Georgia con gli amici del forum

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Compagnia aerea: Ryanair (FR)

Classe di viaggio: Economy

Aeromobile: Boeing B737-800

Da: Bergamo (Orio al Serio Airport) - BGY

A: Tbilisi (Tbilisi International Airport) - TBS

Come (quasi) ogni anno, oramai da tradizione, il mese di novembre porta con sé l’occasione di fare un viaggio verso una meta particolare con amici conosciuti, ormai oltre dieci anni fa, qui su queste pagine virtuali.

Dopo i giri alle Azzorre ed alle Faroe degli anni precedenti, anche per quest’anno l’idea è di seguire il filone isole, ed in particolare di andare a Visby, ma complice l’apertura della nuova rotta Ryanair da Bergamo decidiamo, alla fine, di andare in Georgia, visti anche gli orari ottimali per un week end (cit. Cesare Caldi).
Complici impegni del resto della ciurma, per questo viaggio ci schiereremo solamente in quattro, il sottoscritto e tre compagni di viaggio che convenzionalmente chiameremo Lambrate, Piacenza e Forlanini, per proteggere il loro preziosissimo anonimato.

Il programma è il seguente: partenza venerdì 8 novembre alle ore 15:10 da BGY, arrivo, complice il fuso orario, alle ore 22:20 locali a Tbilisi, ritorno domenica sera con partenza da TBS alle 23:00 ed arrivo poco dopo mezzanotte ora locale di Bergamo.

Dopo aver letto della guida garibaldina dei locali decidiamo di appoggiarci ad un autistaguida locale, che si rivelerà veramente super in gamba (il gentilissimo Kakha), che ci verrà a prendere direttamente in aeroporto al nostro arrivo.

Il viaggio dunque inizia in quel di Bergamo, aeroporto noto a tutti e che anno dopo anno è migliorato sempre di più sotto ogni profilo, garantendo una buona esperienza nonostante i grandi numeri sviluppati. Ottima la possibilità di avere due accessi al fast track dei controlli di sicurezza utilizzando il posteggio coperto.

Vengo mio malgrado coinvolto, nonostante forti mie ritrosie, in una robusta merenda pre imbarco a suon di Big Tasty – patatine maxi e Coca da litro, ed arriva l’ora di imbarcarci non senza prima una capatina in area fumatori con Lambrate.

Solito 738 in una novembrina Bergamo.

Aereo lercio ogni oltre misura, vicino di posto tendente ad allargarsi, VIP a bordo, Forlanini seduto dietro di me che per tutte le quasi 4 ore di volo tenta invano di comprendere quello che gli dico parlando dal sedile davanti, facendomi cenni di sì con la testa del tutto a caso.

Appena si spengono gli avvisi delle cinture di sicurezza ci facciamo un giro di gin tonic, sempre dopo miei ripetuti, ma vani, tentativi di sottrarmi, ed il volo corre via, non senza qualche incontro ad alta quota.

Il nostro volo è di fatto la seconda rotazione da Bergamo verso Tbilisi, che è la prima rotta della Love Coast irlandese verso la Georgia. Ciononostante, non chiedetemi il perché, all’aeroporto di TBS hanno deciso che la prima rotazione era quella di prova, ed hanno festeggiato per nostra fortuna l’inaugurazione della tratta proprio il giorno del nostro volo, con tanto di water cannon all’arrivo e festicciola con musiche georgiane nonché ampie libagioni e torta, offerte a tutti i passeggeri.
Tutto molto gradito, bella sorpresa.
Cliccare sulla prima foto per video.

Anche la prossima foto è l’anteprima di un video.

Sin da subito due cose ci sono chiare:

1) I georgiani sono un popolo decisamente accogliente e cordiale (impressione conservata per tutto il viaggio);

2) I vini georgiani, nonostante la relativa fama che si portano dietro, fanno decisamente pena (impressione rafforzata durante il viaggio).

La nostra guida Kakha ci aspetta landside come da accordi (mi permetto di fare una marchetta perché se lo merita davvero, un ragazzo carinissimo, disponibile, molto preparato, puntuale e con un ottimo inglese: www.georgiatraveladventure.com – georgiatraveladventure@gmail.com – WA +995599911202), nonostante il nostro ritardo dovuto alla anzidetta festicciola.

Appena ci vede scorgiamo uno sguardo di terrore nei suoi occhi, ma stoicamente decide di non darsi alla fuga, e ci fa salire sul suo Vito importato dal Giappone, anche dopo che Piacenza tenta in ogni modo di metterci in cattiva luce attribuendoci – falsamente – le più turpi abitudini e costumi.
Cambiamo un po’ di moneta locale e siamo pronti per andare in albergo, non dopo un breve giro per la città, con Khaka che ci inizia ad introdurre alla scoperta della bella Tiblisi ed io sul sedile in fondo che come un alcolizzato mi bevo alla canna la bottiglia di vino rosso che ci hanno regalato in aeroporto.
Nota curiosa, lo stradone che collega l’aeroporto al centro città è il George W. Bush Street, come riconoscenza per l’intervento del Presidente americano durante la crisi con la Russia.

Dopo che Lambrate aveva proposto le peggiori bettole della città per risparmiare 2,50 euri, abbiamo deciso di prenotare all’Hotel Kisi, anche in questo caso scelta azzeccatissima e che mi sento caldamente di consigliare, nel pieno del centro storico della città.

Rer by Enrico ……, su Flickr

Ancora meglio, poi, se prenoterete tramite Booking con il nostro link, per voi non cambierà assolutamente nulla, ma ci farete felici!

https://www.booking.com/index.html?aid=1204748

Di riffa e di raffa si è fatta mezzanotte passata (che poi per il fuso orario italiano sarebbero le 21) ed usciamo per andare a cena.
Avevo già verificato da casa che proprio vicino all’hotel c’è un ristorante aperto 24h, tale Maspindzelo, sul quale riceviamo feedback positivi anche da Khaka, dunque, andiamo!

Il ristorante nonostante l’ora tarda è pieno zeppo.
Complice anche il fatto che in Georgia tutto costi praticamente nulla, almeno secondo i nostri standard, ordiniamo praticamente tutto il menù.

Il piatto tipico georgiano per eccellenza, i khinkali.

Ottimi, alla modica cifra di 8 centesimi l’uno.
La cucina georgiana è decisamente piacevole, unico grosso limite la presenza ubiqua del coriandolo (problema che si fa sentire soprattutto il giorno dopo).

Dolce di una pesantezza inaudita, ma talmente buono da farmelo quasi finire da solo. Lo sto digerendo ancora adesso (miele e noci).

Sebbene controllando i singoli prezzi avevamo capito che avremmo speso poco, il conto è addirittura inferiore alle attese, tipo 18 euro per quattro comprese una buona dozzina di birre medie.

Ci spiegherà il giorno dopo Khaka, vedendo lo scontrino, che ci hanno dato il conto di un altro tavolo, da due, ma lo scontrino esclusivamente in alfabeto georgiano ed il fatto che non parlassero inglese aveva fatto sì che la sera prima “ce ne stessimo”.
Si fanno le due di notte passate ed andiamo in branda, al mattino Khaka ci sarebbe passato a prendere alle nove in punto.

E dopo una notte difficile causa digestione, si fa mattina.

L’hotel, piccolino e molto curato, non delude nemmeno sotto il profilo della colazione, ottima.

Siamo di fatto gli unici clienti, assieme ad una coppia di americani, e ci viene spiegato che novembre è proprio alla fine della stagione turistica, anche se di fatto è un mese ancora gradevole per girare, non fa freddo per nulla ed anzi abbiamo trovato ottime giornate, addirittura pranzando sempre all’aperto.

Arriva la nostra guida, e si parte.
La tappa di giornata è il Monastero di David Gareia, proprio al confine con l’Azeirbaigian, attraversando in auto luoghi veramente magici.

Piccola anteprima del prosieguo, che conto di postare a breve.

Georgia by Enrico ……, su Flickr

Ci siamo lasciati in partenza da Tbilisi sul pulmino di Khaka diretti verso il Monastero di David Gareia.

Vediamo la periferia uscendo dalla città, e notiamo subito l’abissale differenza tra il centro, un vero gioiellino tirato a lucido, e la periferia, contraddistinta da una prima fascia di palazzoni di sapore sovietico, anche abbastanza fatiscenti, e poi una seconda periferia rurale, che va a sfumare verso le campagne ed i piccoli centri abitati che si trovano lungo la strada che percorriamo, paragonabile ad una nostra statale a singola corsia.
In Georgia, almeno per quanto abbiamo visto noi, non esistono autostrade.

Gommista.

Autolavaggio.

Lungo la strada ci sono parecchi venditori di frutta e verdura e di carne, su bancarelle del tutto improvvisate e con l’utilizzo di frigoriferi trasparenti che mettono in mostra la mercanzia. I NAS avrebbero qualcosa da ridire!

Ci fermiamo in una specie di negoziettoautogrill, che ci viene indicato come l’ultima possibilità per comprare qualcosa da mangiare o da bere.
Io prendo un ovetto kinder per mia figlia.

Ad un certo punto abbandoniamo dalle parti di Sagarejo la strada principale, quella che da Tbilisi dirige verso est, e prendiamo una sterrata che taglia verso sud e che è percorribile solamente con fuoristrada oppure con adeguate precauzioni (e con ruote di ricambio sul tetto).
Sino ad un certo punto si vedono coltivazioni, soprattutto di mandorle, poi si incontrano greggi di pecore, che ci costringono a fermarci in attesa del loro passaggio.

Cliccare su foto per video, impressionante, solo in Sardegna mi era capitata una cosa simile, ma decisamente in scala minore!

Il paesaggio, a questo punto, man mano che ci si addentra in quello che è una sorta di deserto, si fa davvero magico.

Le foto non sono in nessun modo ritoccate (e direte voi si vede!!) e sono quelle uscite direttamente dall’iPhone, la luce era un qualcosa di magico ed ho voluto che gli scatti restituissero il più fedelmente possibile quanto abbiamo percepito di persona.

Lago salato, fa una certa impressione camminarci sopra.

Improvvisamente, in mezzo al nulla (o quasi), verso le 12, sbuca il Monastero, e lì Khaka ci racconta la sua storia che Piacenza, il più attento del gruppo, potrà agevolmente ricostruire dagli appunti che ha preso.
Per il momento accontentatevi di un sunto tratto da wikipedia.

“David Gareja*(georgiano: დავითგარეჯის კომპლექსი სამონასტრო, Davit’garejis samonastro komplek’si; Azerbaijano: Keşiş Dağ məbədi) è un complesso monastico ortodosso georgiano in parte scavato nella roccia ed in parte edificato, situato nella regione della*Cachezia*nella Georgia orientale, sulle pendici semidesertiche del monte Gareja, circa a 60-70*km a sud est di*Tbilisi, la capitale della*Georgia.
Il complesso comprende centinaia di celle, chiese, cappelle, mense e locali di abitazione scavati nella roccia. Il Monastero di Lavra è tuttora abitato da alcuni monaci in permanenza nella parte georgiana, mentre il complesso di Udabno si trova anche nel*distretto di Agstafa*in*Azerbaigian: tale situazione è stata determinata dai geografi sovietici, negli anni trenta del secolo scorso. I sovietici non hanno rispettato l’eredità storica e culturale che lo lega alla Georgia e così è diventato oggetto di una disputa di confine tra le autorità della Georgia e dell’Azerbaigian. L’area è anche sede di specie protette, in particolare l’homo necrofilus Lambratensis, visibile molto di rado, e presenta tracce di alcuni dei più antichi insediamenti umani nella regione”.

In secondo piano il nostro fido van Vito e Khaka di fianco.

Inizia la visita, che prevede una salita di circa un’ora in cima ad una montagna, tramite un sentiero che è lì da secoli.

Purtroppo possiamo fare solo una visita parziale del sito, e non possiamo arrivare in cima alla montagna, in quanto ci viene impedito dai soldati georgiani che proteggono il confine, in conseguenza dell’acuirsi delle tensioni legate alle dispute territoriali con l’Azeirbaigian che interessano l’area.
Il kalashnikov in mano ai soldati ci suggerisce di non insistere, e lo stesso Khaka ci fa ampi gesti con la mano per la serie “torniamo giù”.
Niente foto dell’incontro ravvicinato.

Siamo qui.

Interno del Monastero.

Come si suol dire, “si è fatta una certa”, ma l’unico ristorante della zona è chiuso, dunque per trovare un qualunque posto dove poter mangiare qualcosa dobbiamo giocoforza riattraversare il nulla e tornare nella civiltà.

Il viaggio, complice anche le strade dissestate (e spesso sterrate) che attraversiamo, si fa lunghetto, ed arriviamo solamente intorno alle 15.30 a Sighnaghi, dove Khaka ci propone due luoghi dove mangiare, uno più elegante ed uno più ruspante.
Ca va sans dire, optiamo per il secondo, e ci troviamo su di una splendida terrazza con vista sulla valle e sul massiccio montuoso che divide la Georgia dalla Russia.
Un vero spettacolo, le foto non rendono per nulla.

Vista del paese di Sighnaghi dalla strada.

Giardino dell’osteria.

E vista dal tavolo (notare come riusciamo sempre a mangiare all’aperto).

Al nostro arrivo ci accoglie il boss del ristorante che, scoperta (agevolmente!) la nostra provenienza, ci racconta del suo sconfinato amore per la Beretta, che scopriamo subito non essere la fabbrica di salumi. Il tizio è un ex poliziotto, grande amante delle armi, con il quale non avrei discusso nemmeno sotto tortura. Per fortuna pare essere amico di Khaka, il che ci tranquillizza.

Salsina piccante.

Altro piatto tipico georgiano, il khachapuri.
Si tratta di una specie di pizza, cotta in questo caso nel forno a legna, che arriva in tavola con il formaggio fuso sotto e l’uovo praticamente a crudo. Spetta a chi la mangia mescolare l’uovo, che così cuoce, con il formaggio, creando una cremina superbuona. Si mangia poi staccando pezzi della crosta ed intingendoli nella centro del pane. Ci raccontava l’oste che si cuoce in tre step, prima solo il pane, poi con l’aggiunta del formaggio, sino a che si scioglie, e quindi per qualche secondo si mette nel forno anche l’uovo che nel frattempo viene messo.
Forse la cosa più buona, a mio giudizio, provata nei tre giorni georgiani. Il fatto che non prevedesse utilizzo del coriandolo contribuiva.
Cliccare sulla foto per il video della preparazione.

V2 by Enrico ……, su Flickr

Questo è il risultato finale.

Stendo un velo pietoso sul vino della casa, devo ancora capire se fosse a 95 o a 100 ottani. Prezzo del pranzo sempre nell’ordine dei pochi euro a cranio.

Dopo il pranzomerenda, facciamo due passi all’imbrunire, l’aria si è fatta freschina, la luce è splendida.

Il paese di Sighnaghi dà l’impressione di essere anni luce lontano dall’Europa e dall’occidente in generale.

L’Hilton Cavalieri.

Da genitore noto come il parco giochi cittadino sia molto carino.

Nella via principale della cittadina ci sono diversi negozi di souvenirs, d’estate pare la città sia una meta turistica abbastanza battuta.

Oggi c’è una specie di mercato delle pulci con prodotti tessili locali, quantomeno di discutibile gusto per le nostre abitudini.

Piacenza compra dei salamini in un negozio e sfama un paio di poveri cagnolini tutti pelle ed ossa, il fenomeno dei cani abbandonati purtroppo è ricorrente, anche in centro a Tbilisi.

Il ritorno verso l’albergo, che dura un buon paio d’ore, mette a dure prova i nervi di Khaka, oramai abbiamo perso ogni freno inibitorio e ci comportiamo come tre buzzurri in gita scolastica di seconda media. Dico due in quanto Lambrate, seduto in terza fila, dà il primo segno di vita della giornata solamente alle 18.42.
Per fortuna della nostra guida pian pianino ci addormentiamo tutti, complice la buona benzina del pranzo, svegliandoci di soprassalto solamente quando freniamo per un incidente di una marshrutka rovesciata in curva, con tanto di passeggeri che escono da una finestrella sul tetto. Non si scorgono ambulanze o polizia.

Arriviamo intorno alle 20 in città, e prendiamo una delle scelte più dolorose della nostra vita: disdiciamo il ristorante che avevamo prenotato per la cena, ed alziamo bandiera bianca.
Quattro khachapuri in quattro, oltre varie ed eventuali, hanno lasciato il segno.

Facciamo un giretto per il centro, ed incontriamo di nuovo il VIP italiano che avevamo già trovato a bordo.
Il centro della città è veramente pieno di ristoranti e di locali, pare il lungomare di Milano Marittima, e ad ogni bordo strada è posteggiato il più ampio parco possibile di macchine e van che offrono gite e tours. Tanta gente in giro.

La mattina seguente, il nostro ultimo giorno in Georgia, ci alziamo di buon’ora per visitare la città.
L’aver saltato cena la sera prima fa sì che mandiamo in rovina l’hotel al momento della colazione. Aspettiamo Forlanini che termini le sue abluzioni mattutine, e ci mettiamo in marcia.

La città si compone di una serie di collinette e contrafforti laterali, con la parte più antica della città ed una specie di cinta muraria, ed una parte in basso, lungo il fiume, con la parte moderna ed istituzionale, a formare una conca decisamente strainquinata.
Saliamo a piedi verso la cinta di mura, tra le bestemmie di Piacenza.

Pausa birra alle 10 di mattina.

Notate la cappa di smog.

A fronte di alcuni macchinoni moderni, la stragrande maggioranza del parco macchine è composto di vecchi mezzi Euro sottozero. Anche i bus del trasporto pubblico non paiono essere proprio all’ultimo grido in campo di emissioni.

Scendiamo verso la parte nuova della città con una delle tante funicolari presenti, la gola che vedete di notte è splendidamente illuminata con led colorati.

In generale abbiamo trovato molto curata l’illuminazione notturna, a Tbilisi sono maestri delle luci!

La parte nuova della città come detto è molto curata, ma si nota il contrasto con ampie porzioni del centro ancora in fase di profondo degrado.

Il nuovo ponte e l’opera di Tbilisi sono stati progettati da un architetto italiano, Michele De Lucchi.

Tempo sempre splendido.

Caratteristica della città è quella di non avere praticamente strisce pedonali, ma solo sottopassi, quantomeno per le strade più grandi.
I locali paiono essere sincronizzati sul traffico indigeno e riescono ad attraversare, noi passiamo un buon venti minuti stile Pozzetto in Ragazzo di città a bordo strada come dei polli, per poi rinunciare e cercare il sottopasso più vicino.

Dopo un giretto in centro, e la visita all’interessante Dry Flea Bridge Market, con ogni sorta di paccottiglia ex URSS, dove compro una manciata di monete con falce e martello, prendiamo la funicolare per andare su di un’altra collinetta che sovrasta la città, e dove pranziamo.

Mi sembra di essere a Genova, e salire al Righi.

Sulla sommità di questa collina c’è un bel parco, e veramente tanta gente. Incontriamo anche un matrimonio.

E basta con sto coriandolo!!

Viene l’ora di tornare all’hotel dove Khaka ci attenderà, sempre puntualissimo, per portarci in aeroporto, ma prima ci fermiamo ad un centro commerciale dove cerco qualche regalo per i bambini.

Arriviamo in aeroporto verso le 21, in ampio anticipo, ed imbarchiamo le due bottiglie di rosso che Khaka gentilmente ci ha regalato, e che al momento pare siano sequestrate in una cantina di Lambrate.

Area partenze al piano di sopra.

Scena decisamente curiosa ai controlli di sicurezza: la tizia, unico personaggio poco cortese incontrato nei tre giorni georgiani, quando mostriamo le carte di imbarco Ryanair, sia quella cartacea che, peggio ancora, quella su mobile, ci guarda come se la stessimo perculando e ci dice che quelle non sono boarding cards, che lei non sa cosa sian,o ed insomma ci invita ad andarcene affanculo.
Proviamo a spiegarle a turno che si tratta di una compagnia nuova per TBS, che quelle sono carte di imbarco, che sopra c’è scritto “boarding cards”, ma niente da fare.
Per fortuna arriva dopo un buoni 5 minuti di commedia il suo supervisore che, poco convinto anche lui, ci fa comunque passare.
Forse sarebbe il caso di formare un minimo i propri addetti. Vabbuò.

L’aeroporto ad ogni modo è un vero e proprio buco, la zona partenze è decisamente peggio e più vecchia rispetto a quella degli arrivi, una vera tristezza, tra l’altro senza nessun posto dove poter mangiare qualcosa se non uno sgarrupatissimo pub a prezzi da Brera.

Insomma, ci riduciamo a prendere un panino da Dunkin Donuts.

Gli amici parafangari di marlboroli sono arrivati anche qui.

Traffico poco e nulla.

Il viaggio di ritorno sarà un’agonia, partiamo in orario alle 23 ora locale, dopo tutto il giorno in giro ed il volo sembra non passare più.
Arriviamo in orario a Bergamo a mezzanotte e 20 ora italiana, che per il mio fuso orario sono le 3 passate di notte, e mi avventuro lungo una A7 nebbiosa arrivando a casa a Rapallo a tarda notte, sveglio da quasi 24 ore.
The end.

P.S.
Mi scuso per le foto storte e sfuocate, di più non riesco a fare!

P.P.S.
Prendete seriamente in considerazione qualche giorno in Georgia, è un mix tra culture differenti molto piacevole, i posti sono splendidi e non ancora battuti da un turismo di massa. Conto di tornare con la famiglia e voglio assolutamente visitare la regione montana del Kazbegi. Quattro ore con FR è una vera iattura, ma la comodità del volo diretto non è poca.
Se andate affidatevi a cuor leggere a Khaka per i transfer e le escursioni, persona seria e disponibile. Non ditegli però di essere amici di Aviazione Civile, dopo averci conosciuti vi raddoppierebbe il prezzo.
Grazie a tutti.

  • : enrico
  • : Una
  • : Bergamo (Orio al Serio Airport) - BGY
  • : Tbilisi (Tbilisi International Airport) - TBS
  • : Ryanair (FR)
  • : Economy
  • : Boeing B737-800
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