Ryanair e il paradosso delle Pringles

E se la recente proposta di azzerare i costi dei biglietti servisse ad aggirare la normativa comunitaria in materia di concorrenza?

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Micheal O'Leary, CEO Ryanair - Photo WTTC

ROMA – Poco meno di una decina di anni fa, i proprietari del marchio Pringles, quello delle patatine nel tubetto, si presentarono davanti ad un tribunale britannico tentando di dimostrare come il loro prodotto contenesse solo marginali quantità di patate, e fosse quindi nient’altro che un artefatto industriale. Un paradosso, che nascondeva però il tentativo di riposizionare le Pringles sotto un più conveniente regime fiscale rispetto a quello che nel Regno Unito colpisce gli snack salati. Più o meno quello che, a voler prendere sul serio l’ultima uscita di Michael O’Leary, CEO di Ryanair, sembra possa verificarsi in futuro anche nei cieli europei.

In un recente intervento alla Airport Operation Association, O’Leary ha rivelato l’intenzione di rendere gratuiti i voli della compagnia nei prossimi 5-10 anni. Dall’iniziativa sarebbero esclusi i voli per gli scali principali, dove Ryanair ha ormai dimostrato di riuscire a competere ad armi pari con le compagnie tradizionali, applicandosi ai soli scali minori dove Ryanair già opera a fronte di contributi economici elargiti dai gestori aeroportuali.

Chiunque conosca il personaggio O’Leary sa bene come le sue affermazioni non debbano sempre essere prese seriamente, e a giudicare dalla velocità con cui la notizia è rimbalzata sui media europei ci sono tutte le ragioni per pensare che si tratti dell’ennesima ed efficace campagna pubblicitaria.

Ciò non toglie come le parole dell’istrionico manager irlandese nascondano un fondo di verità: la redditività delle tratte da/per gli aeroporti regionali è ormai assicurata dai contributi di co-marketing più che dal costo di biglietti spesso super scontati, biglietti che dunque potrebbero persino essere resi gratuiti senza gran danno per la compagnia. Ciò che O’Leary ha davvero affermato è quindi che, perlomeno su alcune rotte, i veri clienti finali della compagnia non sono più i passeggeri che si spostano da un aeroporto all’altro, ma le società di gestione interessate ad assicurarsi flussi di potenziali consumatori per aeroporti sempre più simili a centri commerciali.

E qui sta l’improbabile analogia con le patatine Pringles: istituzionalizzare il sistema dei contributi di co-marketing potrebbe servire non solo ad aumentare i passeggeri che volano con il gigante irlandese, ma anche ad aggirare le limitazioni imposte dalla normativa europea in materia di concorrenza. Se Ryanair riuscisse a porsi come un fornitore di servizi per le società di gestione invece che come un vettore di linea per il trasporto passeggeri, allora il co-marketing potrebbe non essere più visto come una distorsione della concorrenza, diventando invece un lecito corrispettivo pagato per un servizio reso.

Fortunatamente, l’orizzonte temporale indicato da O’Leary è abbastanza lontano sia per verificare la veridicità di questa lettura che per conoscere un eventuale parere della Commissione europea. Nel frattempo può però essere utile ricordare che, nel caso delle Pringles, le interpretazioni dei produttori vennero accettate in primo grado, ma respinte nel successivo appello, in cui si affermò come si trattasse di semplici patatine fritte.

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