Nuovo Piano Industriale per Alitalia?

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Secondo le ultime indiscrezioni, la cura Etihad non sta funzionando e sembra che il top management di Alitalia stia lavorando ad un nuovo piano industriale da presentare al Consiglio d’Amministrazione del prossimo 23 Novembre.

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Le nuove divise, la nuova livrea, il rinnovo delle lounge e degli interni degli aeromobili, il lancio del Transit Team a Fiumicino, la formazione del personale di terra e di volo ad Abu Dhabi per aumentare la customer experience non hanno impattato significativamente sui conti dell’azienda e sembra molto lontano il pareggio di bilancio previsto per il 2016. Anzi, secondo quanto riporta Gianni Dragoni sul sole 24 Ore del 9 Novembre 2016, le perdite stimate nei prossimi due anni, al netto delle voci straordinarie, sarebbero rispettivamente 400 milioni e 500 milioni. Ad ogni modo non si raggiungerebbe il tanto atteso utile, che manca dal 2002, prima del 2021. Per ovviare alle ingenti perdite, il socio di maggioranza Etihad aveva cercato di convincere gli altri soci, in primis le banche, a partecipare ad aumento di capitale trovando però solo risposte negative. In questo caso, se solo Etihad sottoscrivesse l’aumento di capitale, la compagnia emiratina sorpasserebbe la soglia di partecipazione al capitale del 49% facendo così perdere ad Alitalia lo status di compagnia aerea europea.
Per garantire la liquidità e la continuità aziendale, Etihad si accollerà 216 milioni di debiti di Alitalia, rimborserà le obbligazioni che hanno scadenza nel 2020 e sottoscriverà i cosiddetti “Strumenti finanziari partecipativi” (Sfp). Gli Sfp, previsti dal codice civile, sono definiti come degli strumenti di “quasi equity” in quanto, in cambio dell’apporto di mezzi propri, vengono garantiti alcuni diritti come quello sulla partecipazione agli utili/perditi della compagnia o altri diritti amministrativi di controllo. In questo modo, Etihad non dovrà procedere alla ricapitalizzazione della società.

Dal punto di vista operativo, il piano comporterà pesanti tagli. E’ prevista la messa a terra di alcuni Airbus A320 (tra 15 ed i 20) su 44 il che significa un taglio di massimo 800 dipendenti tra comandanti, piloti ed assistenti di voli (si stima 30-40 unità per ogni macchina a terra). Ai restanti Airbus A320 e all’intera flotta A319 verrà aggiunta un ulteriore fila di sedili (6 posti) andando a ridurre il pitch a partire dalla prima fila dopo le uscite alari. La configurazione verrà aumentata da 138 a 144 sugli Airbus A319 e da 165 a 171 sugli Airbus A320. Inoltre è previsto il taglio del catering gratuito sui voli di corto e medio raggio, sotto una certa lunghezza in termine di ore, sostituendolo con il sistema di Buy-on-Board (BOB) già attuato recentemente da British Airways e da tutte le compagnie low-cost.
Infine si vorrebbe incrementare la flotta Wide-body in modo da poter aumentare la rosa di destinazione attualmente serviti e da poter potenziare le frequenze delle rotte già operative. La previsione è quella di aggiungere in tre anni una ventina di macchine ma per poter attuare questo piano, sono necessari grandi investimenti oppure una compagnia del gruppo Etihad disposta a prestare la macchina.
Sul lato terra, si stima una sforbiciata di circa 2.000 dipendenti Alitalia tra personale aeroportuale e personale impiegato negli uffici. Inoltre non verranno rinnovati i contratti di esternalizzazione e i contratti a tempo determinato andando così a tagliare altri 700 posti.
Sembra che sul numero dei tagli ci sia molta prudenza e che ci siano due fazioni all’interno della compagnia. Quella guidata dal presidente Luca Cordero di Montezemolo che vorrebbe una sforbiciata soft, anche in vista del referendum, e quella guidata dal duo Hogan-Ball che vorrebbe un taglio netto.

Ad oggi, l’Ufficio Stampa Alitalia in seguito alle ultime indiscrezioni non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Non ci resta che aspettare il 23 Novembre e capire se questo piano industriale riuscirà finalmente a risollevare le sorti di Alitalia.

Edoardo

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