4 giugno: 12 scioperi proclamati nel settore aereo, addio al ponte del 2 giugno


flori2

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11 Luglio 2009
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padova
Vorrei sempre ricordare che quando a scioperare sono i dipendenti delle compagnie aeree quest'ultime si fanno carico della riprotezione e delle spese in piu' sostenute dai passeggeri. Si sobbarcano gli oneri degli hotel, dei rimborsi, dei pasti e di tutto cio' che afferisce al volo non effettuato.

Quando a scioperare sono gli enti che forniscono i servizi alle societa' aeree tutto cio' non accade.
Ti posso confermare che le tue conclusioni sono errate. Le compagnie aere rimborsano tutte le spese di vitto e alloggio in caso di sciopero. Non importa di chi sciopera
 

straccalettoroma

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19 Luglio 2011
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Le motivazioni degli scioperi non sono assolutamente in discussione cosi' come non lo e' il diritto di protestare. Hai ragione: ENAV e' una societa' pubblica quotata in Borsa ed il MEF ne controlla la maggioranza ma non la totalita' delle azioni. Giustissima correzione.
E siamo tutti d'accordo che i lavoratori preferirebbero lavorare che protestare e vedersi decurtato l'ammontare del proprio salario. Non ho inteso questo nel mio post e non oso nemmeno pensarlo. Se ho dato questa idea me ne scuso e la rettifica e' d'obbligo.
Le motivazioni alla base delle proteste saranno sicuramente sentite e partecipate da parte dei lavoratori ed il mio rispetto per esse e' assoluto ed incondizionato.
Restano pero' i numeri e su quello c'e' poco da aggiungere.
Uno sciopero locale, proprio per la particolarita' della sua funzione, puo' generare forti criticita' nel sistema di assistenza al traffico aereo e lo spezzettamento delle organizzazioni sindacali unita ad una mal celata unitarieta' ( le tue parole perdonami ma indirettamente lo confermano) non aiutano certo a rendere la situazione particolamente favorevole.
Restano pero' i disagi. Ed i differimenti, le cancellazioni ed i posticipi non hanno impedito la effettuazione di quelle proteste che ho elencato e che impattano sui programmi di viaggio dei cittadini e sui conti delle aziende.
Al momento della proclamazione dello sciopero del 15 luglio 2023 hai idea di quanti prenotati vi erano nei voli che potrebbero essere impattati dalla protesta?
E la domanda e' sempre la stessa: la riprotezione di quei passeggeri che potrebbero restare a terra e' in carico a chi? Alle Compagnie o a ENAV?
Me lo chiedo perche' e' facile fare utili quando si incassa con la destra per un servizio reso ma non si paga con la sinistra per un servizio interrotto che e' indirettamente causa di spese accessorie per altri soggetti.. E di questo ovviamente non ne sono responsabili i lavoratori.
Detto questo auguri a tutta ENAV per un pronto superamento di ogni criticita' e conflittualita' nell'interesse tanto dei suoi preparatissimi dipendenti quanto dei clienti finali.


Buonasera,

le criticità sono figlie di una regolamentazione sugli scioperi nel settore trasporti assolutamente fallace e volutamente distorsiva dei diritti e dei doveri.
Diritto di scioperare del dipendente.
Dovere di trattare realmente delle aziende e di risolvere le criticità rappresentate.
Invece così come è impostata non è tutelato il diritto e non c'è alcun dovere, se non morale.
Che ovviamente se si parla di profitti e di costi viene dopo il problema del "traffico a Palermo"...
Per ciò che riguarda i migliaia di viaggiatori che hanno prenotato e saranno impattati dallo sciopero (che mi gioco un copeco non si farà, e due che al massimo sarà di 4 ore per gentile concessione), chi scrive è uno che per risparmiare qualche decina di copechi ha prenotato proprio per il 15 tanto tempo fa....

Cordialità
 
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leerit

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3 Settembre 2019
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I ritmi e i turni spezzati e forsennati, implacabili, sono la prassi più che altro per l’anello più debole del comparto: gli handlers stagionali, migliaia di lavoratori precari soltanto a Roma tra Fiumicino e Ciampino. Un esercito industriale di riserva e senza tutele. Caricano e scaricano i bagagli, garantiscono l’assistenza ai passeggeri, sbrigano i check-in e gli imbarchi, assicurano i preziosi servizi di terra dei nostri aeroporti. Di sensibile e considerevole importanza, come la manutenzione dei velivoli prima e dopo il decollo e il loro rifornimento di benzina. Eppure hanno contratti di pochi mesi, 6-700 euro al mese, sei giorni su sette, part-time allungabili a dismisura senza ricaduta in busta paga. Lavorano duramente, in affanno continuo; tamponano falle. Spesso vengono precettati a giornata, anzi, last second, come raccontano certe vertenze individuali: la loro disponibilità deve essere totale. Non esiste notte, weekend o festivo per loro, sovente esternalizzati, assunti da cooperative in appalto e subappalto. Dietro le divise ben stirate, una sofferenza sottaciuta di massa.

Prima del Covid, in Italia, il sistema si reggeva su una sorta di equilibrio omeostatico: gli stagionali convivevano alla bell’e meglio con i “garantiti”. I problemi venivano eclissati sull’altare della piena occupazione, o quasi. Poi è arrivata la pandemia. Il mondo si è bloccato, compresi i nostri cieli. Le compagnie low cost (e non), le società aeroportuali e dell’handling hanno iniziato a licenziare e mettere in cassa integrazione stuoli di lavoratori assunti a tempo indeterminato. E quando si è tornati alla normalità e sono stati richiamati molti cassintegrati, per parecchi stagionali non c’era più posto. O avevano gettato la spugna loro stessi.


Oggi il traffico passeggeri supera i livelli pre-Coronavirus e servono di nuovo pure loro. Che poi la stagionalità in questo ambito sarebbe, per certi versi, fisiologica: «Le parti confermano il peculiare carattere stagionale delle attività di handling, in quanto caratterizzate da stagionalità in senso ampio e da intensificazione dell’attività in particolari periodi dell’anno» era scritto nell’ultimo contratto collettivo nazionale di lavoro del 2015. Il problema sono le forzature, le degenerazioni che avvengono. Così il 4 giugno hanno incrociato le braccia, era la prima volta che succedeva.

«Adesioni altissime, oltre il 90% allo sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori dell’handling aeroportuale proclamato per il mancato rinnovo del contratto collettivo nazionale, scaduto ormai da 6 anni». Parola delle sigle maggiormente rappresentative in materia: Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto Aereo.

«Ora attendiamo che dalle imprese arrivino subito risposte alle legittime richieste salariali e normative che, come organizzazioni sindacali, abbiamo portato al tavolo di Assohandlers. E fino a quando non verranno soddisfatte le rivendicazioni salariali dei lavoratori le azioni rivendicative non si fermeranno: prima tra tutte, la proclamazione dello sciopero nazionale di 24 ore il 20 giugno che segnerà, con l’avvio della stagione estiva, il seguito di una lunga serie di azioni sindacali che verranno messe in campo».

I quattro sindacati aggiungono che «con il rinnovo in stallo, in assenza di un aumento economico congruo e dignitoso degli stipendi (fermi dal giugno 2016), il comparto ha perso attrattività, rendendo molto difficoltoso il reperimento di nuovo personale. Una situazione che può mettere a rischio l’operatività del settore e la continuità dei servizi aeroportuali, soprattutto in vista dell’imminente stagione turistica».

Lo spettro è quello di un’ennesima estate calda, come accaduto negli ultimi anni: caos e disagi molteplici (dai voli cancellati ai bagagli persi) per gli utenti che non conoscono le radici del problema. Non a caso i rappresentanti dei lavoratori chiedono anche una regolamentazione dell’orario di lavoro e turnazioni compatibili con uno straccio di vita privata.

Restii a parlare pubblicamente (o privatamente col giornalista), il malcontento corre sui social. Per esempio su pagine Facebook come “Manicomio aeroportuale” (16 mila followers), attiva dal 2019. Scrive Katia: «Da stagionale mai fatta una pausa». Le rispondono altri: «La pausa è di massimo 7-8 minuti, il tempo che hai per andare in bagno e mangiare». Aggiunge Giuseppe: «Lavoro usurante, il nostro. Nessuno si è mai nemmeno preoccupato di misurare i livelli di inquinamento a cui siamo esposti giornalmente, né che impatto possano avere le turnazioni sulla nostra salute». Valentina: «Sono 23 anni, 23 lunghi anni di burnout. Il punto è che l'età avanza, il fisico ne risente e per quanto bello questo lavoro non si può fare a vita. Non ho mai perso le speranze di tornare ad avere una vita normale, spero sempre di poter trovare qualcosa di meglio. Un grande in bocca al lupo a tutti! Possiamo capirci solo tra di noi... ahimè». Una sua collega: «L'anno scorso anche io sono andata in burnout. Mi sono fatta aiutare da uno psicoterapeuta. Ero a pezzi, fisicamente e moralmente». Un altro stagionale: «A me è capitato il turno 5/13 per poi rimontare con il 22/6 la sera stessa». Una partecipante del gruppo preferisce l’anonimato totale, ché pure capi e capetti bazzicano i social. Ed è suo l’intervento più apprezzato di tutti. «Con questo post vorrei inaugurare una sorta di rubrica che si occupi e si preoccupi, visto che nessun altro lo fa, di come ci sentiamo quaggiù nel girone infernale dei turnisti aeroportuali… Ci sono giornate come quella di oggi in cui mi sento costantemente esausta e totalmente sopraffatta. Mi dispiace perché credo nel duro lavoro e non mi sono mai tirata indietro e mi dispiace due volte perché questo è un lavoro che mi piaceva e ultimamente non riesco a fare altro che detestarlo. Per quanto provi a dirmi che è solo un periodo e che passerà, c'è una parte di me che crede invece che non possa fare altro che peggiorare. Sarà che siamo solo ad aprile e non riesco neppure a immaginare come potrebbe essere agosto. Sono convinta che in Italia in generale e nel nostro settore in particolare si parli troppo poco di "burnout" che, mi sento di dire pur senza averne le competenze, è un problema reale o perlomeno lo sento reale e vicinissimo a me. Insomma, voi come state? Come ve la passate? Siete in un momento di difficoltà? Lo siete stati? Come pensate di affrontarlo o come ne siete usciti, se ne siete usciti?».

 
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hyppo

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In questo modo l'Espresso pone solo riferimento a sciocche lotte di classe, quando invece farebbe meglio a occuparsi di tutti quei poveri cristi con stipendi e diritti molto più bassi di questi che scioperano provocando loro disagi
 

pello

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In questo modo l'Espresso pone solo riferimento a sciocche lotte di classe, quando invece farebbe meglio a occuparsi di tutti quei poveri cristi con stipendi e diritti molto più bassi di questi che scioperano provocando loro disagi
Dai, torna a guardare la D'Urso ora
 
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East End Ave

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su e giu' sull'atlantico...
Piu' o meno in tema; cosa significhi poi il "caso ITA" non saprei, ma forse Lenny scopre solo oggi che i disagi sono causati in vasta parte da problematiche terze, estranee ai vettori. Tipo la giungla degli handling agents.

Voli sempre più in ritardo, aerei cancellati: per i passeggeri un’altra estate di passione. Il caso Ita
di Leonard Berberi
Voli sempre più in ritardo, aerei cancellati: per i passeggeri un'altra estate di passione. Il caso Ita

La puntualità dei voli in Europa si sta avvicinando questi giorni ai minimi di sempre registrati l’estate passata. Mentre è già inferiore a quella del 2019, quando c’è stato il record di traffico prima dello scoppio della pandemia. Ma a differenza di dodici mesi fa quando la carenza di personale e una programmazione poco oculata avevano portato alla cancellazione di migliaia di collegamenti, alla perdita di decine di migliaia di bagagli e al collasso di decine di aeroporti europei ma non italiani, stavolta gli aerei decollati o atterrati oltre l’orario previsto si registrano anche in Italia. Con lamentele da parte di diversi passeggeri anche nei confronti di Ita Airways, fino a qualche mese fa tra i vettori più puntuali al mondo.

Il caso Ita
Sono proprio i dati sulla puntualità di Ita Airways a rendere bene l’idea: se nel maggio 2022 secondo la società specializzata Cirium la compagnia italiana decollata il 15 ottobre 2021 era la quarta in Europa per voli operati “in orario”, cioè con arrivo non oltre i 14 minuti (con l’87,14% di atterraggi puntuali) quest’anno, stesso mese, Ita non compare nella top ten dei vettori europei maggiormente in grado di rispettare la propria tabella di marcia, scendendo al di sotto del 73%. Diversi viaggiatori - sui social e via email - hanno lamentato cambi di orario dei voli con spostamento anche di 4-5 ore dei decolli rendendo in alcuni casi difficile la trasferta per motivi di lavoro, studio o questioni personali.

Dalla compagnia aerea italiana riconoscono i ritardi, affermano di essere comunque l’ottava compagnia tradizionale più puntuale in Europa nel periodo 1 gennaio-18 giugno 2023 e spiegano che questi disagi stanno riguardando tutte le aviolinee in Europa. Secondo Eurocontrol nella settimana 15-21 giugno nel continente sono decollati in orario meno di sei voli su dieci (57,4%) e atterrati all’orario previsto poco più di sei su dieci (64,1%). Dati che sono in miglioramento del 3,6-3,8% rispetto allo stesso periodo del 2022, ma peggiori del 9,1% sul 2019. È più o meno dal primo maggio che le curve di puntualità vanno verso il basso. In Italia la puntualità in partenza è stata del 54,1% - inferiore alla media europea -, mentre quella in arrivo è del 66,4%.


Le cause
Ma che sta accadendo? I fattori sono diversi. Da un lato i cieli europei sono intasati anche per la chiusura dello spazio aereo Ucraino e negli ultimi giorni per una maxi-esercitazione Nato sopra la Germania che restringe il movimento dei velivoli con passeggeri. Dall’altro lato gli scioperi - dei controllori di volo, dell’handling, dei piloti e primi ufficiali, degli altri addetti del settore - hanno ulteriormente ridotto la regolarità dei collegamenti. Anche i ritardi nella consegna degli aerei nuovi costringono le compagnie a rivedere le rotte, tagliando magari dove è necessario e riducendo al minimo i disagi. Per non parlare delle ondate di maltempo locale che obbligano i jet a girare più a lungo per aggirare la perturbazione. Più di un esperto segnala anche che diverse compagnie hanno messo in vendita più voli di quanto siano in grado di operarne perché si sono basate sulla consegna il giorno previsto dei nuovi aerei acquistati, cosa che sta accadendo molto lentamente per la scarsità di materiale per assemblare le fusoliere.
 

OneShot

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31 Dicembre 2015
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Paris
cosa significhi poi il "caso ITA" non saprei, ma forse Lenny scopre solo oggi che i disagi sono causati in vasta parte da problematiche terze, estranee ai vettori. Tipo la giungla degli handling agents.
Ma guarda, proprio ieri leggevo un articolo su MF che titolava “i misteriosi ritardi di Ita” elencando un volo per SUF che sarebbe dovuto partire alle 22:20, ma che è misteriosamente decollato alle 22:50; un altro volo, sempre nazionale ha subito un doppio ritardo, uno di 10 e l’altro di ben 30 minuti a cui neanche i piloti hanno saputo (o voluto?) dare spiegazioni.