato chiamare «consociativismo aereo». Partiti, governi di turno, management e sindacati hanno dato vita a una gestione irresponsabile delle risorse che ha portato alle degenerazioni descritte ieri su questo giornale da Sergio Rizzo. A pagare alla fine era Pantalone e in questo marasma si sono perse o diluite le differenze di comportamento tra sindacalismo autonomo e tradizione confederale. E non è certo un caso che in queste ore i leader del tavolo appaiano i rappresentanti delle organizzazioni dei piloti e che la busta paga sia composta da 550 voci.

Il consociativismo non vuole la privatizzazione dell'Alitalia. Il primo test della pervicace volontà di boicottare il risanamento lo abbiamo avuto sei mesi fa, quando il sindacato decise più o meno a tavolino di far scappare Air France, di rendere impossibile la vendita ai francesi pur di preservare lo status quo. Il governo di allora, guidato da Romano Prodi, a causa delle contraddizioni interne e dell'influenza esercitata dalla Cgil, non riuscì a rompere l'incantesimo e ne ha pagato le conseguenze. Con il centro-destra a palazzo Chigi il copione si sta ripetendo. La propensione al veto di piloti e sindacalisti dell’Alitalia è no partisan, non guarda in faccia a nessuno.

La richiesta di discutere congiuntamente esuberi e piano industriale si sta rivelando un machiavello per evitare non solo la normalizzazione dell'Alitalia, ma persino di discutere gli indispensabili sacrifici richiesti dalla situazione pre-fallimentare. L'obiettivo dei consociativi è quello di limitare preventivamente l'autonomia della nuova dirigenza ed evitare di mettere in discussione i propri privilegi. Come interpretare altrimenti la pretesa che le organizzazioni dei piloti possano mettere bocca sulle promozioni, l'assegnazione degli incarichi e persino le assunzioni? Non è bastato finora che in sede di mediazione si individuassero aree contrattuali specifiche e forme contrattate di flessibilità per chi guida un aeromobile. Anpac e soci vogliono di più, vogliono tenere in mano la cloche delle scelte aziendali come è riuscito loro in tutti questi anni nonostante il Paese sia stato guidato da coalizioni di colore opposto.

Stando così le cose è ovvio che il negoziato sia appeso a un filo e il futuro della compagnia di bandiera appaia nero. In queste settimane si è aperto sul piano Fenice un ampio dibattito di politica industriale e aziendale che ha visto confrontarsi — con pareri opposti — sia economisti sia uomini d'impresa. Se però ad avere la meglio sarà il partito del veto ci sarà poco da gioire anche per chi ha legittimamente criticato il piano. E' difficile che un terzo compratore si azzardi a bussare.

13 settembre 2008
 

Boeing747

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la difesa dei piloti del loro salario a 7 mila Euro rispetto ai 5 mila proposti, in un momento di forte difficoltà economica generale, con famiglie che stentano ad arrivare a fine mese, piccole aziende che chiudono e non viene offerto alcun ammortizzatore sociale ai dipendenti, è stato il colpo di grazia agli occhi dell'opinione pubblica.

Soprattutto il sentore che ho dai discorsi di bar che ho sentito è che la gente comune non concepisce come chi lavora in un azienda fallita e rischia di restare a casa, si possa permettere di rifiutare una proposta di continuità del lavoro nella nascente CAI.
La prima pagina di Libero di oggi sintetizza bene gli umori della gente: http://rassegna.camera.it/chiosco_n...me.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=J7S76
 

winter71

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Casta voltante 2 e consociativismo aereo

SINDACATI E PILOTI
Compagnia di veto
[...]
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13 settembre 2008
Allego articolo di questa mattina sul trasorto aereo di Dario di Vico.
Finalmente il più importante quotidiano nazionale tramite voci indepdenti (Rizzo e Di Vico) sta dicendo quello che qualcuno doveva dire da tempo, ovverosia che fra i responsabili del disastro AZ ci sono anche i suoi dipendenti e sindacalisti.
Ciao
d.
 

victorgolf

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la difesa dei piloti del loro salario a 7 mila Euro rispetto ai 5 mila proposti, in un momento di forte difficoltà economica generale, con famiglie che stentano ad arrivare a fine mese, piccole aziende che chiudono e non viene offerto alcun ammortizzatore sociale ai dipendenti, è stato il colpo di grazia agli occhi dell'opinione pubblica.

Soprattutto il sentore che ho dai discorsi di bar che ho sentito è che la gente comune non concepisce come chi lavora in un azienda fallita e rischia di restare a casa, si possa permettere di rifiutare una proposta di continuità del lavoro nella nascente CAI.
Sono pienamente d'accordo.

Chi di noi oggi, a malincuore, non deve fare qualche piccola rinuncia, visto il momento economico in corso ed in previsione di quello che - forse - verrà?! Questa crisi nazionale ed oltre sta piegando le gambe a tutti, in ogni settore.
Colossi del mondo finanziario Usa sono in bilico e questo fa capire come ormai la situazione sia incontrollabile.
Il rimedio? Affrontare il momento con lucida consapevolezza che passerà, come tutti i cicli economici, ma che per ora ci si deve adattare ad un nuovo mercato del lavoro, dove la svalutazione é all'ordine del giorno, in tutti i settori.

E' un problema di mentalità e forse molti non posseggono quella capacità di adattamento che oggi il mercato ti impone.
 

Mattia

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Sono pienamente d'accordo.

Chi di noi oggi, a malincuore, non deve fare qualche piccola rinuncia, visto il momento economico in corso ed in previsione di quello che - forse - verrà?! Questa crisi nazionale ed oltre sta piegando le gambe a tutti, in ogni settore.
Colossi del mondo finanziario Usa sono in bilico e questo fa capire come ormai la situazione sia incontrollabile.
Il rimedio? Affrontare il momento con lucida consapevolezza che passerà, come tutti i cicli economici, ma che per ora ci si deve adattare ad un nuovo mercato del lavoro, dove la svalutazione é all'ordine del giorno, in tutti i settori.

E' un problema di mentalità e forse molti non posseggono quella capacità di adattamento che oggi il mercato ti impone.
quanto hai ragione, sillaba per sillaba, lettera per lettera quoto tutto...ma ci diranno che siamo senza dignità
 

Boeing747

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Finalmente il più importante quotidiano nazionale tramite voci indepdenti (Rizzo e Di Vico) sta dicendo quello che qualcuno doveva dire da tempo, ovverosia che fra i responsabili del disastro AZ ci sono anche i suoi dipendenti e sindacalisti.
Ciao
d.
Commenti analoghi sono pubblicati su La Stampa e Il Sole 24Ored, ai piloti contestano non tanto le richieste salariali quanto la volontà di continuare a cogestire l'azienda. Riporto qui l'articolo di Rizzo che citavi:

I capi della rivolta dei piloti tifano An
Berti e Notaro al lavoro per cordate alternative. E l’ultimo assunto nella compagnia è il figlio del ministro Matteoli

ROMA — Perché in Italia esistano ben due sindacati autonomi dei piloti d'aereo, per i più rimane un mistero. Tutto ha origine quando c'era ancora l'Ati. Quelli che guidavano gli aerei della compagnia domestica dell' Alitalia erano guardati come piloti di serie B e allora orgogliosamente presero le distanze dall'Anpac, fondando il sindacato che poi sarebbe diventato l'Unione Piloti. Da allora, i rapporti sono stati di forzata fratellanza. Differenze nelle piattaforme sindacali, praticamente nessuna: a parte qualche passato distinguo sui tempi della privatizzazione dell'Alitalia. E anche sulla tragedia della compagnia di bandiera, siamo più che altro alle sfumature. A Fabio Berti (42 anni), presidente dell'Anpac, non dispiaceva la soluzione Air France? Massimo Notaro (53 anni), capo dell'Unione Piloti, avrebbe preferito un matrimonio con l'Iberia o Lufthansa. O magari con russi o cinesi. Notaro voleva partecipare con i suoi iscritti e il sostegno finanziario delle banche di credito cooperativo alla gara per comprare l'Alitalia? Berti adesso rilancia pure lui allo stesso modo, lasciando intendere che dietro ha nientemeno che l'Unicredit di Alessandro Profumo (che ha però smentito). Ma sulla sostanza, e cioè che le buste paga dei piloti non si devono nemmeno sfiorare con il pensiero, la sintonia è assoluta.

Inutile pure cercare differenze nei rispettivi punti di riferimento politici, che all'Alitalia, com'è noto, sono imprescindibili. Tanto l'Anpac quanto l'Unione Piloti hanno sempre guardato verso la stessa direzione: il centrodestra. Anzi, più destra che centro. Soprattutto adesso, che al governo è tornato Silvio Berlusconi e che al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dicastero con compiti di vigilanza sulla compagnia di bandiera, si è insediato il sindaco di Orbetello Altero Matteoli, esponente di spicco di Alleanza nazionale e padre di Federico Matteoli: nome noto in azienda, se non altro perché è stato l'ultimo pilota assunto a tempo indeterminato dall'Alitalia dopo l'11 settembre 2001.

Chi conosce bene Notaro riferisce dei suoi ottimi rapporti personali con il ministro Andrea Ronchi, uno degli uomini più vicini al Leader di Alleanza nazionale e presidente della Camera, Gianfranco Fini. Ma anche delle amichevoli relazioni che il capo dell'Unione piloti intratteneva con Luigi Muratori, parlamentare di Forza Italia e pilastro della commissione Trasporti della Camera al tempo del precedente governo Berlusconi.

Di Berti si ricordano le circostanze che, nel 2004, proiettarono quel giovane pilota figlio d'arte, consapevole delle proprie qualità, ai vertici di quella che un tempo era conosciuta come "Aquila selvaggia".

I maligni dicono che il suo predecessore, Andrea Tarroni, rimase vittima di una manovra di corridoio dopo aver messo in crisi l'operazione dell'acquisto da parte dell'Alitalia della compagnia Volare. Scombinando magari qualche progetto dei piani alti, se è vero, come dicono, che quell' operazione non dispiaceva al potente sottosegretario del governo Berlusconi, Aldo Brancher. Ma come sia andata davvero nessuno è in grado di dirlo. È però certo che Tarroni non avrebbe mai lasciato di propria iniziativa, e in quel modo, il vertice dell' Anpac. Ed è altrettanto certo che ora, affiancato dal vicepresidente Stefano Di Carlo, che nella scalata al vertice del sindacato avrebbe avuto un ruolo decisivo, al suo posto ci sia Berti. Nominato con l'84% dei consensi nel 2004 e riconfermato lo scorso anno con una maggioranza ancora più bulgara: 93%. Cose che capitano.

Il risultato è comunque che la potente Anpac è riuscita ad allargare ancora la propria sfera d'influenza nell' azienda. A spese della più piccola Unione Piloti. Perché quello che c'è davvero dietro questa singolare duplicazione è la spartizione del potere interno. L'Anpac è in condizioni di influenzare le scelte degli uomini in molte direzioni chiave, e di fatto controlla le posizioni nevralgiche nel fondo di previdenza e nella cassa sanitaria. Qualche anno fa il sindacato aveva creato anche un piccolo gruppo societario con l'ambizioso progetto di sbarcare in forze nel mercato delle consulenze. Di quel gruppo, oggi sopravvive l'Anpac services, proprietaria dell'immobile del sindacato, che garantisce utili di 50 mila euro l'anno. Senza che nessuno, ovviamente, se ne lamenti. Ma che ne sarà di tutto questo, se non ci sarà più l'Alitalia?

Sergio Rizzo
 
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winter71

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quanto hai ragione, sillaba per sillaba, lettera per lettera quoto tutto...ma ci diranno che siamo senza dignità
Il fatto è che secondo me sono fuori dalla realtà.
Hanno vissuto per 15 anni fuori dalla realtà.
Tutto il mondo è cambiato e loro no.
Vedrai che ci diranno che loro hanno rinunciato a tantissimo nel corso degli anni spinti dal miraggio del salvataggio.
Ma forse quel tantissimo non era sufficiente.
Ma forse quel tantissimo non era di tutti ma solo di qualcuno.
Ma forse qualcuno ha fatto il furbetto.
Forse, per citare Orwell, c'era qualcuno che era più uguale degli altri.
Ed allora al rampista si facevano fare i sacrifici contrattuali mentre al pilota si dava l'indennità di lettino (anche qui...ma hanno visto come viaggiano i piloti e gli aavv sui voli Delta ed AA ???? Se gli racconti dell'indennità di lettino si mettono a ridere).
Al precario del Check In si chiedevano sacrifici mentre al pilota iscritti ad ANPAC o UP si garantivo i riposi al club med di Dakar...
Vabbè. Queste cose le tirerà fuori il curatore fallimentare.
ciao
d.
 

willy79

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Ipotesi su futuro AZ

Purtroppo ad oggi la situazione è davvero preoccupante, vediamo tutti i giorni scomparire o sospendere compagnie aeree, vedi Futura, Airbee e "forse". Diciamo che per AZ siamo sulla buona strada per il fallimento.

Ma in questo caso che accade ai pax che hanno prenotato e pagati voli in futuro?

So che è un po impossibile prevedere il futuro all'esatezza. Ma gli esperti che dicono? Come si sono comportate le Compagnie famose che sone fallite in passato, nei confronti dei clienti e dei frequent flyer, magari prendendo ad esempio le ex europee compagnie di bandiera Swiss Air e Sabena?
 

billypaul

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Che ottusità pensare che ci siano compagnie o cordate disposte a perderci in un'operazione di risanamento di AZ...pur di non perdere i benefici ottenuti in questi anni e di guadagnare 5000 anzichè 7000 € al mese rischiano di lasciare per strada altri 15.000 dipendenti che invece guadagnano 1200 € al mese e hanno pure il mutuo da pagare...che si vergognassero tutti
 

Bario

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E Berlusconi teme il peggio
"Non possiamo fallire, sarà caos"


di CLAUDIO TITO e ROBERTO MANIA

Silvio Berlusconi


ROMA - "Dobbiamo assolutamente risolvere la questione, altrimenti si scatena il caos". Il caso Alitalia piomba di nuovo sul tavolo di Palazzo Chigi. E per la prima volta il premier Silvio Berlusconi deve fare i conti con uno scenario completamente mutato: non più a un passo dalla soluzione, bensì a un passo dal blocco del trasporto aereo in tutta la penisola. "Perché - rifletteva ieri sera Berlusconi con i suoi più stretti collaboratori - se si va al fallimento si fermano per mesi i collegamenti aerei. Una figuraccia". Con una caduta verticale del consenso per il governo "del fare". Una situazione drammatica che pareva ormai scongiurata, dopo la formazione della cordata italiana guidata da Roberto Colaninno e l'approvazione di un decreto ritagliato su misura, e con tanti strappi alla regole sui fallimenti e sulla concorrenza, proprio sulla Cai, la Compagnia area italiana.

Correre ai ripari, è diventato allora l'imperativo di Palazzo Chigi. Berlusconi ha chiesto un intervento diretto al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, troppo defilato in questa vicenda che, infatti, al Tesoro considerano "in appalto" a Gianni Letta, più capace di mediare nelle intricate relazioni sindacali. Ma ora servono soldi. Risorse per provare a compensare le perdite retributive (fino a quasi il 30 per cento) dei piloti. Perché è qui che si è incagliata la trattativa notturna. Il come dovrà trovarlo Tremonti. Ci vuole creatività, perché il premier non vuole "fallire" su uno scenario, che per ragioni oggettive, è diventato globale. Le grandi compagnie del volo (Air France, Lufthansa, British) da tempo si sono attestate lungo la riva del fiume. Tremonti si è messo al lavoro.


Ma il premier ha giocato anche sull'altro versante: quello dei rapporti con la cordata tricolore. Ci sono stati contatti anche con Banca Intesa di Corrado Passera, l'advisor che ha preparato il "piano Fenice" rendendo plausibile via via la costruzione di una soluzione alternativa al fallimento. E - pare - ci sia stata anche una lunga telefonata tra il presidente del Consiglio e lo stesso Colaninno, prima che questi riprendesse il treno per la sua Mantova. Il patron della Piaggio è stato irremovibile: "Io non posso fare niente. Mantengo la mia offerta ma chiedo un sì o un no". Modello Jean-Cyril Spinetta, l'uomo forte di Parigi, che se ne andò di fronte ai niet dei nostri sindacati e all'opposizione del centro destra guidato proprio da Berlusconi. Ma il pressing non si è fermato. A Colaninno il premier ha ricordato anche le misure varate per spianare la strada a una soluzione tutta italiana per la compagnia di bandiera. Più o meno: "Se facciamo una figuraccia noi, la farete anche voi. Come noi, d'altra parte, siete passati come i salvatori della patria". Insomma, serve un passo avanti. Non ci si può ritirare alla vista del traguardo. In gioco ci anche sono i nuovi rapporti tra Berlusconi e l'establishment industriale. E ciascuno, a cominciare dai 16 cosiddetti "capitani coraggiosi", ha più di un interesse perché il piano Fenice decolli.

È che la strategia di Colaninno e Passera non aveva previsto il peso dei piloti. Anzi, pensavano di aggirare il potere dei piloti proprio attraverso l'introduzione di un contratto unico e, dunque, con la costituzione di una rappresentanza sindacale non più frantumata in tante categorie. I piloti hanno detto tanti no dopo avere scoperto di essere quasi la metà in esubero (circa mille su duemila). Hanno fermato lì la trattativa - e fatto infuriare il ministro Altero Matteoli, rappresentante di An con cui i comandanti hanno sempre flirtato -nonostante la proposta di inserirli tra i dirigenti e la possibilità di ricorrere al part time per ridurre il numero degli eccedenti. Uno stop che ha impedito anche agli altri, Cgil, Cisl, Uil e Ugl, di tentare l'affondo. Quello che il leader della Cisl, Raffaele Bonanni - stando a alcune ricostruzioni -, avrebbe pure rischiato se non fosse stato fermato dagli altri nella notte: "Se firmi senza i piloti domani ti ritrovi con tutti gli aerei a terra". Sarebbe stata una sconfessione. Oppure un suicidio sindacale.

Forse non restano più di 48 ore per uscire dal pantano. Ma lo scenario non può nemmeno escludere la discesa in campo di Mediobanca di Cesare Geronzi. E allora l'ultimo feroce scontro sulla governance di piazzetta Cuccia potrebbe cominciare a leggersi sotto una chiave diversa. Politica.
(13 settembre 2008)

[www.repubblica.it]
 

ottanta

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Interessante l'URL della rassegna stampa della Camera, quella del sito Intranet Alitalia nel fine settimana non e' disponibile.

e' comunque sempre un piacere leggerVi e fare lo slalom tra i continui cambi di thread.

La proposta del "Lufthansa meno 30" e' stata un'ottima provocazione, per far vedere che non si chiede la luna, ma qualcosa che altri gia' hanno; sono i mille esuberi tra i piloti il vero problema...e il tentativo di togliere potere ai piloti.

Non ho ancora trovato un cenno al numero di dirigenti che ci sono in esubero.
 
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